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Un Brasiliano in Romagna

Un Brasiliano in Romagna

Un Brasiliano in Italia

Pochi giorni prima di partire per Belo Horizonte ho conosciuto a Cesena Valdo, con cui collaboro e con il quale sono in stretto contatto.
Lascio alle sue parole la presentazione. “L’ignoranza deve essere combattuta”, il messaggio che Valdo porta nella sula maglietta è chiaro.

Prima di tutto la ringrazio per avermi dato il suo tempo nel leggere queste righe.

Sono Valdo Bonfim, nato in Brasile il 09/06/72.
Mi permetto di rivolgermi a lei nella convinzione che la sua sensibilità possa ascoltarmi. Chiedo scusa per il disturbo che questa mia lettera o mia presenza virtuale possa causare, ma non ho scelta.

Sto seguendo con tutte le mie forze il mio progetto di vita, appena diventato cittadino Italiano, di diventare insegnate, infatti mi sono formato nella vostra nazione con un diploma magistrale e due lauree, ma le normative vigenti in materia mi rendono problematica la realizzazione di questo mio desiderio, ma non per questo vado in giro in cerca di problemi.

Mi sembra utile informarLa che mi trovo in Italia dall’aprile del 1994, con regolare permesso di soggiorno, prima come studenti lavoratore, ora per motivo familiare. Dal curriculum allegato ( o a libera richiesta) Lei potrà verificare come ho impiegato questi anni, gli obbiettivi già conseguiti ed i progetti avviati.
Dopo essermi laureato all’Università per “Stranieri di Perugia” en 2003, infatti sono abilitato all’insegnamento della lingua e della cultura Italiana agli Stranieri. in seguito mi sono iscritto presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Perugia al corso di laurea in Scienze Antropologiche dove ho conseguito la seconda laurea nel febbraio 2007.

Credo necessario, a questo punto, esporre per sommi capi la mia “vera storia” (sto scrivendo la mia autobiografia che uscirà in breve).

Sono un ex ragazzo della strada, “menino de Rua”, brasiliano. Nel mio paese ho percorso tutte le tappe drammatiche di una vita “perduta” in mezzo a crimini di ogni genere (bande di narcotraffico giovanile, comando rosso, e altre realtà in Brasile) a partire da 11 anni.

A quella età mi sono allontanato dalla casa della mia famiglia(nello stato di Minas Gerais), e sono entrato in un vortice di illegalità passando per alcuni stati brasiliani sino ad arrivare a Rio de Janeiro, sperimentando i riformatori minorili e rischiando la mia stessa vita nello scontro tra bande armate nelle favelas di Rio de Janeiro.
Con la forza di volontà ed aiuto di Dio nell’usare l’uomo per il bene dell’uomo, sono riuscito a venirne fuori e ho iniziato una nuova vita da lavoratore in Brasile presso lo stesso istituto che prendeva cura di noi ragazzi di strada, li, ho iniziato a dare valore alla mia vita. Infatti, dopo aver tentato il suicidio a Copacabana, perché la polizia e le bande rivali mi volevano uccidere.

D’allora sono riuscito rinunciare a tutti i vizi immaginabile e con l’aiuto di alcune persone ho iniziato una nuova vita difficoltosa, ma onesta. Gli anni 1989 sino al 1992 furono decisivi per la mia crescita all’interno di una società che discrimina tuttora i suoi figli, soprattutto se sono negri o proveniente dalle favelas. Quando nel ’92 ci fu la conferenza dell’ONU sull’ambiente chiamata ECO92 a Manaus, fui invitato a parlare della mia storia come ragazzo della strada.

Durante la conferenza ho incontrato e conosciuto molte persone che sorpresi dall’esito della mia storia iniziarono ad aiutarmi. Infatti, ho incontrato due seminaristi italiani che stavano scrivendo una tesi sulla realtà dei bambini della strada del sudest del Brasile, ho portato loro in giro di notte per le strade delle metropoli di Rio e di Belo Horizonte.
Francesco Testaferri e Don Lucio Gatti, così si chiamano, mi diedero nel 1994 la possibilità di venire in Italia a studiare. Di fatto ho frequentato il corso di lingua Italiana presso Università per Stranieri, poi ho fatto la maturità magistrale presso una scuola di Perugia.
Inoltre, mi hanno trovato una famiglia Italiana che mi hanno accolto come un loro figlio, e mi hanno ospitato nella loro casa fino al mio trasferimento a Cesena nel marzo 2007 dopo essermi sposato con Nasolini Silvia, cittadina italiana nata a Cesena.

Pian piano sto riuscendo, almeno nella legalità, a concludere il mio sogno per il quale sono rimasto in Italia. Quando arrivai, mi sono iscritto presso l’istituto magistrale per diventare un maestro ed essere un modello di sopravvivenza per i nostri figli, infatti, ho seguito tutte le tappe prima del cambiamento della legge, cioè, mi sono diplomato nel 1999, non avendo condizione di dare il concorso per le graduatorie nel 2000 perché non sono cittadino italiano ho fatto l’università di lingue e cultura italiana(lettere e filosofie) nella speranza che la legge potesse cambiare.

Quando ho finito l’università pensavo di aver risolto il problema, ma nulla affatto, non potevo accedere ai concorsi perché non ero cittadino dell’Unione Europea. Il mio sogno comunque è rimasto nel cassetto, mi sono scritto nel 2004 presso la facoltà di lettere e filosofia presso l’Università di Perugia laureandomi nel 2007 in Scienze antropologiche, con specializzazione in Antropologia della Violenza e criminalità.

Ora mi sono nuovamente informato sulla mia questione, ma presso l’ex provveditorato devo aspettare ancora, tuttavia sono felice perché la mia pratica per diventare cittadino comunitario è al ministero, ciò nondimeno, una risposta al mio problema così alcuni dicono, è di fare un’altra università, Scienze della formazione per avere l’abilitazione all’insegnamento.
“Ma mi domando”? vivo qui dal 1994 mi sono integrato bene e ribadisco che amo questa bellissima nazione come il Brasile, ma come mai non posso attenere l’abilitazione all’insegnamento dato che ho fatto la scuola richiesta? E prima del cambiamento della legge?

Molti sono i motivi per cui vorrei diventare un insegnate: in primo luogo perché ho scelto di vivere in questo paese che mi ha incoraggiato ad affrancarmi dal mio passato in Brasile, secondo: perché sarebbe per l’Italia una testimonianza di che questo paese sa integrare gli immigrati, dato che dovremo accettare, che una fetta molto consistente di figli di immigrati vanno nelle nostre scuole.
Comunque questa è la mia storia, mi preme, inoltre, informarLa che ho già riallacciato i contatti con la mia famiglia naturale e che le stesse autorità brasiliane riconoscono ed incoraggiano la mia attività a favore dei ragazzi del mio paese che dall’Europa riesco a svolgere.

Nelle mie ricorrenti visite in Brasile, partecipo a trasmissioni per proporre iniziative a favori dei giovani brasiliani, sono molte le mie idee che ancora oggi sono le basi di alcuni progetti in Brasile, soprattutto per i bambini di strada ed i ragazzi nelle favelas coinvolti nel traffico di droga e nelle guerriglie fra le bande.
Inoltre ritengo opportuno dirLe che sono un esperto nello studio della criminalità nel Sudest del Brasile, perché ho conosciuto di persona e ho visto la nascita e la formazione delle bande maggiormente temuta oggi,(le quale; Comando rosso nato nel ’84-85, il Terceiro comando 87-89,
ed ora ADA, Amigos dos amigos, 1990 bande formate complessivamente da ragazzi che hanno tra i 11 e 19 anni), ed ora un altro pericolo, nato non più di 2 anni fa, le milizie formate da ex militari governativi che, per mantenere l’ordine in alcune favelas, prendono delle propine della popolazione.

A Perugia ho fondato una associazione culturale “volontarios Sem Fronteiras” il cui scopo è aiutare mediante adozione a distanza e volontariato in luogo le famiglie brasiliane ad evitare che i propri ragazzi cadono nella trappola dell’illegalità in cui io stesso sono rimasto invischiato.
Con la associazione e con i fondi che riesco a mettere insieme organizzando più volte all’anno le cene brasiliane per beneficenza posso tornare in Brasile, insieme ad alcuni studenti italiani, ed aiutare i ragazzi del villaggio povero dove sono nato e provengo, sostenendo le loro famiglie e permettendo loro di salvaguardare la propria vita, di garantirsi un futuro vivendo in un ambiente dignitoso ed assicurandosi un livello culturale adeguato.

Nel contempo avendo potuto godere di circostanze favorevoli sono riuscito ed entrare in varie organizzazioni di respiro internazionale, collegate alle Nazione Unite, di cui faccio parte tuttora come membro volontario all’ONU di Ginevra dell”IUAES” International Union of Anthropology and Ethnological Sciences”. Inoltre con la mia ONG sono riuscito a siglare un accordo con l’Università per Stranieri di Perugia, e quella di Bologna finalizzato ad offrire ai giovani laureandi un’esperienza di volontariato internazionale attraverso stage formativi e conoscenza della vera realtà brasiliane, ed operano nella difesa dei diritti dei bambini svantaggiati in alcune favelas della città carioca, evidentemente lontano dalle mete turistiche.

Per concludere, io sono uno come tanti, ma ho dentro una esperienza ricca che certifica che più integrazione di questa, secondo me no c’è, inoltre oggi, con due lauree in tasca, ed appesa al muro, almeno per il momento (spero), faccio magazziniere presso un supermercato noto a Cesena con tutto il rispetto nell’essere un magazziniere, perché tutti i lavori onesti sono dignitosi, ma non è giusto dopo tutto questo mio percorso formativo trovarmi in questa situazione, che se continua sarò costretto cambiare il mio destino.

Mi rivolgo a Lei per informarLa del mio caso, e di dirLe che potrei benissimo essere una testimonianza per molte altre persone, quando parliamo di “integrazione nel vostro paese”. Io ritengo che la mia storia di vita non debba essere sprecata, posso si, essere utile nella formazione di tanti ragazzi che forse iniziano a prendere la strada che ho preso in passato e conosco bene.

Informo, inoltre, che ho formato una famiglia a Cesena, con una Psicologa Italiana, da questa regolare unione è nato nostro figlio Matteo colui che mi sta dando gioia per vincere l’incertezza del mio futuro in questa nazione che tanto AMO, e non saranno i casi isolati, che stanno accadendo, a pregiudicare il mio rapporto col questo popolo, che è il mio popolo. Gli “ITALIANI”

Dr. Valdo Bonfim
Representative at the United Nation for the “IUAES” International Union of Anthropological &Ethnol. Sciences and Children’s Forum.

cf21jovem@yahoo.com
www.cf21vovem.org

Per contattare Valdo:
valdobonfim@yahoo.com
telefono 0547.480053
cellulare 347.6455207