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di
Gianni Celati
Certo, se uno vede un libro di poesie con l'introduzione
di Eugenio Montale, sarà più portato ad aprirlo e a guardarlo.
Lautorità del nome famoso impone il peso della lettura.
Ma è questa la trappola, l'imposizione sociale delle parole e
dei nomi. Per chi scrive il problema è soprattutto quello di
avere fiducia nelle parole: senza sperare in appoggi esterni.
Aver fiducia nelle parole senza autorità ln fondo, non c'e contentezza
nello scrivere senza quella fiducia un po' folle che le parole arrivino
comunque a qualcuno (chissà dove, chissà quando). La poesia
è l'arte delle parole che trovano una strada solo per effetto
dei loro ritmi e della loro grazia. In realtà le poesie si leggono
molto meglio se nessuno ce le impone. Così succede anche con
le canzoni che ci sorprendono con un ritmo, una melodia. In questo caso,
qualcuno torna a casa e cerca di riprodurre quella melodia con la chitarra,
col pianoforte o con la voce. È così che ci si avvicina
alla musica, ma è anche così che ci si avvicina alla poesia.
Perché prima dell'autore, viene la musica, e prima del nome del
poeta viene la poesia. Non si può amare una musica per obbligo.
Non ci si può avvicinare a una poesia per dovere.
Chi non ama la poesia è meglio che non la legga. Come la musica,
anche la poesia è già un alfabeto, che non dipende da
questo o quell'autore. Un autore ci può piacere più d'un
altro, ma alla fine c'è sempre una pratica comune a cui si fa
riferimento, come nella musica. Questa pratica è l'apprendimento
a sentire i ritmi e la musica delle parole come un tramite tra noi e
gli altri. Quel che conta è l'abitudine di leggere poesie, antiche
o moderne, celebri o sconosciute. Quello che conta è riuscire
ad avvicinarsi alla tradizione della poesia. Chi si avvicina alla musica,deve
imparare luso di uno strumento, imparare a riconoscere le note,
le chiavi, le tonalità. Lo stesso per la poesia. Da dove si comincia?
Semplicemente dal leggere ad alta voce, per vedere in che modo le parole
fanno effetto, non solo su di noi, ma anche sugli altri. Come quando
suoniamo una musica, gli altri diventano una cassa di risonanza di quello
che suoniamo. Così nella lettura ad alta voce gli altri diventano
una cassa di risonanza delle parole che leggiamo. In questo caso i discorsi
critici non servono a niente, anzi diventano spesso un ingombro. Da
dove si comincia? Semplicemente dal leggere ad alta voce, per vedere
in che modo le parole fanno effetto, non solo su di noi, ma anche sugli
altri. Come quando suoniamo una musica, gli altri diventano una cassa
di risonanza di quello che suoniamo. Così nella lettura ad alta
voce gli altri diventano una cassa di risonanza delle parole che leggiamo.
In questo caso i discorsi critici non servono a niente, anzi diventano
spesso un ingombro.
C'è una differenza tra la poesia moderna e la poesia tradizionale,
la quale è basata su metri canonici, e su una lingua diversa
da quella quotidiana (ad esempio in Dante, Petrarca). Invece la poesia
moderna cerca di adottare i ritmi quotidiani della lingua, e il canone
metrico viene continuamente reinventato con alfabeti diversi. Ma in
ogni caso, per sentire questi ritmi, occorre avere nell'orecchio le
tendenze metriche della lingua (gli endecasillabi, i settenari o i vari
usi delle rime, delle ripetizioni). Come nella musica, se uno non ha
nell'orecchio il sistema armonico tradizionale, non può apprezzare
le variazioni della musica moderna. Quando uno comincia a entrare in
sintonia con gli alfabeti poetici, leggere poesie diventa un'abitudine
e un'emozione. Si potrebbe avviare questa abitudine con esercizi molto
semplici. Ad esempio proponendo un certo numero di poesie antiche e
moderne, da leggere insieme ad altri. Non per dovere, ma per esercitare
l'orecchio. Poi per trovare il proprio modo di lettura, l'intonazione
della propria voce: sentire come si adatta a ritmi e toni di poesie
molto diverse. E infine per ascoltare le parole che ci arrivano senza
nessuna garanzia d'autorità, senza nessuno di quei "messaggi"
che spiegano il mondo, ma non hanno sapore.
Bisaccia 22-23 maggio 2000
Tratto da ALTOFRAGILE
rivista di poesia a cura di Franco Arminio
email: farminio@tiscalinet.it
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