{"id":42,"date":"2021-10-19T10:08:13","date_gmt":"2021-10-19T08:08:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/?page_id=42"},"modified":"2023-05-22T17:17:57","modified_gmt":"2023-05-22T15:17:57","slug":"lorto-a-scuola","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/lorto-a-scuola\/","title":{"rendered":"L&#8217;Orto a Scuola"},"content":{"rendered":"\n<p>Tante esperienze scolastiche significative da collegare | una <a href=\"http:\/\/www.ortidipace.org\/\"><strong>Rete Italiana di Orti Didattici Biologici<\/strong><\/a><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-334 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola01.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola01-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola01-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>Le scuole che organizzano un piccolo orto biologico nel cortile della scuola o in un pezzetto di terra vicino ad essa sono oggi sicuramente fra le realt\u00e0 pi\u00f9 vive ed interessanti del panorama scolastico italiano. <\/p>\n\n\n\n<p><br>Coltivare un orto \u00e8 una attivit\u00e0 che mette a frutto abilit\u00e0 manuali, conoscenze scientifiche, sviluppo del pensiero logico interdipendente. Ma significa anche attenzione ai tempi dell&#8217;attesa, maturazione di capacit\u00e0 previsionali. <\/p>\n\n\n\n<p>Lavorare con la terra aiuta poi i ragazzi a riflettere sulle proprie storie locali e familiari. <\/p>\n\n\n\n<p>La maggior parte degli studenti italiani hanno sicuramente un pap\u00e0, un nonno o un bisnonno che ha o che ha avuto a che fare con la coltivazione della terra.<br><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:13px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In occasione della 4\u00b0 settimana della Civilt\u00e0 Contadina, organizzata dalla omonima associazione a fine maggio, \u00e8 stato quest&#8217;anno affrontato il tema del rapporto fra scuola, educazione e terra. Personalmente sono stato ospite in quella settimana di due esperienze significative: <strong>l&#8217;orto biologico conservativo della scuola media di Sant&#8217;Agata Feltria in provincia di Pesaro-Urbino e l&#8217;orto biologico &#8220;Piccolo \u00e8 bello&#8221; della scuola elementare San Giuseppe al Pozzo di Cava dei Tirreni in provincia di Salerno<\/strong>.<br>Due esperienze all&#8217;avanguardia, dove per i ragazzi &#8220;teoria e pratica&#8221;, cio\u00e8 il pensare, il ragionare ma anche il progettare e il fare, sono unite dalla sapienza degli insegnanti e dalla collaborazione del personale ausiliario della scuola.<br>Obiettivi didattici chiari e semplici: imparare le maniere, i tempi e i prodotti adatti alla semina, preparare e concimare adeguatamente il terreno, annaffiare con acqua, controllare in maniera naturale i parassiti ed infine raccogliere e mangiare. <br>Ma non solo: c&#8217;\u00e8 la ricerca dei semi autoctoni e antichi, con la collaborazione degli anziani. <br>E poi il ruolo fondamentale dell&#8217;humus, realizzato attraverso la compostazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" data-id=\"337\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-337\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola02.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola02-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola02-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" data-id=\"338\" 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\u00e8 quella di collegare in rete tutte le scuole che hanno una esperienza di orto scolastico biologico.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:36px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">ORTI DIDATTICI ORTI DI PACE<\/mark><\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola05.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-352 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola05.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola05-300x267.jpg 300w, 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contrapposizione implicita agli orti di guerra. <\/strong><br>Ma \u00e8 pur sempre un piccolo orto naturale, nel cortile della scuola o in un pezzetto di terra vicino ad essa. <br><strong>Coltivare un orto a scuola significa imparare a \u201crallentare\u201d. <\/strong><br>\u00c8 un\u2019esperienza altamente educativa. <br>Seminare e coltivare frutta e ortaggi sono attivit\u00e0 che mettono a frutto le abilit\u00e0 manuali, le conoscenze scientifiche, lo sviluppo del pensiero logico-interdipendente. <br>Ma significa soprattutto attenzione ai tempi dell\u2019attesa, pazienza, maturazione di capacit\u00e0 previsionali. <br>Lavorare con la terra aiuta i ragazzi a riflettere sulle proprie storie locali e familiari. <br>La maggior parte degli studenti italiani ha sicuramente un pap\u00e0, un nonno o un bisnonno che ha o che ha avuto a che fare con la coltivazione della terra. <br>Nell\u2019orto i ragazzi uniscono \u201cteoria e pratica\u201d, cio\u00e8 il pensare, il ragionare con il progettare e il fare.<br>In un orto s\u2019imparano i modi, i momenti adatti per seminare. <br>Prima di far questo si deve preparare e concimare il terreno. <br>\u00c8 necessario poi seguire con cura i prodotti attendendo ai bisogni d\u2019acqua e al controllo dei parassiti. <br>Si possono conoscere infine le combinazioni e le rotazioni giuste fra le varie piante. <br>Il mestiere dei campi, quello dell\u2019agricoltore, del coltivatore, \u00e8 uno dei mestieri pi\u00f9 difficili al mondo, che richiede grandi abilit\u00e0, esperienze e competenze multiple.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Braccia rubate all\u2019agricoltura. <\/mark><\/strong><br>Quando alcuni anni fa, durante un incontro fra operatori scolastici, un\u2019insegnante di scuola media superiore, parlando di colleghi, ha usato l\u2019espressione \u201cbraccia rubate all\u2019agricoltura\u201d, ho espresso la mia profonda indignazione ad alta voce. <br>Sono figlio di contadini (agricoltori) e da anni, quando entro nelle classi delle mie scuole, sono solito chiedere ai ragazzi chi di loro proviene dalla campagna. <br>Generalmente si alzano poche mani. Poi quando dico loro che essere figli di contadini \u00e8 una grande cosa e che devono essere orgogliosi di ci\u00f2, ecco che le mani aumentano. Nel comune modo di pensare resiste l\u2019idea che essere contadini equivale ad essere ignoranti. <br>Purtroppo \u00e8 uno dei pregiudizi che ancora oggi la scuola stessa perpetua. <br>Eppure l\u2019arte di coltivare la terra, che, storicamente, \u00e8 stata fra le pi\u00f9 disprezzate, ha tanto da insegnare a tutti noi.<br>Una piccola riflessione a proposito di orti in ospedale. <br>Prima di morire, mio padre Giorgio, che per tutta la vita \u00e8 vissuto in campagna facendo l\u2019agricoltore, ha trascorso quasi due mesi in ospedale. <br>Mi \u00e8 venuto spontaneo chiedermi: perch\u00e9 in ogni ospedale non si organizza un orto? <br>Un orto ben curato, con tanti vialetti e tante aiuole di verdure, ortaggi e fiori. <br>Un orto che abbia anche una bella serra di vetro per l\u2019inverno e una zona dedicata al compost, elemento essenziale per cibare il terreno. <br>Un orto ricco di erbe officinali (dette anche medicinali) e piante che favoriscano la riproduzione e la presenza di farfalle. <br>Un orto con tanti alberi da frutto. Frutti per tutti i mesi dell\u2019anno. <br>Un orto vorrebbe dire, per chi resta pochi o tanti giorni in ospedale, riconoscersi in un elemento essenziale della propria terra, cio\u00e8 nel luogo in cui viviamo, fatto di storia, di tradizioni, di cultura, di memoria. E cos\u00ec noi tutti (anche chi non \u00e8 costretto in ospedale) potremmo beneficiare sia della semplice visione di questo piccolo \u201cparadiso terrestre\u201d, sia della possibilit\u00e0 di fare qualche lavoro nell\u2019orto. Forse cos\u00ec avremmo bisogno di meno medicine e guariremmo pi\u00f9 in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Per il diritto alla contadinanza. <\/mark><\/strong><br>Quanto fin qui detto a proposito della terra mi porta spontaneo al ripensare al concetto di \u201ccittadinanza attiva\u201d. \u00c8 ormai giunto il tempo che s\u2019inizi a usare anche quello di \u201ccontadinanza attiva\u201d. DalVocabolario della lingua italiananella versione Devoto-Oli ecco la definizione del sostantivo femminile \u201ccittadinanza\u201d: \u201cVincolo di appartenenza a uno stato, richiesto e documentato per il godimento di diritti e l\u2019assoggettamento a particolari oneri\u201d. A livello culturale, a partire dalla Rivoluzione francese, la parola cittadino \u00e8 diventata sinonimo di \u201cpersona con pari e pieni diritti\u201d. \u201cCittadinanza attiva\u201d \u00e8 oggi sinonimo di un coinvolgimento nella vita della propria comunit\u00e0 d\u2019appartenenza, assumendo in questa un ruolo di responsabilit\u00e0 e facendo scelte di condivisione. Nel vocabolario non esiste invece il termine \u201ccontadinanza\u201d e quindi nessuno ha mai parlato di \u201ccontadinanza attiva\u201d. Esiste chiaramente il sostantivo maschile \u201ccontadino\u201d, che sta per \u201cchi lavora la terra, specificamente per conto di un padrone. In terminispregiativi: persona rozza e goffa\u201d. Dobbiamo rovesciare questo clima culturale che, ancora oggi, \u00e8 presente nel mondo scolastico. Essere abitanti o lavoratori della terra non \u00e8 qualcosa di spregevole. Siamo tutti \u201ccontadini di questa terra\u201d e abbiamo tutti \u201cdiritto alla contadinanza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\"><strong>Chi scrive i sussidiari? <\/strong><\/mark><br>Un vero capolavoro letterario, in questo senso, \u00e8 sicuramente la pagina che i ragazzi della scuola di Barbiana dedicano, in Lettera a una professoressa, alla \u201ccultura contadina\u201d.<br>Sui monti non ci possiamo stare. Nei campi siamo troppi. <br>Tutti gli economisti sono d\u2019accordo su questo punto. <br>E se anche non fossero?<br>Si metta nei panni dei nostri genitori. Lei non permetterebbe che suo figlio restasse tagliato fuori. Dunque ci dovete accogliere. <br>Ma non come cittadini di seconda buoni solo per manovale. <br>Ogni popolo ha la sua cultura e nessun popolo ce n\u2019ha meno di un altro. <br>La nostra \u00e8 un dono che vi portiamo. <br>Un po\u2019 di vita nell\u2019arido dei vostri libri scritti da gente che ha letto solo libri. <br>Se si sfoglia un sussidiario \u00e8 tutto piante, animali, stagioni. Sembra che possa scriverlo soltanto un contadino. <br>Invece gli autori escono dalla vostra scuola. <br>Basta guardare le figure: contadini mancini, vanghe tonde, zappe a uncinetto, fabbri con gli arnesi dei romani, ciliegi con le foglie di susini. <br>La mia maestra di prima elementare mi disse: \u201cMonta su quell\u2019albero e coglimi due ciliegie\u201d. <br>Quando lo seppe la mia mamma disse: \u201cO chi le ha dato la patente?\u201d. <br>Avete dato l\u2019abilitazione a lei e la negate a me che d\u2019albero non gliel\u2019ho mai dato a nessuno in vita mia. <\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Li conosco per nome uno a uno<\/mark><\/strong>. <br>Conosco anche i sormenti. Li ho potati, li ho raccolti, ci ho cotto il pane. Lei su un compito m\u2019ha segnato sormenti come errore. <br>Sostiene che si dice sarmenti perch\u00e9 lo dicevano i latini. <br>Poi di nascosto va a cercare sul vocabolario cosa sono. <br>Anche sugli uomini ne sapete meno di noi. L\u2019ascensore \u00e8 una macchina per ignorare i coinquilini. <br>L\u2019automobile per ignorare la gente che va in tram. <br>Il telefono per non vedere in faccia e non entrare in casa. <br>Forse lei no, ma i suoi ragazzi che sanno Cicerone di quanti vivi conoscono la famiglia da vicino? <br>Di quanti sono entrati in cucina? A quanti hanno fatto nottata? Di quanti hanno portato in spalla i morti? <br>Su quanti possono far conto in caso di bisogno? <br>Se non ci fosse stata l\u2019alluvione non saprebbero ancora quanti sono nella famiglia al piano terreno. <br>Io con quei compagni sono stato a scuola un anno e della loro casa non so nulla. <br>Eppure non si chetano mai. <br>Spesso sovrappongono le voci e seguitano a parlare come se niente fosse. <br>Tanto ognuno ascolta solo s\u00e9 stesso. <br>A lei le rombano sotto le finestre mille motori al giorno. Non sa chi sono ne dove vanno. <br>Io so leggere i suoni di questa valle per chilometri intorno. <br>Questo motore lontano \u00e8 Nevio, che va alla stazione un po\u2019 in ritardo. <br>Vuole che le dica tutto su centinaia di creature, decine di famiglie, parentele, legami? <br>Lei se parla con un operaio sbaglia tutto: le parole, il tono, gli scherzi. <br>Io so cosa pensa un montanaro quando sta zitto e so la cosa che pensa mentre ne dice un\u2019altra. <br>Questa \u00e8 la cultura che avrebbero voluto avere i poeti che lei ama. <br>Nove decimi del mondo l\u2019hanno e nessuno \u00e8 riuscito a scriverla, dipingerla, filmarla. Siate umili almeno. <br>La vostra cultura ha lacune grandi come le nostre. Forse pi\u00f9 grandi.<br> Certo pi\u00f9 dannose per un maestro elementare.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:17px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">MANIFESTO PER UNA RETE DI ORTI DI PACE<\/mark><\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola06B.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-379 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola06B.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola06B-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoScuola06B-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>|<strong><a href=\"https:\/\/www.slideshare.net\/zavallonigianfranco\/per-una-rete-di-orti-di-pace\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"> GUARDA LE SLIDES<\/a><\/strong> |<br><br>Chiunque, nel rispetto dell\u2019ambiente, coltivi la terra lavora anche per la pace. Anche quando i conflitti mettono a repentaglio la sopravvivenza, e li chiamano&nbsp; per questo orti di guerra, sono sempre e comunque orti di pace.<br>&nbsp;<br>In questo momento storico, in cui i fondamenti stessi dell\u2019economia vengono rimessi in discussione, e il concetto di cosa abbia valore cambia al punto che i terreni agricoli cominciano a venire considerati un bene rifugio, \u00e8 arrivato il momento di annodare una rete tra tutti noi che crediamo che lavorare la terra in modo organico sia cosa bella e buona.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:14px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Occorre imparare di nuovo l\u2019abbicc\u00ec del rapporto con la Natura. <br>Per questo siamo partiti dagli orti scolastici: aule all\u2019aperto dove apprendere un modo di stare al mondo per cui, anzich\u00e9 semplici consumatori, diventiamo creatori di vita, e nella pratica di una possibile autosufficienza apprendiamo il respiro della libert\u00e0 interiore. <br>Un giardino, un bosco, un orto trasformano la scuola in qualcosa di vivo di cui prendersi cura.<br>&nbsp;<br>Partiti dalla scuola, abbiamo poi esteso la nostra attenzione agli orti terapeutici, carcerari, sociali: spazi dove ci si prende cura di fiori e ortaggi scoprendo al contempo nell\u2019orto un luogo ideale dove intrecciare tutta una serie di scambi con la natura, l\u2019ambiente e la comunit\u00e0, coltivando intanto la pace interiore.<br>&nbsp;<br>Proponiamo la costituzione di una Rete di Orti di Pace nell\u2019intento di tenerci in contatto, scambiare informazioni sulle varie iniziative. E anche, non ultimo, renderci conto di quanto poco siamo isolati nel gesto di coltivare il nostro comune giardino dall\u2019umile nome di terra.<br>&nbsp;<br>Cesena, sabato 14 marzo 2009 . <a href=\"http:\/\/www.ortidipace.org\/\">www.ortidipace.org<\/a> | <a href=\"http:\/\/www.tecnologieappropriate.it\/\">www.tecnologieappropriate.it<\/a> | <a href=\"http:\/\/www.slowfood.it\/\">www.slowfood.it<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">[<strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\"> <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoPace-inglese.pdf\" target=\"_blank\">ENGLISH<\/a><\/mark><\/strong> VERSION | VERS\u00c3O <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/OrtoPace-portoghese.pdf\" target=\"_blank\">PORTUGUESA<\/a><\/strong> ]<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>Le Parole di Gianfranco <\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:40% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"490\" height=\"687\" src=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FOTO-Gianfranco-Col-letame-in-mano.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1470 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FOTO-Gianfranco-Col-letame-in-mano.jpg 490w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FOTO-Gianfranco-Col-letame-in-mano-214x300.jpg 214w\" sizes=\"(max-width: 490px) 100vw, 490px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\">A SCUOLA DAI CONTADINI<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Orto-di-Famiglia.pdf\" target=\"_blank\">SCARICA L&#8217;ARTICOLO<\/a> <\/strong>IN FORMATO PDF<br>Tratto dal libro <br><em>Orti di pace. Il lavoro come via educativa<\/em> EMI Ed. 2010<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">video ORTI DI PACE > <strong><a href=\"http:\/\/www.vimeo.com\/23407632\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">http:\/\/www.vimeo.com\/23407632<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:69px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">L&#8217;ORTO DI UN PERDIGIONO<\/mark><br><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">confessioni di un apprendista ortolano<\/mark><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:37% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"346\" height=\"500\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/PiaPera-Libro.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-382 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/PiaPera-Libro.jpg 346w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/PiaPera-Libro-208x300.jpg 208w\" sizes=\"(max-width: 346px) 100vw, 346px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>Un romanzo-diario utile alle scuole sull&#8217;esperienza di un orto didattico biologico. <br>Come una giornalista va a vivere in campagna inizia a fare l&#8217;ortolana.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo i classici schemi usati per catalogare libri, non \u00e8 facile definire a quale &#8220;genere letterario&#8221; appartiene &#8220;L&#8217;orto di un perdigiorno&#8221;.<br>Il libro, scritto da Pia Pera (*), \u00e8 comunque un ottimo testo scolastico. <br>Leggendo le 200 e pi\u00f9 pagine di questo libro ci si trova immediatamente a che fare con un vero e proprio diario (tipico spesso del modo di scrivere dei giornalisti), ma anche con un manuale scientifico, dove piante, erbe, arbusti sono sempre nominati con i termini scientifici latini. Ma non posso nemmeno non definire questo testo &#8220;un romanzo poetico di carattere autobiografico&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:14px\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-sitetext-color\">PIA PERA \u00e8 stata scrittrice e giardiniera. Viveva da alcuni anni in un podere della Lucchesia. Ha scritto libri di narrativa &#8211; La bellezza dell&#8217;asino (Marsilio, 1992) e Diario di Lo (Marsilio, 1995); L&#8217;arcipelago di Longo ma\u00ef (Baldini &amp; Castoldi, 2000); e un saggio sulla storia delle idee in Russia &#8211; I Vecchi Credenti e l&#8217;Anticristo.<br>Con L&#8217;ORTO DI UN PERDIGIORNO &#8211; Confessioni di un apprendista ortolano (ed. Ponte alle Grazie, 2003) Pia Pera ha vinto il Premio Giardini Botanici Hanbury di Grinzane Cavour<\/mark><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:23px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Ma \u00e8 Lei stessa a presentarsi, nelle pagine del libro<\/mark><\/strong><br>&#8220;\u2026Non so da dove mi venga l\u2019impulso ostinato che mi porta all\u2019orto e al giardino, o meglio, all\u2019orto\/giardino, visto che per me fanno tutt\u2019uno. \u00c8 cominciato tutto assai prima che mi innamorassi di Fukuoka, radioso nel suo angolo di paradiso terrestre. Ero ancora una bambina confinata in un appartamento di citt\u00e0 e provavo intenso il desiderio di possedere quattro metri quadrati di terra tutti miei per crescerci le mie piante, delimitare un confine inviolabile. Finch\u00e9 i miei \u2014 nonni, genitori, zii, l\u2019intera famiglia allargata \u2014 non hanno deciso di trasferirsi in una grande casa di campagna, circondata da un boschetto di lecci e di tigli e affiancata da due poderi. I quattro metri quadrati si sono dilatati in altrettanti ettari. Spaesata da tanto spazio, mi aggiravo tra gli alberi, li visitavo uno per uno. L\u00ec \u00e8 avvenuto anche il primo impatto con l\u2019orto, a dire il vero non dei pi\u00f9 felici:. \u2026&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">I ricordi dell&#8217;infanzia<\/mark><\/strong><br>Poi Pia Pera, sempre nelle pagine del libro, racconta di un fatto che ha segnato l&#8217;inizio, pur traumatico, dell&#8217;esperienza da ortolana: &#8220;\u2026 mio padre aveva deciso di coltivare degli ortaggi. Non resse a lungo. Per alcuni mesi, tuttavia, s\u00ec intestard\u00ec su un pezzo di terra situato dietro casa, accanto a una vecchia cisterna delimitata da un basso muro ricoperto da quadroni di cotto, non lontano da quello che era stato il pollaio. Ne ricav\u00f2 un campo intero di lattughe che non riuscimmo a finire. Una volta, prima del trasloco, lo accompagnai. E caddi in trappola: un pacchetto di sigarette ancora avvolto nel cellophan che io, fumatrice undicenne alle prime armi, aprii per un furto. Accesi la prima sigaretta dal lato del filtro, rovinandola; mi tocc\u00f2 rubarne una seconda. Andai a fumare nascosta tra i filari dell\u2019uva. Poche boccate, e odo una voce tonante simile a quella di Dio Padre quando, nel giardino dell\u2019Eden, chiamava Adamo che gli si nascondeva. &#8220;Pia! Piiiaaaa! Dove sei!&#8221; Ero stata scoperta. Ricordo la mia testa stretta nella morsa paterna. Dopo avermi cos\u00ec imprigionata, mi guard\u00f2 beffardo negli occhi. &#8220;Hai rubato le sigarette! Hai fumato!&#8221; Inutile negare. Non dir\u00f2 nulla alla mamma a patto che mi aiuti nell\u2019orto per sette anni di seguito&#8221;. Questo il patto. Accettai. Non ricordo bene cosa mi tocc\u00f2 poi fare \u2014 conservo un\u2019immagine di me con la falce frullana. A questo ricordo segue quello del momento in cui, stanca della schiavit\u00f9, mi ribellai e dissi a mio padre che poteva anche denunciarmi alla mamma, non me ne importava niente, comunque io nell\u2019orto non avrei pi\u00f9 lavorato. Cos\u00ec ebbe fine ogni mio interesse per la vita nei campi. Per molti anni. Poi una delle due case coloniche rest\u00f2 abbandonata. Il tetto cominciava a perdere, sui muri si notavano le prime crepe provocate dalle infiltrazioni, i campi inselvatichivano. Non era poi cos\u00ec bella, la casa, nello stato in cui si trovava, eppure mi sgomentava l\u2019idea di lasciarla morire. Cominciai a occuparmene come di una via di scampo alla citt\u00e0. A poco a poco, ha preso il sopravvento.<br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\"><br>Ortolana e poetessa: una filosofia di vita<\/mark><\/strong><br>Il modo poetico e artistico con cui l&#8217;autrice imbastisce la sua trama narrativa emerge anche dalla sua &#8220;filosofia di vita&#8221; che l&#8217;ha condotta a legarsi sempre pi\u00f9 con questa esperienza cos\u00ec terrena.<br>&#8220;\u2026 Avevo scoperto che i campi erano per me una grande tela su cui dipingere, un quadro che avrei terminato solo al momento della mia morte. Mi era impossibile giustificare questo cocciuto desiderio di dipingere su quella tela a scapito di qualsiasi altra attivit\u00e0, ma cos\u00ec era. Il podere esercitava su di me un\u2019attrazione che non sapevo spiegare. Coi lavori di ristrutturazione della casa quasi finiti, ho cominciato a pensare alla terra. Ho chiesto a un amico, Massimo, di passare per un consiglio. Massimo fa e sa un po\u2019 di tutto: giudice di pace, dopo avere chiuso per noia lo studio d\u2019avvocato, si \u00e8 rifugiato con Giovanna nel remoto paese di Tereglio, nella Valfegana. Ha un orto, una falegnameria, e una segreteria telefonica che registra le proposte di chi vorrebbe affidargli ristrutturazioni di case, mura mobili tinteggiature e tutto. Avevo anch\u2019io un consiglio da chiedergli, per la cucina. Dopo andammo fuori. &#8220;Che ci fai, qui?&#8221; &#8220;Ma, il giardino&#8221; avevo risposto indicando le macerie del cantiere. la terra addirittura lucida nei punti dove era stata maggiormente pestata. &#8220;Ne avrai di lavoro&#8221;. Preso in mano un pugno di terra, lo aveva stretto per poi allentare la presa. La terra era rimasta compatta, ma a premerla col dito si era sbriciolata. &#8220;Questo \u00e8 segno che \u00e8 buona&#8221; mi aveva spiegato, &#8220;ha tenuta ma poi si sgretola. Se non formasse il grumo, sarebbe segno che \u00e8 povera, sabbiosa, priva di nutrimento. Se una volta stretta nel pugno rifiutasse di sciogliersi, vorrebbe dire che c\u2019\u00e8 eccesso d\u2019argilla, che \u00e8 troppo compatta e non lascer\u00e0 respirare le piante: quel tipo di terra che, quando \u00e8 umida, si attacca alle scarpe. Cos\u00ec com\u2019\u00e8 ha il giusto equilibrio, \u00e8 un terreno franco, di medio impasto, nutriente e friabile. Ma dovrai lavorarci lo stesso&#8221; aveva aggiunto. &#8220;Il letame. La composta. La pollina. Qualche sacco di torba per alleggerirlo. Fa\u2019 attenzione alle erbe che dicono la qualit\u00e0 del terreno: il romice spia del calcio, l\u2019equiseto segno di drenaggio cattivo e ristagno d\u2019acqua&#8221;. Sono tanti i nomi, da perdercisi, da non contarsi le erbe sconosciute, una folla\u2026&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Una esperienza adatta alle scuole<\/mark><\/strong><br>Il racconto-diario, che \u00e8 suddiviso in capitoli &#8220;a stagioni&#8221; e &#8220;mesi dell&#8217;anno&#8221;, \u00e8 sicuramente una cronaca, botanicamente dettagliata, di &#8220;come affrontare a scuola l&#8217;organizzazione di un orto didattico biologico&#8221;. Un ottimo testo, infine, per gli studenti degli Istituti Tecnici Agrari.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:85px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-accent-2-color has-text-color has-large-font-size\"><strong>Orti di pace<\/strong> di Pia Pera<\/p>\n\n\n\n<p>Gianfranco l&#8217;avevo conosciuto una decina di anni fa, nel 2003. Era andata cos\u00ec: in viaggio verso l&#8217;Ungheria insieme a Stefania, si erano fermati non ricordo pi\u00f9 in quale cittadina dell&#8217;Alto Adige. Nella vetrina di una libreria Gianfranco aveva notato L&#8217;orto di un perdigiorno fresco di stampa. Attratto dal titolo lo aveva letto trovandovi idee sorelle alle sue.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi aveva quindi invitata a Cesena a parlare a un gruppo di maestre della filosofia con cui prendersi cura dell&#8217;orto. Il mio numero di telefono l&#8217;ave- va chiesto a Giannozzo Pucci, un amico comune, come poi scoprimmo, di cui aveva ritrovato il nome tra le pagine del libro.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo confessare che condividevo allora l&#8217;allergia di Gerald Durrell, il geniale autore di \u201cLa mia famiglia e altri animali\u201d, per tutto quanto sapesse di scuola, forse perch\u00e9 per me &#8211; alle elementari no ma al liceo s\u00ec &#8211; la scuola era stata un po&#8217; una prigione.<\/p>\n\n\n\n<p>Accettai tuttavia l&#8217;invito a tornare tra le temute mura scolastiche, conquistata dalla voce e dalla gentilezza di Gianfranco.<br>All&#8217;epoca abitava a Sorrivoli con Stefania, in una casa immersa nel bosco, silenziosa e dall&#8217;atmosfera di fiaba. Per me fu la scoperta di un fratello e di un mondo. Come scoprire l&#8217;utopia realizzata, perch\u00e9 tutto quello che io mi ero limitata a vagheggiare, Gianfranco lo aveva realizzato. Perfino il teatro dei burattini, da me soltanto immaginato per nipoti mai nati. Lui non rimandava, lui sentiva cosa era giusto e subito lo metteva in pratica. Cos\u00ec facendo si era formato intorno tutta una societ\u00e0 e una rete di amici di passioni affini.<br>Nel podere di famiglia era stato creato anche un luogo per lo studio e la prassi, il famoso Ecoistituto sede di tanti gioiosi convegni, seminari, incontri, punto di riferimento con la bella biblioteca, l&#8217;officina e le coltivazioni e allevamenti del podere stesso.<\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> Gianfranco aveva sempre avuto chiaro il senso del suo fare, fin dalla tesi di laurea su Ernst Schumacher, e le idee seminali di Piccolo \u00e8 bello. In parte questo nasceva dall&#8217;amore per i campi comunicatogli dal padre Giorgio e dalla madre Verdiana, dallo sgomento nel vedere tanta civilt\u00e0 spazzata via a cuor leggero, senza spirito critico. Anche in questo le nostre formazioni erano affini: per me era stato mio padre Giuseppe, a instillarmi l&#8217;amore per la campagna dove anche lui era nato. La considerazione per quel mondo ingiustamente disprezzato mi avevano portata a studiare i Vecchi Credenti e i populisti russi insieme a Franco Venturi. Lo ricordo perch\u00e9 sua moglie, Gigliola Spinelli, mi chiese una volta di accompagnarla all&#8217;Impruneta, frazione di San Gersol\u00e8, dove la maestra Maria Maltoni aveva insegnato secondo principi pedagogici analoghi a quelli di Gianfranco; ne possiamo leggere nei Quaderni di San Gersol\u00e8 pubblicati da Einaudi nel 1963 con introduzione di Italo Calvino. La ricerca di un altro mondo possibile mi aveva poi portata sulla collina Zinzine, in Alta Provenza, dove rivivevano le visioni di Jean Giono e dei cosiddetti \u201csocialisti utopisti\u201d; sulle tracce di Longo Ma\u00ef (questo il nome dell&#8217;arcipelago di comunit\u00e0 autogestite) ero capitata alla Fierucola di Piazza Santissima Annunziata a Firenze, dove avevo conosciuto Giannozzo Pucci, che la Fierucola l&#8217;aveva concepita proprio per dare una possibilit\u00e0 a chi andava a vivere in campagna di trarne sostentamento conseguendo l&#8217;autosufficienza, e che ai miei occhi aveva il grandissimo merito di avere pubblicato Masanobu Fukuoka in italiano. Tutto questo lo racconto ad esempio di come, in questo nostro mondo dominato da tutt&#8217;altro, per chi cerca esistono pur sempre strade meno battute, non importa quanto tortuose, che permettono, non importa da dove si parta, di incontrare prima o poi qualcuno con cui passare all&#8217;azione. L&#8217;idea di ortidipace.org \u00e8 nata proprio dal desiderio di agevolare simili incroci di percorso. Dopo quel primo incontro con Gianfranco, pur mantenendomi in contatto con lui e partecipando ogni tanto ai convegni, non avevo fatto nulla di preciso per contribuire alla diffusione degli orti nelle scuole.<br>Finch\u00e9, proprio riflettendo su come sia difficile entrare in contatto con chi condivide una visione tanto bella eppure minoritaria, ho pensato che, mettendo a frutto quanto appreso lavorando per case editrici e scriven- do su giornali, potevo anch&#8217;io, pur non maestra, dare un mio contributo. Pensai di creare uno strumento che servisse, in qualche modo, da \u201cufficio stampa\u201d dell&#8217;orto, una sorta di piazza virtuale dove incontrare perso- ne di sentire affine, con l&#8217;idea di facilitare quel passaggio, talvolta arduo, dalla voglia di fare al fare. Ne scrissi a Gianfranco, che mi spiazz\u00f2 con la sua risposta: \u201cEra da non so quanto tempo che aspettavo che ti decidessi a fare qualcosa\u201d. Lui per\u00f2, da bravo ortolano e maestro, non mi aveva chiesto nulla. Si era limitato ad aspettare il tempo necessario affinch\u00e9 il seme germinasse. Doveva avere il tegumento un po&#8217; duro, questo seme, perch\u00e9 ci ha messo due anni a incrinarsi e tre per spiegare le prime foglioline, nel marzo del 2006. Gianfranco ha subito capito le possibilit\u00e0 di questo nuovo strumento, fino a propormi di aiutarlo nella stesura di un Manifesto per una rete di orti di pace, poi letto al convegno di Cesena del 2009. All&#8217;epoca Gianfranco era gi\u00e0 in Brasile con Stefania, a Belo Horizonte. Ricordo con quanto entusiasmo ci eravamo dati a tradurlo e farlo tradurre in pi\u00f9 lingue, dall&#8217;inglese al galiziano, dallo spagnolo al portoghese. Avevo convinto Gianfranco a lasciarlo senza firme: il nostro \u00e8 un paese di primi violini. Adesso che Gianfranco non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, e purtroppo non pu\u00f2 pi\u00f9 fare ombra a nessuno con la sua personalit\u00e0 ricca di talento ed energie, ci tengo a dire che questo Manifesto \u00e8 un frutto, forse il pi\u00f9 sintetico, della sua bella visione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tratto dal libro <\/strong><em><strong>Disegnare la vita. I mondi di Gianfranco<\/strong><\/em><em><strong>Zavalloni<\/strong><\/em><strong> Ed. Fulmino 2013<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tante esperienze scolastiche significative da collegare | una Rete Italiana di Orti Didattici Biologici Le scuole che organizzano un piccolo orto biologico nel cortile della &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/42"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42"}],"version-history":[{"count":50,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/42\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1481,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/42\/revisions\/1481"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}