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L’ORTO A SCUOLA, QUALE PEDAGOGIA? Ecco il libro per maestri e ragazzi che capiscono la bellezza e l’importanza dell’orto a scuola: La pedagogia della lumaca (EMI, 2008). L’ha scritto, e gioiosamente disegnato, Gianfranco Zavalloni. Ha parole appassionate contro l’accanimento didattico, l’assegnazione dei compiti per le vacanze, l’ossessione di sbrigarsi e non perdere tempo, il mito dell’intelligenza logico-matematica, la più facile da misurare e controllare, ma non certo l’unica! Le esperienze più belle e più vive sono impossibili a meno di “perdere tempo”. Occorre imparare di nuovo l’arte di scrivere a mano: nel nome dell’autosufficienza (davvero vogliamo ridurci analfabeti il primo giorno che mancherà la luce?) e della bellezza della manualità, questa dimensione fondamentale tutta da recuperare. Tanti i modi di perdere tempo: L’orto a scuola è la grande passione di Gianfranco Zavalloni, figlio di due meravigliosi agricoltori, Giorgio e Verdiana. All’orto a scuola è dedicato un capitolo, come anche al teatro dei burattini, e alle mille piccole cose necessarie a rendere un ragazzo sicuro di se stesso e del proprio corpo. “Scopro ogni giorno di più quanto siano incapaci di usare le mani questi ragazzi. Gli stessi che usano con abilità i tasti del telefonino, del mouse o della Playstation, non sanno poi avviare una trottola, sono handicappati nel tiro di biglie e nel gioco dei tappini, non sono capaci di lanciare un sasso con una fionda o una freccia con un arco. Ragazzi che non hanno mai usato un coltellino per costruirsi un giocattolo di legno o che non hanno mai esplorato con la loro bicicletta il quartiere della città. Ragazzi che non conoscono i più elementari strumenti di lavoro: il martello, la pinza, la sega, la raspa. Hanno perso esperienze fondamentali per la loro formazione umana che difficilmente recupereranno nel corso della vita anche se diventassero grandi fruitori di corsi di bricolage.” Predilette restano le scuole dei piccoli paesi, anche di montagna, dove talvolta sopravvivono le pluriclassi, che non sono poi così male, anzi. Anche perché la scuola non è soltanto quanto avviene nelle sue quattro mura, c’è anche tutto quello che trasmette il paesaggio! Come, per esempio, a Rontagnano, così raccontata dai due maestri Fabio e Lorella. “La poesia qui è già nel territorio stesso, nell’ambiente circostante. Questo è uno degli ambienti più poetici della Romagna. Qui si vede il colle di Perticara, di San Leo, di San Martino, i monti della Carpegna, i calanchi, Montetiffi con la sua Abbazia dell’anno mille. I calanchi sono gialli d’estate, marron grigio in autunno, bianchi in inverno, verdi in primavera. È una poesia in lingua romagnola, la lingua che molti bambini per fortuna parlano ancora a casa. Viene offerto ai bambini uno stimolo e loro si esprimono su temi a loro cari: le ginestre, gli uccelli, i calanchi, la neve… La scuola qui è vissuta anche come riscatto sociale. La scuola di Barbiana e don Milani sono solo apparentemente lontani nel tempo e nello spazio, ma ancora tremendamente attuali. Questi bambini portano dentro il lavoro difficile dei loro genitori e dei loro nonni. C’era chi andava a zappare a mano, iniziando alle prime luce dell’alba per terminare a notte già avanzata. Questa, poi, era una zona di miniere di zolfo… e il lavoro dei minatori, insieme a quello dei campi, è ed è stato sicuramente uno dei più duri. Oggi la scuola è istruzione ma anche esperienza educativa in senso ampio. La scuola è anche il luogo d’incontro delle famiglia, di gioco pomeridiano dei bambini.” Per salvare, diffondere, conoscere la bellezza di questo modo di fare scuola, La pedagogia della lumaca propone “La riforma Zavalloni”, per aggiungere però che non è davvero questione di riforme, bensì di volontà didattica! In appendice, il “Decalogo per una buona scuola”, e il “Manifesto dei diritti naturali di bimbi e bimbe”. |