{"id":30,"date":"2021-10-19T09:45:10","date_gmt":"2021-10-19T07:45:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/?page_id=30"},"modified":"2023-06-08T16:47:56","modified_gmt":"2023-06-08T14:47:56","slug":"diritti-naturali-dei-bambini","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/diritti-naturali-dei-bambini\/","title":{"rendered":"Diritti Naturali dei Bambini"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">DIRITTI NATURALI<br>di Bimbi e Bimbe<\/mark><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">la cosa pi\u00f9 importante nella vita \u00e8 vedere con gli occhi di un bambino<br>Einstein<br><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:18px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:43% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/diritti01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-475 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/diritti01.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/diritti01-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/diritti01-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"has-small-font-size\"><strong>IL DIRITTO ALL&#8217;OZIO<\/strong><br>&nbsp;a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti<br><strong>IL DIRITTO A SPORCARSI<\/strong><br>&nbsp;a giocare con la sabbia, la terra, l&#8217;erba, le foglie, l&#8217;acqua, i sassi, i rametti<br><strong>IL DIRITTO AGLI ODORI<\/strong><br>a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura<br><strong>IL DIRITTO AL DIALOGO<\/strong><br>ad ascoltatore e poter prendere la parola, interloquire e dialogare<br><strong>IL DIRITTO ALL&#8217;USO DELLE MANI<\/strong><br>a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare, incollare, plasmare la creta, legare corde,accendere un fuoco<br><strong>IL DIRITTO AD UN BUON INIZIO<\/strong><br>a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura<br><strong>IL DIRITTO ALLA STRADA<\/strong><br>a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade<br><strong>IL DIRITTO AL SELVAGGIO<\/strong><br>&nbsp;a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi<br><strong>&nbsp;IL DIRITTO AL SILENZIO<\/strong><br>ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell&#8217;acqua<br><strong>IL DIRITTO ALLE SFUMATURE<\/strong><br>a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Come Nascono i Diritti Naturali?<\/mark><\/h3>\n\n\n\n<p>&#8220;Pensate ai diritti che avevate da Bambini&#8230;<br>Quando mi sono trovato in Sud America ho osservato  i bambini,  e rispetto ai bambini di una citt\u00e0 occidentale, misono accorto che &#8220;i Nostri Bambini hanno sempr emeno libert\u00e0 e diritti&#8221;<br>Gianfranco Zavalloni<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"has-text-align-left wp-block-heading\">ritornare bambino o bambina\u2026<br>un invito, o meglio, un appello rivolto ai grandi genitori, insegnanti, amministratori<\/h5>\n\n\n\n<p>Il manifesto dei diritti naturali dei bimbi e delle bimbe, pur essendo rivolto al mondo dei &#8220;piccoli&#8221;, interroga soprattutto noi &#8220;grandi&#8221;. Siamo noi adulti ad essere &#8211; infatti &#8211; interpellati da queste riflessioni. Siamo noi che dobbiamo prendere coscienza di ci\u00f2 che rischiamo di non offrire all&#8217;infanzia, e quindi, indirettamente, di derubare ai bambini e alle bambini. Uso l&#8217;espressione &#8220;derubare&#8221; proprio perch\u00e9 ritengo che il rischio del furto ci sia. \u00c8 il furto di opportunit\u00e0, di esperienze, di competenze di occasioni che &#8220;o si vivono nei primi anni di vita&#8221; oppure rischiamo di &#8220;perderle per sempre&#8221;. Quando, in questi ultimi tempi, mi sono ritrovato a riflettere e a discutere sul problema dei diritti dei bambini e delle bambine (sono trascorsi quarant&#8217;anni dalla Dichiarazione internazionale dei diritti del fanciullo e appena dieci dalla Convenzione internazionale sui diritti dell&#8217;infanzia) ho cercato &#8211; prima di tutto &#8211; di mettermi nei loro panni: quelli dei bambini e delle bambine. Credo infatti che sia indispensabile cercare di fare una operazione di memoria, ripensare, cio\u00e8 al tempo della nostra infanzia. Si tratta in altre parole di ripensarci piccoli, ripensare a quando &#8220;\u2026noi eravamo bambini e bambine&#8221;.<br>Per poter riuscire in questo, \u00e8 bene farsi poche ma precise domande:<br><strong>cosa amavamo fare?<br>con chi giocavamo?<br>dove ci piaceva giocare?<br>quali erano i nostri giochi e giocattoli preferiti?<br>quali erano i nostri diritti?<br>chi ce li garantiva?<\/strong><br><strong>avevamo coscienza dei nostri diritti o era un fatto del tutto naturale?<\/strong><br>A partire dalle risposte che personalmente mi sono dato, confortato dal lavoro diretto con i bambini per pi\u00f9 di 20 anni e aiutato dalla opinione di centinaia di mamme, babbi, insegnanti, educatori ed animatori, ho cercato di semplificare le esigenze fondamentali dei bambini e delle bambine definendoli &#8220;diritti naturali&#8221;. <br>Per noi erano &#8211; forse -del tutto scontati. Oggi &#8211; per\u00f2 &#8211; non lo sono per i bambini e le bambine che vivono nelle nostre regioni, nelle citt\u00e0 e nei paesi del Nord del mondo. <br>Se oggi dovessimo riscrivere la Carta internazionale dei diritti dell&#8217;infanzia, sicuramente io aggiungerei anche questi diritti fra quelli che ormai sono considerati i diritti fondamentali. <br><br><strong>Ritengo infatti che questi siano dei veri e propri &#8220;diritti naturali&#8221; dei bambini e delle bambine.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol>\n<li><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Il diritto all&#8217;ozio<\/mark><\/strong><br>Siamo nell&#8217;epoca in cui tutto \u00e8 programmato, curriculato, informatizzato. Ai bambini e alle bambine offriamo praticamente una settimana programmata nei minimi dettagli. Spesso le loro iter scolastici, le loro carriere, sono praticamente predefiniti da noi adulti. Non c&#8217;\u00e8 spazio per l&#8217;ozio, l&#8217;imprevisto, l&#8217;auto-organizzazione infantile. Anche gli stessi spazi di gioco sono preorganizzati. Non c&#8217;\u00e8, da parte dei bambini e delle bambine, la possibilit\u00e0 di momenti autogestiti. \u00c8 ingiusto pensare al tempo dei bambini e delle bambine esclusivamente come un tempo di preparazione a &#8220;quando saranno adulti, con un loro lavoro&#8221;? \u00c8 importante la meta, ma \u00e8 altrettanto importante il &#8220;cammino&#8221; che si fa per giungere a quel traguardo. L&#8217;infanzia va vissuta in quanto tale e non solo come periodo di preparazione all&#8217;et\u00e0 matura. Si tratta perci\u00f2 di imparare a &#8220;camminare&#8221; sapendo che educazione \u00e8 anche &#8220;fare strada insieme&#8221;, attenti a ci\u00f2 che ci viene incontro in maniera imprevista. E forse, come afferma il Piccolo Principe, capiremo che &#8220;l&#8217;essenziale \u00e8 invisibile agli occhi&#8221;. E&#8217; indispensabile, per noi grandi, prendere coscienza che il tempo del gioco, il tempo dell&#8217;ozio, il tempo del &#8220;non far niente insieme agli amici&#8221; \u00e8 importante. E tutto questo anche senza la presenza di noi adulti. I bambini e le bambine hanno bisogno di scoprire da soli quelle che sono le regole dello stare insieme, del giocare nello stesso luogo. Solo cos\u00ec matureranno e faranno proprie le &#8220;regole fondamentali di convivenza&#8221;. Saranno regole, a quel punto, acquisite naturalmente nella coscienza personale e non imposte dagli altri, dall&#8217;adulto, dall&#8217;alto.<br><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Il diritto a sporcarsi<\/mark><\/strong><br>L&#8217;epoca attuale \u00e8 quella del look, delle cartelle firmate, delle riviste di moda e dei negozi di abbigliamento per l&#8217;infanzia, dei bambini col cellulare. Ma il nostro \u00e8 anche il tempo del &#8220;non ti sporcare&#8221;, &#8220;stai attento&#8221;, &#8220;ma cosa mi hai combinato?!&#8221;. Credo che i bimbi e le bimbe abbiano il sacrosanto diritto di giocare con i materiali naturali: la sabbia, la terra, l&#8217;erba, le foglie, i sassi, i rametti, la neve, l&#8217;acqua,\u2026 Quanta gioia c&#8217;\u00e8, nei bambini e nelle bambine, quando pastrocchiano in una pozzanghera o in un cumulo di sabbia o di neve. Per\u00f2 queste, a detta degli esperti, rischiano di essere attivit\u00e0 poco igieniche. Nulla si dice sulla poca igienicit\u00e0 di una moquette, delle paste sintetiche ampiamente reclamizzate con cui giocano e manipolano i bambini e le bambine soprattutto nelle scuole. Proviamo ad osservare attentamente bimbi e bimbe in alcuni momenti di pausa dai giochi organizzati oppure quando siamo in un boschetto o su un prato. Sar\u00e0 interessante scoprire che un bimbo o una bimba sono capaci di giocare per ore con le poche cose trovate per terra, le foglie d&#8217;erba, un po&#8217; di sabbia, alcuni bastoncini o ciottoli. Sono sufficienti uno spazio all&#8217;aria aperta, qualche semplice oggetto che l&#8217;ambiente naturale ci regala, un po&#8217; d&#8217;acqua e\u2026 un clima sereno.<br>In questa semplicit\u00e0 emerge un grande messaggio educativo per i mondo di noi adulti: i bimbi e le bimbe ci insegnano che non hanno bisogno di giochi e giocattoli complicati ed elaborati, ma che si accontentano delle piccole e semplici cose che la natura di offre, in un clima sereno e accogliente.<br><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Il diritto agli odori<\/mark><\/strong><br>Oggi il rischio \u00e8 quello di mettere tutto &#8220;sotto vuoto&#8221;. Nel percorrere le nostre citt\u00e0 e i nostri paesi \u00e8 difficile poter distinguere luoghi tipici, percettibili olfattivamente fino a pochi anni fa. Pensiamo alla bottega del fornaio, all&#8217;officina del meccanico delle biciclette, al calzolaio, al falegname, alla farmacia. Questi luoghi emanavano odori speciali, di cui si impregnavano i muri, le porte, le finestre. Oggi entrare in una scuola (chi non ricorda l&#8217;odore del primo giorno di scuola), in un ospedale, in un supermercato o in una chiesa spesso significa respirare ed annusare lo stesso odore di detergente. Non ci sono pi\u00f9 differenze. Abbiamo annullato le diversit\u00e0 di naso, o meglio le diversit\u00e0 olfattive. Eppure chi di noi non ama sentire il profumo di terra dopo un acquazzone e non prova un certo senso di benessere entrando in un bosco ed annusando il tipico odore di humus misto ad erbe selvatiche? Sono sensazioni che dal naso passano direttamente al cervello e spesso ci fanno fare salti di memoria, tornare alla nostra infanzia. Imparare fin da piccoli il gusto degli odori, percepire i profumi offerti dalla natura, sono esperienze che ci accompagneranno lungo la nostra esistenza. Non possiamo derubare il mondo dell&#8217;infanzia di questa grande opportunit\u00e0: il diritto al proprio naso.<br><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Il diritto a prendere la parola<\/mark><\/strong><br>Dobbiamo constatare sempre di pi\u00f9 la triste realt\u00e0 di un sistema di comunicazione e di informazione &#8220;unidirezionale&#8221;. Da una parte la TV, i giornali, i mass-media, dall&#8217;altra gli ascoltatori, i telespettatori che subiscono passivamente. Siamo al monologo. Un tempo si poteva entrare tranquillamente nelle case e si poteva chiacchierare al caldo del camino o della stufa. Oggi al centro non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il fuoco, ma la televisone e, possibilmente, sempre in funzione. Si mangia, si gioca, si lavora, si accolgono gli amici &#8220;a televisione accesa&#8221;. Un calcolo matematico (approssimato e per difetto) ci dice che se un bambino o una bambina seguono la TV per 2 ore al giorno, moltiplicato per circa 360 giorni all&#8217;anno, abbiamo un totale di 720 ore. Se dividiamo per le 24, cio\u00e8 le ore di un giorno, otteniamo 30. Trenta giorni, cio\u00e8 un mese ininterrotto (24 ore al d\u00ec) di televisione all&#8217;anno. E questo non \u00e8 certo dialogo. Con la televisione non si &#8220;prende la parola&#8221;. Cosa diversa \u00e8 il raccontare fiabe, narrare leggende, vicende e storie, fare uno spettacolo di burattini. In questi casi anche lo spettatore-ascoltatore pu\u00f2 prendere la parola, interloquire, dialogare.<br><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Il diritto a saper usare le mani<\/mark><\/strong><br>La tendenza del mercato \u00e8 quella di offrire tutto preconfezionato. L&#8217;industria sforna ogni giorno miliardi di oggetti &#8220;usa e getta&#8221;, che non possono essere riparati. Nel mondo infantile i giocattoli industriali sono talmente perfetti e finiti che non necessitano dell&#8217;apporto creativo della manualit\u00e0 del bambino o della bambina. Oggi, poi, anzich\u00e9 i calcio-balilla, nelle sale giochi o nei circoli ricreativi, ci si abitua al video-gioco. E nel contempo mancano le occasioni per sviluppare le abilit\u00e0 manuali ed in particolare la manualit\u00e0 fine. Non \u00e8 facile trovare bambini e bambine che sappiano piantare chiodi, segare, raspare, scartavetrare, incollare\u2026 anche perch\u00e9 \u00e8 difficile incontrare adulti che vanno in ferramenta a comprare i regali ai propri figli. Quello dell&#8217;uso delle mani \u00e8 uno dei diritti pi\u00f9 disattesi nella nostra societ\u00e0 post-industriale e rischiamo di avere bambini e bambine capaci di stare ore davanti ad un computer, ma incapaci di usare un martello o un paio di pinze.<br><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Il diritto ad un buon inizio<\/mark><\/strong><br>Qui mi riferisco alla problematica dell&#8217;inquinamento. L&#8217;acqua non \u00e8 pi\u00f9 pura come cantava San Francesco, l&#8217;aria \u00e8 intrisa di pulviscoli di ogni genere. Non meravigliamoci, perci\u00f2, della esplosione delle allergie, che colpiscono oggigiorno una buona percentuale di popolazione. La terra \u00e8 fecondata dalla chimica di sintesi. Si dice sia il frutto non desiderato dello sviluppo e del progresso. Eppure in quel &#8220;tornare indietro&#8221; che molti di noi hanno vissuto fra il 1973 e il 1974, con la famosa &#8220;austerity&#8221;, abbiamo ritrovato il gusto della citt\u00e0, lo stare insieme in maniera conviviale, divertente, spensierata, senza l&#8217;assillo dell&#8217;automobile e del tempo. \u00c8 questo che spesso i bimbi e le bimbe ci chiedono. Da qui l&#8217;importanza dell&#8217;attenzione a quello che &#8220;fin da piccoli si mangia&#8221;, &#8220;si beve&#8221; e si respira.<br><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Il diritto alla strada<\/mark><\/strong><br>La strada \u00e8 per eccellenza il luogo per mettere in contatto. La strada e la piazza dovrebbero permettere l&#8217;incontro. Oggi sempre pi\u00f9 le piazze sono dei parcheggi e le strade sono invivibili per chi non ha un mezzo motorizzato. Piazze e strade sono divenute paradossalmente luoghi di allontanamento. \u00c9 praticamente impossibile vedere bambini giocare in piazza, spostarsi in bicicletta. Gli anziani sono continuamente in pericolo in questi luoghi. Dobbiamo renderci conto che, come ogni luogo della comunit\u00e0, la strada e la piazza sono di tutti, cos\u00ec come ancora \u00e8 in qualche nostro piccolo paesino di montagna o in molte citt\u00e0 del Sud del mondo.<br><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Il diritto al selvaggio<\/mark><\/strong><br>Anche nel cosiddetto tempo libero tutto \u00e8 preorganizzato. Siamo nell&#8217;epoca dei &#8220;divertimentifici&#8221;. Gli esempi pi\u00f9 eclatanti sono Eurodisney, Gardaland, Mirabilandia\u2026 parchi gioco programmati nei dettagli. E cos\u00ec \u00e8 nel piccolo, nei parchi pubblici e nel verde delle citt\u00e0, compreso l&#8217;arredo urbano. Certo, nulla da eccepire riguardo l&#8217;aspetto estetico. Ma dov&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 di costruire un luogo di rifugio-gioco, una capanna di legno, dove sono i canneti e i boschetti in cui nascondersi, dove sono gli alberi su cui arrampicarsi? Il mondo \u00e8 fatto di luoghi modificati dall&#8217;uomo, ma \u00e8 importante che questi si compenetrino con luoghi selvaggi, lasciati allo stato naturale. Anche per l&#8217;infanzia.<br><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Il diritto ad ascoltare il silenzio<\/mark><\/strong><br>I nostri occhi possono socchiudersi e cos\u00ec riposare, ma le orecchie sono sempre aperte. Cos\u00ec sono sottoposte continuamente alle sollecitazioni esterne. Mi sembra ci sia l&#8217;abitudine al rumore, alla situazione rumorosa, a tal punto da temere il silenzio. Sempre pi\u00f9 spesso \u00e8 facile partecipare a feste di compleanno di bimbi e bimbe accompagnate da musiche assordanti. E cos\u00ec accade anche a scuola. L&#8217;immagine emblematica di tutto ci\u00f2 \u00e8 data da coloro che si spostano alle periferie delle citt\u00e0 e a piedi o in bicicletta si portano nella natura, per una bella passeggiata, con le cuffie del registratore portatile ben inserite nelle orecchie. Perdiamo occasioni uniche: il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell&#8217;acqua. Questo significa diritto al silenzio, ad educarci all&#8217;ascolto silenzioso.<br><br><\/li>\n\n\n\n<li><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Il diritto a percepire le sfumature<\/mark><\/strong><br>La citt\u00e0 ci abitua alla luce, anche quando in natura luce non c&#8217;\u00e8. Nelle nostre case l&#8217;elettricit\u00e0 ha permesso e permette di vivere di notte come fosse giorno. E cos\u00ec spesso non si percepisce il passaggio dall&#8217;una all&#8217;altra situazione. Quel che pi\u00f9 \u00e8 grave \u00e8 che poche persone, pochi bambini o bambine, riescono a vedere il sorgere del sole, cio\u00e8 l&#8217;aurora e l&#8217;alba oppure il crepuscolo o il tramonto. Non si percepiscono pi\u00f9 le sfumature. Il pericolo che qualcuno paventa \u00e8 che vedendo solo nero o bianco si rischi davvero l&#8217;integralismo. In una societ\u00e0 in cui le diversit\u00e0 aumentano anzich\u00e9 diminuire, quest&#8217;atteggiamento pu\u00f2 risultare realmente pericoloso. \u00c8 una riflessione che ci interpella tutti.\n<ul>\n<li><\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<div style=\"height:23px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">IL PROGETTO DELLE 8 PIAZZE DEI GIOCHI E DEI DIRITTI<\/mark><br><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">NATURALI DEI BIMBI E DELLE BIMBE<br><\/mark><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-sitetext-color\">A cura dell&#8217;Associazione GRTACIN di Cesena<\/mark><br>SEI PAROLE PER CAPIRE<br><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:38px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">GRTA-CIN<\/mark><\/strong><br>GRTA-CIN sta per Gruppo di Ricerca Tecnologie Appropriate &#8211; Centro Informazione non Violenta, una associazione di volontariato che opera a Cesena dal 1980 sulla compatibilit\u00e0 economica, ecologia, sociale e politica delle tecnologie.<br>E propone perci\u00f2 le cosidette Tecnologie Appropriate<br>Il GRTA-CIN lavora sui temi della pace, sulla salvaguardia del creato, dell&#8217;educazione all&#8217;ambiente&#8230; <em>concepiti come modificazione dei piccoli gesti quotidiani e dello stile di vita<\/em>.<br>E in tutto questo le tecnologie educative e l&#8217;educazione sono sicuramente centrali, al pari delle tecnologi utilizzate all&#8217;energia, ai rifiuti ed ai trasporti.<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">PIAZZE<\/mark><\/strong><br>La piazza \u00e8 un elemento che connota e caratterizza le citt\u00e0 fin dal loro nascere.<br>In Italia sicuramente questo \u00e8 avvenuto dal periodo dei cosidetti &#8220;comuni&#8221;.<br>Le Citt\u00e0 in genere hanno una piazza centrale e poi tante piazze sulle quali si sono affacciate la vita econmica, sociale, polita e religiosa degli abitanti.<br>La piazze \u00e8 un luogo di incontro di tutte le generazioni, dai bambini agli anziani.<br>Ma la Piazza \u00e8 anche un luogo simbolo.<br>La Piazza cio\u00e8 \u00e8 la metafora della citt\u00e0<br>La Piazza dei bambini e delle bambine \u00e8 come dire &#8221; la citt\u00e0 dei bambini e delle bambine&#8221;.<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">DIRITTI<\/mark><\/strong><br>\u00c8 oramai acquisito: la nostra societ\u00e0 si fonda sul riconoscimento comune dei diritti fondamentali.<br>Pensiamo alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo oa quella dei Diritti dell&#8217;Infanzia.<br>Casa, lavoro, salute, famiglia, libert\u00e0 di religione, di scuola, gioco&#8230; sono alcune delle parole chiave per leggere le nostre societ\u00e0, le cui regole si basano sulla tutela di tali diritti.<br>Ma ci ono, a nostro parere, dei diritti connaturati con la vita stessa: i cosiddetti <strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">Diritti Naturali dei Bambini e delle Bambine.<\/mark><\/strong><br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">GIOCHI<\/mark><\/strong><br>I giochi son l&#8217;espressione caratteristica dell&#8217;Infanzia.<br>Ma guai a quella societ\u00e0 che perde il senso del giocare oltre l&#8217;infanzia, che non vive cio\u00e8 il lavoro come un elemento di gioco degli adulti, che non base le relazioni umana su modalit\u00e0 ludiche, che non ha un approccio al quotidiano di tipo giocoso.<br>Ma ancor pi\u00f9 maledetta \u00e8 la comunit\u00e0 che non sa giocare o che ha bisogno di qualche trasmissione televisiva o di incentivi per giocare.<br>Gioco \u00e8 sempre, nella sua accezione pi\u00f9 vera, sinonimo di gratuito.<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">BAMBINI E BAMBINE<\/mark><\/strong><br>La nostra \u00e8 una societ\u00e0 che storicamente &#8211;  a detta di alcuni sociologi e antropologi &#8211; ha elaborato l&#8217;idea dell&#8217;infanzia, e dell&#8217;adolescenza:<br>periodi che anticipano e preparano alla vera vita, la vita adulta.<br>Spesso usiamo espressioni quali: &#8221; i bambini e le bambine sono il futuro della societ\u00e0&#8221;.<br>Ma i bambini e le bambine &#8211; noi crediamo &#8211; sono gi\u00e0, nel loro essere tali, parte viva della societ\u00e0.<br>Nella loro piccolezza c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 pienamente la natura umana.<br>Non possiamo pensare di far vivere ai bambini ed alle bambine tutte le loro esperinze di apprendimento, di gioco, di socializzaizone in funzione del &#8220;quando saranno grandi e quindi adulti&#8221;.<br>La vita di una persona parte con la nascita ed \u00e8 una &#8220;freccia lanciata&#8221; nel tempo.<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">285<\/mark><\/strong><br>Evidentemente \u00e8 un numero connaturato con leggi che danno segnali importanti alla societ\u00e0 italiana.<br>Chi non ricorda la famosa legge del 1977, la &#8220;Legge 285 sulla occupazione giovanile&#8221;.<br>Ebbene dopo vent&#8217;anni il governo italiano propone una legge &#8211; che il parlamento approva &#8211; la cosidetta Legge Turco, <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.minori.gov.it\/\" target=\"_blank\">la legge 285 del 1997 sull&#8217;infanzia<\/a><\/strong>.<br>\u00c8 una legge che in maniera originale mette i bambini e le bambine al centro delle strategie e dei modi organizzativi della societ\u00e0.<br>Con la legge 285 si pongono le basi per una progettazione e una programmazione o per una pianificazione territoriale, come ad esempio \u00e8 il Piano Regolatore Generale della citt\u00e0 di Cesena, &#8221; <strong>a misura di bambini<\/strong>&#8220;.<br><br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\"><\/mark><\/strong><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">8 PIAZZE PER CESENA A MISURA DI BAMBINI E BAMBINE<\/mark><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-sitetext-color\"><\/mark><br>(Un Progetto purtroppo mai portato a termine)<br><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:27px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">La Piazza delle Biglie<\/mark><\/strong><br>Un luogo in cui poter predisporre un vero e proprio bigliodromo, cio\u00e8 una zona per poter giocare con le biglie.<br>La zona sar\u00e0 realizzata in due maniere: il primo \u00e8 la pista delle &#8220;biglie in plastica&#8221;, che consiste in una enorme sabbiera, in legno, da usufruire come pista per il gioco delle biglie in plastica.<br>Il secondo \u00e8 la pista delle &#8220;biglie in vetro&#8221;.<br>In pratica una piattaforma in sabbia battuta, resa fine, con buche predisposte come una pista da biglie.<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">La Piazza delle Trottole<\/mark><\/strong><br>In cui giocare con l&#8217;antico e moderno gioco delle trottole.<br>Si tratta di utilizzare una piattaforma di cemento gi\u00e0 esistente e predisporla a &#8220;zona di gioco delle trottole&#8221; con relativa segnalazione.<br>Verrano poi realizzati tornei o giochi liberi con le varie versioni di trottole.<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">La Piazza del Selvaggio<\/mark><\/strong><br>Cio\u00e8 una zona di verde pubblico in cui far crescere canneti, arbusti e cespugli selvatici, nonch\u00e8 alberi da poter essere arrampicati.<br>Nell&#8217;area verr\u00e0 fatta una piantumazione nell&#8217;ottica di rendere il tutto davvero &#8220;selvaggio&#8221; attraverso canneti, arbusti e cespugli selvatici ed alberi.<br>Si cercher\u00e0 di poter disporre dei vivai forestali della provincia che allevano piante autoctone con portamento &#8220;naturale&#8221;.<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">La Piazza del Silenzio<\/mark><\/strong><br>In cui creare le condizioni per poter godere esclusivamente del silenzio.<br>Anche per questa piazza sar\u00e0 fatta la piantumazione di una zona e la realizzazione di uno &#8220;stagno naturale&#8221;. da rendere accessibile alla micro-fauna (soprattutto uccelli e rane) e da permettere cos\u00ec l&#8217;ascolto dei canti e dei versi degli animali, nonch\u00e8 le voci del vento. <br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">La Piazza dei Profumi<\/mark><\/strong><br>Potr\u00e0 essere un&#8217;area in cui predisporre piccole siepi di erbe officinali che diano la possibilit\u00e0 di educare alla conoscenza dei diversi odori.<br>Particolarmente significativa sar\u00e0 la colocazione delle piante nella cosidetta &#8220;spirale delle officinali&#8221;<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">La Piazza delle Albe<\/mark><\/strong><br>Una zona che permetta di poter vedere con buona visuale, cio\u00e8 dall&#8217;alto, l&#8217;alba sul Mar Adriatico.<br>Sar\u00e0 chiaramente collocata sulle prime propaggini delle nostre colline.<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">La Piazza dei Tramonti<\/mark><\/strong><br>Sar\u00e0 un&#8217;altra &#8220;zona di osservazione&#8221; in questo caso dei Tramonti, con attrezzature minime e semplici (panchine&#8230;).<br><br><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">La Piazza dei Racconti<\/mark><\/strong><br>Un luogo permanentemente adattato a spettacoli di burattinai, cantastorie o semplici raccontatori, come sono ad esempio i nonni.<\/p>\n\n\n\n<p><br><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\"><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0)\" class=\"has-inline-color has-accent-2-color\">LE PIAZZE DEI DIRITTI NATURALI DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE<\/mark><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:32px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"445\" src=\"http:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/piazzediriti.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-547 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/piazzediriti.jpg 500w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/piazzediriti-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/piazzediriti-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le piazze dei diritti naturali dei bambini e delle bambine, progettate inizialmente per Cesena&#8230;<\/h2>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Possibile per tante altre citt\u00e0?<\/h4>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:18px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"has-text-align-center wp-block-heading\">10 Illustrazioni per 10 Diritti | OMAGGIO A GIANFRANCO ZAVALLONI<\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"671\" data-id=\"1812\" src=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Progetto-DIECI-X-DIECI-1-_1_-1024x671.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1812\" srcset=\"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Progetto-DIECI-X-DIECI-1-_1_-1024x671.jpg 1024w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Progetto-DIECI-X-DIECI-1-_1_-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Progetto-DIECI-X-DIECI-1-_1_-768x504.jpg 768w, https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Progetto-DIECI-X-DIECI-1-_1_-1536x1007.jpg 1536w, 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riflessioni e parole di costante attualit\u00e0 e che per questo stesso fatto \u00e8 continuamente a noi contemporaneo. <br>\u00c8 un libro che \u00e8 letto e riletto, perch\u00e9 viene volontariamente cercato e, con il passare degli anni, invece di invecchiare, assume una capacit\u00e0 quasi miracolosa di entrare naturalmente in relazione con quello che accade, riuscendo a illuminare nuovi punti di vista e a intercettare prospettive innovative, che lo stesso autore non aveva potuto prendere in considerazione nel momento della sua scrittura. <br>Ecco il classico \u00e8 dunque un pensiero scritto che ha in s\u00e9 una potenza, quasi profetica, per cui pu\u00f2 riuscire a rispondere anche a esigenze nuove, vissute ben dopo la scomparsa del suo artefice e, ovviamente per questo, impossibili<br>da considerare per lo stesso suo demiurgo. <br>Nello specifico attingendo direttamente alle parole di Calvino possiamo evidenziare almeno cinque dei suoi quattordici punti sulla definizione dei classici, che meglio si attagliano allo scritto di Gianfranco Zavalloni. <br>Nel rileggere lo scritto calviniano ci colpisce l\u2019essenzialit\u00e0 e al contempo l\u2019esaustivit\u00e0 della proposta, che in qualche modo, nella sua sinteticit\u00e0 ci offre una potenza di approfondimento che ci rimanda alla similarit\u00e0 delle frasi incisive di Zavalloni.<br><br>\u201c6. Un classico \u00e8 un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.<br>[\u2026]<\/p>\n\n\n\n<ol start=\"7\">\n<li>I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di s\u00e9 la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di s\u00e9 la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o pi\u00f9 semplicemente<br>nel linguaggio o nel costume). [\u2026]<\/li>\n\n\n\n<li>I classici sono libri che quanto pi\u00f9 si crede di conoscerli per sentito dire, tanto pi\u00f9 quando si leggono davvero si trovano nuovi e inaspettati. [\u2026]<\/li>\n\n\n\n<li>Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell\u2019universo, al pari degli antichi talismani. [\u2026]<\/li>\n\n\n\n<li>Il \u2018tuo\u2019 classico \u00e8 quello che non pu\u00f2 esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.\u201d (Calvino, 2017, pp. 7-10)<br>Questo nuovo libro, che avete tra le mani, si \u00e8 avvicinato al Decalogo di Gianfranco Zavalloni, trattandolo come un classico, nell\u2019interpretazione calviniana, rispettando cos\u00ec la sua intrinseca visionariet\u00e0, legata a<br>un\u2019attenzione e un rispetto dedicato ai bambini e alla natura, che ha saputo capovolgere le regole del \u201cgioco educativo\u201d allora in atto. <br>In modo altrettanto attento e rispettoso Mario Turci ha preso in mano lo scritto di Zavalloni e lo ha proposto, articolo per articolo, a una serie di autori direttamente invitati a far parte di questo progetto. <br>Nella scelta delle persone da coinvolgere Turci non si \u00e8 limitato a pedagogisti e didatti, seppure fortemente presenti, ma ha aperto le porte ad architetti, artisti, designer, filosofi, letterati\u2026 tutte figure che nel loro percorso personale e professionale avevano lavorato, interloquito, si erano sperimentate nel contatto con bambine e bambini e che lo fanno tuttora. <br>A ognuno di loro \u00e8 stato affidato un diritto, non scelto, ma dato, creando cos\u00ec a volte la necessit\u00e0 di un approfondimento, di uno scavo nel proprio cammino culturale e professionale, per comprendere il perch\u00e9, per leggere e rileggere le frasi di Zavalloni toccate in loro a sorte, creando una connessione viva e attuale.<br>Certamente gli anni della comparsa del Decalogo, avevano gi\u00e0 visto numerosi pedagogisti e didatti schierarsi nel sollecitare modi diversi di fare scuola, nel tenere in considerazione il pensiero, il corpo, le azioni delle bambine e dei bambini. Il Decalogo, con la sua essenzialit\u00e0 e incisivit\u00e0, ha saputo collocarsi tra teoria e pratica, andando a incidere nei pensieri e nelle azioni di molti educatori, insegnanti, genitori, pedagogisti e non solo.<br>Le frasi sintetiche e al contempo complete, ricche di esplicitazioni e riferimenti concreti, risultavano un modo immediato per confrontarsi con quanto realizzato nella propria esperienza lavorativa e\/o personale, verificando cosa fosse possibile fin da subito modificare. <br>Risulta significativo inserire qui un brano dello stesso Gianfranco Zavalloni che in modo puntuale suggeriva fin da subito la motivazione di questo decalogo, il suo fine immediato e prospettico.<br>\u201cLavorando prima come maestro e poi come dirigente scolastico mi sono accorto che quasi tutti i bimbi e le bimbe d&#8217;Europa o delle famiglie ricche del Sud del Mondo hanno riconosciuti i diritti stabiliti dalla Carta<br>Internazionale dei diritti dell&#8217;Infanzia (istruzione, salute, gioco\u2026). <br>Ma agli stessi sono pressoch\u00e9 negati quelli che io definisco \u201cdiritti naturali\u201d.<br>Questo manifesto \u00e8 rivolto ai grandi, anche perch\u00e9 i piccoli lo capiscono al volo. Un po&#8217; come diceva il Piccolo Principe \u2018\u2026 ai grandi bisogna sempre spiegare tutto quello che i bambini capiscono subito\u2019.\u201d (Zavalloni, 2014, p.3)<br>La riflessione dell\u2019autore ci permette di collocare e comprendere il perch\u00e9 di questi diritti naturali, che non vanno a sostituire quelli che potremmo chiamare i diritti inalienabili dei bambini e che, fortunatamente, a livello internazionale sono almeno stati definiti, a garanzia di ogni piccolo essereumano presente sulla faccia della terra. <br>Come ci dimostrano le ricerche e indagini compiute ogni anno, i diritti dell\u2019infanzia non sono certamente ancora stati raggiunti, si tratta di un cammino lungo e difficile da percorrere, che bisogna per\u00f2 sempre monitorare per non arretrare. <br>Bambini che non hanno cibo, acqua, cure mediche, educazione\u2026, possibilit\u00e0 di accesso a divertimenti, cultura, sport sono ancora la grande maggioranza di questo mondo contemporaneo. <br>Ma il tenere sempre salda l\u2019attenzione ai passi indispensabili da percorrere, per rischiare di non vedere, di non fare, di non proteggere e garantire i bambini in ogni parte del mondo, deve per\u00f2 avere presente anche quanto i bambini fortunati, perch\u00e9 nati in altre parti del mondo e\/o in altri contesti sociali, rischiano costantemente di perdere.<br>Si tratta dell\u2019altro lato di una situazione che ha un percorso economico preciso, che trasforma i bambini in consumatori ubbidienti, e in certo qual modo li anestetizza. <br>Qui risulta significativo citare la posizione scomoda di Byung-Chul Han presentata nel testo La societ\u00e0 senza dolore, che ci ricorda che abbiamo volutamente bandito la sofferenza dalle nostre vite, a favore della trasformazione in un mondo a una sola dimensione definita e rassicurante, che cancella per prima cosa il dolore, la sofferenza e la complessit\u00e0 dal proprio percorso. <br>Ma sofferenza, complessit\u00e0, sfumature sono, a pieno titolo, parte del vivere e Han ce lo ricorda: \u201cIl nostro rapporto col dolore (Schmerz) rivela la societ\u00e0 in cui viviamo. <br>Le sofferenze sono cifre di un codice: contengono la chiave per comprendere ogni societ\u00e0. [\u2026] <br>Oggi imperversa ovunque una algofobia, una paura generalizzata del dolore. Anche la soglia del dolore crolla con rapidit\u00e0.<br>L\u2019algofobia ha come conseguenza un\u2019anestesia permanente. Si evita qualsiasi circostanza dolorosa. [\u2026] Nell\u2019odierna algofobia \u00e8 insito un cambio di paradigma. <br>Noi viviamo in una societ\u00e0 della positivit\u00e0 che tenta di sbarazzarsi di tutto ci\u00f2 che \u00e8 negativo. [\u2026] I pensieri negativi vanno evitati e immediatamente sostituiti da pensieri positivi. [\u2026] <br>La societ\u00e0 palliativa \u00e8 inoltre una societ\u00e0 del mi piace, che cade vittima della mania di voler piacere. Ogni cosa viene lucidata finch\u00e9 non suscita approvazione. <br>Il like \u00e8 l\u2019emblema, il vero e proprio analgesico della contemporaneit\u00e0. Non domina solo i social media, ma anche tutti gli ambiti della cultura. Nulla deve pi\u00f9 far male. <br>Non solo l\u2019arte, ma anche la vita stessa dev\u2019essere instagrammabile, ovvero priva di angoli e spigoli, di conflitti e contraddizioni che potrebbero provocare dolore.\u201d (Han, 2021, pp. 5-8)<br>Senza voler qui proporre un\u2019elegia del dolore e della sofferenza, \u00e8 interessante per\u00f2 notare come il testo di Han ci sottoponga un\u2019interessante riflessione, che pu\u00f2 essere accostata, senza timore di contaminazione tra approcci ed epistemologie disciplinari diverse, alle stesse domande di Gianfranco Zavalloni, trasformate in diritti. <br>Quali esperienze epurate e anestetizzate stiamo offrendo attualmente ai bambini? Con quali intenti e finalit\u00e0 e motivazioni? <br>Siamo realmente consapevoli delle nostre proposte come genitori, educatori, insegnanti, professionisti? <br>Se proviamo a volgere in opposizione i diritti ritroviamo il mondo anestetizzato e senza sofferenza, artificialmente modificato di cui Han ci parla. <br>L\u2019ozio pu\u00f2 diventare riempimento continuo, horror vacui; il dialogo pu\u00f2 trasformarsi in monologo e mancanza di ascolto; il silenzio pu\u00f2 essere sostituito da un rumore costante; negare la strada pu\u00f2 voler dire rimanere solo in luoghi chiusi e sicuri. Una protezione dal mondo reale, complesso e spigoloso in cui i bambini vivono e che stanno attraversando, un tentativo di assicurarli lontani dalle asperit\u00e0, proponendo loro di non sbucciarsi pi\u00f9 le ginocchia, di non annoiarsi mai, di illuminare sempre il buio, perdendosi un percorso di ricchezza, difficolt\u00e0, crescita, autonomia.<br>In questo libro, per invogliarci a compiere questo viaggio, pensato per i bambini, siamo presi per mano dai vari autori, anche noi lettori adulti, e ci viene consentito di scoprire molti dei diritti che abbiamo da tempo dimenticato:<br>l\u2019ozio, gli odori, il dialogo, la strada, il selvaggio, il silenzio, le sfumature, lo sporcarsi, l\u2019uso delle mani, il buon inizio. <br>Ogni scrittore ci offre uno spaccato che parte dalle parole di Gianfranco Zavalloni, cita ricordi personali, racconta esperienze professionali, crea suggestioni, sollecita in un processo di contaminazione costante parole di altri autori, permettendo per\u00f2 a ognuno di noi di trovare la sua personale interpretazione di quel diritto in un continuo gioco di scambi.<br>Ogni diritto presuppone un\u2019azione, un essere presente nel mondo, percependolo e agendo con rispetto e con cura, anche trasgredendo le regole imposte da una societ\u00e0 anestetizzata. <br>In questo punto, per riconoscere il pieno valore conoscitivo dell\u2019azione, \u00e8 necessario cedere la parola a David Le Breton, sociologo e antropologo, che sottolinea l\u2019importanza di un provare a essere consapevoli della nostra presenza sulla terra, diritto fondamentale da difendere e proporre a bimbe e bimbi, senza dimenticarci di attuarlo noi stessi come adulti.<br>\u201cDi fronte al mondo, l\u2019uomo non \u00e8 mai un occhio, un orecchio, una mano, una bocca o un naso, ma uno sguardo, un ascolto, un tocco, un modo di assaporare o annusare; insomma, un\u2019attivit\u00e0. <br>A ogni istante, egli fa del mondo sensoriale in cui \u00e8 immerso un mondo di senso di cui l\u2019ambiente costituisce il pretesto. <br>La percezione non \u00e8 l\u2019impronta di un oggetto su un organo sensoriale passivo ma un\u2019attivit\u00e0 di conoscenza diluita nell\u2019evidenza o frutto di una riflessione. (Le Breton, 2007, p. 5)<br>L\u2019uomo non pu\u00f2 esimersi dal fare esperienza del mondo, dall\u2019esserne in continuit\u00e0 attraversato e modificato. Il mondo \u00e8 l\u2019emanazione di un corpo che lo penetra, tra sensazione delle cose e sensazione di s\u00e9, si instaura un<br>andirivieni continuo; prima del pensiero, vi sono i sensi. [\u2026] Il corpo \u00e8 la condizione umana del mondo, il luogo dove il flusso incessante delle cose si arresta dando forma a significati precisi [\u2026]. \u201d(Le Breton, 2007, p.XI).<br><\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DIRITTI NATURALIdi Bimbi e Bimbe la cosa pi\u00f9 importante nella vita \u00e8 vedere con gli occhi di un bambinoEinstein IL DIRITTO ALL&#8217;OZIO&nbsp;a vivere momenti di &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/30"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30"}],"version-history":[{"count":55,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/30\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1815,"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/30\/revisions\/1815"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuolacreativa.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}