{"id":94,"date":"2021-10-19T11:53:24","date_gmt":"2021-10-19T09:53:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/?page_id=94"},"modified":"2023-05-25T17:28:06","modified_gmt":"2023-05-25T15:28:06","slug":"articoli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/articoli\/","title":{"rendered":"Articoli"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Assaggi di Articoli scritti da Gianfranco<\/mark><br><br><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-larger-font-size\"><strong>Per una scuola lenta e nonviolenta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-normal-font-size\"><strong>Tratto da LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA<\/strong><br>28 novembre 2008 di zavallonigianfranco<\/p>\n\n\n\n<p>A scuola di lentezza. In questi tempi \u00e8 di gran moda, nelle case di campagna riabitate dai cittadini,&nbsp; avere un ulivo secolare in giardino. Peccato che dove oggi si costruiscono ville, un tempo non c&#8217;erano uliveti. Se si piantassero piccole pianticelle di ulivo ci vorrebbero anni per avere una bella pianta. Allora esistono ditte specializzate che espiantano ulivi secolari e li ripiantono anche a pochi metri dalla porta di casa. Nessuno ha pi\u00f9 il tempo di attendere? Oggi si vuole tutto velocemente. Grazie alla televisone prima, e alle reti telematiche ora, \u00e8 di gran voga la somministrazione di notizie &#8220;in tempo reale&#8221;, &#8220;in diretta&#8221;. Si \u00e8 cio\u00e8 convinti di potere di pi\u00f9 se si \u00e8 &#8220;in rete&#8221; con tutto il mondo attraverso un computer, un telefono o un monitor. A cosa serve tutto questo? Spesso non si sa. Si sa solo di essere collegati con tutto il mondo. Forse si ottiene un grande senso di sicurezza, di protezione, rispetto alla sensazione di &#8220;esser soli&#8221;. Si vive con il mito incalzante del tempo reale e si sta perdendo la capacit\u00e0 di saper attendere. Chi ha pi\u00f9 il tempo di aspettare l&#8217;arrivo di una lettera? Oggi \u00e8 possibile alzare la cornetta e sentire la persona con cui si vuol comunicare in pochi secondi. Che vantaggio c&#8217;\u00e8 nello scrivere delle lettere? Se tutto va per il giusto verso c&#8217;\u00e8 da attendere una settimana. Molto meglio il telefono, la posta elettronica, la chat. Alcuni anni fa, quando ancora non esisteva Internet, Jeremy Rifkin ci ricordava che &#8220;&#8230; la razza umana si \u00e8 basata, nel corso della storia, su quattro dispositivi fondamentali di assegnazione del tempo: i rituali vitali, i calendari astronomici, le campane e gli orari, e ora i programmi dei calcolatori. Con l&#8217;introduzione di ogni nuovo dispositivo, la razza umana si \u00e8 staccata sempre pi\u00f9 dai ritmi biologici e fisici del pianeta. Siamo passati da una stretta partecipazione ai ritmi della natura all&#8217;isolamento pressoch\u00e9 totale dai ritmi della terra&#8230;&#8221;. Siamo nell&#8217;epoca del tempo senza attesa. Questo ha delle ripercussioni incredibili nel nostro modo di vivere. Non abbiamo pi\u00f9 il tempo di attendere, non sappiamo partecipare a un incontro senza essere disturbati dal cellulare, vogliamo &#8220;tutto e subito&#8221; in tempo reale. Le teorie psicologiche sono concordi nel pensare che una delle differenze fra i bambini e gli adulti risieda nel fatto che i bambini vivono secondo il principio di piacere (&#8220;tutto e subito&#8221;), mentre gli adulti vivono secondo il principio di realt\u00e0 (saper fare sacrifici oggi per godere poi domani). Mi sembra che oggi gli adulti, grazie anche alla societ\u00e0 del consumismo esasperato, vivano esattamente come i bambini secondo le modalit\u00e0 del &#8220;voglio tutto e subito&#8221;. Sapremo ritrovare tempi naturali? Sapremo attendere una lettera? Sapremo piantare una ghianda o una castagna sapendo che saranno i nostri pronipoti a vederne la maestosit\u00e0 secolare? Sapremo aspettare? Si tratta di intraprendere un nuovo itinerario educativo. Genitori, insegnanti e tutti coloro che ruotano attorno al mondo della scuola, sono stimolati dalle suggestioni offerte dalla pedagogia della lumaca e possono ricominciare a riflettere sul senso del tempo educativo e sulla necessit\u00e0 di adottare strategie didattiche di rallentamento, per una scuola lenta e nonviolenta.<\/p>\n\n\n\n<p>Per chi desidera il libro, contattare: <a href=\"http:\/\/www.emi.it\">www.emi.it<\/a><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>QUANDO LA SCUOLA (E)LEGGE IL TERRITORIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Vivere in un luogo, sognarlo e renderlo pi\u00f9 bello Chi ha opportunit\u00e0 di passare per Vienna non disdegni la visita alla Hundertwasserhaus. <br>Un edificio realizzato negli anni \u201880 su idea e disegno dell\u2019artista, ecologista e \u201cmedico degli architetti\u201d, il viennese Friedensreich Hundertwasser (1928-2000). <br>Di lui, a Vienna, troviamo anche il Museo (KunstHausWien) realizzato a partire da una vecchia fabbrica di mobili e l\u2019abbellimento esterno di uno degli inceneritori della capitale austriaca. <br>Negli ultimi trent\u2019anni della sua vita, questo eclettico artista disegna, progetta e (quasi sempre) costruisce, in Austria, Germania e tanti altri luoghi del mondo, esempi concreti di buona architettura, cio\u00e8 luoghi per rendere felici donne e uomini: bagni termali, ospedali, chiese, stazioni di servizio, alberghi, musei, scuole e asili nido, fontane, autostrade, orinatoi\u2026 Hundertwasser \u00e8 in definitiva un artista che (e)legge il territorio, che lo sogna, lo vede nei propri quadri e lo modifica rendendolo pi\u00f9 bello, pi\u00f9 educativo. Ecco quello che dovrebbe fare una scuola:<br>vivere, leggere, rappresentare e modificare (per renderlo pi\u00f9 bello!) il luogo in cui si trova.<br>Piccole azioni quotidiane nella piccola scuola di Rontagnano Siamo abituati a fare riflessioni di carattere pedagogico, a partire dalle nostre esperienze concrete. <br>Un metodo induttivo che riteniamo molto pragmatico, concreto e vivo. <br>Per questo, piuttosto che partire dalle teorie, andiamo a rivisitare i fatti concreti, i gesti di ogni giorno, vissuti in prima persona. Nelle nostre esperienze scolastiche (sia che si tratti del ruolo da maestro che della funzione dirigenziale) abbiamo avuto come riferimento il territorio, che abbiamo rivoltato come un calzino. Con viva curiosit\u00e0 abbiamo cercato di conoscere tutto, tutto ci\u00f2 che \u00e8 terra-tradizioni-vita-cultura-natura. <br>\u00c8 una ricerca che non \u00e8 mai completata, mai esaurita, che prende spunto da tutto ci\u00f2 che ci circonda: le cellette, gli alberi secolari, i calanchi, le volpi, i mestieri, le valli, le erbe commestibili e tanto altro ancora. <br>Ma vediamo quali sono queste piccole azioni quotidiane che ci hanno permesso e ci permettono di (e)leggere quel piccolo angolo di terra di Romagna, che \u00e8 la bioregione (1) del Rubicone. <br>Per dovere di sinteticit\u00e0 li presentiamo come fossero appunti o note scritte.<\/p>\n\n\n\n<p>1.<strong> Le uscite a piedi<\/strong>. <br>La strada, il cammino, i prati, i boschi, l\u2019incontro con una biscia che si nasconde tra l\u2019erba, un cagnolino, il contatto fisico forte con l\u2019ambiente in cui siamo immersi, un specie di abbraccio vitale.<\/p>\n\n\n\n<p>2.<strong> Le cellette<\/strong>. <br>Lo studio delle tante edicole sparse nel territorio. La loro storia, il santo a cui ognuna \u00e8 dedicata, il posto in cui \u00e8 ubicata.<\/p>\n\n\n\n<p>3. <strong>La valle dell\u2019Uso<\/strong><br>La nostra valle, piccola e meravigliosa: Montetiffi, Pietra ddell\u2019Uso, il corso del fiume, le strade, i sentieri, le tracce degli animali, le grandi ombre degli alberi.<\/p>\n\n\n\n<p>4. <strong>Le mappe bioregionali. <\/strong><br>Come conoscere e capire i tanti aspetti del territorio e trasporli su carta e\/o formelle di terra-cotta. <br>Queste mappe craccontano la vita di un territorio che ha dei caratteri culturali e naturali omogenei in stretta connessione fra loro, un territorio in cui viveva e vive una comunit\u00e0 di persone che forgia la propria identit\u00e0 nel ricercare un miglior rapporto con gli altri e con la natura da cui attinge per il proprio fabbisogno.<br><strong>24\/09\/13 Didattica ER | UpZone | QUANDO LA SCUOLA (E)LEGGE IL TERRITORIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>5.<strong> Padre Venanzio Reali<\/strong> (1931-1994). <br>La scuola di Rontagnano porta il nome di un frate cappuccino, poeta e artista, nato a Ville di Montetiffi.<br>Studiamo la sua vita, la sua opera pittorica-plastica-poetica.<\/p>\n\n\n\n<p>6.<strong> Il cortile della scuola . <\/strong><br>La cura del giardino e la messa a dimora di alberi da frutto: albicocchi, melograni, ciliegi, mandorli, meli. E poi fiori: viole, tulipani\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>7. <strong>I mestieri <\/strong>. <br>La conoscenza diretta e lo studio degli antichi mestieri presenti nel territorio, in particolare quello del \u201cfabbricante di teglie\u201d (\u00e9 tigi\u00e8r).<\/p>\n\n\n\n<p>8. <strong>Le visite al cimitero. <\/strong><br>I nostri defunti, una parte del nostro mondo. Un luogo da non temere e che spesso viene tenuto nascosto ai bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>9.<strong> Le feste di Natale. <\/strong><br>Da venti anni, alla vigilia di Natale, si organizza la Festa nel teatrino del paese, in collaborazione con \u201cGruppo Culturale\u201d. <br>Si fanno scenette (anche in lingua romagnola) si balla, si canta e si declamano poesie.<\/p>\n\n\n\n<p>10. <strong>I segni nella terra. <\/strong><br>Ricerca nel territorio circostante dei tanti segni lasciati dagli animali selvatici: le grufolature dei cinghiali, i buchi lasciati dai bulbi tolti dagli istrici, gli incavi nei tronchi fatti dai picchi, le tracce, gli escrementi, i nidi, le borre.<\/p>\n\n\n\n<p>11.<strong> Il teatro. <\/strong><br>Da alcuni anni si partecipa alla Rassegna di teatro scolastico \u201cElisabetta Turroni\u201d, organizzata dalla Bottega del Teatro del Rubicone, una associazione composta da 25 realt\u00e0 del territorio: scuole, comuni, e gruppi culturali. Abbiamo scritto e messo in scena tre spettacoli teatrali.<br>Le nuvole di Angela. <br>Abbiamo immaginato una vecchietta che vive a Savignano di Rigo (Angela Sambi &#8211; 95 anni &#8211; parente di Monsignor Sambi, nunzio apostolico negli U.S.A.) che osserva le nuvole.<br>L\u2019albero di di Aurora. <br>Una storia fantastica che narra dell\u2019amicizia tra una bimba che vive sul Monte Farneto (Aurora) e un albero (un mandorlo).<br>Gervasio e le stelle. <br>La storia ricostruita del nostro pi\u00f9 grande vagabondo: Giovanni Gervasi da Sarsina.<\/p>\n\n\n\n<p>12.<strong> Incontri con la gente. <\/strong><br>Le storie di una volta raccontate dagli anziani di Rontagnano, Montegelli, Tornano, Savignano di Rigo.<\/p>\n\n\n\n<p>13.<strong> I sentieri con le radici. <\/strong><br>Una vera e propria guida del territorio. 5 mappe che nascono dall\u2019aver percorso a piedi i nostri luoghi, incontrando fiori, animali, storie personali\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>14. <strong> <\/strong>Scrivere centinaia di poesie come continua esercitazione, <br>\u00c8 spesso poesia in linguaromagnola, la lingua che molti bambini per fortuna parlano ancora a casa. <br>Viene offerto ai bambini uno stimolo e loro si esprimono su temi a loro cari: le ginestre, gli uccelli, i calanchi, la neve\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\"><strong>Primavera<\/strong><br>Nei prati si sente<br>marciare delle formiche<br>Alex Ruffilli<\/pre>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\"><strong>Viola<\/strong><br>Un'ape posa sul viola<br>di un chicco d'uva<br>Enrico Dall'Ara<\/pre>\n\n\n\n<p>15. I calendari (2004-2006-2008). <br>Pubblicati a cura del Comune di Sogliano al Rubicone. <br>Dentro vi si trovano riflessioni, poesie, disegni, fotografie sui luoghi in cui viviamo:<br>2004: La piccola scuola tra le nuvole<br>2006: La scuola degli alberi e degli animali domestici<br>2008: Il calendario dei dodici paesi (le 12 frazioni).<\/p>\n\n\n\n<p>16. <strong>Le palline porta-semi. <\/strong><br>Una pallina miracoloso composta da argilla e humus e che avvolge semi di fiori, graminacee, erbe, ortaggi e piante. <br>Tante palline cos\u00ec da lanciare nei campi, nei fossi, nei calanchi e soprattutto l\u00e0 dove <strong>24\/09\/13 Didattica ER | UpZone | QUANDO LA SCUOLA (E)LEGGE IL TERRITORIO<\/strong><br>il fuoco ha bruciato il bosco\u2026per farlo rinascere. <br>Questa tecnica, inventata dal giapponese Fukuoka e portata in Europa dal greco Panos Manik, ci \u00e8 stata insegnata recentemente da Lorenzo Martini, un ragazzo che dedica la sua vita alle tecniche di agricoltura naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>17. <strong>L\u2019ultima azione, le capanne viventi. <\/strong><br>Strutture in salice, posizionate nel cortile della scuola, per creare gallerie, capanne, piccoli rifugi utilizzando rami lunghi di salice che piantati in terra, mettono radici e ritornano a germogliare ogni primavera. Angoli fantasiosi del giardino della scuola, intrecci di luci, lunghi spazi di ombra che invitano a correre. Inoltre, strutture naturali che giocano con i bambini e che rivivono ogni anno aiutando i bambini a sentire il divenire continuo di ci\u00f2 che ci sta attorno. <br>Con gli anni diventeranno vere e proprie cattedrali viventi. Molti genitori hanno lavorato con noi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un Piano dell\u2019Offerta Formativa incardinato nel territorio<\/strong><br>Come leggere gli esempi che abbiamo appena portato? <br>\u00c8 nel contesto in cui \u00e8 inserita la scuola dove avviene il tutto. <br>E allora chiediamoci: quanto siamo immersi nel contesto in cui lavoriamo? <br>Quante sono profonde le nostre radici in quel luogo, in quella situazione? <br>Non necessariamente dobbiamo essere nati e vissuti nel contesto scolastico in cui lavoriamo. <br>Ma, per usare termini utilizzati in settori pi\u00f9 o meno vicini alla scuola, dobbiamo \u201cinculturarci\u201d o meglio \u201cincardinarci\u201d.<br>Dobbiamo cio\u00e8 capire la cultura di un luogo e legarci a quel luogo cos\u00ec come la porta \u00e8 tenuta e ancorata dai cardini.<br>Ecco ci\u00f2 che avviene nella pluriclasse di Rontagnano, la pi\u00f9 piccola scuola del nostro Istituto Comprensivo.<br>Non \u00e8 possibile agire con una proposta educativa (termine che preferiamo a Piano dell\u2019Offerta Formativa) asettica, identica in ogni scuola. <br>Non siamo n\u00e9 fotocopie n\u00e9 cloni. Qui entra in gioco la biodiversit\u00e0, che \u00e8 la caratteristica essenziale del mondo. <br>Ogni luogo \u00e8 diverso da un altro. Non possiamo omologare le nostre proposte come fossero bibite gassate o panini inventati da ditte che poi li propinano uguali in tutto il mondo Per conoscere il territorio in cui viviamo dobbiamo percorrerlo, dobbiamo saperci orizzontare, conoscerne le localit\u00e0, i luoghi. <br>In altre parole dobbiamo leggere il territorio, poterne avere una rappresentazione mentale. <br>Dobbiamo cio\u00e8 avere nella nostra mente una mappa, una carta del territorio. <br>Dicono G.Meier e W.Morlang, &#8220;Quel che accade nel villaggio, accade nel mondo e quel che accade nel mondo, accade nel villaggio.<br>Per questo sono un provinciale convinto e credo che si diventi cosmopolita solo attraverso la provincia&#8230;&#8221;. (da DAS DUNKLE FEST DES LEBENS, (Basel, Bruckner und Th\u00fcnker, K\u00f6ln,1995).<br>Ogni realt\u00e0 locale, ha tradizioni, riti, espressioni artistiche, modi di costruire le case, produzioni culturali, ricette tipiche in cucina con pietanze e sapori legati a quella terra specifica, maniere di vestirsi e costumi propri, una parlata, cio\u00e8 una lingua locale (non tanto un dialetto, come viene speso definito in maniera disprezzante anche da noi uomini di scuola), usata dai viventi e tramandata di generazione in generazione.<br>Il resto, a quel punto, viene quasi di conseguenza e ha bisogno di pochissima formalit\u00e0: i rapporti con le Amministrazioni Locali e le Parrocchie, le collaborazione con le Associazioni Culturali e le Pro Loco, le Biblioteche, le Ludoteche, i servizi per la Prima infanzia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La strada e la memoria<\/strong><br>Vorremmo concludere col racconto di un\u2019altra esperienza, che \u00e8, se vogliamo, metafora del nostro modo di concepire un POF legato al proprio territorio sia dal punto di vista del tempo oltre che dello spazio. <br>Durante l\u2019ultimo collegio docenti dell\u2019a.s. 2005\/6 abbiamo deciso di organizzare il primo incontro dell\u2019anno scolastico successivo, a settembre con una modalit\u00e0 nuova. <br>Ci siamo recati, camminando a piedi dalla localit\u00e0 Pietra dell\u2019Uso al paesino di Montetiffi, una delle localit\u00e0 pi\u00f9 isolate e piccole del nostro territorio. Montetiffi, come accennavamo sopra, \u00e8 un piccolo borgo di case, rinomato per il fatto di essere l\u2019unico posto al mondo dove una famiglia costruisce ancore le teglie, il testo di <strong>24\/09\/13 Didattica ER | UpZone | QUANDO LA SCUOLA (E)LEGGE IL TERRITORI<\/strong> terra e argilla, per cuocere la piadina romagnola. <br>Qui, nell\u2019antica abbazia benedettina, abbiamo fatto un convegno sulla figura del maestro e pittore Federico Moroni, noto al mondo pedagogico italiano per la sua Scuola di Bornaccino (Santarcangelo di Romana &#8211; RN) e per il suo libro \u201cArte per nulla\u201d.<br>Abbiamo scoperto, quasi per caso, che Moroni era stato insegnante della Scuola Rurale di Montetiffi negli anni 1937\/38 e 1938\/39. <br>E di quegli anni, per fortuna, sono rimasti nel nostro archivio scolastico i registri di classe. <br>Quattro documenti vivi, strumenti eccellenti di memoria e di storia del nostro territorio, della sua gente e della sua scuola. <br>Moroni arrivava da Santarcangelo di Romagna in bicicletta fino alla localit\u00e0 Pietra dell\u2019Uso e da qui si inoltrava per un sentiero, a piedi, per raggiungere la sede di servizio. <br>Abbiamo immaginato questo tratto come fosse il cammino del pedagogo (colui che accompagnava il fanciullo da casa a scuola) e con gli insegnanti del collegio docenti abbiamo fatto quel tratto<br>a piedi, come fosse \u201cla camminata del pedagogo\u201d, prima di immergerci nello studio sulla figura di questo maestro storico. <br>Abbiamo capito, da quella esperienza, che il registro di classe non pu\u00f2 essere un mero atto burocratico o certificativo. <br>Ci siamo accorti, paradossalmente, che i registri del periodo fascista riuscivano a raccontare la storia di quegli anni e che, invece, i nostri registri rischiano di essere freddi strumenti certificativi. Da ci\u00f2 la realizzazione di nuovi registri che sono veri e propri diari delle attivit\u00e0 svolte, contestualizzati in luoghi e tempi precisi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gianfranco Zavalloni (Dirigente Scolastico)<br>Fabio Molari (maestro &#8211; pluriclasse di Rontagnano)<br>Istituto Comprensivo Statale Sogliano al Rubicone (FC)<\/strong><br>(1) Con bioregione intendiamo un luogo geografico riconoscibile per le sue caratteristiche di suolo, clima, specie vegetali ed animali. <br>Ma anche una realt\u00e0 in cui vivono e sono presenti le persone, giocando ognuno la propria parte -insieme agli altri &#8211; con consapevolezza. In questo contesto le persone siesprimono con tradizioni, riti, arte, modi di abitare, produzioni culturali,costumi.<\/p>\n\n\n\n<p>tratto dal libro A scuola dalla lumaca. Idee e proposte per un\u2019educazione fatta a mano.EMI Ed. 2017<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>L&#8217;ESAME DI STATO DEL PEGGIORE DELLA SCUOLA!<\/strong><br>17 maggio 2012 di zavalloni gianfranco<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA PRIMA ESPERIENZA DA PRESIDENTE DI COMMISSIONE<\/strong><br>Quando ho iniziato la mia carriera di maestro di scuola materna mai avrei pensato di ritrovarmi un giorno a presiedere una commissione d&#8217;esame di licenza di scuola media (oggi secondaria di 1\u00b0 grado). Eppure una volta divenuto Direttore Didattico e successivamente &#8211; come si dice oggi &#8211; Dirigente Scolastico, un bel giorno mi sono trovato di fronte a questa esperienza. Il debutto, una decina di anni fa, \u00e8 avvenuto in una bella scuola della prima periferia di Cesena. E durante la sessione degli orali i colleghi della commissione (nella secondaria di 1\u00b0 grado sono i professori stessi della classe) mi annunciarono il candidato successivo come &#8220;il peggiore della scuola&#8221;. Poich\u00e9 amo le sfide, la mia risposta fu immediata: &#8220;allora lo interrogo io!&#8221;. La presenza del candidato era imponente: altezza pi\u00f9 o meno quanto la mia (185 cm), robusto e ben piazzato, calzoncini alle ginocchia e una folta peluria alle gambe. Un ragazzo che, se fosse nato qualche decina di anni prima, alla sua et\u00e0, lo avremmo trovato a mietere il grano o a spaccar pietre in una miniera. Per me fu spontaneo sapere qualcosa di lui e gli chiesi subito dove abitava. &#8220;In una casa di campagna&#8221; fu la risposta. Lo incalzai per sapere se attorno alla casa c&#8217;era un campo coltivato&#8230; e la risposta fu affermativa: una piccola azienda agricola di tipo intensivo, tipica della bassa Romagna. Gli chiesi allora se erano i genitori a coltivare il tutto. La risposta fu inattesa: entrambi i genitori erano operai e &#8220;a mandare avanti i campi&#8221; erano lui e suo nonno. La conversazione si faceva sempre pi\u00f9 interessante. &#8220;Ma chi usa il trattore e la motozappa?&#8221; La ri-conferma fu precisa: il nonno e lui. Poich\u00e9 era fine giugno e nella campagna cesenate si coltivano ciliege, albicocche, pesche&#8230; e ogni variet\u00e0 di verdure, gli chiesi se era mai stato al mercato ortofrutticolo (forse il pi\u00f9 grande mercato all&#8217;ingrosso d&#8217;Italia). Rimasi di stucco dalla sua risposta: &#8220;ci vado anche domattina, con mio nonno!&#8221;&nbsp; Io da piccolo ero stato molte volte con mio padre in quel mercato e cos\u00ec mi venne spontaneo iniziare in quel modo la prova orale. Chiesi al ragazzo di raccontarmi nel dettaglio tutte le operazioni, dal confezionamento della frutta e della verdura a casa, a tutti i passaggi che si sarebbero svolti sotto le tettoie del mercato stesso. Il racconto fu molto preciso e dettagliato: il modo di predisporre frutta e verdura nelle casse, l&#8217;arrivo al mercato, l&#8217;esposizione delle cassette, la sirena che annunciava l&#8217;inizio delle operazioni, i pre-contatti dei mediatori e poi la contrattazione coi compratori ed infine la vendita e la consegna della merce. Il &#8220;peggiore della scuola&#8221; sfoggi\u00f2 un linguaggio appropriato, un\u00ec le varie questioni facendo i giusti collegamenti, mise a frutto conoscenze e competenze che potremmo definire &#8220;storico-tecnico-socio-matematiche&#8221;. Insomma, un colloquio che, come vuole la normativa ministeriale, doveva essere multidisciplinare, con la possibilit\u00e0 di verificare le competenze di carattere linguistico\/espositive, facendo i dovuti collegamenti. Poi, ricordo bene, ci fu la prova pratica di musica e cos\u00ec ci ascoltammo l&#8217;esibizione fatta coi &#8220;bonghi&#8221;, strumento molto &#8220;manuale&#8221;, di cui l&#8217;allievo era appassionato. Seppi in seguito che quando usc\u00ec dall&#8217;aula, ai compagni che chiedevano un commento sulla difficolt\u00e0 dell&#8217;esame, se ne usc\u00ec con una affermazione lapidaria: &#8220;\u00e8 facilissimo!&#8221; Dall&#8217;altra parte i professori commentarono il tutto dicendo &#8220;ma noi in tre anni non l&#8217;abbiamo mai sentito parlare cos\u00ec bene e con tale competenza&#8221; e poi &#8220;non sapevamo nulla di tutto questo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;IMPORTANZA DI CONOSCERE I PROPRI ALLIEVI<\/strong><br>Lo stesso anno mi capit\u00f2 poi di assistere ad altri due colloqui particolari: un ragazzino figlio di un medico e una ragazzina figlia di contadini, che casualmente avevo avuto come allieva 8 anni prima alla scuola materna. Per il ragazzo la commissione propose, come giudizio finale, un bel &#8220;ottimo&#8221;. Per la ragazzina la commissione comment\u00f2 il colloquio definendolo &#8220;mediocre&#8221;, in sintonia con i tre anni appena trascorsi. Conoscevo bene la situazione di grande isolamento fisico (una casa isolata, in piena montagna e con poche risorse familiari) e culturale in cui viveva la candidata. La famiglia era nata grazie a un matrimonio concordato fra il padre &#8220;zitellone&#8221; e la madre proveniente da uno sperduto paesino della Basilicata, dove si organizzavano viaggi con autobus &#8220;ad hoc&#8221;, alla ricerca della possibile moglie. Diedi alla commissione alcune di queste informazioni e sostenni la tesi che dietro il &#8220;sufficiente&#8221; della ragazzina c&#8217;era uno sforzo ben superiore dell'&#8221;ottimo&#8221; dato al figlio del medico. I commissari non conoscevano minimamente la situazione socio-familiare della loro allieva. .. e si ricredettero sul giudizio dato all&#8217;allieva._Che dire di tutto questo? Forse dovremmo leggere nuovamente &#8220;Lettera a una professoressa&#8221; che, 45 anni fa, ci ricordava che per insegnare inglese a Gianni bisogna prima di tutto conoscere Gianni.<br><br>tratto dal libro A scuola dalla lumaca. Idee e proposte per un\u2019educazione fatta a mano.EMI Ed. 2017<br><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>ERRARE: VOCE ERETICA DEL VERBO CREARE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eretici erranti &#8211; Quando Gianni Rodari si rivolge ai genitori e agli insegnanti, nella sua introduzione al &#8220;Libro degli errori&#8221; (il testo ormai epico di storie e filastrocche basate sugli errori), prende atto che spesso le sue filastrocche dedicate agli accenti sbagliati, ai &#8220;quori&#8221; malati e alle &#8220;zeta&#8221; abbandonate, sono state accolte perfino nelle grammatiche. E continua Rodari: Questo vuol dire, dopotutto, che l&#8217;idea di giocare con gli errori non era del tutto eretica.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo nel 1964. Nove anni dopo, nel 1973, lo stesso Rodari esce con &#8220;Grammatica della fantasia&#8221; e non manca di dedicare un capitolo all&#8217;errore, all'&#8221;errore creativo&#8221;. Qui snocciola un serie di esempi in cui dimostra, a proposito dell&#8217;arte di inventare storie, che in ogni errore giace la possibilit\u00e0 di una storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il capitolo poi si conclude con una affermazione emblematica: Sbagliando si impara, \u00e8 vecchio proverbio. Il nuovo potrebbe dire che sbagliando si inventa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non a caso fra gli errori che storicamente hanno creato invenzioni troviamo la Nutella, la Coca Cola, lo Champagne Dom Perignon, il Gorgonzola. .. e pare persino la stessa Pizza. E poi i tanti errori di Einstein o la scoperta di rimedi farmaceutici, come vaccini o penicillina. A Parigi lo scorso anno c&#8217;\u00e8 stato anche un Festival interamente dedicato all&#8217;Errore. E scopro che nel prossimo novembre, a Torino, ci sar\u00e0 &#8220;Sm-Art Mistakes&#8221; un grande festival per ampliare la mente, affinare le capacit\u00e0 analitiche e ispirare la creativit\u00e0. Si parler\u00e0 di &#8220;errori intelligenti, mutazioni, fallimenti, disfunzionalit\u00e0, discrepanze, incidenti, varianti impreviste, scoperte occasionali, estetiche dell&#8217;errore, scarto dalla massa, fallimenti progettuali, progetti irrealizzati, disastri, sbagli, imperfezioni, disturbi, appropriazioni, effetti collaterali, lapsus e flop&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni &#8217;60 il maestro Federico Moroni, autore di &#8220;Arte per gioco&#8221; (un vero e proprio resoconto su trent&#8217;anni di esperienza di didattica dell&#8217;arte) ci invitava a non usare gomma e matita&#8230;e a lasciare che anche una goccia di inchiostro, caduta inavvertitamente dal pennino, divenga il primo elemento artistico per un nuovo inaspettato disegno.<\/p>\n\n\n\n<p>Errore didattico &#8211; Personalmente ne sono pi\u00f9 che mai convinto. L&#8217;errore \u00e8 uno strumento didattico fondamentale. Ultimamente, in occasione degli esami finali della Scuola Secondaria di 1\u00b0 Grado, nello spiegare agli esaminandi che non potevano usare i cosiddetti bianchetti (pena il possibile invalidamento della prova) per coprire eventuali parole scritte male, ricordavo anche quanto sia importante, visivamente, memorizzare la parola sbagliata&#8230; proprio per ricordare che quella \u00e8 &#8220;errata&#8221;. Questo non accade con il computer, dove il semplice ctrl+z (control zeta) permette di cancellare per sempre ogni errore grammaticale di ortografia. Ma la cosa che pi\u00f9 mi interessa \u00e8 &#8211; per l&#8217;appunto &#8211; l&#8217;errore come risposta creativa, come nuova opportunit\u00e0 che la mente e la mano dell&#8217;uomo utilizzano per dare nuove risposte, per cercare nuove soluzioni. D&#8217;altronde la regola principale della ricerca scientifica \u00e8 racchiusa in quelle due parole che sono &#8220;per prova ed errore&#8221;. &#8211; Gianfranco Zavalloni<\/p>\n\n\n\n<p>tratto dal libro A scuola dalla lumaca. Idee e proposte per un\u2019educazione fatta a mano. EMI Ed. 2017<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>COPIARE, VOCE DEL VERBO IMPARARE INSIEME<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>SCAGLI LA PRIMA PIETRA CHI NON HA MAI COPIATO! &#8211; Copiare \u00e8 un verbo che nel mondo della scuola ha due significati che potremmo definire antitetici. Ri-copiare un brano sul proprio quaderno, ri-copiare l&#8217;esercizio&#8230; e poi eseguire un dettato: tutti esercizi di copiatura che hanno avuto fino ad ora un profondo significato &#8220;positivo&#8221;.&nbsp; Ma c&#8217;\u00e8 anche un aspetto che il qualche modo colloca il copiare come elemento negativo del mondo scolastico: &#8220;hai copiato!!&#8221;, &#8220;mi raccomando non copiate&#8230;&#8221;, &#8220;vi metto distanti cos\u00ec non potete copiare&#8230;&#8221;. Sono frasi tipiche che gli insegnanti pronunciano durante una esercitazione, un compito in classe o lo svolgimento di una attivit\u00e0 individuale. Ora, io credo che siano poche le persone che, nel corso della propria carriera scolastica, non abbiano fatto l&#8217;esperienza di &#8220;copiare&#8221;. E ci sono persone che, avendo poi raggiunto posizioni professionalmente del tutto invidiabili, hanno ammesso, magari anni dopo, di aver copiato tante volte da uno o pi\u00f9 compagni di classe. Insomma, il copiare fa parte dell&#8217;esperienza scolastica. Ma non solo. Pensiamo ai grandi artisti e alle loro scuole. Di molte grandi produzioni artistiche antiche tutt&#8217;ora si dice &#8220;\u00e8 di scuola&#8230;.&#8221;&nbsp; e poi si cita il maestro. Ma gli allievi, contemporanei o non, erano talmente bravi che sapevano copiare benissimo lo stile del maestro, da non saperne poi distinguere le mani. E comunque, anche fra i contemporanei, generalmente tutti gli artisti copiano. \u00c8 la prima fase della loro esperienza artistica. Quella che generalmente precede la fase in cui un artista trova poi il suo stile e si caratterizza.<\/p>\n\n\n\n<p>SOLIDARIZZARE NELLA SOCIET\u00c0 INDIVIDUALISTA &#8211; Nonostante la mia esperienza coi bimbi e le bimbe da maestro si sia conclusa 15 anni fa, devo dire che ho imparato proprio da loro il senso della solidariet\u00e0. Ai bimbi e alle bimbe della scuola d&#8217;infanzia viene spontaneo solidarizzare con i compagni in difficolt\u00e0&#8230; e fanno copiare. &#8220;Fai come faccio io&#8230;&#8221;: una frase del tutto consueta per i bambini piccoli, quando ancora la competitivit\u00e0 non fa parte del loro DNA. E devo dire che in questa loro spontanea collaborazione ho capito che spesso sono gli stessi studenti i migliori maestri dei loro compagni. Si apprende pi\u00f9 facilmente da un compagno, che ha gi\u00e0 imparato la regola, che dal docente. E vorrei approfondire segnalando una riflessione che mi nasce spontanea dopo aver ascoltato alcuni anni fa un professore della Universit\u00e0 di Venezia, che riferiva di una ricerca effettuata presso le imprese del NordEst italiano. Questa ricerca concludeva evidenziando le due competenze prevalenti che dovrebbero caratterizzare uno studente in uscita dalla scuola superiore (e quindi un potenziale funzionario per l&#8217;impresa). La prima competenza dovrebbero essere quella di &#8220;di saper argomentare, a voce, su un tema per almeno 10 minuti&#8221;. La seconda, di non meno importanza, \u00e8 quella di &#8220;saper lavorare in team&#8221;. Ecco, io credo che in una societ\u00e0 che da anni \u00e8 ritornata da esaltare in maniera quasi esasperata le capacit\u00e0 e i meriti di ogni singolo individuo&#8230;. affermare che una delle funzioni principali della scuola \u00e8 &#8220;imparare a lavorare insieme&#8221; sia importantissimo. Se a scuola ci si dovesse andare solo per apprendere nozioni, sarebbe, a mio parere, tempo sprecato. E riportando ci\u00f2 al tema del copiare, mi viene da copiare l&#8217;inizio di un articolo che Claudio Magris ha pubblicato pochi anni fa sul Corriere della Sera, proprio su questo argomento. Sostiene Magris, usando parole semplici ma efficaci, che &#8220;A scuola, come nella vita, ciascuno dovrebbe essere consapevole del proprio ruolo e fare bene la parte che gli spetta.__Anzitutto copiare (in primo luogo far copiare) \u00e8 un dovere, un&#8217;espressione di quella lealt\u00e0 e di quella fraterna solidariet\u00e0 con chi condivide il nostro destino (poco importa se per un&#8217;ora o per una vita) che costituiscono un fondamento dell&#8217;etica. Passare il bigliettino al compagno in difficolt\u00e0 insegna ad essere amici di chi ci sta a fianco e ad aiutarlo pure a costo di rischi, forse anche quando, pi\u00f9 tardi, tali rischi, in situazioni pericolose o addirittura drammatiche, potranno essere pi\u00f9 gravi di una nota sul registro&#8221;. Pi\u00f9 chiaro di cos\u00ec!<\/p>\n\n\n\n<p>tratto dal libro A scuola dalla lumaca. Idee e proposte per un\u2019educazione fatta a mano. EMI Ed. 2017<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>SBUROCRATIZZARE LA SCUOLA A PARTIRE DAI REGISTRI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>AFFRONTARE E RISOLVERE I PROBLEMI &#8211; Dopo 16 anni di esperienza da maestro alla scuola materna, improvvisamente, quasi senza volerlo (e nemmeno sperarlo) mi sono trovato a fare il Direttore didattico. Credo che chiunque, nella propria vita professionale, si sia trovato ad avanzare nella cosiddetta scala gerarchica (passando da un livello inferiore a funzioni superiori connaturate con maggiori responsabilit\u00e0) abbia poi cercato di affrontare e risolvere le questioni pi\u00f9 problematiche vissute nel periodo precedente. Una delle questioni che maggiormente inquietano il mondo dei docenti \u00e8 la &#8220;compilazione del registro&#8221;. E questo non tanto nella parte che viene svolta quotidianamente (presenze, assenze e voti per le prove), ma per tutta quella parte relativa a programmi, programmazioni, descrizione della attivit\u00e0 svolte, verifiche e giudizi personali.<\/p>\n\n\n\n<p>Su questo ultimo argomento, anche se di fondo condivido il pensiero di Alberto Manzi (<a href=\"http:\/\/www.centroalbertomanzi.it\">www.centroalbertomanzi.it<\/a>) gi\u00e0 dal primo anno come Direttore didattico a Moena, nel 1996\/97,&nbsp; sensibile alle lamentele dei docenti, ho costituito una commissione di lavoro. In poche riunioni il gruppo ha proposto che ogni docente potesse scegliere fra tre ipotesi. Una semplicissima: su uno schema per parole chiave bastava segnare poche x. Una seconda procedura era di tipo discorsivo, ma estremamente sintetica. La terza era quella pi\u00f9 ampia, usata fino a quel momento. Il problema era quindi risolto. Una sola nota comica: alcune insegnanti, per paura di sbagliare, invece di sceglierne una, le utilizzarono contemporaneamente tutte e tre!<\/p>\n\n\n\n<p>IL NOSTRO REGISTRO &#8211; Pi\u00f9 recentemente, nell&#8217;Istituto Comprensivo di Sogliano al Rubicone abbiamo elaborato, in collaborazione con la Tipografia Leardini di Macerata Feltria (specializzata in registri), i nostri registri &#8220;personalizzati&#8221;. Abbiamo scelto per la parte che deve restare all&#8217;archivio della scuola un registro semplicissimo con elenco degli allievi, presenze\/assenze, voti e sintetico giudizio finale. Poi abbiamo realizzato un vero e proprio strumento di documentazione\/condivisione. Lo abbiamo chiamato DIARIO ANNUALE DELL&#8217;INSEGNANTE e viene collocato, alla fine, nel Centro di Documentazione della scuola, chiamato &#8220;La Traccia&#8221;. Lo schema del diario \u00e8 il seguente: vediamolo cercando di capirne i principi di fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>1. 1. Programmazione Educativa di Istituto &#8211; Vanno qui riportati non tanto i &#8220;Programmi nazionali o ministeriali&#8221; (quelli gi\u00e0 ci sono e sono un riferimento per tutti) bens\u00ec i temi di fondo su cui ogni collegio docenti (infanzia, primaria e secondaria) ha deciso di lavorare nel corso dell&#8217;anno.<\/p>\n\n\n\n<p>2. 2. Programmazione annuale di plesso &#8211; Ogni singolo plesso scolastico sceglie le proprie peculiari tematiche e attivit\u00e0 su cui lavorare&#8230; al fine di concretizzare le idee di fondo dell&#8217;intero istituto.<\/p>\n\n\n\n<p>3. 3. Schemi delle scansioni periodiche &#8211; Ogni mese o ogni due mesi si schematizzano le attivit\u00e0 pi\u00f9 significati che verranno svolte in quel periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>4. 4. Diario delle attivit\u00e0 svolte e materiale &#8220;vivo&#8221; &#8211; \u00c8 la parte pi\u00f9 significativa del registro, in quanto diviene la memoria scritta di quello che si fa o si \u00e8 fatto. Non deve essere &#8211; appunto &#8211; qualcosa di burocratico, ma qualcosa di narrativo. Un diario-cronaca-storia che, oltretutto, permetta una verifica delle attivit\u00e0 che si sono fatte, anche da parte di genitori, dirigente scolastico e altri. Ogni insegnante pu\u00f2 farlo quotidiano settimanale&#8230; o altro e inserire avvisi, giornalini, fotografie. Possono, se si vuole, metterci mano anche i ragazzi stessi. Il risultato: qualcosa di stupefacente. Provare per credere.<\/p>\n\n\n\n<p>Una nota finale su come fare un &#8220;Repertorio di buone pratiche didattiche&#8221;, per lo meno a livello di Istituto. Anche questo \u00e8 stato sperimentato! \u00c8 sufficiente chiedere ad ogni insegnante (nella mia scuola erano pi\u00f9 di 100) di descrivere in maniera sintetica, in mezza pagina di formato A4, una attivit\u00e0 (una sola!) ben fatta nel corso dell&#8217;anno. Raccogliendo le attivit\u00e0 in un fascicoletto (da distribuire e quindi condividere in ogni plesso scolastico) viene fuori un quaderno di 50 pagine con un centinaio di esperienze che altrimenti resterebbero nel &#8220;silenzio di ogni singolo insegnante&#8221;. Lo sforzo minimo di ciascun insegnante, per ottenere una carrellata di esperienze significative da condividere. Sburocratizzare \u00e8 prima di tutto condividere.<\/p>\n\n\n\n<p>tratto dal libro La pedagogia della lumaca. Per una scuola lenta e non violenta.EMI Ed. 2014<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>UNA RETE INTERNAZIONALE PER UNA SCUOLA LENTA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un movimento, una rete per una slow -school &#8211; I segnali sono chiari: sta nascendo una rete spontanea di genitori e insegnanti che chiedono a gran voce, per i loro figli e le loro figlie di rallentare, vogliono una &#8220;scuola pi\u00f9 lenta&#8221;, una educazione &#8220;slow&#8221;, che rispetti i tempi dell&#8217;infanzia. Mi \u00e8 parso naturale definire questo movimento, nato soprattutto dalla sensibilit\u00e0 materna, mamme per la lentezza. Ricevo settimanalmente mail di maestre e mamme che raccontano le loro esperienze, le loro preoccupazioni, la loro gioia nell&#8217;inseguire i ritmi della lumaca._Mi giunge una e-mail firmata &#8220;una mamma preoccupata&#8221;. La maestra di matematica mi dice cos\u00ec&#8230;:&#8221;suo figlio \u00e8 lento, \u00e8 una lentezza mentale&#8230;&#8221; non so come approcciarmi a questo problema non so come risolverlo, ho fatto una visita dallo psicologo e mi ha detto che il bimbo \u00e8 normale ed io non so come aiutarlo scusatemi se ho fatto questo sfogo ma leggendo su internet dell&#8217;elogio alla lentezza ho voluto lasciare questo messaggio se potete indicarmi il modo per aiutarlo \u00e8 un bimbo intelligente ama la natura gli animali non interagisce molto con gli altri in classe perch\u00e9 spesso \u00e8 distratto o semplicemente assente forse vaga con la mente poi se preso con durezza fa e le fa bene le cose spiegate per\u00f2 ovviamente fa fatica perch\u00e9 si perde nelle sue fantasie non so&#8230;.come spiegare vorrei solo che avesse modo di esprimersi anche nello studio &#8211; E prosegue: &#8211; giusto per informarla meglio sulla situazione dato che lei \u00e8 un esperto e mi pu\u00f2 dire di pi\u00f9 riguardo al metodo con cui mio figlio viene istruito, questa mattina ho chiesto alla maestra perch\u00e9 al bambino gli \u00e8 stata tolta la verifica senza averla potuta terminare e lei mi ha detto perch\u00e9 era finito il tempo cio\u00e8 20 minuti e fa la seconda elementare ed \u00e8 pure (magari un altro errore) anticipatario&#8230;le ho chiesto se pu\u00f2 evitare di mortificare il bambino sottoponendolo a queste verifiche col tempo e magari evitare di dare a tutti un voto tranne lui dicendogli: &#8220;niente&#8221;&#8230;.cio\u00e8 nessun voto. E mio figlio, a casa, mi ha chiesto..&#8221;mamma cosa \u00e8 meglio niente o male?&#8221; Io gli ho detto che era meglio un male per aver fatto 2 risposte su 8 che un niente considerando che qualche risposta l&#8217;aveva data&#8230;.&#8221;-.<\/p>\n\n\n\n<p>Mamme per la lentezza &#8211; Un&#8217;altra mamma mi scrive e racconta del libro LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA. -: Ne ho acquistato 4 copie, una da regalare a me, le altre le ho regalate a tre mamme con cui adoro confrontarmi&#8230; Ieri ho letto il capitolo sull&#8217;uso\/abuso di fotocopie&#8230;diciamo che mi sto proprio gustando questa passeggiata. Questo libro \u00e8 arrivato al momento giusto, come tutti gli incontri del resto. Per certi versi trovo riscontri a bisogni che sentivo dentro per altri versi mi sto ripensando. Penso comunque, e questo mio pensiero \u00e8 l&#8217;oggetto del &#8220;contendere&#8221; con le altre mamme, che per &#8220;cambiare il mondo&#8221; bisogna prima di tutto tendere noi al &#8220;diverso&#8221;, alla bellezza, al riappropriarci della nostra essenzialit\u00e0. Altrimenti finiamo per vivere una vita non nostra, con ritmi non nostri, inseguendo miraggi abilmente precostituiti e costruiti da altri. Le altre mamme se da un lato riconoscono la bellezza di una vita da lumaca, dall&#8217;altro ritengono fondamentale &#8220;adeguarsi&#8221; alle richieste della nostra societ\u00e0 per non finire come &#8220;a-sociali&#8221; e dunque come emarginati. Ho due bambini, di 10 e 7 anni, insieme a loro ho scoperto e sto scoprendo il senso di una vita che mi scivolava addosso e che adesso invece vivo. Lentamente<\/p>\n\n\n\n<p>Piccoli ma chiari esempi &#8211; Mi scrive Sandra Rompianesi della sua esperienza di pedagogista e maestra. &#8220;Si tratta di inventare un ritmo nuovo, lento. Un nostro modo di essere che preveda la sosta, che crei spazio alla solitudine buona, una solitudine che permette di stare bene con se stessi anche non facendo niente. Quando ho ripreso a lavorare con i bambini della scuola materna li ho trovati veramente &#8220;centrifugati&#8221; dalla vita, come del resto anche i loro genitori, &#8220;fuori di loro&#8221;&#8230; iperattivi&#8230;incapaci di ascoltare&#8230;impermeabilizzati all&#8217;esperienza&#8230; dipendenti dalla tv&#8230; (ovviamente esagero un po&#8217;)._Quello che era il mio percorso personale mi diceva che poteva essere una cosa buona anche per questi piccoli: camminare sulla pista della lentezza, rallentare per assaporare.___Come concretizzare queste idee? Ho tentato alcune esperienze (piccole cose) che ho proposto ai bambini e che sono diventate irrinunciabili per gli effetti benefici che hanno su di noi e su di loro. In queste esperienze, credo che il ritmo sia molto importante, perch\u00e9 ti permette insieme alla costanza nel tempo di vivere la familiarit\u00e0 e pi\u00f9 un&#8217;esperienza \u00e8 familiare e pi\u00f9 ci stai bene dentro.__1. il silenzio buono: ogni giorno con i bambini riuniti ci gustiamo alcuni minuti di silenzio &#8220;buono, buono&#8221;._2. la sosta: almeno una volta alla settimana il gruppo dei bambini si dedica a questa esperienza di fermata: raccogliamo&nbsp; le voci in&nbsp; un anfora e in silenzio, tolte, le scarpe raggiungiamo uno spazio della scuola libero; penombra musica lenta e dolce ( pu\u00f2 esserci un aroma nell&#8217;aria, arancio, limone, vaniglia ecc..alcune candele) rallentiamo i movimenti fino a fermarci ad ascoltare lungamente il nostro corpo; sfioriamo lievemente le varie parti del corpo per appropriarci di esse&#8230;.a volte usiamo anche materiali naturali (piccoli percorsi sensoriali ad esempio con lenticchie, fagioli, piccole foglie).__3. le parole dolci: settimanalmente nel cerchio ricerchiamo parole dolci da dire alle persone care, amici, parenti, animali, elementi naturali._4. bolla di sapone e sfera di cristallo: all&#8217;inizio della settimana e alla fine mettiamo in una grande bolla di sapone (immaginaria) tutte le lacrime, le sgridate, le tristezze, le delusioni&#8230; Questa viene poi spinta fuori dalla finestra. Nella sfera di cristallo mettiamo i baci, le coccole, le carezze, e viene messa in tasca e custodita.__5. attivit\u00e0 inutili: ascoltare la pioggia, ascoltare il vento, raccogliere sassi, riempire e svuotare le tasche di un monello, costruire istallazioni con materiale naturale all&#8217;aperto, lanciare palline di terra e semi con la fionda, costruire acchiappa tutto da posizionare all&#8217;aperto, tessere o disfare le tele, sgranare legumi, intagliare bucce di agrumi.__6. la poesia: sempre pi\u00f9 spesso uso la poesia dei grandi poeti come momento particolarmente intenso e lento dove vedo i bambini trasfigurati dai versi che ripetono, dove imparano a sussurrare.<\/p>\n\n\n\n<p>A pedagogia dos caracois &#8211; Ho voluto conoscere Rubem Alves, con cui condivido da anni l&#8217;esperienza di scrivere in una rivista di intercultura, senza per\u00f2 averlo mai conosciuto. Mi reco a casa sua, a circa 100 chilometri da San Paolo, in Brasile. Gli porto un po&#8217; di mie pubblicazioni e lui mi fa dono delle sue. Scopriamo in quel momento che anche lui ha appena pubblicato (fresco di poche settimane) un libro (in portoghese) con stesso titolo del mio: A PEDAGOIA DOS CARACOIS. Si era ispirato al titolo dell&#8217;articolo uscito su CEM Mondialit\u00e0 nel 2003 con cui, per la prima volta, ho affrontato il problema.<\/p>\n\n\n\n<p>Elogio della educazione lenta &#8211; Intanto in Spagna, il maestro catalano Joan Dom\u00e8nech Francesc ha pubblica un libro dal titolo ELOGIO DE LA EDUCACI\u00d3N LENTA. Un testo che nasce dalla sua pratica di maestro, dalla sua esperienza didattica. Joan definisce i 15 principi per una educazione lenta e poi snocciola 50 idee per &#8220;decelerare&#8221; il tempo. Esempi concreti, suggerimenti offerti alle scuole e alle famiglie. Joan rilancia pi\u00f9 volte il suggerimento di Maurice Holt &#8220;\u00e8 ora di cominciare il movimento della scuola lenta&#8221; .<\/p>\n\n\n\n<p>Le idee, le sensibilit\u00e0 viaggiano al di la delle distanze: \u00e8 un lento movimento per una educazione e una scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>tratto dal libro La pedagogia della lumaca. Per una scuola lenta e non violenta.EMI Ed. 2014<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>VALORIZZARE I TALENTI DI CIASCUNO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>CASA &#8211; Rubem Alves, col quale condivido la collaborazione nella rivista di intercultura Cem Mondialit\u00e0, ha scritto un libro sulla possibilit\u00e0 di concepire il costruire e il vivere la casa come un eccellente itinerario didattico e pedagogico. Il suo sito internet ha come titolo: La casa di Rubem Alves. Quello del &#8220;vivere la casa come fosse una scuola&#8221; \u00e8 una idea originale, che forse qualcuno sta gi\u00e0 applicando o che qualcuno vorr\u00e0 sperimentare. Mi auguro che la collana di CEM-Mondialit\u00e0 ospiti in futuro la traduzione in italiano di questo libro.<\/p>\n\n\n\n<p>CASO &#8211; Nei miei viaggi per il mondo sono stato spesso accompagnato dal caso. E il caso mi ha portato in luoghi affascinanti, unici, gradevoli. Luoghi in cui stare era immediatamente piacevole. Fra tutti questi, i luoghi in cui maggiormente mi sono sentito bene sono quelli dove in qualche modo viene esaltata la cosiddetta &#8220;terza pelle dell&#8217;uomo&#8221;, che dopo la propria epidermide e il vestito, \u00e8 la casa.<\/p>\n\n\n\n<p>CASE &#8211; Mi piace ricordare alcuni di questi luoghi.<\/p>\n\n\n\n<p>1. La casa di Hundertwasser. Nel pieno centro di Vienna, in mezzo ad una citt\u00e0 in stile liberty, a cavallo fra il classico e i moderni e spersonalizzanti grattacieli, da una ventina d&#8217;anni \u00e8 una presenza viva la &#8220;HundertwasserHaus&#8221;. Forme arrotondate, niente &#8220;linea retta&#8221;, colori, mattoni che hanno una storia, il pittore ecologo e medico degli architetti (come osava dire lui) ha lasciato una traccia viva di un modo di vivere piacevole. E mi verrebbe da definirlo &#8220;a misura di bambini&#8221;, quindi di tutti!<\/p>\n\n\n\n<p>2. Le case di terra sulle Ande del Per\u00f9. Qui la terra, la terra cruda, \u00e8 l&#8217;elemento primo con cui le persone si &#8220;auto-costruiscono&#8221; la propria casa. Mi riferisco, in prevalenza, alle case contadine, quelle con un bel tetto di &#8220;ich\u00f9&#8221; (una erba molto forte dell&#8217;altipiano) e realizzate o con gli &#8220;adobes&#8221; (mattoni di terra cruda) o con il metodo dei &#8220;tapiales&#8221; (cassoni riempiti di terra battuta). Sono case con spigoli levigati da mani callose e anche il letto \u00e8 di terra.<\/p>\n\n\n\n<p>3. Santorini. Un luogo magico, le case bianche che si accavallano l&#8217;una sull&#8217;altra con le cupole semisferiche di un azzurro vivo.&nbsp; \u00c8 l&#8217;immagine che spesso viene usata dalle pubblicit\u00e0 sulla Grecia. Qualcuno dice che a Santorini esistesse la storica citt\u00e0 di Atlantide&#8230; poi inghiottita dal mare. L&#8217;architetto svizzero Le Corbusier fu estremamente impressionato da questa architettura vernacolare, al punto da introdurne alcuni elementi nei suoi progetti.<\/p>\n\n\n\n<p>4. Sidi Bu Said. A pochi chilometri dall&#8217;antica Cartagine, in Tunisia, Sidi Bu Said \u00e8 per definizione la citt\u00e0 degli artisti. Anche qui dominano unicamente il colore bianco dei muri e l&#8217;azzurro di porte e finestre. Una citt\u00e0 che si affaccia dall&#8217;alto sul Mar Mediterraneo e dove gli artisti plastici trovano la loro fonte di ispirazione.<\/p>\n\n\n\n<p>5. Casapueblo. In Uruguay, a 100 chilometri da Montevideo c&#8217;\u00e8 Punta Ballena. Qui l&#8217;artista Carlos P\u00e1ez Vilar\u00f3 realizza una casa-atelier-museo-albergo-ristorante &#8220;in contrasto netto contro la linea e gli angoli retti, cercando di umanizzare la sua architettura, facendola pi\u00f9 dolce e utilizzando l&#8217;idea del forno del pane&#8221;. Il risultato: un affascinante e poetico luogo di tranquillit\u00e0, adagiato come un grande gatto che dorme, di fronte al mare offerto dal Rio de la Plata.<\/p>\n\n\n\n<p>6. Alberobello. Quanto sono in giro per il mondo e mi chiedono dell&#8217;Italia e delle sue bellezze, si va spesso a parlare di mare, di citt\u00e0 d&#8217;arte, di Roma. Poi immancabilmente si finisce a parlare di Venezia, la citt\u00e0 &#8220;meraviglia del mondo&#8221;. Ma io aggiungo sempre che c&#8217;\u00e8 un altro luogo incredibilmente unico e speciale in Italia: Alberobello. I suoi trulli, le decorazioni, i pinnacoli, le pietre&#8230; sono qualcosa di rara meraviglia.<\/p>\n\n\n\n<p>CASINE &#8211;&nbsp; A Cesena c&#8217;\u00e8 il luogo in cui si producono le &#8220;casine&#8221;: qui \u00e8 di casa un profondo sentire che io definisco magico. Tre educatori del Centro di Formazione Lavoro dall&#8217;En.A.I.P animano questo spazio di lavoro_ rivolto a persone disabili. Il loro lavoro \u00e8 quello di coordinare &#8220;il flusso di creativit\u00e0 dei ragazzi, incanalandolo in processi produttivi che riescono ad utilizzare anche quelli che potrebbero essere definiti errori di esecuzione, trasformandoli cos\u00ec in elementi caratteristici e di pregio del manufatto&#8221;.&nbsp; Le casine di legno sono il frutto di questa loro attivit\u00e0. Meravigliosi oggetti d&#8217;arte e di arredamento. Fra gli operatori c&#8217;\u00e8 l&#8217;amico &#8211; Carlo Cola &#8211;&nbsp; pittore di gran classe. Scopriamo due anni e fa di essere stati anche a scuola insieme, in 5\u00b0 elementare. Carlo ha una idea: arrivare con i suoi ragazzi nell&#8217;atrio delle scuole, montare una grande casa e &#8220;insieme a loro&#8221; mettere in piedi l&#8217;atelier&#8230; giocando, lavorando, dipingendo e costruendo. Una maniera unica per fare formazione e per educare le nostre scuole a non escludere nessuno &#8211; anzi &#8211; a valorizzare i talenti di ciascuno.<\/p>\n\n\n\n<p>CASINE.IT &#8211; Per i curiosi: <a href=\"http:\/\/www.casine.it\">http:\/\/www.casine.it<\/a><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>Re-imparare l\u2019arte di far domande?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono stato invitato pochi giorni fa ad un incontro nel Comune di Belo Horizonte, sulla esperienza di una scuola d&#8217;infanzia. Ero convinto che l&#8217;incontro fosse in municipio, ma invece risultava essere a decine di chilometri di distanza. Ho deciso allora di rinunciare alla riunione e di dedicarmi alla ormai rara &#8220;arte di girovagare per la citt\u00e0&#8221;, sbirciando fra le vetrine e curiosando nel piccoli negozi. Sono entrato in una minuscola bottega. Sembrava una biblioteca di strada. Poi mi sono reso conto che non era affatto una biblioteca, ma una libreria, un piccolo negozio di libri e dischi in vinile usati.<\/p>\n\n\n\n<p>Non avendo pi\u00f9 impegni mi sono dedicato a curiosare. Sono stato subito attratto dallo scaffale-settore di libri di pedagogia, e due di questi mi hanno chiamato. L&#8217;autore del primo \u00e8 di A.S. Neill, il fondatore della famosa scuola democratica inglese di Summerhill. Il titolo \u00e8 intrigante: DIARIO DI UN MAESTRO. In copertina una frase che ci indica il tema di fondo: Riflessioni di un educatore idealista intorno alle regole educative nate dalla burocrazia e che non tengono conto delle reali obiettivi della educazione&#8221;. Il secondo \u00e8 di Paulo Freire e Antonio Faundez. Anche per questo sono attratto dal titolo: PER UNA PEDAGOGIA DELLA DOMANDA. Non \u00e8 il classico testo accademico, ma la trascrizione di un lungo dialogo fra l&#8217;autore brasiliano noto per la cosiddetta Pedagogia degli Oppressi e un filosofo cileno esiliato in Europa ai tempi della dittatura di Pinochet. Un modo aperto di fare un libro, un &#8220;botta e risposta&#8221; realizzato nella consapevolezza che anche uno stile orale, leggero, affettivo \u00e8 qualcosa di molto serio e rigoroso. Pedagogia della Domanda mi riporta a Daniele Novara, che negli anni scorsi, con i suoi scritti sulle &#8220;domande legittime e illegittime&#8221;, ci aveva introdotti sul tema dell&#8217;importanza del come si fanno domande.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi sono ancora avventurato nella lettura dei due testi e subito vengo folgorato da una classe di bambini e bambine della scuola d&#8217;infanzia, con i quali mi trovo a condividere la visita un una delle affascinanti grotte dello stato del&nbsp; Minas Gerais. La guida illustra ai bambini la riproduzione identica di uno scheletro di un animale preistorico presente nella grotta: una via di mezzo fra un cavallo, un lama e una giraffa. La guida non ha ancora terminato la presentazione che una selva di mani si alza dai bimbi e dalle bimbe. E inizia una raffica di domande.<\/p>\n\n\n\n<p>Curiosit\u00e0&#8230;, perch\u00e9&#8230;??, ma dove&#8230;??, e allora&#8230;??<\/p>\n\n\n\n<p>Ripenso ad un anno fa quando andai in Repubblica Ceca con i ragazzi della Scuola Media per una settimana di gemellaggio. Il Preside della scuola ceca, che aveva presentato l&#8217;organizzazione e i progetti della scuola, chiese ai nostri ragazzi: &#8220;&#8230;e adesso fate voi delle domande!&#8221; La risposta fu &#8220;il silenzio pi\u00f9 assoluto!&#8221;. Cosa succede nelle nostre scuole?? Perch\u00e9 i bimbi della materna sono pedagogicamente avanzati e sanno fare domande e man mano che si cresce si perde questa attitudine fondamentale all&#8217;apprendimento? Spesso nelle nostre scuole italiane \u00e8 ancora in vigore la pratica didattica della &#8220;spiegazione&#8221;, &#8220;studio individuale&#8221; &#8220;interrogazione-interrogatorio&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>E nell&#8217;interrogatorio ci si vuol sentir ripetere ci\u00f2 che precedentemente \u00e8 stato raccontato. L&#8217;unica volta che nella mia carriera da Dirigente Scolastico ho assistito in diretta ad una lezione di un docente (e assicuro chi legge che \u00e8 imbarazzante sia per il professore, sia per il preside!) mi sono ritrovato ad ascoltare, durante l&#8217;interrogazione, frasi del tipo &#8220;&#8230; ma \u00e8 proprio questo che io ho detto quando vi spiegavo questo argomento?&#8221;. &#8220;&#8230; allora si vede che non sei stato attento: a cosa pensavi!&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 forse questo educare alla creativit\u00e0? Far crescere coscienze critiche?<\/p>\n\n\n\n<p>Proviamo insieme a ripensare a quelle volte che per conoscere o sapere qualcosa, abbiamo domandato. La risposta di sicuro l&#8217;avremo incamerata e sar\u00e0 diventata subito nostra! <br>Motivazione, interesse, curiosit\u00e0, tre molle importanti per apprendere.<\/p>\n\n\n\n<p>tratto dal libro A scuola dalla lumaca. Idee e proposte per un\u2019educazione fatta a mano. EMI Ed. 2017<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>Dalle Marche al Sud America&#8230; e ritorno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un aspetto che difficilmente noi teniamo in considerazione quando trattiamo il tema della emigrazione e dello spostamento dei popoli su questa grande mela che chiamiamo terra. \u00c8 la questione della definitiva lontananza e quindi della impossibile vicinanza materiale ai propri familiari nei momenti di lutto. Il 15 novembre scorso mi trovavo, insieme a Stefania, a Mariana, una storica cittadina brasiliana dello stato del Minas Gerais. Qui, nelle profonde miniere d&#8217;oro, dopo l&#8217;abolizione della schiavit\u00f9, sono venuti a lavorare anche molti emigranti italiani. E qui, mentre ci stavamo dirigendo in taxi alle antiche miniere d&#8217;oro, Stefania intravede una scritta pubblicitaria e mi dice: &#8220;guarda che ho visto l&#8217;entrata di un Museo delle Marionette&#8221;. Tornati dalla Miniera cerchiamo il museo. Ci troviamo davanti ad un locale piccolo ma delizioso. Il museo \u00e8 gestito da una bella e dolce signora brasiliana che (saputo della mia passione per i burattini) ci accoglie con entusiasmo e da suo marito Catin Nardi, un marionettista trasferitosi in Brasile dalla Argentina. Un minuscolo bar, un laboratorio per la costruzione dei pezzi, un teatrino di marionette da 50 posti, un museo con personaggi stupendi costruiti dallo stesso Catin. Ci porta nel teatro e ci rappresenta dal vivo tre pezzi di un suo spettacolo. Lui \u00e8 figlio di italiani e suo nonno emigr\u00f2 nel 1923 dalla campagna italiana. Catin vorrebbe ritrovare le origini della famiglia che ricorda d&#8217;essere di Francavilla d&#8217;Avila, capire se ci sono parenti in Italia, andarli a conoscere. La nostalgia della terra d&#8217;origine della famiglia \u00e8 una delle problematiche pi\u00f9 sentite dagli italo discendenti figli di emigranti. Parlando scopriamo che non \u00e8 Francavilla d&#8217;Avila il piccolo paese della provincia di Ascoli Piceno da cui \u00e8 partito il nonno, bens\u00ec Francavilla d&#8217;Ete, dove Stefania, prima di trasferirsi in Romagna, \u00e8 stata maestra 4 anni e ha avuto fra i bambini un certo Nardi. Bene, ritornati a Belo Horizonte iniziamo i contatti con il Comune e la Parrocchia di Francavilla d&#8217;Ete, ritroviamo i dati della famiglia Nardi e scopriamo che del nonno del marionettista Catin \u00e8 ancora viva la sorella Vittoria, di 97 anni. Tornati per alcune settimane in ferie in Italia, con in mano alcune foto, andiamo a cercare l&#8217;anziana signora, nonch\u00e9 i figli e i nipoti. L&#8217;emozione e la sorpresa \u00e8 indescrivibile quando la signora e i parenti scoprono di avere dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, nipoti, cugini, pronipoti. Vittoria aveva ricordato spesso nella sua vita in fratello Giulio, che all&#8217;et\u00e0 di 17 anni, 86 anni fa, si imbarc\u00f2 dal porto di Genova per cercare fortuna in America. Vittoria non ha sentito pi\u00f9 la voce di suo fratello. Aveva solo ricevuto due foto del matrimonio. Ma poi pi\u00f9 nulla. Non sa se aveva avuto figli, non sa quando \u00e8 morto. Sa solo che era partito per l&#8217;America e l&#8217;America poteva significare Canada, Stati Uniti, Centro America, Brasile, Uruguay, Argentina. Catin sicuramente torner\u00e0 nei prossimi mesi nelle Marche, a Francavilla d&#8217;Ete, e porter\u00e0 con s\u00e9, nella valigia, le marionette. Ho saputo nel frattempo che \u00e8 reputato uno dei pi\u00f9 bravi marionettisti brasiliani. Nel repertorio del suo Teatro di marionette c&#8217;\u00e8 uno spettacolo da titolo &#8220;La giornata di Peppino&#8221;. Peppino \u00e8 un contadino italiano, emigrante in Sud America, che si sposa una donna di colore e coltiva la terra rossa del Brasile, cos\u00ec come aveva imparato da piccolo nelle dolci colline del Sud delle Marche. A Mariana, quella notte, mi sono svegliato e non sono riuscito pi\u00f9 ad addormentarmi. Ero agitato, ma non sapevo il perch\u00e9. Poi poche ore dopo ho saputo che, nelle stesse ore, \u00e8 morto mio zio Pippo di Brescia&#8230; fratello di mia mamma. Pippo era grande lettore e incredibile raccontatore di storie e vicende autobiografiche della mia famiglia. C&#8217;era anche lui quando sono partito da Cesena per il Brasile, alcuni mesi fa. Ho capito in quel momento cosa vuol dire vivere da emigrante, lontano da casa, e non essere vicino ai familiari in occasione di un lutto. Ho ripensato a quando nelle nostre scuole ci lamentiamo che un bambino straniero se ne ritorna a casa per lungo tempo perch\u00e9 nella sua famiglia \u00e8 morto qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p>tratto dal libro A scuola dalla lumaca. Idee e proposte per un\u2019educazione fatta a mano. EMI Ed. 2017<\/p>\n\n\n\n<p>Per vedere un pezzo di Catin <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ZlEro6EWeyM\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ZlEro6EWeyM<\/a><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>Braccia rubate all&#8217;agricoltura.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quando alcuni anni fa, durante un incontro fra operatori scolastici, un&#8217;insegnante di scuola media superiore, parlando di colleghi, ha usato l&#8217;espressione &#8220;braccia rubate all&#8217;agricoltura&#8221;, ho espresso la mia profonda indignazione ad alta voce. Sono figlio di contadini (agricoltori) e da anni, quando entro nelle classi delle mie scuole, sono solito chiedere ai ragazzi chi di loro proviene dalla campagna. Generalmente si alzano poche mani. Poi quando dico loro che essere figli di contadini \u00e8 una grande cosa e che devono essere orgogliosi di ci\u00f2, ecco che le mani aumentano. Nel comune modo di pensare resiste l&#8217;idea che essere contadini equivale ad essere ignoranti. Purtroppo \u00e8 uno dei pregiudizi che ancora oggi la scuola stessa perpetua. Eppure l&#8217;arte di coltivare la terra, che, storicamente, \u00e8 stata fra le pi\u00f9 disprezzate, ha tanto da insegnare a tutti noi.Una piccola riflessione a proposito di orti in ospedale. Prima di morire, mio padre Giorgio, che per tutta la vita \u00e8 vissuto in campagna facendo l&#8217;agricoltore, ha trascorso quasi due mesi in ospedale. Mi \u00e8 venuto spontaneo chiedermi: perch\u00e9 in ogni ospedale non si organizza un orto? Un orto ben curato, con tanti vialetti e tante aiuole di verdure, ortaggi e fiori. Un orto che abbia anche una bella serra di vetro per l&#8217;inverno e una zona dedicata al compost, elemento essenziale per cibare il terreno. Un orto ricco di erbe officinali (dette anche medicinali) e piante che favoriscano la riproduzione e la presenza di farfalle. Un orto con tanti alberi da frutto. Frutti per tutti i mesi dell&#8217;anno. Un orto vorrebbe dire, per chi resta pochi o tanti giorni in ospedale, riconoscersi in un elemento essenziale della propria terra, cio\u00e8 nel luogo in cui viviamo, fatto di storia, di tradizioni, di cultura, di memoria. E cos\u00ec noi tutti (anche chi non \u00e8 costretto in ospedale) potremmo beneficiare sia della semplice visione di questo piccolo &#8220;paradiso terrestre&#8221;, sia della possibilit\u00e0 di fare qualche lavoro nell&#8217;orto. Forse cos\u00ec avremmo bisogno di meno medicine e guariremmo pi\u00f9 in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Tratto dal libro La pedagogia della lumaca. Per una scuola lenta e non violenta.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>La contadinanza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quanto fin qui detto a proposito della terra mi porta spontaneo al ripensare al concetto di &#8220;cittadinanza attiva&#8221;. \u00c8 ormai giunto il tempo che s&#8217;inizi a usare anche quello di &#8220;contadinanza attiva&#8221;. Dal Vocabolario della lingua italiana nella versione Devoto-Oli ecco la definizione del sostantivo femminile &#8220;cittadinanza&#8221;: &#8220;Vincolo di appartenenza a uno stato, richiesto e documentato per il godimento di diritti e l&#8217;assoggettamento a particolari oneri&#8221;. A livello culturale, a partire dalla Rivoluzione francese, la parola cittadino \u00e8 diventata sinonimo di &#8220;persona con pari e pieni diritti&#8221;. &#8220;Cittadinanza attiva&#8221; \u00e8 oggi sinonimo di un coinvolgimento nella vita della propria comunit\u00e0 d&#8217;appartenenza, assumendo in questa un ruolo di responsabilit\u00e0 e facendo scelte di condivisione. Nel vocabolario non esiste invece il termine &#8220;contadinanza&#8221; e quindi nessuno ha mai parlato di &#8220;contadinanza attiva&#8221;. Esiste chiaramente il sostantivo maschile &#8220;contadino&#8221;, che sta per &#8220;chi lavora la terra, specificamente per conto di un padrone. In termini spregiativi: persona rozza e goffa&#8221;. Dobbiamo rovesciare questo clima culturale che, ancora oggi, \u00e8 presente nel mondo scolastico. Essere abitanti o lavoratori della terra non \u00e8 qualcosa di spregevole. Siamo tutti &#8220;contadini di questa terra&#8221; e abbiamo tutti &#8220;diritto alla contadinanza&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Tratto dal libro La pedagogia della lumaca. Per una scuola lenta e non violenta.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>Chi scrive i sussidiari? <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un vero capolavoro letterario, in questo senso, \u00e8 sicuramente la pagina che i ragazzi della scuola di Barbiana dedicano, in Lettera a una professoressa, alla &#8220;cultura contadina&#8221;. Sui monti non ci possiamo stare. Nei campi siamo troppi. Tutti gli economisti sono d&#8217;accordo su questo punto. E se anche non fossero? Si metta nei panni dei nostri genitori. Lei non permetterebbe che suo figlio restasse tagliato fuori. Dunque ci dovete accogliere. Ma non come cittadini di seconda buoni solo per manovale. Ogni popolo ha la sua cultura e nessun popolo ce n&#8217;ha meno di un altro. La nostra \u00e8 un dono che vi portiamo. Un po&#8217; di vita nell&#8217;arido dei vostri libri scritti da gente che ha letto solo libri. Se si sfoglia un sussidiario \u00e8 tutto piante, animali, stagioni. Sembra che possa scriverlo soltanto un contadino. Invece gli autori escono dalla vostra scuola. Basta guardare le figure: contadini mancini, vanghe tonde, zappe a uncinetto, fabbri con gli arnesi dei romani, ciliegi con le foglie di susini. La mia maestra di prima elementare mi disse: &#8220;Monta su quell&#8217;albero e coglimi due ciliegie&#8221;. Quando lo seppe la mia mamma disse: &#8220;O chi le ha dato la patente?&#8221;. Avete dato l&#8217;abilitazione a lei e la negate a me che d&#8217;albero non gliel&#8217;ho mai dato a nessuno in vita mia. Li conosco per nome uno a uno. Conosco anche i sormenti. Li ho potati, li ho raccolti, ci ho cotto il pane. Lei su un compito m&#8217;ha segnato sormenti come errore. Sostiene che si dice sarmenti perch\u00e9 lo dicevano i latini. Poi di nascosto va a cercare sul vocabolario cosa sono. Anche sugli uomini ne sapete meno di noi. L&#8217;ascensore \u00e8 una macchina per ignorare i coinquilini. L&#8217;automobile per ignorare la gente che va in tram. Il telefono per non vedere in faccia e non entrare in casa. Forse lei no, ma i suoi ragazzi che sanno Cicerone di quanti vivi conoscono la famiglia da vicino? Di quanti sono entrati in cucina? A quanti hanno fatto nottata? Di quanti hanno portato in spalla i morti? Su quanti possono far conto in caso di bisogno? Se non ci fosse stata l&#8217;alluvione non saprebbero ancora quanti sono nella famiglia al piano terreno. Io con quei compagni sono stato a scuola un anno e della loro casa non so nulla. Eppure non si chetano mai. Spesso sovrappongono le voci e seguitano a parlare come se niente fosse. Tanto ognuno ascolta solo s\u00e9 stesso. A lei le rombano sotto le finestre mille motori al giorno. Non sa chi sono ne dove vanno. Io so leggere i suoni di questa valle per chilometri intorno. Questo motore lontano \u00e8 Nevio, che va alla stazione un po&#8217; in ritardo. Vuole che le dica tutto su centinaia di creature, decine di famiglie, parentele, legami? Lei se parla con un operaio sbaglia tutto: le parole, il tono, gli scherzi. Io so cosa pensa un montanaro quando sta zitto e so la cosa che pensa mentre ne dice un&#8217;altra. Questa \u00e8 la cultura che avrebbero voluto avere i poeti che lei ama. Nove decimi del mondo l&#8217;hanno e nessuno \u00e8 riuscito a scriverla, dipingerla, filmarla. Siate umili almeno. La vostra cultura ha lacune grandi come le nostre. Forse pi\u00f9 grandi. Certo pi\u00f9 dannose per un maestro elementare.<br>Tratto dal libro La pedagogia della lumaca. Per una scuola lenta e non violenta.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>STOP ALLA FOTOCOPIA <\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"608\" height=\"432\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/fotocopie01.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-434 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/fotocopie01.png 608w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/fotocopie01-300x213.png 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/fotocopie01-422x300.png 422w\" sizes=\"(max-width: 608px) 100vw, 608px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">DISEGNO CREATIVO O FOTOCOPIA RIPETITIVA<\/mark><\/strong><br>Il disegno \u00e8 sicuramente uno dei primi linguaggi utilizzati dall\u2019uomo.<br>Pensiamo ai disegni realizzati 17.000 anni fa nelle grotte di Lascaux, in Francia. <br>Oppure i \u201ccamuni\u201d, cio\u00e8 i graffiti sulle rocce della Val Camonica. Sono tracce di uomini che nella \u201cpreistoria\u201d hanno marcato e segnato la \u201cloro\u201d storia. Pensiamo anche a quella forma originalissima di alfabeto \u201cgeroglifico\u201d che ci \u00e8 stato lasciato in eredit\u00e0 dagli antichi egizi. <br>Le stupende stilizzazioni egizie di teste umane, animali vari, uccelli, piante e fiori&#8230; ci fanno assaporare contemporaneamente il gusto della scrittura e del disegno. <br><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:16px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Potremmo continuare e arrivare all\u2019arte moderna, passando per le civilt\u00e0 del prima e del dopo Cristo.<br>La tradizione cristiana ci ha lasciato alcune forme di pittura che sono, nel contempo, la rappresentazione popolare della \u201cparola di Dio\u201d. <br>Pensiamo alle immagini di Giotto nelle chiese di Assisi o ai mosaici delle basiliche ravennati.<br>E questo solo restando ad alcuni esempi italiani.<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">IL DISEGNO NELL&#8217;ESPERIENZA DI UN BAMBINO<\/mark><\/strong><br>Ci\u00f2 che accade nella storia degli uomini, accade nella storia di ogni singolo uomo. Se avessimo la pazienza di osservare un bambino dal primo anno di vita alla maturit\u00e0, vedremmo ripercorrere nella sua esperienza rappresentativa l\u2019esperienza dell\u2019umanit\u00e0. <br>Scarabocchi, graffiti, cerchi, linee, croci, semplici icone&#8230; fino ad arrivare a un \u201cdi-segno\u201d definito e preciso. <br>E avremo cos\u00ec modo di capire che ogni bambino rappresenta la realt\u00e0 in cui \u00e8 immerso. <br>Tutti i bimbi e le bimbe con cui ho lavorato in questi anni sono arrivati a ci\u00f2. <br>Purtroppo quello che spesso accade nella scuola dell\u2019obbligo \u00e8 invece un processo inverso. <br>Si passa da una capacit\u00e0 spontanea di rappresentare il nostro intorno e le nostre fantastiche proiezioni a una costrizione pittorica che uccide la voglia e il piacere di disegnare. <br>E cos\u00ec la maggioranza degli adulti giunge ad allontanarsi dal disegno. <br>Molte volte, durante corsi di formazione o aggiornamento, alla domanda rivolta agli insegnanti sulla loro abilit\u00e0 pittorica, rispondono in maniera lapidaria: \u201cNon sono capace di disegnare\u201d. Quando poi, spontaneamente, qualcuno di noi \u2013 da adulto \u2013 disegna qualcosa su un foglio di carta, poich\u00e9 il livello di capacit\u00e0 rappresentativa \u00e8 rimasta alla fase degli 11-13 anni, tender\u00e0 a riprodurre quei disegni che faceva da ragazzino. <br>\u00c8 cos\u00ec che anche in questo campo \u2013 purtroppo spesso grazie alla scuola \u2013 nasce una netta distinzione fra il \u201cvolgo\u201d e il \u201ctecnico\u201d, fra la \u201cgente comune\u201d e gli \u201cartisti\u201d.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">FOTOCOPIE E SCHEDE, OVVERO LA MORTE DELL\u2019ESPRESSIONE ARTISTICA<\/mark><\/strong><br>L\u2019introduzione massiccia nelle scuole della fotocopiatrice e di quella che io definisco \u201cdidattica per schede\u201d sta contribuendo all\u2019annullamento delle capacit\u00e0 artistiche dei ragazzi. Oggi, fin dalla scuola d\u2019infanzia, passando per le primarie, e giungendo alle secondarie, si fa un uso spropositato (direi quasi spregiudicato) delle fotocopie. Sono fotocopie di tutti i tipi: immagini in sequenza che devono essere ritagliate e ricomposte, disegni gi\u00e0 fatti da colorare, testi da completare con la parola, il numero o la frase giusta. Quelli che un tempo erano divertenti giochi, come ad esempio un labirinto da percorrere con la matita o piccole aree puntate da colorare per ottenere un\u2019immagine precisa, oggi sono divenuti una vera e propria ossessione dei bambini. Alcuni genitori mi hanno anche riferito dello stress subito dai figli quando anche al catechismo si sono ritrovati una scheda da colorare. Nella scheda fotocopiata da colorare c\u2019\u00e8 essenzialmente l\u2019uccisione della creativit\u00e0, soprattutto quando queste divengono gli unici momenti di espressione artistica del bambino. Dov\u2019\u00e8 finita l\u2019originalit\u00e0, la creativit\u00e0, l\u2019unicit\u00e0? Chiunque ha a che fare con una scuola dell\u2019infanzia capisce perfettamente se la strada che si sta percorrendo in quella scuola va nella direzione dell\u2019assassinio della creativit\u00e0: se c\u2019\u00e8 uno stress di questo genere. Basta osservare i prodotti artistici dei bambini appesi sui muri. Se ci troviamo di fronte a delle repliche, a delle clonazioni dello stesso disegno, \u00e8 sicuro che l\u00ec esiste il pericolo dello stress da fotocopia. Alle scuole primarie questo si capisce soprattutto dai quaderni. Fatevi dare da alcuni bambini i loro quaderni e apriteli. Ci si accorge subito se in quella classe viene incentivata l\u2019originalit\u00e0 dei bambini oppure si tende alla \u201cpedagogia della fotocopia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">DISEGNARE IN MANIERA ORIGINALE<\/mark><\/strong><br>L\u2019architetto, ecologista e artista Friedensreich Hundertwasser, nel 1949, a San Gimignano, dipinge I girasoli, un quadro volontariamente realizzato in maniera semplice. <br>Con quel dipinto vuol dimostrare (e ci riesce) che \u201ctutti possono dipingere\u201d. <br>\u00c8 importante porre i bambini e le bambine nelle condizioni di esprimersi al meglio, perch\u00e9 poi un giorno, anche da adulti, possano avere il piacere di dipingere. <br>Per questo bisogna fare un\u2019attenta ricerca sui materiali utilizzabili.<br>Il supporto su cui si disegna, sia esso cartoncino, legno, tela, cartone o fogli di carta \u00e8 fondamentale, come sono importanti gli strumenti e i materiali utilizzati nonch\u00e9 la loro qualit\u00e0: gessetti, pastelli, carboncini, chine, tempere, acquerelli, acrilici, oli, matite, pennelli e pennini possono essere di qualit\u00e0 diversissime. <br>Una buona attrezzatura costa sicuramente di pi\u00f9, ma se insegniamo ai bambini e alle bambini a curarla e conservarla bene, avranno sicuramente una durata non breve. <br>Col tempo la scelta di materiali di qualit\u00e0 si rivela un risparmio, oltre a essere una maniera per incentivare \u201cbuoni risultati\u201d nei lavori degli scolari. <br>Anche per noi adulti \u00e8 utile fare un itinerario d\u2019avvicinamento al disegno. <br>Aboliamo la gomma e il segno a matita che delimita il disegno e prendendo in mano qualsiasi strumento da disegno, lasciamo viaggiare liberamente la nostra mano. Non preoccupiamoci della resa. Se ci pu\u00f2 essere d\u2019aiuto pensiamo all\u2019esperienza di grandi artisti che hanno ripercorso l\u2019itinerario artistico dei bambini: Picasso, Mir\u00f2, Chagall, Kandinskj, Pollock, Baj\u2026 Passiamo per primi noi educatori e insegnanti attraverso quest\u2019esperienza e scopriremo cos\u00ec quanto sia inutile dire a un bambino: \u201cDovevi disegnare cos\u00ec&#8230;; ma guarda che hai sbagliato il colore&#8230;\u201d.<br> Ci verr\u00e0 poi spontaneo disegnare quanto ci \u00e8 attorno: case, monti, fiumi, alberi, persone, tramonti, sogni. \u00c8 il disegno dei luoghi di vita in cui siamo immersi.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-large-font-size\"><strong>Scrivono sulla PEDAGOGIA DELLA LUMACA\u2026sulle tracce di Gianfranco<br>Articolo di Federica Melucci<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>La vocazione di errare: il mestiere dei maestri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Camminare rischiara la mente,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>conforta il cuore e cura il corpo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Paolo Rumiz<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Fa che il tuo seme, qualunque esso sia,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>diventi sempre un piccolo, unico,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>straordinario giardino!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>I.C.Felline<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Errare <\/em>letteralmente significa <em>vagare, deviare, smarrirsi, andare qua e l\u00e0 senza direzione o meta certa.<\/em> Parole che oggi al sol pensiero spaventano, infatti come ci si pu\u00f2 perdere dove per ogni problema c\u2019\u00e8 una soluzione o un sostegno tecnologico che ci assiste, evitando ogni possibile errore o smarrimento? Come si pu\u00f2 solo pensare di avere tempo per perdersi visto che tutto \u00e8 scandito da agende fitte di impegni e dal momento che le nostre vite iperprogrammate si muovono dentro circuiti chiusi, monotoni e sempre uguali?<\/p>\n\n\n\n<p>E se ci\u00f2 dovesse capitare, la nostra scarsa abitudine al problem solving, ad assumerci rischi e ad andare oltre le nostre \u201csane\u201d abitudini, ci porterebbe ad andare facilmente in crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 il perdersi, l\u2019andare fuori oltre il noto, rappresenta e ha rappresentato per l\u2019uomo una necessit\u00e0 di fondamentale importanza.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo infatti, nei secoli, ha avuto una proficua curiosit\u00e0 per l\u2019ignoto, grazie alla quale ha ampliato i suoi riferimenti, i suoi confini, le sue competenze attive, offrendo a tutti noi, nuove generazioni, un bagaglio e un patrimonio di conoscenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne deduciamo che nei secoli il noto \u201ccogito ergo sum\u201d cartesiano si poteva tradurre anche in \u201cerro ergo sum\u201d: mi sbaglio, mi perdo, riformulo e scopro nuove soluzioni determinando cos\u00ec nuove esperienze e quindi conoscenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel sentimento di smarrimento e quell\u2019abitudine a correre i rischi che per noi sono cos\u00ec tanto nemici, hanno invece portato gli uomini antichi alla sopravvivenza e al loro perdurare nei secoli e sono stati da stimolo per la storia.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019errare dell\u2019uomo, il viaggio verso mete sconosciute, sbagliando o uscendo dal seminato, ha determinato la scoperta di nuove geografie, non solo del territorio ma anche antropologiche, dando cos\u00ec origine a quel mosaico, a quello scambio di occhi, bocche, nasi e pelle da cui deriviamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 ha avuto e ha tuttora delle conseguenze su di noi, sul nostro modo di essere e di agire e soprattutto su come alleviamo ed educhiamo i nostri piccoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 allora l\u2019errare, che \u00e8 un elemento cosi fondamentale per la conoscenza scientifica e per la vita di ognuno di noi, \u00e8 nel tempo diventato sinonimo di qualcosa di sbagliato da cui fuggire?<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole che esprimono i nostri pensieri possono, a volte, avere pi\u00f9 significati che ci aiutano a capire. Il verbo <em>errare<\/em> pu\u00f2 anche significare <em>sbagliare<\/em>, i<em>ngannarsi<\/em>, <em>commettere una colpa, peccare<\/em>. Ne deduciamo quindi che, nella storia, questa parola cos\u00ec preziosa ha assunto al contrario un\u2019accezione negativa, che ci \u00e8 stata inculcata come una preghiera. All\u2019errare \u00e8 stato associato un sentimento di vergogna, culturalmente indotto, che ci ha portato a crescere seguendo il mito della perfezione e della paura del giudizio altrui ma anche di quello interiore.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo allontanamento dal senso originario della parola potrebbe dipendere dal rapporto diffidente, quasi conflittuale, che abbiamo assunto nei confronti del CORPO, del sentire, spostando la nostra attenzione, i nostri sforzi, le nostre aspettative esclusivamente nei confronti della conoscenza e della cultura, del razionale, della mente e della performance, negando o dimenticando la voce del corpo e la sua libert\u00e0. Chi erra, chi si perde, chi sbaglia non \u00e8 all\u2019altezza, appartiene a coloro che non potranno raggiungere le alte vette della societ\u00e0: ecco dunque l\u2019intolleranza verso il diverso, il deviante, ecco l\u2019abbandono delle mani e del loro fare, dell\u2019artigianato, dei mestieri antichi non pi\u00f9 desiderabili socialmente, del dialetto, del corpo che invece abita e racconta il mondo, che fatica e produce, che si sporca di terra.<\/p>\n\n\n\n<p>La figura del maestro n\u2019\u00e8 stata fortemente condizionata diventando negli anni una figura autoritaria e selettiva e dimenticando il significato profondo dell\u2019educazione, l\u2019importanza dell\u2019epok\u00e8 e del fatto che ogni bambino arriva con una storia, un bagaglio di conoscenze ed \u00e8 solo esperendo, giocando e facendo che lui stesso diventa produttore di cultura e di pensiero. Cos\u00ec gli alunni sono diventati quei famosi vasi vuoti da riempire e tutto ci\u00f2 ha dato origine a una scuola per pochi, elitaria e non democratica che non sollecitava lo sviluppo intellettuale ma abituava a ripetere senza pensare, offrendo un pacchetto culturale gi\u00e0 prestabilito, creando persone mediocri, incapaci di riflettere e di avere un pensiero critico. Il grande assente ovviamente era il corpo, fatto che portava all\u2019inevitabile conseguenza di formare generazioni prive di senso pratico.<\/p>\n\n\n\n<p>Grandi pedagogisti e maestri hanno coraggiosamente scardinato questo sistema: Maria Montessori con il suo SIGNOR ERRORE, Gianni Rodari e il suo LIBRO DEGLI ERRORI e la GRAMMATICA DELLA FANTASIA, Mario Lodi e il suo CORREGGERE \u00e8 una RESPONSABILITA\u2019, Alberto Manzi e il suo FA QUEL CHE PUO\u2019, QUEL CHE NON PUO\u2019 NON FA. In ognuno di loro l\u2019errore \u00e8 diventato un\u2019opportunit\u00e0 da sperimentare con naturalezza per arrivare alla crescita intellettuale e umana del bambino, in una relazione di RECIPROCITA\u2019 dove l\u2019adulto fa un passo indietro (recus) e spinge avanti il bambino (procus).<\/p>\n\n\n\n<p>Gianfranco Zavalloni, che da tutti loro ha tratto ispirazione, riconosce nell\u2019errore una grande forza creatrice, c\u2019\u00e8 in lui una vera e propria vocazione per l\u2019errare che lo ha portato a dare VOCE all\u2019errore.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019errore \u00e8 generatore di nuove risposte, \u00e8 apertura a nuove strade, ci muove verso nuove soluzioni che aprono alla curiosit\u00e0, al pensiero originale e divergente.<\/p>\n\n\n\n<p>In Zavalloni l\u2019errore viene trasformato in uno strumento didattico fondamentale, divertente e ugualitario: tutti sbagliano, anche il maestro. L\u2019errore non \u00e8 pi\u00f9 strumento di umiliazione e di annientamento dell\u2019autostima ma, all\u2019opposto, un punto da cui partire per aggiustare il tiro o per inventare altro, in un\u2019ottica di non giudizio. Come nell\u2019<em>Esame dei bocciati<\/em>, dell\u2019amatissimo libro \u201cPippi Calzelunghe\u201d, Pippi offre a tutti i bimbi ritenuti inadeguati una seconda opportunit\u00e0 e lo fa creando una relazione di aiuto reciproco, divertente e coinvolgente, cos\u00ec anche in Zavalloni \u00e8 possibile fare scuola senza mortificazioni, senza fermarsi allo sguardo del momento, senza la necessit\u00e0 di etichettare, ma con la consapevolezza che la scuola pu\u00f2 e deve accompagnare tutti nel processo evolutivo di crescita, mettendo in luce i punti di forza di ognuno e cercando di stimolare il superamento delle difficolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Zavalloni fa un passo ulteriore. Crea infatti una sorta di crasi tra errore ed errare, cos\u00ec in ogni suo libro o testo troviamo pi\u00f9 riferimenti dove, a bene guardare, la passeggiata, la gita, la biciclettata, il viaggio diventano non solo un arricchimento dell\u2019offerta formativa della scuola e un\u2019abitudine distensiva e interessante, ma anche metafore di come vivere la scuola dentro: il passo incerto di uno diventa il passo incerto di tutti e, alla medesima maniera, la meta raggiunta da uno diventa la vittoria di tutti, in un insieme corale, cooperativo e non competitivo, dove l\u2019adulto aspetta, ma il bimbo pi\u00f9 veloce non perde tempo e contestualmente impara il rispetto della diversit\u00e0 che lo render\u00e0 un cittadino migliore, dotato di empatia e intelligenza emotiva.<\/p>\n\n\n\n<p>La strada \u00e8 la medesima, ma il bagaglio o i pesi non sono gli stessi, il maestro offre a tutti mezzi e attrezzatura, ma i bambini non sono tutti uguali ANZI sono tutti diversi. Ecco allora che entra in gioco l\u2019uso di tanti linguaggi per arrivare a dialogare con ognuno e a percorrere la strada senza troppi sassolini nella scarpa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei viaggi chiede di affinare il nostro guardare, di allenare lo sguardo e l\u2019ascolto, e allertare tutti i sensi, di vivere la bellezza della natura e l\u2019avventura; allo stesso modo ci dice che un buon maestro deve quotidianamente saper annusare l\u2019aria che tira in classe e saper virare anche dal programma o dalla lezione preparata se il momento e le circostanze lo richiedono, in un\u2019ottica di flessibilit\u00e0 e di ascolto dei bisogni, fino ad arrivare a gioire dell\u2019imprevisto, senza la paura di restare indietro rispetto alla propria tabella di marcia con la consapevolezza che serve TEMPO.<\/p>\n\n\n\n<p>Come in una camminata, anche a scuola, l\u2019impegno e la fatica non sono mai di uno ma di tutti, di chi guida e di chi viene guidato, e cos\u00ec i meriti. E\u2019 in questo sentire e in questa consapevolezza comune che si creano i legami e le amicizie, che l\u2019aria si fa leggera, che il passo e il respiro diventano unici e si riesce a ridere degli errori propri e altrui, ma non si deride e non si identifica l\u2019errore con l\u2019errante. Cos\u00ec l\u2019apprendimento, coinvolgendo la sfera affettiva, risulter\u00e0 pi\u00f9 efficace e duraturo.<\/p>\n\n\n\n<p>Suggerisce ai maestri e alle maestre di preparare la \u201cvaligia dell\u2019errore\u201d, piena di sorrisi, piena di domande e di tempo per rispiegare e riformulare nuove ipotesi, per attivare strategie didattiche di rallentamento.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa valigia, per i loro piccoli viaggiatori, i maestri e le maestre predisporranno anche esempi pratici, lavori e manufatti manuali, disegni, rime, poesie e canzoni per meglio ricordare, letture ad alta voce, esercizio, attenzione, pazienza, ci sar\u00e0 tempo per dialogare e per utilizzare linguaggi diversi. Ci saranno soprattutto giochi e momenti immersi all\u2019aria aperta a contatto con la natura, con il corpo che agisce e gioisce, per una scuola realmente capace di accogliere e motivare tutti, per una scuola che sia un concentrato di esperienze significative, per una scuola dove i bambini vadano volentieri, per una scuola-comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tratto da I quaderni della lumaca errare<\/p>\n\n\n\n<p> Fulmino Ed. 2019<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:21px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\">Per chi desidera leggere i libri pu\u00f2 contattare <a href=\"http:\/\/www.emi.it\/\">www.emi.it<\/a> oppure acquistarli nelle librerie italiane.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:42px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-accent-2-color has-text-color has-larger-font-size\"><strong>CALLIGRAFIA<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/pennino.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 pennino.jpg\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><mark>Scarica il progetto e la traccia della Conferenzaper enti e gentori<\/mark> | <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/PenninoeComputer.pdf\" target=\"_blank\">PENNINO E COMPUTER<\/a><\/strong><br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<div style=\"height:62px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Assaggi di Articoli scritti da Gianfranco Per una scuola lenta e nonviolenta Tratto da LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA28 novembre 2008 di zavallonigianfranco A scuola di &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/94"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=94"}],"version-history":[{"count":34,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/94\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1658,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/94\/revisions\/1658"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=94"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}