{"id":92,"date":"2021-10-19T11:50:03","date_gmt":"2021-10-19T09:50:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/?page_id=92"},"modified":"2023-05-25T18:23:18","modified_gmt":"2023-05-25T16:23:18","slug":"i-suoi-maestri","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/i-suoi-maestri\/","title":{"rendered":"I Suoi Maestri"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/biografie1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-557 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/biografie1.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/biografie1-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/biografie1-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p style=\"font-size:17px\"><em>Questa pagina nasce con l&#8217;intento di far conoscerele storie di persone che hanno lasciato (o stanno lasciando) una tracciasia attraverso esperienze dirette, che attraverso le parole scritte.<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:17px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Carlo Doglio<\/mark><\/strong><br>un maestro all&#8217;universit\u00e0<\/h3>\n\n\n\n<p>L&#8217;esperienza didattica \u00e8 di per se unica. <br>Ognuno di noi ha ricordi, esperienze vissute, momenti di vita scolastica da poter narrare. <br>Gli insegnanti dovrebbero prendere l&#8217;abitudine di appuntarsi il lavoro fatto su un quaderno o un diario.<br> E dovrebbero, a mio parere, far fruttare questa esperienza per se stessi e per gli altri. <br>Anche questo \u00e8 un aspetto importante dell&#8217;insegnare. <br>In Italia abbiamo pochissimi esempi di didattica narrata e documentata. <br>Nella mia esperienza di studente-allievo devo confessare di essere stato molto fortunato. <br>Soprattutto nella mia ultima esperienza scolastica, quella universitaria. All&#8217;universit\u00e0 di Bologna ho conosciuto un vero maestro, Carlo Doglio. <\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/cafrlodoglio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-562 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/cafrlodoglio.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/cafrlodoglio-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/cafrlodoglio-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Era il mio professore di Pianificazione e organizzazione territoriale e nel suo far lezione \u00e9 riuscito a darmi gli elementi essenziali per capire cos&#8217;\u00e8 una scuola. <br>Vorrei qui riassumerli e comparteciparli con chi, prima o poi, legger\u00e0 queste note.<br><strong><br>\u00c8 maestro colui che sa creare legami<\/strong><br>Carlo Doglio aveva reso obbligatoria la frequenza alle sue lezioni. In una epoca in cui spesso ci si accingeva alla sessione di esame avendo solo letto sui libri, Doglio aveva chiarissimo la distinzione fra maestro e libro di testo. Un libro per quanto esauriente possa essere non potr\u00e0 mai divenire maestro.Il libro \u00e8 certamente uno degli strumenti fondamentali per documentare, per comunicare, per far riflettere, per informare e formare. Ma non c&#8217;\u00e8 libro che possa sostituire la persona. E non c&#8217;\u00e8 lettura che possa sostituire la relazione umana che comunica un vissuto, una esperienza. Per crescere educativamente bisogna creare relazioni, comunicare con i gesti, la parola, gli sguardi, gli umori, i sapori, gli odori, le mani, il tempo. Per questo Carlo Doglio ci voleva presenti e vivi. Ma anche lui era presente, vivo e attivo. Ricordo con grande emozione le volte che per discutere e leggere le prime bozze della tesi di laurea veniva a casa mia. Con grande umilt\u00e0 saliva sul locale che da Bologna lo conduceva e Cesena e qui lo vedevo apparire sulla banchina del secondo binario, sempre accompagnato dal suo tascapane di cotone verde. Poi a casa mia si discuteva di tecnologie appropriate e di Per\u00f9 (erano gli argomenti della mia tesi) e lui insisteva perch\u00e9 parlassi soprattutto di me, delle mie esperienze di vita, delle mie impressioni, delle mie idee. E insieme si concludeva a tavola, con i miei genitori, attorno ad un piatto di erbe e piadina romagnola. Aveva creato un legame. E, da buon maestro, questo legame unico lo sapeva creare con tutti gli studenti, soprattutto con coloro che seguiva nell&#8217;avventura della tesi. L&#8217;ultima volta che ho visto Carlo \u00e8 stato il giorno del mio matrimonio. Non volevo che mancasse, lui mio maestro e amico, in un momento di grande gioia quale \u00e8 stato per me quel giorno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 maestro colui che sa farti vedere gli orizzonti verso cui inoltrarti<\/strong><br>Le lezioni che Carlo Doglio teneva presso la facolt\u00e0 di Discipline Arti Musica Spettacolo (DAMS) di Bologna e da noi frequentate non vedevano un unico professore. Per sua scelta aveva voluto che su un tema cos\u00ec controverso qual \u00e8 quello della Pianificazione territoriale non ci fosse un unico punto di vista. Lui anarchico, libertario, nonviolento, aveva voluto accanto l&#8217;allora assessore comunista all&#8217;urbanistica del Comune di Bologna, il professore PierLuigi Cervellati. Facevano lezione alternandosi nel dialogo, nella esposizione e nella conversazione. Sullo stesso argomento emergevano, cos\u00ec, quasi sempre, due punti di vista. Ma non erano i soli. C&#8217;erano anche i rispettivi assistenti, sempre presenti e sempre stimolati ad intervenire. E&#8217; vero maestro non colui che ti dice qual \u00e8 la strada da percorrere, ma colui che ti apre gli occhi e ti fa vedere le tante strade sulle quali tu puoi liberamente inoltrarti.<br><strong><br>\u00c8 maestro colui che sa percorre insieme a te un tratto di strada e si siede alla mensa accanto a te<\/strong><br>Carlo Doglio ci portava in strada. Lui professore di Pianificazione territoriale aveva colto l&#8217;importanza del far esperienza concreta. Sapeva perfettamente che dai libri si apprende in maniera mediata, non diretta. Cos\u00ec ci ha fatto conoscere una Bologna che forse nemmeno la quasi totalit\u00e0 dei bolognesi conosce: la Bologna delle acque, dei canali che passano in mezzo alla citt\u00e0, in buona parte cementati e tombinati, ma ancora in parte &#8220;a cielo aperto&#8221;. Carlo ci conduceva la dove esistevano ancora squarci di canali in quella che, grazie alla presenza di tanta acqua, divenne la prima citt\u00e0 industriale d&#8217;Europa. E poi la bolognina, uno dei primi quartieri popolari pianificati secondo criteri di vivibilit\u00e0. Si andava insieme, camminando per strada, soffermandoci per ascoltare commenti, per far domande, per vedere meglio un dettaglio, gli ambienti, le case, il verde. E poi, insieme, si andava al convivio. C&#8217;erano i prati di Mugnano, sull&#8217;Appennino bolognese, con la trattoria agrituristica. Non era goliardia. Era la pedagogia della strada e della tavola. Banalit\u00e0? Sciocchezze?!! Riflettiamo per un attimo alla pedagogia di Ges\u00f9 Cristo. Non era forse stata, anche la sua, una pedagogia della strada e della tavola? Cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 conviviale della strada e della mensa?<br><br><strong>E gli esami ?<\/strong><br>Qualcuno si sar\u00e0 sicuramente gi\u00e0 chiesto: si ma poi all&#8217;esame, cosa avete fatto? Non abbiamo sostenuto un esame classico, cio\u00e9 una interrogazione fatta a domande e risposte. L&#8217;esame \u00e8 consistito nella recensione di tre libri a scelta fra quelli consigliati per quella materia. Devo confessare che nel fare quelle &#8220;recensioni&#8221; ho provato per la prima volta una grande difficolt\u00e0, ma anche un grande piacere. Il piacere di chi non \u00e8 chiamato solo a conoscere e a ripetere il pensiero e le opinioni di altri, ma ad esprimere un proprio, personale, individuale pensiero e\/o giudizio. Doglio \u00e8 stato davvero un educatore, ha cio\u00e9 aiutato ciascun allievo a venir fuori, ad emergere nelle proprie potenzialit\u00e0.<br><em><strong>Grazie maestro Carlo.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/moroni.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-574 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/moroni.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/moroni-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/moroni-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\">lettera in memoria del maestro <mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Federico Moroni<\/mark><\/h2>\n\n\n\n<p>La scuola riminese \u00e8 ricca di esperienze didattiche di alto valore pedagogico. Sono esperienze che nascono dall&#8217;incontro di allievi con persone di grande spessore culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui la scuola, \u00e8 qui l&#8217;essere veramente maestri. C&#8217;\u00e8 un proverbio antico che dice: un vecchio che muore \u00e8 come una biblioteca che brucia. La morte di un maestro \u00e8 da questo punto di vista paragonabile all&#8217;incendio devastante di una &#8220;biblioteca pedagogica&#8221;.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:19px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Sono questi i pensieri che ho avuto in questi giorni, leggendo della morte del Maestro Federico Moroni di Santarcangelo. Non ho mai conosciuto personalmente il maestro Moroni; ne ho sentito sempre parlare da amici. Ho avuto fra le mani una rara copia del suo Arte per nulla (poi Arte per gioco) delle Edizioni Calderini.<br>Il valore pedagogico della esperienza di scuola del maestro di Santarcangelo \u00e8 ben sintetizzato nella pagina del Corriere di Romagna uscita il giorno del suo funerale, avvenuto mercoled\u00ec 26.07.2000 scorso.<br>Sono amareggiato per la poca attenzione che la pedagogia cosiddetta ufficiale riserva ad esperienze come quella di Moroni. <br>Eppure sono queste le vere leve del cambiamento in positivo della scuola.<br>La scuola dell&#8217;autonomia, che entrer\u00e0 a regime dal primo di settembre, ha il dovere morale di far memoria e divulgare queste delle proprie esperienze didattiche. <br>E&#8217; questa la pedagogia pi\u00f9 viva pi\u00f9 vera, quella pi\u00f9 significativa.<br>Ma auguro che il Comune di Santarcangelo, in collaborazione con le istituzioni scolastiche e gli enti locali della provincia di Rimini, prosegua il lavoro fatto in occasione dell&#8217;iniziativa &#8220;Arte per nulla&#8230;&#8221; realizzata in quel di Santarcangelo dal 26 al 29 settembre 97 e cos\u00ec ben documentata nel libro La scuola di Bornaccino a cura di Pier Angelo Fontana (ed. Maggioli, RN).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n\n\n\n<p>Prendendo servizio il 1 settembre del 2.000 presso l&#8217;Istituto Comprensivo Statale di Pennabilli (Pesaro Urbino), ho inviato alla scuola di Rimini questo cordiale e sincero ringraziamento, per un anno fecondo vissuto insieme a colleghi, docenti e bambini.<br>il direttore didattico Gianfranco dottor Zavalloni<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Mario Lodi<\/mark>, maestro della Repubblica Italia<\/h2>\n\n\n\n<p>In Italia, chi ha a che fare con la scuola non pu\u00f2 non fare i conti con Mario Lodi e i suoi 90 anni. Ci\u00f2 significa che, esclusi i periodi di formazione (l\u2019infanzia e la giovinezza), Mario Lodi accompagna la scuola d\u2019Italia da circa 70 anni. \u00c8 la scuola nata dopo l\u2019esperienza del \u201cregime\u201d, che pretendeva dagli insegnanti il giuramento al Re e al Duce. La scuola che aveva il libro di testo unico: sfogliare oggi quei testi ci si rende conto come tutto mirava alla esaltazione del fascismo e come l\u2019apologia sfociava poi nel ridicolo.<br>La scuola che pretendeva tutte quelle azioni propedeutiche alla guerra (il sabato fascista, i balilla, la GIL, giovent\u00f9 italiana del littorio..).<br><\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/lodi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-581 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/lodi.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/lodi-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/lodi-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:19px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Lodi, cresciuto da bambino in quel clima, \u00e8 invece della generazione dei maestri del secondo dopoguerra.<br>La generazione di maestri come don Milani, Alberto Manzi, Loris Malaguzzi, Gianni Rodari, Maria Maltoni, Margherita Zoebli, Federico Moroni e naturalmente delle migliaia di maestre e di maestri \u201cignoti\u201d. Sono loro che inventano giorno dopo giorno la scuola democratica della repubblica italiana.&nbsp; Siamo tutti debitori &#8211; quindi &#8211; a Mario Lodi, che il 17 febbraio 2012 soffia su 90 candeline.&nbsp;<br>E voglio dire grazie a Mario per la responsabilit\u00e0 che si \u00e8 assunto e che ha saputo condividere.<br>Cito solo alcuni passaggi del suo \u201cfare il maestro\u201d che ritengo significativi:<br>Padre della Costituzione&nbsp;&#8211; Generalmente noi definiamo \u201cpadri della costituzione\u201d coloro che, facendo parte della assemblea costituente, hanno steso tutti gli articoli della costituzione italiana.&nbsp;Ma credo siano padri della costituzione anche coloro che hanno sperimentato, coi bimbi e le bimbe, la capacit\u00e0 di condividere regole comuni e l\u2019assunzione di impegni e responsabilit\u00e0. La costituzione non la si impara solo da adulti, quando se ne capiscono intellettualmente tutti gli articoli. La costituzione la si vive fin da piccoli, nella comunit\u00e0 di cui facciamo parte. La costituzione \u00e8 per bimbi e bimbe anche nel loro modo di giocare e di studiare.&nbsp;&nbsp;<br>Promotore di movimento&nbsp;&#8211; \u201cNessuno nasce imparato\u201d\u2026 espressione non corretta dal punto di vista grammaticale, ma che esprime molto bene l\u2019atteggiamento da tenere nei confronti di qualsiasi mestiere. Essere e fare i maestri dopo un ventennio di regime non era facile. Mario ha capito che non poteva essere un mestiere \u201csolitario\u201d, da vivere in \u201cisolamento\u201d. E cos\u00ec, ispirato anche da Celestino Freinet, ha contribuito alla nascita del Movimento di Cooperazione Educativa. Una delle associazioni in cui gli insegnanti si confrontano, fanno ricerca, crescono insieme. Quando Mario Lodi era segretario nazionale dell\u2019MCE si raggiunse il massimo dei suoi iscritti, circa 6.000. Per un insegnante, condividere insieme ai colleghi le ansie, le difficolt\u00e0 e i sogni \u00e8 &#8211; direi &#8211; vitale.&nbsp;&nbsp;<br>Vivere in comunit\u00e0&nbsp;&#8211; Per Mario Lodi la classe non \u00e8 un luogo in cui il maestro va per trasmettere il suo sapere agli allievi. La concezione dell\u2019uomo che ha Mario Lodi \u00e8 quella \u201cmutualistica\u201d, quella \u201ccooperativa\u201d. Si impara insieme, si fa ricerca, si vive in comunit\u00e0. La scuola diviene allora un laboratorio in cui la comunit\u00e0 collabora e dove ognuno mette la sua parte, assumendosi le proprie responsabilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Documentare, stampare e divulgare&nbsp;&#8211; Uno degli aspetti significativi della \u201critrovata libert\u00e0\u201d, su ispirazione di Freinet, \u00e8 la tipografia a scuola. I ragazzi di Vho (dove Lodi ha trascorso la maggior parte del suo periodo da maestro) imparano insieme a lui a produrre testi poetici, ricerche, articoli, lettere. Dall\u2019altra parte degli Appennini, nello stesso periodo, anche i ragazzi di Barbiana sperimentano questa avventura, che \u00e8 ,prima di tutto \u201cdominare la parola\u201d. Ma non solo. Questa conquistata libert\u00e0 anche da parte degli studenti, si trasforma in \u201cdocumentazione\u201d condivisa. \u00c8 cos\u00ec che oggi, grazie anche alla sensibilit\u00e0 di editori come Einaudi, della esperienza di \u201cMario Lodi maestro\u201d noi possediamo un ampio scaffale di libri, ricerche e mostre. Materiali che generalmente le nostre scuole perdono ma che Lodi, invece, ha saputo valorizzare e divulgare.<br>Grazie Mario e soprattutto \u201cbuon compleanno!\u201d.<br>Gianfranco Zavalloni . Cesena febbrio 2012<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>da una lettera che Mario mi ha inviato venerd\u00ec 30 agosto 2000 ore 21:20:48<\/strong><br>From: &#8220;Casa delle arti e del gioco&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Caro Zavalloni, ho visto insieme a Luciana Bertinato il tuo sito. Complimenti! E ho visto Tinin e Giovanni Catti, cari amici. Accetto la collaborazione e spero dia buoni risultati. Il 9 settembre, dalle ore 9 alle 18, nella nostra sede di Drizzona terremo la terza giornata di studio sui libri per i bambini, con questo programma: Relazioni. Il Corriere dei piccoli va alla guerra (Yuri Meda). Libri della paura o del coraggio? (Mario Lodi). Libri belli (Roberto Lanterio). Ragazzi in biblioteca (Irina Gerosa). Gruppi di lavoro: Fare libri a scuola. Libri scritti dai bambini. I bambini giudicano i libri. Animazione del libro. Se potrai venire ci farai piacere. Di Federico Moroni ricordo il suo bellisimo libro, che non ho pi\u00f9: &#8220;Arte per nulla&#8221;. Era un maestro che desideravo conoscere ma non mi \u00e8 mai capitata l&#8217;occasione. E ora un consiglio: se puoi, torna alla scuola dell&#8217;infanzia: Cordiali saluti. Mario Lodi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/papetti.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-590 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/papetti.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/papetti-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/papetti-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Mastro Nocciola, ovvero <mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">ROBERTO PAPETTI<\/mark><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>La lucertola: un laboratorio di idee e di abilit\u00e0 manuali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un luogo, a Ravenna, che da almeno due generazioni i bambini della citt\u00e0 portano dentro nel loro vissuto personale. <br>E\u2019 <strong>il centro La Lucertola<\/strong>, una realt\u00e0 che si autodefinisce laboratorio di \u201cGioco Natura Creativit\u00e0\u201d. <br>E come tutti i luoghi particolari e un po\u2019 speciali, questo centro ha un\u2019anima originale: Roberto Papetti, un animatore del Comune di Ravenna che oggi coordina tutte le attivit\u00e0 che La Lucertola promuove. <br><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Educazione ambientale, gioco, arte e paesaggio, diritti dei bambini e, perch\u00e9 no, educazione alla pace.<br>Sono i temi che Roberto Papetti affronta attraverso laboratori formativi, i laboratori scolastici, e le iniziative rivolte sia ai bambini che alle scuole, come sono ad esempio le feste pubbliche e le pubblicazioni. Roberto ha per\u00f2 una particolarit\u00e0: non spiega il gioco, non parla di l&#8217;ecologia e di arte, ma lavora per il gioco e costruendo giocattoli, gioca facendo vivere l\u2019ecologia nel concreto, produce e stimola i ragazzi a produrre arte. Non \u00e8 un educazione agli alunni ma con gli alunni. In ambito educativo ecologia ed ambiente non sono quindi limitati ad una consapevolezza di dati biologici e geografici, ma \u00e8 piuttosto il vivere e capire le relazioni tra comportamenti umani ed ecosistemi, responsabilit\u00e0 e difesa di ogni organismo vivente. Vivere il gioco, poi, non \u00e8 solo per Papetti, difesa di un diritto negato ma riconquista di spazi, tempi di gioco, strumenti e ripresa di una tradizione. In ambito artistico, l&#8217;arte non solo come consapevolezza di giacimenti storico-culturali ma ricerca di una estetica del vivere che nasca dalle emozioni degli incontri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Laboratorio delle abilit\u00e0 manuali<\/strong><br>Il fulcro della Lucertola \u00e8 comunque il laboratorio delle abilit\u00e0 manuali il luogo in cui Roberto accoglie i bambini e i ragazzi per ricercare insieme l\u2019utilizzo dei materiali, la riscoperta dell\u2019importanza dell\u2019uso delle mani e dei sensi , l\u2019intelligenza creativa. \u00c8 qui che nascono giocattoli con i materiali naturali come lo schiopetto, il bilboquette, le gli animali con le ghiande e le noci o con materiali di recupero, come le vecchie cassette da frutta di legno. E cos\u00ec, entrando alla Lucertola noi troviamo giocattoli scientifici, giocattoli che servono per fare musica, giocattoli della tradizione popolare, giocattoli etnici da tutto il mondo, giocattoli rompicapo e giocattoli a percorso labirintico, giocattoli-mobil che si appendono e si bilanciano. Tutti questi rigorosamente autocostruiti. E poi ci sono anche collezioni e le raccolte di tutti i generi, come ad esempio i fischietti o le mitiche biglie. Roberto ha per queste una particolare predilezione: ha scritto l\u2019unico libro in Italia e ha fondato la Universit\u00e0 delle Bilie, di cui \u00e8 rettore.<br>L\u2019esposizione di tutti questi giocattoli, messi in bella vista e usati dai bambini, sono un vero e proprio museo vico: il Museo delle idee come da un po\u2019 di tempo a questa parte viene definito. Il centro \u00e8 anche attrezzato di un\u2019aula di microscopia, di una biblioteca e di alcune raccolte naturalistiche (ad esempio i nidi di uccelli) e acquari.<\/p>\n\n\n\n<p>Guarda |  <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=GMNINIM2YqE\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Un video su Roberto Papetti e l&#8217;arte di costruire giocattoli<\/a> <br>Guarda | <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=TpmoBOMaLW0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">I mulini di Roberto Papetti<\/a> della Regista Sandra Degiuli<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Michele Massarelli<\/mark>, un maestro\u2026<\/h2>\n\n\n\n<p>Ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare Massarelli e voglio ricordarlo per alcuni fatti e atteggiamenti, per i quali posso (e possiamo!) dire di avere in Michele un maestro.<\/p>\n\n\n\n<p>La memoria, le date. Michele era una persona che difficilmente dimenticava le date importanti e significative. Spesso era protagonista di anniversari, di date importanti, significativamente legate a persone. Erano spesso persone, famose o sconosciute, che la storia dei grandi aveva sconfitto. Michele era esperto nel \u201ccommemorare\u201d (far memoria insieme), mai banale, capace di mettersi dentro le situazione e \u201cricordare\u201d, cio\u00e8 riportare al cuore.<\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/massarelli.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-599 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/massarelli.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/massarelli-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/massarelli-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:17px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Il suo grande rispetto per chiunque (e sullo stile di Gandhi anche per coloro contro i quali si esprimeva) lo rendeva capace di essere con grande dignit\u00e0 in qualsiasi situazione. Voglio ricordarlo il 13 di giugno del 2001, alla Acquarola, durante la messa alla Cappella di Sant\u2019Antonio da Padova. Ad un certo punto della cerimonia Don Giorgio chiede a Michele di parlare. Lui, laico, interviene durante una cerimonia religiosa e solennemente esprime il suo grande spirito comunitario. Quello spirito che lo fa sentire di appartenere anche a quella comunit\u00e0 insieme alla quale (come ha fatto negli anni in tanti luoghi) aveva ricostruito il tempietto.<br>E a proposito di date vorrei ricordare a tutti che Michele ci ha lasciato in un giorno-ricorrenza (purtroppo!) triste della storia laica e religiosa italiana. L\u201911 febbraio \u00e8 infatti l\u2019anniversario del concordato del \u201829 e dell\u201984. Penso a questa data&#8230; come ad un invito di Michele ad una vera laicit\u00e0 della Repubblica Italiana e ad un bisogno, per chi \u00e8 credente, di ritrovare una fede ancorata non nel potere, ma nella dignitosa povert\u00e0.<br>Bandiera bianca. Michele amava <a href=\"http:\/\/www.sorrivoli.it\/\">Sorrivoli<\/a>&#8230;e lo pensava come un luogo \u201csimbolo di pace\u201d. Per questo, ripetutamente, in maniera originale, pensava alla torre del castello, come punto in cui issare la bandiera simbolo della pace. Una bandiera bianca. Lui che aveva fondato la Lega Disarmo Unilaterale, che per primo, a Cesena, aveva promosso il <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/\">Servizio Civile degli Obiettori di Coscienza<\/a> e l\u2019Obiezione Fiscale alle Spese Militari, pensava alla pace con un simbolo anticonformista: la bandiera bianca che viene issata in segno di resa, per far terminare la battaglia. Il simbolo dei deboli, dei perdenti. Potremmo ricordarlo issando davvero quella bandiera.<br>Il potere. Michele e il potere \u00e8 come dire \u201cil bambino e il r\u00e8\u201d. Quel bambino che ad un certo punto contro il tacito consenso ha il coraggio di dire che il r\u00e8 \u00e8 nudo. Michele aveva il coraggio di indignarsi. Abbiamo parlato di questo le ultime volte che ci siamo incontrati. Di fronte a fatti che suscitavano indignazione Michele metteva mano alla sua macchina da scrivere&#8230; ed esprimeva per iscritto (e lo ha sempre fatto anche a voce!) la sua parola di dissenso, la sua obiezione. La fermezza della coscienza&#8230; prima di tutto. Come Aldo Capitini, come <a href=\"http:\/\/www.barbiana.it\/\">Don Milani<\/a>. Era il suo modo di esprimere l\u2019obbligo morale e civile di indignarsi di fronte ai pi\u00f9 o meno evidenti abusi, alle ingiustizie perpetrate nei confronti dei uomini e dei luoghi; per i quale usava spesso il termine \u201cterricidio\u201d. Per questa sua franchezza era temuto dai politici locali, che di lui in fondo avevano paura. L\u2019ho avrei voluto sindaco di Cesena. Lui sorrideva, ironizzava, sapeva nel suo intimo che la grandezza morale e la sua grande idealit\u00e0 lo poneva al di fuori da ogni confronto con gli \u201camministratori pubblici manager\u201d, come tanto va di moda oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiunque &#8211; con cariche politiche importanti &#8211; prender\u00e0 la parola per ricordare Michele, nelle prossime settimane dovrebbe, a mio parere, iniziare con un piccolo ma significativo gesto: chiedere scusa. Chiedere scusa a Michele per averlo cos\u00ec poco ascoltato, per averlo in un certo senso tante volte snobbato, per non avergli affidato il ruolo che dignitosamente meritava.<br>E\u2019 vero di ogni uomo e di ogni donna ma di Michele in particolare: \u201cuna settimana fa s\u2019\u00e8 bruciata una biblioteca vivente!\u201d.<br>16 febbraio 2002<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:46% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/calderoni.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-605 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/calderoni.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/calderoni-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/calderoni-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\">GLI AQUILONI di <mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Medio Calderoni<\/mark><\/h2>\n\n\n\n<p>Sono tanti gli artigiani nelle citt\u00e0 di provincia che passano una vita dentro antri odorosi costruendo con perizia ed amore oggetti d&#8217;ogni genere e degni d&#8217;attenzione e di lode. Tra questi, nella citt\u00e0 di Ravenna, Medio Calderoni, il &#8220;tappezziere&#8221; si distingue per un invasamento creativo, un furore giocoso e allegro che ha accompagnato fino alla vecchiaia il suo lavoro: costruire e far volare aquiloni.<br>Ora che \u00e8 in pensione, nello scantinato di un modesto palazzo di periferia, ancora aggiusta divani per far quadrare i bilanci e ancora con diletto costruisce variopinti oggetti volanti.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:12px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Sui muri del suo laboratorio, ancora come un tempo, campionari di stoffe, telai di sedie e divani appesi a ganci, la fedele macchina da cucire, immagini di belt\u00e0 femminile, foto d&#8217;aquiloni e foto d&#8217;amici, locandine di feste e tanti oggetti in misterioso disordine come in un atelier d&#8217;artista scapigliato. Le cose pi\u00f9 vecchie odorano di quella polvere sospesa sulle vecchie ragnatele, che non si devono togliere perch\u00e9 le tessiture dei ragni portano fortuna. Nuovi aquiloni sono bellamente posati su alti ripiani, i modelli gi\u00e0 collaudati sono parcheggiati in altri luoghi regalati a bambini o a qualche sperduto museo del mondo. Ha una venerabile et\u00e0, ma gli ottantaquattro anni non diminuiscono lo slancio n\u00e9 la laboriosa ingegnosit\u00e0 che va oltre l&#8217;abilit\u00e0 manuale. Medio \u00e8 infatti un affabutatore capace di ammaliare con trovate narrative le orecchie pi\u00f9 sorde e meno abituate al rito dell&#8217;ascoltare. Pu\u00f2 capitare di assistere allo show narrativo di Medio che racconta ad una signora le imprese aquilonistiche pi\u00f9 recenti che si tramutano per qualche passaggio intertestuale in ricordi di una vecchia moto avuta in giovent\u00f9, e a quella volta che incontr\u00f2 la sua moglie veneta in un piccolo paesino non si sa dove e ancora.<br>Dalle sue mani escono con grande facilit\u00e0 creativa vascelli, farfalle, aerei, uccelli dalle grandi ali e incantevoli piccoli aquiloni ritoccati da minuti elementi decorativi. Caratteristica subito appariscente del suo lavorare \u00e8 il rifiuto, bonario peraltro, cio\u00e9 non avvelenato da rancore, o d&#8217;ogni tecnicismo esasperato. Non usa tessuti sintetici, telai in lega super leggera, e lontano anche solo dal pensare di programmare modellistiche di volo su basi ingegneristiche. Disegna su una vecchia agenda le sue idee; da questi bozzetti gi\u00e0 vede e intuisce le possibilit\u00e0 realizzative, le eventuali modifiche, l&#8217;estensione e gli sviluppi realizzativi. Come i bravi costruttori di giocattoli naturali, sa che si deve raccogliere per tempo, nella stagione dovuta i materiali da utilizzare per costruire. Conosce ogni angolo attorno alla sua casa, mappa il territorio censendo i luoghi dove sa di trovare ci\u00f2 che serve. Usa canne palustri e di fiume che raccoglie sui rivoli e nei fossi. Le taglia con il suo fedele coltello, le seleziona con cura e quando sono asciutte e secche, le seziona in listelle. Per modellarle, le scalda sulla fiamma di un fornello a gas, perch\u00e9 caratteristica dei suoi modelli \u00e8 la forma ben plasmata, come una scultura. Crea rotondit\u00e0, strutture a rete, angoli di presa del vento, superfici di utilizzo del vento. Preferisce tipi di colla diversi in funzione dei diversi significati d&#8217;uso dei materiali; per scaldare gli snodi, colla vinavil, per gli angoli di presa e di massimo sforzo strutturale il bostik, per impastare la carta, colle viniliche o d&#8217;acqua e farina. Risolve con sapienza intuitiva arditi problemi aerodinamici, ogni modello necessita soluzioni inventive diversificate; una nave sar\u00e0 imbrigliata al pennone, un&#8217;oca selvatica sotto la struttura tubolare della pancia, la ruota gira tra le ali a forma di deltaplano.<br>Alcuni tra questi modelli sono riconosciuti come tra i pi\u00f9 originali e innovativi tra quelli creati in tutto il mondo. Per questa ragione \u00e8 conosciuto in tutto il mondo un &#8220;maestro&#8221;; \u00e8 inoltre uno dei fondatori della benemerita &#8220;CERVIA VOLANTE&#8221;, associazione di aquilonisti italiani. In Norvegia, dove \u00e8 stato invitato per un incontro tra grandi aquilonisti, ha involato la sua famosissima Nave Vichinga suscitando l&#8217;entusiasmo e la compiaciuta riconoscenza di appassionati maestri giapponesi e americani. Ma Medio Calderoni \u00e8 persona di squisita disponibilit\u00e0, sempre pronto a stare con i bambini e volentieri partecipa a meeting, festival, raduni, costruendo per tutti piccoli e simpatici modelli.<br>Bravura, allegria, disponibilit\u00e0: ecco i doni di questo signore che ama gli aquiloni e rende pi\u00f9 leggero il mondo e pi\u00f9 sopportabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Roberto Papetti<br>Centro Gioco-Ecologia &#8220;La Lucertola&#8221;RAVENNA<br><\/p>\n\n\n\n<p>Il sito dedicato a <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.medioeisuoiaquiloni.it\/\" target=\"_blank\">MEDIO CALDERONI<\/a> | Un <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/profile?user=zavallonigianfranco#p\/u\/0\/hAx182DAsRI\" target=\"_blank\">PICCOLO VIDEOCLIP su MEDIO<\/a> che gli feci poco prima di morire<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ci ha lasciato <mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Ivan Illich<\/mark><br>non possiamo dimenticare le sue provocazioni!<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Ivan Illich addio! <br>Il 3 dicembre 2002 a Brema in Germania \u00e8 morto Ivan Illich.<br>E&#8217; una notizia che mi ha colpito profondamente per la stima, l&#8217;affetto, la venerazione che provavo per il p\u00ec\u00f9 grande demolitore di miti del nostro tempo. Tutti quelli che in giro per il mondo hanno pensato di rinnovare in meglio, da qualche parte e in qualche modo, la societ\u00e0 nella quale viviamo non possono non aver letto i suoi libri o ascoltato le sue parole che non ti facevano distrarre neanche per un secondo<\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/lilich.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-617 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/lilich.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/lilich-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/lilich-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:13px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Lo ricordo l&#8217;estate dell&#8217;anno scorso a San Rossore al Glocal Forum di Martini ( sia benedetto per aver fatto di tutto per portarlo fin l\u00ec) che timidamente diceva rivolto all&#8217;arcivescovo di Pisa:-Noi qu\u00ec oggi non possiamo non riflettere da dove venga il concetto di &#8220;globale&#8221;: ecumenico, chatolicos, universale&#8230;.Dobbiamo rileggere Gandhi e disobbedire alle istituzioni, agli ordini professionali che ci dicono come fare i bagni, le case, le scuole, come curarsi.Dobbiamo ritardare gli ordini di Bruxelles, i brevetti sui semi e su tutte le forme viventi ammesse ad essere brevettate. Resistenza passiva a Prodi.- Ci siamo salutati l\u00ec, fugacemente, doveva ritirarsi per prendere i calmanti per la malattia che da dieci anni devastava una delle facce pi\u00f9 belle del pianeta.Non credo ci sia bisogno di precisare che ero andato fin l\u00ec con Daniele di corsa, per vedere lui, per ascoltarlo ancora una volta.Ho il rimpianto di non aver fatto in tempo a ricevere le risposte alle mie domande su Dio. Addio Ivan, ci rivedremo un giorno se il Signore unico di Abramo, Isacco e Giacobbe sar\u00e0 d&#8217;accordo. I tuoi amici della cooperativa Alce Nero, dopo Lanza del Vasto, Alex Langer, e Sergio Quinzio ora hanno perduto anche te, e siamo sempre pi\u00f9 soli.<br>Gino Girolomoni (fondatore della 1\u00b0 Cooperativa Biologica in Italia, Alce Nero).<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:18px\"><strong>Intervista ad Ivan Illich<\/strong><br><em>{tratta da <\/em><strong>L&#8217;Inventario della Fierucola<\/strong><em>, N\u0192 21\/22, agosto 2002}<\/em><br>Queste domande sono state inviate dal giornale <strong>La Stampa<\/strong> nel luglio 2002, ma le risposte non sono state pubblicate.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><strong>1) Proprio a San Rossore, l&#8217;anno scorso, lei auspicava una scossa alle &#8220;sicurezze profonde&#8221; che accompagnano le idee di &#8220;progresso&#8221; e le dinamiche con cui il mondo viene manipolato e ridotto ad un oggetto di ingegneria. Per\u00f2 accus\u00f2 anche i no global e il &#8220;supermercato delle propostine&#8221; che sarebbe stato il G8 di Genova. Cosa pensa del movimento di Seattle, in Italia, in America, in Germania?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u00b4anno scorso Monsignor Alessandro Plotti ha risposto con un gesto, un abbraccio, a questa domanda. Come Vescovo di Pisa era fra coloro che davano il benvenuto alla nostra assemblea nel grande tendone da circo montato per l\u00b4occasione a S.Rossore. Non avevo mai incontrato il Vescovo e fui toccato dalla vibrante semplicit\u00e0 della sua esposizione: nel suo breve messaggio non c\u00b4era traccia di cinismo, n\u00e9 il minimo sapore di mania apocalittica ma nemmeno un cenno a una qualche raccomandazione pratica. Ma poi emerse il predicatore: l\u00b4uomo di Chiesa che perorava la causa dei milioni di &#8220;prossimi&#8221; che attendevano il nostro aiuto. Questa descrizione di un mondo pieno di &#8220;prossimi&#8221; che aspettano il nostro esempio e i nostri euro mi fece rabbrividire. Subito dopo venne il mio turno, con il massimo rispetto dissi a sua eccellenza che ero rimasto scioccato dal suo uso del mistero cristiano, di un\u00b4amicizia squisitamente personale e liberamente scelta, per lo scopo di finanziare agenzie globofile o globofobe che fossero. Confidai al moderatore la mia angoscia nell\u00b4affrontare questo argomento davanti a un pubblico come quello che avevamo di fronte, ma sentii che dovevo fare un passo avanti. Questo!: A Ges\u00f9 fu chiesto &#8220;Chi \u00e8 il mio prossimo?&#8221; e rispose raccontando del Samaritano. Oggi diremmo: questo Palestinese sulla via di Gerico vide quello che due ebrei prima di lui avevano visto: un uomo picchiato e ferito, per lui straniero. Ges\u00f9 dice che fu toccato fin nelle viscere e lo prese fra le braccia. Lui, il Samaritano, con le sue viscere e il suo cuore, \u00e8 diventato l\u00b4esempio di una possibilit\u00e0 umana interamente nuova. Ma una cosa che sicuramente il Samaritano non era: un fornitore di servizi! Eppure l\u00b4idea di una res publica come fornitrice di servizi \u00e8 cresciuta indubbiamente al di fuori della rivelazione cristiana secondo la quale ognuno di noi \u00e8 capace di tessere quell\u00b4unica grazia, amicizia che \u00e8 la charitas. La Chiesa, la mia Madre Chiesa \u00e8 stata pioniera delle case per i poveri, degli ospedali, delle scuole per l\u00b4istituzionalizzazione della carit\u00e0! A questo punto mons. Plotti si alz\u00f2, venne verso di me all\u00b4estremit\u00e0 opposta del tavolo, mi guard\u00f2 e mi abbracci\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2) Conosce, o legge, qualcuno dei guru no global (Klein, Shiva, George, persino un economista ex Banca Mondiale come Joseph Stiglitz)?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per diversi decenni ho coltivato la compagnia di amici che hanno voluto condividere la riflessione sulle moderne certezze derivate da una perversione della rivelazione cristiana. La novit\u00e0 contenuta nella parabola del Samaritano rivela un\u00b4inaspettata capacit\u00e0 umana di ogni persona: la capacit\u00e0 di creare un legame d\u00b4amore al di l\u00e0 di ogni legame familiare o tribale. Appare sorprendente che la Chiesa (soprattutto quella occidentale) nel suo secondo millennio abbia sostenuto la costituzione legale di agenzie che offrano cosiddetti &#8220;servizi&#8221; a clienti sulla base di astratte qualificazioni. E ci\u00f2 gi\u00e0 dall\u00b4epoca di Bisanzio. La parabola racconta una storia mai sentita prima: un palestinese \u00e8 colpito nelle sue viscere e per conseguenza cambia direzione, lascia il suo viaggio verso Gerico entra nell\u00b4erba alta a prendere questo straniero fra le sue braccia. I servizi istituzionalizzati comportano l\u00b4esatto contrario di tutto ci\u00f2: non l\u00b4amore, simile all\u00b4amore gratuito di Dio verso le sue creature, ma una specie astratta di lealt\u00e0, un\u00b4astratta responsabilit\u00e0 chiama allo &#8220;sviluppo&#8221; per fornire &#8220;servizi&#8221; a clienti, eufemisticamente definiti &#8220;prossimi&#8221;. Gli amici con cui m\u00b4incontro regolarmente vogliono esplorare le fasi storiche attraverso le quali l\u00b4uomo \u00e8 arrivato a considerarsi un essere bisognoso dallo sperma fino al cadavere o al suo verme. Per mantenere una distanza da questa certezza a proposito dei bisogni abbiamo cercato di praticare un certo stile di vita: accettare per se stessi una mancanza di casa che tradizionalmente viene accolta dal senso di ospitalit\u00e0 dei popoli nomadi. Ci siamo sostenuti a vicenda nell\u00b4accettare il ridicolo e il disprezzo che inevitabilmente attrae un anticipatore in una disciplina in cui diventa &#8220;stravagante&#8221;. In questi molti anni abbiamo ospitato molte belle persone estremiste. Nella domanda si parla di &#8220;gurus&#8221;. Ho cercato di evitare questa parola ma mi interrogo sul senso che gli date. Fin dalla met\u00e0 degli anni \u00b460 ho avuto vicino tanti coraggiosi insegnanti dotati o esperti e a volte tutt\u00b4e due, che hanno messo alla prova veramente da molti punti di vista l\u00b4innocenza dello &#8220;sviluppo&#8221;. Quasi tutti loro hanno avuto in comune la condizione, per accettare i servizi delle istituzioni, che come minimo non diventassero un ostacolo per un stile di vita caritatevole sia di coloro che ricevevano i servizi che dei burocrati che li davano. Comunque, e questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 triste, pi\u00f9 che cresceva la critica allo sviluppo negli ultimi 50 anni pi\u00f9 diventava difficile toccare il tema chiave: la charitas.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3) Le fa effetto essere considerato uno dei leader libertari, accanto a figure diversissime come Chomsky e Jos\u00e9 Bov\u00e8?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In quel circolo di una dozzina di amici stretti che s\u00b4incontrano regolarmente per criticarsi e godere della compagnia reciproca, ciascuno sa bene perch\u00e9 ha bisogno di coltivare una disciplinata stravaganza, ma ciascuno \u00e8 sulle tracce di un gioco diverso, un aspetto diverso della storia delle sicurezze. Non si pu\u00f2 seguire molto a lungo la storia dei servizi senza chiedersi come i &#8220;valori&#8221; abbiano preso il posto del bene, come gli equilibri umorali della medicina galenica siano stati soppiantati dalla &#8220;salute&#8221; iatrogena, come la musica fatta di proporzioni ed armonie sia diventata l\u00b4arte di arrangiare una scala di suoni temperati, come l\u00b4ideale di una democrazia fondata sulla separazione dei poteri sia diventata l\u00b4eufemismo di un management pubblico di regole amministrative convalidate da una congiura fra burocrazie pubbliche e agenzie professionali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4) Lei sostiene che &#8220;c&#8217;\u00e8 una possibilit\u00e0 completamente nuova di praticare la resistenza passiva&#8221;, nei confronti di dinamiche e di regolamentazioni maturate a livello internazionale. Come si mette in pratica? \u00e8 una disobbedienza civile?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa a che fare con insegnamenti gandhiani? Pu\u00f2 darsi che in questo momento storico, la resistenza nonviolenta o passiva debba presupporre di capire quello che \u00e8 successo nel frattempo: Gandhi parl\u00f2 quando &#8220;il bene&#8221; non era stato ancora sostituito coi valori; almeno non in un modo paragonabile a quanto succede oggi. Resistere al male pu\u00f2 essere una forma di testimonianza, non la resistenza a &#8220;valori&#8221; sbagliati.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>5) Quali sono i falsi miti da denunciare? Progresso, salute, sviluppo economico indefinito<\/strong>?<\/p>\n\n\n\n<p>Salute, sviluppo, educazione, progettazione, pianificazione mi sembrano miti che avrebbero dovuto essere capiti negli anni sessanta e settanta&#8230; vedi la risposta alla prima domanda. Essere cristiani in una societ\u00e0 votata allo sviluppo \u00e8 una stravaganza.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/alexander.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-623 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/alexander.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/alexander-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/alexander-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Alex Langer<\/mark><br>un piccolo uomo dal cuore grande<\/h2>\n\n\n\n<p>E&#8217; bene riflettere sul nostro modo e sul nostro stile di far politica. La memoria di un politico estremamente originale ci \u00e8 sicuramente di aiuto. Firenze, Pian dei Giullari, 3 luglio 1995, 10 anni fa. Alex Langer, Eurodeputato, eletto con i voti della nostra circoscrizione, pone fine alla sua vita. In uno dei tre biglietti che lascia agli amici, scrive: \u201ci pesi mi sono divenuti davvero insostenibili, non ce la faccio pi\u00f9\u201d. Alex ci ha lasciati in un momento in cui era triste e solo. <\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ha lasciato trionfare la disperazione, quella disperazione che in quei giorni si abbatteva tremendamente sulle citt\u00e0 della Bosnia e che oggi rivediamo nel Kosovo e nella Serbia.<br>Di origine alto-atesina, non accett\u00f2 l&#8217;idea della &#8220;gabbie etniche&#8221; e non volle autodichiararsi n\u00e9 tedesco, n\u00e9 ladino e tantomeno italiano. Aveva posto volontariamente una delle sue dimore in Bosnia. Era certamente un &#8220;cittadino del mondo&#8221; pur conservando fortissime le sue radici fra i monti dell&#8217;Alto-Adige\/Sud Tirolo.<br>Per tanti e tante volte \u00e8 stato portatore di speranza, viaggiatore coraggioso di strade non ancora percorse. Non ha mai avuto il tempo di scrivere un libro e cos\u00ec gli amici, in questi anni, hanno raccolto i suoi scritti in diverse pubblicazioni cartacee o informatiche. La pi\u00f9 significativa \u00e9 certamente il libro \u201cIl viaggiatore leggero\u201d (Sellerio edizioni, Palermo 1996) in cui sono raccolti gli scritti dal 1961 al 1995. <br>Sono articoli per giornali e riviste, testi di interviste e colloqui, ritratti di persone e resoconti di viaggi, incontri e amicizie, appelli per campagne, confessioni personali e lettere.<br>In una di queste, il messaggio al Vertice dei piccoli, in occasione del G7 di Napoli, Langer confrontava la grande potenza di comunicazione dei grandi, con le loro televisioni, radio, stampa, cinema, altoparlanti e pubblicit\u00e0, con quella dei piccoli, che si ritrovano \u201ccon la propria debole e magari qualificatissima voce che circola in un ambito in cui esiste reciprocit\u00e0, possibilit\u00e0 di interrogare e di interrompere, facolt\u00e0 di inter-agire, costruzione di un discorso e di una sensibilit\u00e0 comune tra persone: qualit\u00e0 senza moltiplicazione, verit\u00e0 senza ascolto\u201d.<br>E cos\u00ec proseguiva :\u201d grandi silenziate per un p\u00f2 i vostri altoparlanti, moderate le vostre televisioni, limitate le vostre pubblicit\u00e0, contenete le vostre telenovelas&#8230;lasciate almeno degli interstizi, spazi che non possono essere venduti alla finzione, ma solo da chi \u00e8 piccolo e radicato nella quotidiana realt\u00e0 dei piccoli\u201d.<br>Langer era un politico che aveva scelto di stare dalla parte dei piccoli, dei perdenti, ma aveva un cuore grande, occhi e orecchie attenti alla sofferenza del mondo e sulle sue spalle questa sofferenza ha pesato.<br>\u00c8 anche in suo ricordo e in suo onore che esce GAIA nonviolenza &#8211; ecologia &#8211; tecnologie appropriate, un titolo che sicuramente Alex avrebbe apprezzato. <br>Chi scrive su questo giornale ha sicuramente scelto di dar voce ai piccoli di oggi, quelli che per Alex \u201cmancano di soldi o di carte di credito, di diplomi ed impieghi, di pane e di casa, di influenza e di fama, di armi e di laboratori\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">SAURO SPADA<\/mark><\/strong><br>le parole con cui abbiamo salutato l&#8217;amico e grandi scrittore in romagnolo<\/h2>\n\n\n\n<p>Questi giorni d\u2019ottobre hanno una profonda dolcezza; i cieli mutano e le nuvole vanno lontano. Sabato 13 ottobre 2007 se ne \u00e8 andato Sauro Spada, un monumento per la Romagna. Sentiamo il bisogno di fissare il suo sguardo, facendolo durare pi\u00f9 del tempo, donandogli un briciolo dell\u2019affetto, che sempre ci ha dimostrato. Sauro era un uomo libero, con una sua personale e grande dignit\u00e0, capace sempre di profonda autonomia di pensiero. Sauro era uomo semplice e delicato, inquilino di un mondo cialtronesco, nel quale stava ritto, in piedi, sull\u2019attenti.<\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/spada.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-629 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/spada.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/spada-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/spada-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"606\" height=\"837\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/spada2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-632 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/spada2.png 606w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/spada2-217x300.png 217w\" sizes=\"(max-width: 606px) 100vw, 606px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>E sull\u2019attenti sta quella lingua che a tanti ha fatto da mamma: il romagnolo. E\u2019 stato uno dei pi\u00f9 importanti scrittori in prosa romagnola; sue le pubblicazioni \u201cLA TRAVERSEDA\u201d, \u201cE CASTEL DI BURATAIN\u201d \u201cII\u2019 INCANT\u00c8\u201d.<br>Ancora suo l\u2019impegno per mantenere viva la memoria di uno dei pi\u00f9 importanti romagnoli del novecento, suo zio: l\u2019 anonimo romagnolo.<br>Sauro ci mancher\u00e0 davvero tanto, perch\u00e9 era cordiale, onesto, profondamente amico, un signore di altri tempi. Era uno di quei pezzi di Romagna che non deve e non pu\u00f2 sparire, aveva una ricchezza di conoscenze, era un fiume in piena di aneddoti, sapeva le storie, tante storie della gente.<br>La Romagna, tutta la Romagna perde una voce, perde un intellettuale impegnato da sempre per il riscatto della nostra terra fatta di contadini divenuti cittadini, di cittadini che dovranno tornare contadini.<br>Era curioso di tutti e di tutto e si muoveva nel mondo della cultura con sicurezza.<br>Sauro ci mancher\u00e0 anche perch\u00e9 era persona orgogliosamente al singolare, con la sua gentilezza, con la sua voce piena, con la stretta di mano forte, col sorriso un po\u2019 bambino, con l\u2019occhio vigile sul mondo.<br>Ne piangiamo oggi la scomparsa; ma abbiamo la gioia di averlo avuto vicino. Vogliamo continuare il suo lavoro fatto di sogni chiari carichi di luce.<br>Ciao Sauro, noi ti teniamo nel cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>14 ottobre 2007<br><br>Gianfranco Zavalloni<br>Vittorio Belli<br>Fabio Molari<br>Daniele Zavalloni<br>Gruppo \u201cBriacabanda\u201d<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Friedrich Hundertwasser<\/mark> ovvero &#8220;quando la linea retta \u00e8 atea&#8221;<\/h2>\n\n\n\n<p>In una societ\u00e0 e in una scuola, basate sul mito della scienza e della perfezione, dire che \u201c\u2026la linea retta \u00e8 atea\u201d \u00e8 come incamminarsi sulla strada dell\u2019eresia. L\u2019eretico che ha avuto il coraggio di affermare ci\u00f2, nel secolo della matematica e del razionalismo scientifico (aprendo a tutti noi gli occhi!) \u00e8 Friedrich Stowasser, nato a Vienna nel 1928 e che dal 1950 assunse il nome di Friedensreich Hundertwasser. Nelle lingue slave il termine sto significa \u201ccento\u201d, wasser significa \u201cacque\u201d e friedensreich vuol dire \u201cregno di pace\u201d. In altri termini: regno di pace a cento acque. Pi\u00f9 tardi si aggiunsero altri pseudonimi: \u201cDunkelbunt\u201d (\u201cpolicromo scuro\u201d: perch\u00e9 era la concentrazione massima di un colore saturo) o \u201cRegentag\u201d (\u201cgiorno di pioggia\u201d: perch\u00e9 i colori sotto pioggia risplendono maggiormente).<\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/hun.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-635 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/hun.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/hun-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/hun-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Fin da bambino Hundertwasser sviluppa una forte passione per l\u2019arte. Frequenta per alcuni mesi la Wiener Akademie der bildenden K\u00fcnste e assume le tecniche basilari del disegno figurativo e del nudo. Nei suoi numerosi viaggi studio in Italia, Francia, Spagna, Marocco e Tunisia acquisisce importanti stimoli per la sua crescita personale ed artistica, in particolare dai maestri: Schiele, Klimt, Gaud\u00ec, Klee e Kampmann. Presto scopre il linguaggio della serigrafia, con cui crea stampe a tiratura illimata. Negli anni 50 sviluppa una sua personalissima e inconfondibile forma d\u2019arte: crea pitture, stampe, francobolli, manifesti, bandiere, scrive libri\u2026 Ma non solo: progetta singoli edifici in osmosi con la natura (mette alberi sui tetti delle case) e pensati come organi vitali. E poich\u00e9 la vita non lineare, non \u00e8 razionale, bens\u00ec colorata e multiforme riflette ed elabora l\u2019idea che la linea retta \u00e8 \u201catea\u201d o \u201cimmorale\u201d, poich\u00e9 in natura non si trova, non esiste.<br>Diceva poi: \u201cDipingere \u00e8 sognare. Quando dipingo, io sogno. Quando il sogno volge al termine, non mi ricordo pi\u00f9 nulla di quello che ho sognato, ma il quadro resta. \u00c8 la raccolta del sogno.\u201d Sognatore, artista, ecologista e architetto: Hundertwasser concretizza questi quattro ambiti della sua vita (sintetizzati a parole nei suoi \u201cmanifesti\u201d e nei suoi \u201cappelli\u201d) attraverso sue opere artistiche, ma soprattutto progettando e costruendo edifici: case, chiese, autogrill, terme, scuole, musei\u2026<br>Anche il mio personale incontro, del tutto casuale, con l\u2019opera e la filosofia di Hundertwasser, avviene attraverso un edificio. Di passaggio a Vienna, alcuni anni fa, mi imbatto nella Hundertwasserhaus (in italiano casa di Hundertwasser), un complesso di case popolari costruite su disegno dello stesso Hundertwasser. Si trova nel quartiere di Landstra\u00dfe, a sud del centro citt\u00e0. Qui l&#8217;artista ha voluto \u201cfar vivere il piacere di abitare\u201d agli inquilini dei circa cinquanta appartamenti dello stabile. Le linee dei muri sono morbide, non essendovi spigoli vivi, le facciate sono dipinte a colori vivaci e decorate con ceramiche colorate, in ogni terrazza vi sono giardini pensili che servono a portare il verde in ogni abitazione. Molti materiali utilizzati, come, ad esempio, le ceramiche delle decorazioni delle facciate, sono di recupero. Oggi la Hundertwasserhaus \u00e8 una vera e propria attrazione turistica tant&#8217;\u00e8 che sono sorti negozietti, bar, chioschi e caffetterie nelle immediate vicinanze. Perfino i servizi igienici sono in stile, infatti fanno parte delle \u201ctoilet of modern art\u201d dove ceramiche decorative, fontane e colori sgargianti rendono allegro e piacevole anche questo ambiente.<br>il sito italiano su F. <a href=\"http:\/\/www.hundertwasser.it\/\">Hundertwasser<\/a><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/guerra.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-639 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/guerra.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/guerra-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/guerra-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Tonino Guerra<\/mark> e la bellezza della parola<\/h2>\n\n\n\n<p><strong>LA POESIA E IL MONDO DELLE MARIONETTE <\/strong><br>Catin e Tonino, come Olio e Stanlio, Gianni e Pinotto\u2026 insomma una coppia dello spettacolo. Cos\u00ec \u00e8! Ma non parliamo di cinema, di televisione e di comiche. Parliamo di Tonino Guerra e di Catin Nardi.<br><a href=\"http:\/\/www.toninoguerra.org\/\">Tonino Guerra<\/a> \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi sceneggiatori viventi, ma anche sapiente poeta.<br><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/user\/NaveganteCia\">Catin Nardi<\/a> \u00e8 un giovane e valente marionettista, nato in Argentina, di origine italiana e vivente in Brasile. \u00c8 da questa miscela che nasce lo spettacolo La bellezza della parola &#8211; Omaggio alla poesia di Tonino Guerra.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>Tre marionette, con il volto del bambino, del giovane e dell\u2019adulto Tonino Guerra, costruite e animate da Catin e recitate dallo stesso Tonino.<br>Ne esce fuori uno spettacolo di incommensurabile bellezza, a cui fanno da contorno, evocando emozioni, le musiche composte dal figlio di Tonino: Andrea Guerra.<br>L\u2019idea del progetto \u00e8 maturata nell\u2019Ufficio Scuola e Cultura del Consolato di Belo Horizonte (Brasile), dove lavoro dal settembre del 2008. Nella mia funzione di dirigente scolastico mi trovo spesso a viaggiare per la Circoscrizione Consolare, e cos\u00ec, visitando Mariana (l\u2019antica e prima capitale dello stato del Minas Gerais) ho scoperto l\u2019atelier-museo-teatro delle marionette della <a href=\"http:\/\/carnaval.uol.com.br\/2010\/album\/bloconecos_16022010_album.jhtm?abrefoto=10\">Compagnia Cia Navegante<\/a>. La dirige Catin Nardi, che subito ha riconosciuto in me le comuni origini italiane e la passione per il teatro dei burattini. Dopo pochi mesi, grazie alla collaborazione del maestro Beppe Trap\u00e8, collega di mia moglie Stefania, troviamo il ramo italiano della famiglia Nardi, da cui si era staccato il nonno, partito emigrante a 17 anni, nel 1923. Da Francavilla d\u2019Ete (Ascoli Piceno) a Santaf\u00e8 (Argentina). E cos\u00ec Catin, nel maggio del 2009, parte per incontrare la nonna\/zia di 97 anni, tuttora vivente nella terra d\u2019origine. Con s\u00e9 porta una valigia di marionette, con le quali partecipa al Festival Artisti in Piazza di Pennabilli.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>Ed \u00e8 a Pennabilli, presso la Fondazione Tonino Guerra, che il cerchio si chiude e si incontrano per la prima volta Tonino e Catin. \u00c8 subito stima e grande affetto artistico. Tornato a Belo Horizonte, durante il racconto di questa avventura, nasce l\u2019idea, poi maturata, di realizzare uno spettacolo sulla poetica del maestro Guerra. E questa \u00e8 ormai cronaca di queste ultime settimane: i ritocchi, gli accessori, la base musicale, le poesie recitate, un continuo contatto via internet (skype, emails\u2026) fra Marche, Brasile e Romagna.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante questo ultimo anno sono stato spesso nel laboratorio di Catin Nardi e ho visto nascere le marionette che saliranno alla ribalta per festeggiare i 90 anni di Tonino Guerra (nato a Santarcangelo il 16 marzo del 1920), che verr\u00e0 omaggiato dall&#8217;Accademia Mondiale della Poesia di Verona. <\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/guerra2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-643 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/guerra2.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/guerra2-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/guerra2-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ho visto l\u2019amore di Catin per quei pezzi di legno che, con fili e stoffe, piano piano sono diventati marionette con voce e anima. Capisco bene ora perch\u00e9 Catin, nel suo indirizzo di posta elettronica, usa lo pseudonimo di Geppetto: moderno babbo del Pinocchio Tonino.<br><a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/zavallonigianfranco\/sets\/72157623524589638\">Le foto della preparazione dello spettacolo &gt;&gt;&gt;<\/a><br><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/user\/gfzbrasile?gl=IT&amp;hl=it#p\/a\/u\/0\/0OusJ2NdwI0\">Per visionare un piccolo assaggio video dello spettacolo<\/a><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/fioravanti.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-648 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/fioravanti.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/fioravanti-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/fioravanti-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Ilario Fioravanti<\/mark>, l&#8217;artista che emoziona<\/h2>\n\n\n\n<p><strong>IL SENTIERO DEI SASSOLINI COLORATI<\/strong><br>Progetto per un museo di Ilario Fioravanti a Sorrivoli<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1. Ilario Fioravanti, un artista che ha scelto Sorrivoli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ilario Fioravanti \u00e8 nato a Cesena il 25 settembre del 1922. Fin da giovanissimo, prima con il disegno poi attraverso l&#8217;incisione e la scultura, si avvicina alle arti figurative. Nel 1949 si laurea in architettura a Firenze. La professione di architetto, che svolge vincendo concorsi e realizzando edifici pubblici, di culto e privati, pur allontanandolo per circa quindici anni da un rapporto continuativo con l&#8217;attivit\u00e0 artistica, non lo distacca tuttavia da una necessit\u00e0 &#8220;organica&#8221; di testimoniare ogni sua emozione ed esperienza attraverso il disegno.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>Negli anni sessanta-ottanta si appassiona e approfondisce le espressioni artistiche arcaiche. Guarda con molto interesse l\u2019arte egizia, le terrecotte della civilt\u00e0 meso americana, le sculture nuragiche, l\u2019arte etrusca e quella africana, nel quale sostiene di trovare \u201cl\u2019uomo, non il gigante\u201d. In questo periodo ritorna alla scultura, realizzando una serie di ritratti in cui rivela vivo interesse a ricercare ee indagare l\u2019uomo, in una dimensione che, maturando, non \u00e8 solo analisi introspettiva, ma esplosione, compartecipazione vitale.<br>Nel 1988 viene curata una sua personale presso la galleria comunale d\u2019arte di Cesena.<br>\u00c8 il legame con Giovanni Testori che cambia la vita di Fioravanti, lo fa conoscere ad un ampio pubblico di ammiratori. Nel 1990 l\u2019artista, per volont\u00e0 di Testori, espone presso la \u201cCompagnia del disegno\u201d oltre 40 terrecotte.<br>\u00c8 poi tutto un susseguirsi di mostre, incontri, progetti, creazioni, che riempiono la sua esistenza, senza dubbio straordinariamente feconda e felice.<br>Gli sono affettuosamente legati molto esponenti di primo grado dell\u2019arte e della cultura italiana, tra cui il critico d\u2019arte Vittorio Sgarbi ed il poeta-sceneggiatore Tonino Guerra.<br>Citare le produzioni di Fioravanti pu\u00f2 anche voler dire fargli torto, tanto sterminata e straordinaria \u00e8 la fecondit\u00e0 artistica. Ci limiteremo a tratteggiare il suo rapporto con Sorrivoli. questo borgo il cui castello \u00e8 \u201cappeso ad un filo d\u2019argento che scende dalle stelle\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2. Il Castello di Sorrivoli accoglie Ilario<\/strong><br>Possiamo parlare di \u201cmaturit\u00e0 del tempo\u201d: da una parte il castello di Sorrivoli, che ha incerte origini (era luogo nel quale i Vescovi ravennati venivano in vacanza), sentinella nella Valle del Rubicone cesenate. Oggi il castello \u00e8 in una fase avanzata di restauro. E poi Ilario Fioravanti: cittadino di Sorrivoli, nella sua casa antica, un tempo mulino per l\u2019olio. L\u2019artista da oltre trent\u2019anni ha scelto Sorrivoli come sua patria ospitale. La sua casa \u00e8 punto di incontro di artisti e gi\u00e0 Museo Fioravanti, in quanto contiene una grande quantit\u00e0 di bronzi, terrecotte, dipinti.<br>In questi ultimi tempi, poi, nel territorio comunale di Roncofreddo si \u00e8 venuto a creare un Museo Diffuso dedicato all\u2019artista: le opere contenute nella Chiesa Parrocchiale di Gualdo (da lui progettata insieme alla Scuola dell\u2019Infanzia); Amedea Ferretti posta in centro a Roncofreddo; Saffo e San Simeone il Salo, altri bronzi collocati a Sorrivoli. Sempre in questo borgo \u00e8 in fase di realizzazione la ristrutturazione della Piazza Roverella (che probabilmente ospiter\u00e0 altre opere dell\u2019artista) ideata da Ilario Fioravanti.<br>\u00c8 tempo che si dia un segnale forte, che il castello di Sorrivoli, in alcuni suoi ambienti, ospiti un percorso d\u2019arte e di poesia dedicato a questo uomo di cultura e di territorio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3. Il ritratto di un uomo<\/strong><br>\u00c8 opinione diffusa che il luogo ideale per accogliere questa raccolta siano le cantine del castello. Ambienti ampi, a volta, in pietra stuccata. Gli enti promotori dovrebbero essere, tra gli altri, la propriet\u00e0 nella figura legale della Curia Vescovile di Cesena (la Parrocchia S.Aldebrando di Sorrivoli), ed il Comune di Roncofreddo. A seguire enti pubblici e associazioni.<br>Le varie realizzazioni saranno come \u2026sassolini colorati: il frutto di una vita lunga e intensa, sempre sulle ali di una incredibile capacit\u00e0 creativa.<br>L\u2019idea iniziale parte da tre situazioni diverse che si incontrano:<\/p>\n\n\n\n<p>A. Le foto, le parole, i momenti<br>Pannelli, allestimenti, testimonianze scritte e fotografiche che illustrano la storia di un uomo, il suo tempo, i suoi messaggi di filosofia quotidiana, il suo lavoro, la sua potenza iconografica e plastica, il suo rapporto di tenerezza con Sorrivoli.<\/p>\n\n\n\n<p>B. I ritratti<br>Un tema forte che si ripete e si rinnova. I volti, quasi immagini evangeliche, di chi a Sorrivoli ci vive, ed \u00e8 stato \u201ccatturato\u201d dagli occhi attenti dell\u2019artista e fermato per sempre sulla carta. Sono sanguigne, dipinti, carboncini di tante e tante persone che fanno vivere e colorano il territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>C. Le terrecotte<br>Forse Fioravanti raggiunge gli apici della sua espressione artistica nel plasmare, nel prendere la terra e farne ci\u00f2 che vuole. Questa rassegna di persone parla con forme, i volti, gli sguardi e soprattutto il cuore mai domito, di un uomo che per forza creativa si \u00e8 avvicinato a Dio ed \u00e8 salito in alto, molto in alto, dove la bellezza \u00e8 unicamente luce.<br>Molari Fabio, Magalotti Riccardo, Turci Marco, Bagnolini Tiziano, Zavalloni Gianfranco<br>5 maggio 2007<\/p>\n\n\n\n<p>Il sito internet su Ilario Fioravanti: <a href=\"http:\/\/www.ilariofioravanti.it\/\">http:\/\/www.ilariofioravanti.it\/it<br><\/a>Ilario Fioravanti ci ha purtroppo lasciati, sotto una grande neve, alla fine di gennaio dei questo 2012<a href=\"http:\/\/www.ilariofioravanti.it\/\">.<\/a><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:80px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Alberto Manzi<\/mark> e l\u2019America Latina Dalle Ande all\u2019Amazzonia<\/h2>\n\n\n\n<p>PREMESSA &#8211; Il mio incontro con Alberto Manzi &#8211; Non ho avuto la fortuna di conoscere di persona il maestro Alberto Manzi. Nonostante ci\u00f2 mi avventuro nella scrittura di questa riflessione sull\u2019onda della incredibile emozione che ho provato, in questo ultimo periodo, nel riscoprire la grande figura di un educatore, passato troppo presto in sordina, e nello scoprire aspetti inediti della sua personalit\u00e0. Credo per\u00f2 di avere apprezzato e avere conosciuto il suo stile didattico per i tanti \u201cincontri indiretti\u201d che ho avuto nel corso dei miei trent\u2019anni di scuola come docente e dirigente scolastico.<\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/manzi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-652 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/manzi.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/manzi-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/manzi-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In tutto questo, devo confessare, un ruolo decisivo lo giocano le \u201ccoincidenze\u201d e i \u201cparallelismi\u201d fra la mia esperienza e quella di Alberto Manzi. Prima di tutto l\u2019esperienza fra i popoli indigeni delle Ande del Sud America ed in particolare nel Per\u00f9. Forse \u00e8 stato un puro caso se nell\u2019estate del 1982, e in alcune estati successive, non ci si sia incontrati in quelle terre, dove sia Alberto e sia io eravamo impegnati in attivit\u00e0 di volontariato.<br>All\u2019inizio degli anni \u201980, quando la mia carriera da maestro era appena cominciata, lessi di Alberto Manzi su un rotocalco. Ricordo perfettamente che l\u2019articolo parlava del suo rifiuto di apporre nella pagella un \u201cgiudizio di valutazione\u201d e della conseguente sanzione disciplinare con sospensione dello stipendio. La stima per Manzi \u201ccollega\u201d (di cui, negli anni dell\u2019adolescenza e giovinezza, non sentii pi\u00f9 parlare) fu subito immediata. Io, da posizioni \u201cnonviolente\u201d insieme ad un collega \u201canarchico\u201d avevamo da poco rifiutato di pronunciare la \u201cpromessa solenne\u201d e il successivo \u201cgiuramento\u201d e per questo eravamo in un sorta di limbo. Di l\u00ec a pochi mesi, se avessimo persistito nel nostro rifiuto, saremmo stati licenziati. Ma sono stato educato all\u2019idea che il mondo possa migliorare e le leggi possano essere cambiate. \u00c8 cos\u00ec che grazie anche al sostegno del Presidente Pertini, il giuramento per gli insegnanti, proprio in coerenza col dettato costituzionale, fu abolito nel giro di poche settimane.<br>Anche Alberto Manzi credeva in queste battaglie ideali, in cui l\u2019intelligenza dell\u2019uomo e l\u2019accresciuta consapevolezza pu\u00f2 favorire leggi e normative pi\u00f9 \u201ca misura umana\u201d.<br>Nella mia esperienza scolastica trovo quindi molte affinit\u00e0 con quella di Alberto Manzi e nell\u2019accingermi ad affrontare il tema \u201cManzi e l\u2019America Latina\u201d suddivido il mio contributo basandomi su 4 pilastri che posso cos\u00ec sintetizzare:<\/p>\n\n\n\n<p>1. SCUOLA E DIDATTICA<br>2. TELEVISIONE E COMUNICAZIONE<br>3. LIBRI E DOCUMENTAZIONE<br>4. AMERICA LATINA E INTERCULTURA<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SCUOLA E DIDATTICA<\/strong> &#8211; Priorit\u00e0 dell\u2019esperienza didattica rispetto alle teorie pedagogiche &#8211; Mario Lodi, Don Lorenzo Milani, Margherita Zoebeli, Giovanni Catti, Gianni Rodari, Danilo Dolci, Aldo Capitini, Otello Sarzi, Federico Moroni, Bruno Ciari, Loris Malaguzzi, Bruno Munari, e naturalmente lo stesso Alberto Manzi. Maestri nati a cavallo fra la prima e la seconda guerra mondiale. La loro storia \u00e8 quella di chi ha studiato negli Istituti Magistrali che dovevano prepararsi ad \u201citalianizzare\u201d l\u2019Alto Adige, da poco \u201credento\u201d. Le magistrali erano allora l\u2019unica scuola superiore gratuita per gli studenti, poich\u00e9 lo stesso Duce, che per l\u2019appunto era maestro, a suo tempo le aveva frequentate. Ma \u00e8 da quella generazione che nascono poi gli insegnanti del secondo dopoguerra che fondano il loro lavoro non tanto sulle teorie pedagogiche, quanto sui valori concreti della Costituzione. Con loro si respira un nuovo clima. Sono anni carichi di sperimentazioni e si producono riflessioni pedagogiche che possiamo sicuramente ricondurre alla cosiddetta \u201cscuola attiva\u201d. Nessuno di loro si rif\u00e0 ad una teoria filosofica o pedagogica. Tutti \u201cfanno esperienza sul campo\u201d, poi riflettono, scrivono, documentano, divulgano. Manzi ha forse un\u2019opportunit\u00e0 in pi\u00f9: la televisione, quella nascente, quella dei primi anni. E la usa in maniera efficace, sperimenta modalit\u00e0 sconosciute di comunicazione. Il suo stile \u00e8 quello del grande comunicatore, nonostante allora i mezzi e gli effetti multimediali fossero limitati rispetto alle potenzialit\u00e0 tecnologiche odierne. Per questo suo sperimentare ci\u00f2 che nessuno aveva fatto fino a quel momento con il mezzo televisivo, diviene poi un \u201cesperto\u201d e scrive come autore innumerevoli sceneggiature. Di molte di queste ne \u00e8 anche regista e conduttore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>TELEVISIONE E COMUNICAZIONE<\/strong> &#8211; Uso della comunicazione visiva con particolare attenzione al disegno &#8211; Manzi era un grande comunicatore. Era forse una dote spontanea? Non saprei dare una riposta. Di sicuro il suo modo di comunicare \u00e8 di grande efficacia. Possedeva la tecnica tipica dell\u2019uomo di teatro: unire parola e immagine. Poche parole, ben calibrate, per esprimere un concetto. Lo stesso concetto ripetuto con altre parole, per attrarre chi non ha per un attimo ascoltato e per permettere a tutti di fissarlo con attenzione. Poi lo stesso concetto viene illustrato e descritto con l\u2019immagine. Una immagine che usando gessetti di carboncino nero, viene a formarsi progressivamente, su un grande foglio bianco da pacchi, fino a comparire nella sua chiara interezza solo alla fine. Una tecnica raffinata, veloce ma efficace. Pensavo al modo di disegnare di Alberto Manzi quando, nel giugno del 1979, mi accinsi a sostenere la prova di disegno all\u2019esame \u201cda privatista\u201d di licenza nell\u2019Istituto Magistrale di Forlimpopoli. Quella tecnica mi affascinava e quella tecnica mi ha accompagnato nei tanti anni da maestro di scuola materna. Incantare i bambini e le bambine raccontando storie, fiabe e piccoli racconti, accompagnandoli con le immagini che man mano si venivano a formare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LIBRI E DOCUMENTAZIONE<\/strong> &#8211; Amore per la parola come strumento primo di emancipazione &#8211; Alberto Manzi conosceva molto bene il significato di \u201canalfabetismo\u201d. Un analfabetismo che mi piace definire \u201cprimario\u201d: di chi cio\u00e8 sa parlare e comunicare nella propria lingua familiare, ma non sa \u201cleggere e scrivere\u201d nella lingua della propria comunit\u00e0 nazionale, dove \u00e8 di casa il \u201cnoi\u201d. Alberto Manzi sa che sapere leggere e scrivere pone le persone ad un livello minimo di dignit\u00e0. Possedere la parola in tutti i suoi aspetti permette di pensare con la propria testa, permette loro di migliorare la propria coscienza, permette di fare scelte in libert\u00e0. In quegli anni, quando ancora le cifre dell\u2019analfabetismo si calcolano in milioni, c\u2019\u00e8 un altro maestro in Italia che si batte quasi esclusivamente per questo: dare la parola ai senza parola. \u00c9 don Lorenzo Milani, nella sua piccola scuola parrocchiale di Barbiana. E per Manzi l\u2019alfabetizzazione non \u00e8 solo una questione italiana, ma un fatto universale, di tutti i popoli della terra. Lo sperimenta di persona quando si reca per la prima volta, come ricercatore in biologia, in America Latina. Sono pi\u00f9 che mai convinto che, pedagogicamente parlando, una delle maniere per prendere coscienza, per avere una visione nuova su un problema, sia \u201cviaggiare\u201d. Spostarsi fisicamente da un luogo ad un altro modifica le proprie percezioni, diventa un fatto che incide e acquisisce valore pedagogico. E da quel momento Manzi \u00e8 diverso. Emblematica \u00e8 la risposta che d\u00e0 a proposito della scrittura: \u201cMi chiede perch\u00e9 scrivo. Potrei dare risposte diverse. E forse sarebbero tutte vere e nello stesso tempo tutte false. Non so perch\u00e9 scrivo\u2026 Forse perch\u00e9 vivo. O lei vuole sapere perch\u00e9 affronto certi temi? In questo caso la risposta \u00e8 pi\u00f9 facile: voglio far sorgere nei giovani la coscienza dei problemi (coscienza, non solo conoscenza), far sapere loro che esistono certi problemi e che ognuno di noi \u00e8 chiamato a risolverli. In fondo scrivo perch\u00e9 sono un rivoluzionario, inteso nel senso profondo della parola. Per cambiare, per migliorare, per vivere pensando sempre che l\u2019altro sono io e agendo di conseguenza, occorre essere continuamente in lotta, continuamente in rivolta contro le abitudini che generano la passivit\u00e0, la stupidit\u00e0, l\u2019egoismo. La rivoluzione \u00e8 una perpetua sfida alle incrostazioni dell\u2019abitudine, all\u2019insolenza della autorit\u00e0 incontestata, alla compiacente idolizzazione di s\u00e9 e dei miti imposti dai mezzi di informazione. Per questo la rivoluzione deve essere un evento normale, un continuo rinnovamento, un continuo riflettere e fare, discutere e fare\u201d.<br>Nel cercare di avvicinarmi in profondit\u00e0 alla figura di Alberto Manzi ho scoperto, qui in Brasile, Padre Savino Mombelli, un missionario della congregazione dei saveriani, che vive a Belem nello stato del Par\u00e1. Gli chiedo di inviarmi notizie. Mi risponde con una bellissima lettera e scopro cos\u00ec un\u2019altro aspetto della vita di Manzi e che me lo fa sentire ancora pi\u00f9 vicino. \u00c8 dal 1986 che collaboro ininterrottamente con la Rivista CEM Mondialit\u00e0 ed ora scopro l\u2019esistenza di una lunga collaborazione dello stesso Alberto Manzi alla rivista.<br>Nella lettera Padre Savino racconta che \u00abPassai al CEM una decina d\u2019anni inframmezzati da una specie di vacanza e prima avventura in Amazzonia fra il \u201866 e il \u201867. Tra il \u201868 e il \u201871 decisi di cambiare le carte in tavola facendo si che il CEM &nbsp;(Centro Educazione Missionaria) diventasse Centro Educazione Mondialit\u00e0, quando il termine mondialit\u00e0 non si trovava ancora nei dizionari della lingua italiana. Conobbi Alberto Manzi a Roma nel \u201863. Abitava dalle parti di Piazza Bologna (fra la Nomentana e la Tiburtina) e fu lui che ci apr\u00ec la strada per mettere il CEM e la sua ideologia a disposizione dell\u2019AVE (la casa editrice della Giovent\u00f9 Italiana di Azione Cattolica che aveva sede a Roma presso la Domus Pacis) nella realizzazione di testi scolastici che contenessero un orientamento cristiano universalista. A Roma nel \u201864\/\u201965 pubblicammo un\u2019antologia per la scuola media con racconti e poesie di tutti i paesi del mondo. L\u2019antologia \u201cIl mondo \u00e8 tutto mio\u201d fece un grande successo ma non come vendite. Fece un grande successo nel senso che venne copiata e scopiazzata da tutti gli editori scolastici italiani, preparando l\u2019arrivo di una nuova scuola italiana e di una nuova Italia, quell\u2019Italia che a causa della Lega e di altre forze restringenti stenta ad affermarsi nei nostri giorni. Tra il \u201963 e il \u201964 Alberto era un divo della televisione a causa di \u201cNon \u00e8 mai troppo tardi\u201d e si trovava, senza volerlo, totalmente d\u2019accordo con la nostra tendenza alla mondialit\u00e0. Alberto, come ti dicevo per telefono, si reggeva sugli stessi principi e motivazioni che erano stati di don Milani a Barbiana e, in seguito, saranno di Paulo Freire educatore brasiliano espulso dal paese durante la dittatura fascista (\u201864\/\u201984) perch\u00e9 nemico dell\u2019insegnamento tradizionale borghese al cento per cento. Per\u00f2 l\u2019insegnamento di Alberto non era ideologico come quello di Don Milani e di Paulo Freire. Era un insegnamento da maestro di paese, tanto semplice quanto adorabile. Direi che Alberto passava pi\u00f9 vicino a San Francesco che ai due grandi da poco citati. Presso la televisione di Via Mazzini a Roma c\u2019era un gruppo che lo odiava e che faceva di tutto per sostituirlo con proposte didattiche astruse e complicate. Ci riusc\u00ec, mi pare, soltanto negli anni \u201870\/\u201980 assumendo maestri dalla cultura farraginosa e ingombrante di tipo patriottardo e fascista. Ai miei tempi (anni \u201860) i libri di Alberto erano venduti in tutta Italia ed erano usati nelle scuole elementari e medie. Riguardavano le scienze naturali \u2013 fisica, botanica, biologia, e prima ancora, le letture. \u201cOrzowey\u201d parlava di un ragazzo italiano che aveva incontrato un amico nel cuore dell\u2019Africa, mentre la \u201cLuna sulle baracche\u201d era ambientato in America Latina, nella periferia di una grande citt\u00e0 peruana. \u2026.All\u2019editrice Ave lavorava con noi, e prima di noi, Domenico Volpi gi\u00e0 direttore de \u201cIl Vittorioso\u201d. Alcuni incontri annuali del CEM li facevamo insieme: io con Alberto e Domenico. \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AMERICA LATINA E INTERCULTURA<\/strong> &#8211; Attenzione ai poveri e diseredati &#8211; Del rapporto fra Alberto Manzi e l\u2019America Latina poco si conosce. Lo si pensa in televisione, lo si pensa fra i suoi alunni della sua scuola, lo si pensa come Sindaco di Pitigliano negli anni precedenti la sua morte. Ma \u00e8 dal 1955 (quindi 5 anni prima di iniziare il suo impegno in televisione) che Manzi sistematicamente, durante l\u2019estate, si reca in Sud America. La prima volta in Amazzonia, per una ricerca con l\u2019Universit\u00e0 di Ginevra. Poi nasce la grande passione: i \u201cpopoli nativi\u201d. La loro situazione sociale \u00e8 priva di emancipazione. Una condizione che li rende poveri in tutti i sensi, soprattutto a livello culturale, incapaci di organizzarsi, di rivendicare i loro diritti. Mancava loro la capacit\u00e0 di \u201cleggere e scrivere\u201d. Nei suoi soggiorni estivi dedicati, quindi, a questa azione che possiamo definire di \u201cvolontariato culturale\u201d, Manzi si muove tra l\u2019Ecuador, il Per\u00f9, la Bolivia (luoghi che diverranno poi gli ambiente di vita dei personaggi dei suoi romanzi), la Colombia e il Brasile. In questi paesi, nei quali si reca a volte con gruppi di studenti universitari volontari, conosce persone che diverranno riferimenti importanti della sua vita. \u201cSi tratta innanzi tutto di Padre Giulio Pianello (incontrato nella Amazzonia peruviana), con il quale avr\u00e0 rapporti fino alla morte, salesiano mandato come punizione per avere tentato di alfabetizzare gli indios e per avere denunciato dal pulpito gli abusi delle multinazionali, a convertire una trib\u00f9 nel cuore della selva, dove Manzi lo incontra per la prima volta\u201d. (Cfr Breggia, 2008-2009, p.1) E poi altri, dal guerrigliero Hern\u00e0n a missionari come Padre Juan Pablo e Padre Rodas. Nel romanzo \u201cE venne il sabato\u201d (Edizione Gor\u00e9e, Iesa -Siena, 2005) questi amici diverranno i protagonisti, insieme all\u2019autore stesso, personificato nella figura dello straniero. Qui viene fuori un&#8217;altra caratteristica di Manzi: i suoi romani non sono pura invenzione, sono tratti dalla realt\u00e0 vera, concreta, con la quale lo stesso si confronta. E cos\u00ec sposa \u201cLa Teologia della Liberazione\u201d e partecipa attivamente alla liberazione di prigionieri politici. Lui stesso viene tenuto prigioniero in Bolivia per un mese, dopo essere stato arrestato per avere difeso una ragazza che veniva selvaggiamente picchiata dalla polizia locale. Viene torturato, come ha confermato la moglie stessa, cos\u00ec come era stato torturato Padre Giulio al quale avevano spaccato le mani per aver insegnato a scrivere alle popolazioni indigene\u2026\u201d (Cfr. Breggia, 2008-2009, p.2).<br>Le vicende latinoamericane di Manzi sono spesso condite di avventure. Accusato di estremismo (siamo negli anni in cui agisce Che Guevara, che una volta ucciso in Bolivia, nell\u2019ottobre del 1967, alegger\u00e0 come un fantasma per i regimi militari dittatoriali) \u00e8 ritenuto da alcuni governi scomodo e quindi \u201cnon gradito\u201d. Ma il suo rapporto con le missioni salesiane e l\u2019avere utilizzato l\u2019espediente di passaporti falsi, gli permette di rientrare fino al 1984, ultimo anno della sua vicenda latinoamericana da volontario. \u00c8 solo forse per caso che non ci si sia incontrati. Nel 1982 sono stato 6 mesi in Per\u00f9, sull\u2019altipiano delle Ande, vicino al Lago Titicaca, in mezzo a popolazioni \u201cquechua\u201d. La mia ricerca mirava alla raccolta di materiali, esperienze e documentazione circa le tecnologie popolari, usate dai \u201ccampesinos\u201d. Ed \u00e8 sullo stesso materiale antropologico che Manzi lavora, aiutato dagli scritti di Jos\u00e8 Maria Arguedas e Manuel Scorza. Realt\u00e0, da una parte, narrate e conosciute attraverso i libri e, dall\u2019altra, sperimentate e vissute \u201csul campo\u201d. Da queste esperienze nasceranno i suoi romanzi, centrati spesso su figure emblematiche del \u201cmondo andino\u201d o sudamericano, come ad esempio i lavoratori del caucci\u00f9, o i \u201cvagabondi-senza casa\u201d. Un esempio chiaro di ci\u00f2 \u00e8 il romanzo \u201cEl loco\u201d, che in spagnolo significa pazzo, fuori di testa, scemo. Il romanzo \u00e8 ambientato nel villaggio andino di San Sebastian, dove \u201cel loco\u201d \u00e8 fra i pochi a sapere scrivere e leggere che insegner\u00e0 poi ad Antonietta. Sar\u00e0 Antonietta che a San Sebastian dar\u00e0 vita alla rivoluzione contro la compagnia mineraria che vuole comprare le terre della comunit\u00e0, terre che erano distribuite alle singole famiglie secondo un antico sistema comunitario di rotazione. Un tipico esempio che ci dice come Alberto Manzi conoscesse perfettamente i sistemi sociali in uso nelle comunit\u00e0 andine e che anch\u2019io ho avuto occasione di scoprire e approfondire attraverso la mia tesi di laurea, dal titolo emblematico \u201cDagli Appennini alle Ande: le tecnologie appropriate come sistemi di trasformazione sociale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA MEMORIA DI ALBERTO MANZI IN AMERICA LATINA<\/strong> &#8211; Avere portato in Brasile la mostra \u201cAlberto Manzi &#8211; Storia di un maestro\u201d realizzata dal Centro Alberto Manzi del Consiglio Regionale della Emilia Romagna, averlo tradotto in portoghese (4), ci offre oggi l\u2019opportunit\u00e0 di iniziare un lavoro di ricerca. Capire quali sono i segni che Manzi ha tracciato in mezzo ai popoli di questo immenso continente. Fra le realt\u00e0 a cui Manzi contribuisce con un apporto significativo, c\u2019\u00e8 l\u2019Argentina. Nel 1987, pochi anni dopo la caduta della dittatura dei generali, \u00e8 chiamato a tenere un corso di formazione. 60 ore, distribuite in 15 giorni, per formare docenti universitari che sarebbero poi andati ad elaborare il \u201cPiano Nazionale di Alfabetizzazione\u201d sul modello di \u201cNon \u00e8 mai troppo tardi\u201d. L\u2019Argentina sar\u00e0 premiata, nel 1989 dall\u2019UNESCO, per il miglior programma di alfabetizzazione adottato in America Latina. Stiamo coinvolgendo in un lavoro di ricerca e di memoria la Societ\u00e0 Dante Alighieri di Buenos Aires (una delle pi\u00f9 grandi al mondo) per ritrovare testimonianze e documentazioni sull\u2019apporto di Manzi. E cos\u00ec ci auguriamo accada per gli altri paesi in cui il maestro Alberto Manzi ha operato. \u00c8 solo l\u2019inizio di una ricerca.<br>Gianfranco Zavalloni<br>Dirigente Scolastico dell&#8217;Ufficio Scuola e Cultura<br>Consolato d\u2019Italia di Belo Horizonte in Minas Gerais &#8211; BRASILE<br><br>Riferimenti bibliografici<br>Braggia M. (Anno Accademico 2008-2009), Alberto Manzi e l\u2019America Latina: esperienze di vita e influssi letterari &#8211; Tesi di laurea di per la Facolt\u00e0 di lettere e filosofia &#8211; Universit\u00e0 di Siena.<br>Manzi A. (1956), Orzowey, Firenze, Casa Editrice Vallecchi<br>Manzi A. (1974), La luna sulle baracche, Firenze, Casa Editrice Salani<br>Manzi A. (2005), E venne il sabato, Iesa -Siena, Casa Editrice Gor\u00e9e<br>Manzi A. (1979), El loco, Firenze, Casa Editrice Salani<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:68px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-larger-font-size\"><strong>Immaginando pensieri su Maria Montessori<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In Romagna io, nelle Marche lei\u2026 le nostre terre si toccano, confinano, si contaminano, le lega un filo, una lingua di terra e cos\u00ec i miei pensieri e il mio fare, io sento ancora l\u2019eco delle sue parole e a volte la terra sotto i piedi trema se penso alla sua altezza, alla vastit\u00e0 di orizzonte della sua storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il guardare verso il fuori, verso l\u2019altro da me cogliendone l\u2019unicit\u00e0, la molteplicit\u00e0 degli interessi, una curiosit\u00e0 irrequieta, un desiderio di vita, ricerca e conoscenza, uno sguardo moderno, intelligente, sensibile, umano e buono, sono tratti che ritrovo e vorrei mi appartenessero.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 la gratitudine il sentimento che sento di doverle: ogni mia azione \u00e8 stata permeata dal suo pensiero, l\u2019origine di molte mie domande e anche l\u2019elaborazione e la conclusione a cui sono giunto partivano da una sua riflessione. Tanti i temi che mi avvicinano alla dottoressa, pedagogista, filosofa Maria Montessori, lei davanti a illuminare il cammino e io dietro o affianco ma pur sempre vicino, entrambi con la speranza e la fiducia nell\u2019educazione e con la convinzione in s\u00e9 rivoluzionaria che il cambiamento sia possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019infanzia come questione sociale, i diritti dell\u2019infanzia e le limitazioni della libert\u00e0, quell\u2019 \u201caiutami a fare da solo\u201d, il concetto limitante e incompleto di bambino come vaso vuoto da riempire e da colmare che lei ha scardinato, le hanno permesso di mostrarci il bambino come un essere completo e complesso, dotato di una struttura mentale, la mente assorbente, con dinamiche di crescita proprie che scompaiono con l\u2019et\u00e0 adulta come momento magico e irripetibile.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:54% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"830\" height=\"625\" src=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/montessori.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1526 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/montessori.jpg 830w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/montessori-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/montessori-768x578.jpg 768w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/montessori-398x300.jpg 398w\" sizes=\"(max-width: 830px) 100vw, 830px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>Il\u201d Signor Errore\u201d diviene un amico benevolo del processo di apprendimento, n\u00e9 una colpa n\u00e9 un\u2019immoralit\u00e0 n\u00e9 un sintomo. Gli errori ci avvicinano e ci fanno pi\u00f9 amici, perch\u00e9 il processo di fratellanza nasce meglio sul sentiero degli errori che su quello della perfezione; quell\u2019errare, quel far s\u00ec che il cervello trasformi in cammino e in percorso nuovo quello fatto e intrapreso da altri, quell\u2019errore che diventa creativo apre a una molteplicit\u00e0 di scoperte e possibilit\u00e0, ci apre verso il nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una scuola la mia, creativa e inclusiva, che partendo da queste consapevolezze offre un sentimento del tempo lento, diluito, pregno, ricco di esperienze dove il fare e rifare permettono al bambino e alla bambina di correggersi da solo\/a e di non incorrere nella frustrazione del fallimento e a esercitare l\u2019interesse, la volont\u00e0 e l\u2019impegno, una didattica che moltiplica lo spettro delle offerte per dare pi\u00f9 opportunit\u00e0, pi\u00f9 materiali, pi\u00f9 strumenti, tanti quanti sono gli stili di apprendimento dei bambini\u2026 una scuola a misura di bambino.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Come diceva la Montessori non si tratta di una scuola per i bambini, ma di una scuola dei bambini che sono co-costruttori del proprio processo di crescita; una scuola dunque che avvicina i suoi alunni e che si allontana dall\u2019idea di competitivit\u00e0, che parla di aiuto reciproco, di responsabilit\u00e0, di scambio e di cooperazione, che allena al ragionamento collettivo, al confronto, a imparare a discutere, a negoziare se serve, nell\u2019ottica del diritto al dialogo e all\u2019ascolto e della educazione alla cittadinanza e alla pace\u2026 un camminare insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>In me l\u2019errore diviene un diritto a sbagliare, proprio perch\u00e9 l\u2019errore ha un grande valore educativo. Alleggerisce l\u2019adulto, il maestro, che non \u00e8 un tuttologo, non toglie dignit\u00e0, non mette in cattiva luce, ma all\u2019opposto mostra umano, vicino, sereno quasi allegro di fronte all\u2019inciampo, all\u2019imprevisto che diviene quell\u2019inatteso atteso utile a farmi smettere di avere tutto sotto controllo, che aiuta a navigare a vista a essere pi\u00f9 morbido sui processi, a uscire dall\u2019ottica rigida del \u201csi \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u201d. La Montessori diceva che il maestro\/a deve \u201cgettare un raggio di luce\u201d, che non deve insegnare a tutti con lo stesso ritmo monotono, ma deve dare a ciascuno il dono di essere compreso e di essere corrisposto nei bisogni profondi dell\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p>Come lei ho sempre cercato di indagare l\u2019anima del fanciullo, il segreto dell\u2019infanzia, una ricerca, la mia come la sua, durata tutta la vita, un ricordare il nostro essere stati bambini, un cercarlo ovunque anche lontano, lei in India, io in Brasile, una curiosit\u00e0 salvifica la nostra che ha portato entrambi a nutrirci di bellezza e a volerla condividere con gli altri per arrivare come fine ultimo a rispettare tutte le infanzie che abitano il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019importanza dell\u2019imparare facendo, di un coinvolgimento attivo, concreto e diretto, della necessit\u00e0 del fare e dello scoprire sensoriale, del tatto in primis, della mano come organo d\u2019intelligenza \u00e8 uno dei fondamenti del mio credo pedagogico: dove la mente pensa, la mano crea, costruisce, realizza, nella mia scuola \u201cbottega artigiana\u201d quei segni che la mano fa sulla materia e che si depositano poi nel cervello permettono ai bambini di vederli manifestati.<\/p>\n\n\n\n<p>La mano fa gioire il pensiero, muove e fissa il ri-cor-do, ed \u00e8 proprio quell\u2019 emozione che attiva l\u2019apprendimento rendendolo efficace e duraturo; una scuola la nostra non come obbligo da sopportare ma come scoperta collettiva del mondo al cui centro c\u2019\u00e8 il bambino e la bambina dove la loro forza e creativit\u00e0 non vengono soffocate ma rivelate come esplosioni o epifanie, si incarnano o come dico io s\u2019incardinano. Diviene dunque fondamentale il ruolo della maestra e del maestro che osserva in maniera puntuale, documenta, fa domande generative e si pone come esempio, predispone il materiale e gli strumenti di questa ferramenta ludica, ma lo fa lasciando ampi spazi di autonomia, d\u2019indipendenza, di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec la scuola non pu\u00f2 essere che il luogo in cui tutto \u00e8 connesso, aperto al fuori, alla natura dove l\u2019uno \u00e8 nel tutto, dove io mi prendo cura, mi attivo perch\u00e9 ne sono parte importante: questo pensiero \u00e8 diventato per me un\u2019azione, un agire continuo, una vera missione ecco quindi la didattica degli orti, le tecnologie appropriate, la fattoria didattica, il mio impegno politico, i microlibri e la poesia\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Un grazie non basta dunque ma non c\u2019\u00e8 parola pi\u00f9 adatta che nella sua semplicit\u00e0 racchiuda il mio sentire poich\u00e9 deriva dal greco charis che sta a indicare l\u2019essere contento, lo stare bene.<\/p>\n\n\n\n<p><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa pagina nasce con l&#8217;intento di far conoscerele storie di persone che hanno lasciato (o stanno lasciando) una tracciasia attraverso esperienze dirette, che attraverso le &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/92"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=92"}],"version-history":[{"count":70,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/92\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1691,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/92\/revisions\/1691"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=92"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}