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La pedagogia della lumaca
Una riflessione su come viviamo il tempo scolastico in relazione ai ritmi della società

Tempo fa la mamma di una ragazzina di 1° media venne a trovarmi in presidenza e parlando della nuova esperienza scolastica che stava vivendo la figlia mi disse: "sa l'altro giorno mia figlia mi ha detto. Mamma, gli insegnanti ci dicono sempre, forza ragazzi,dobbiamo spicciarci non possiamo perdere tempo, perché dobbiamo andare avanti. Ma mamma, dove dobbiamo andare? Ma avanti dove?"

Dobbiamo davvero correre a scuola? Siamo sicuri che questa sia la strategia migliore? Dobbiamo per forza assecondare una società che ci impone la fretta a tutti i costi?

Nell'estate del 2002, con gli insegnanti del GEP (Gruppo Educhiamoci alla Pace di Bari) ho partecipato ad un corso di formazione residenziale sul tema "In compagnia di ozio, lentezza e poesia". Nel volantino di presentazione alla voce cosa faremo si leggeva "Disegneremo, scriveremo con l’inchiostro e il pennino......poesie, frasi, riflessioni. Cercheremo di "poetare" in lingua locale. Porteremo in tasca un coltellino per costruirci fischietti, per fare piccoli giochi. E poi cammineremo... ci divertiremo e... ci riposeremo." Abbiamo così lavorato, abbiamo riflettuto e ci siamo confrontati per alcuni giorni sul bisogno e sulla necessità didattica di "rallentare e fare scuola più lentamente". E abbiamo rilevato la necessità di proporre in questa epoca un nuovo modello pedagogico che in maniera metaforica abbiamo chiamato "la pedagogia della lumaca".

Strategie didattiche di rallentamento
Si tratta di iniziare a ribaltare alcune pratiche educative e didattiche che ormai per inerzia sono entrate nelle consuetudini delle scuole. E si tratta anche di proporne di nuove, che forse per alcuni sembreranno vecchie. Vediamone insieme:

1. Perdere tempo a parlare
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C'è una fase, di solito la fase iniziale del 1° anno scolastico di un nuovo ciclo scolastico, in cui tutto il tempo perso a parlare e ad ascoltare i ragazzi nelle loro storie personali è preziosissimo. E' il tempo della scoperta, della conoscenza dei vissuti personali, della elaborazione di buone regole comuni del vivere insieme. Perdere tempo senza "fare il programma" (uno dei principali motivi d'ansia dei nostri insegnanti) non è di certo perdere tempo. Ci sarebbe molto da riflettere, a tal proposito, su tutte quelle attività di cosiddetta continuità fra i diversi gradi di scuola… se poi non perdiamo tempo a conoscere i nostri ragazzi!!

2. Ritornare alla cannetta e al pennino,
Nell'era del computer si tratta anche di sperimentare la tecnica dell’inchiostro e del pennino. A Bari lo abbiamo fatto ed ecco alcune riflessioni che sono poi emerse sull’uso del pennino:
- il pennino ci ha riportati indietro nel tempo; da anni scrivo in stampatello, con il pennino ho reimparato ad usare il corsivo…
· la mano era sciolta, la mente leggera…
- ho "contattato" un ricordo antico: "la macchia sul quaderno,cerchiata di rosso, la macchia bollata con un due"; ho rivisto i miei quaderni di bambina e questa cosa mi ha colpita;
- scrivere con il pennino per me era faticoso. Non riuscivo a scrivere con una bella calligrafia. Ho scritto oggi, ancora una volta, facendo tante macchie, come da piccolo: ho notato oggi il rumore del pennino e la sua lentezza, l’atto dell’intingerlo che costringe a fermarti…
- ho cominciato a scrivere ed ero sicura che avrei fatto delle macchie,anzi, desideravo fare delle macchie, ma non ci sono riuscita…
- il pennino non mi tradisce, scorre via e non fa buchi nel foglio…
- ho incominciato a scrivere benissimo, poi mi sono detta: "no!", e volontariamente ho incominciato a macchiare lo scritto;
· non capisco dove sia la difficoltà nell’usare il pennino: ma perché allora è scomparso?

3. Passeggiare, camminare, muoversi a piedi.
E' la prima e indispensabile maniera per vivere in un territorio, per conoscerlo nelle sue vicende storiche e geografiche. Farlo insieme, con tutta la classe, permette di vivere emozioni, volgere lo sguardo su particolari mai visti dall'abitacolo delle nostre veloci automobili, sentire gli odori, vivere emozioni che creano legami. Io poi sarei dell'idea di incominciare (o ricominciare) a fare gite a piedi. (una bibliografia ad hoc)

4. Abolire le fotocopie e disegnare, e creare da soli tavole schemi, organigrammi.
La fotocopia è la grande maledizione delle nostre scuole. Oggi si fotocopia tutto. Abbiamo la mania di riprodurre tutto con una fotocopia e "darlo da colorare ai nostri ragazzi" oggi diventati espertissimi nel riempire di colore gli spazi di una fotocopia. Bisogna recuperare l'originalità del fare personalmente, con il disegno proprio. Solo così certi apprendimenti saranno nostri.

5. Guardare le nuvole nel cielo.
L'altro giorno, una maestra che conosco, ha portato i ragazzi della propria classe nel prato davanti a scuola. Era una giornata nuvolosa e di vento. Li ha fatti sdraiare per terra e ha fatto guardare le nuvole nel cielo, immaginandone forme, movimenti. Era scuola quella? Si era scuola, una scuola eccezionale di poesia.

6. Scrivere lettere e cartoline vere.
Nell'era della posta elettronica provo un senso di disagio quando ricevo gli auguri di Natale con una email indirizzata al altre 150 persone (l'indirizzario personale di chi scrive). Si fa prima e non si perde tempo: questa è la motivazione. Nulla è più personalizzato. Che bello invece ricevere una cartolina, ricevere scrivere una lettera singola, un biglietto personalizzato.

7. Imparare a fischiare a scuola.
Ai mie tempi una delle cose vietate a scuola era fischiare. Un vero e proprio tabù. Poi lo imparai di nascosto nel corridoio del liceo. Un effetto eco fantastico. Avete mai provato ad insegnare ai ragazzini a fischiare? Pensiamoci.

8. Fare un orto a scuola.
Un orto ha bisogno del rispetto dei tempi: questa attività sviluppa nei bambini l’attenzione verso i ritmi naturali. E' un'esperienza vera di lentezza. L’esperienza dell’orto ha a che vedere con il "prendersi cura", coltivare la terra assecondando i suoi ritmi, può aiutare a trovare un equilibrio. Non a caso si pratica anche l'ortoterapia. È una esperienza senza vincoli, che possiamo fare alla Scuola Materna e alle superiori.Ho buttato un sasso nello stagno della fretta.

I SITI INTERNET CHE CONSIGLIO SULLA LENTEZZA

INDICE DEL LIBRO

Prefazione (di Christoph Baker)
Presentazione. A proposito di lentezza e… (di Eugenio Scardaccione)
Introduzione (di Gianfranco Zavalloni)

1. Imparare e fare tesoro delle esperienze

2. Il coraggio di dire basta
Verso una pedagogia della lumaca
Lentezza e ozio
Strategie didattiche di rallentamento

3. Costretti alla lentezza
Tempo e spazio: due dimensioni vitali
Lenta va la tartaruga
La lezione di una mamma

4. Bello o brutto tempo
Esiste il brutto tempo?
Piogge e nevi abbondanti: calamità naturali o benedizioni del cielo?
Cattivo tempo o buona attrezzatura?

5. Perdere tempo è guadagnare tempo

6. La scuola che vorrei
Ogni insegnante dovrebbe avere una propria “idea di scuola”

7. Piccole scelte per cambiare la scuola
Lettera alla scuola

8. Il cellulare, Internet e la televisione
La plastica e la tecnologia
Il telefonino, la telematica, il Grande Fratello
Il virtuale, la simulazione… ma il corpo e le mani dove sono?

9. La gita in bicicletta
L’affare “gita scolastica”
Viaggiare nel mondo quindi partire da casa nostra
Ma la gita in bicicletta è pericolosa?

10. A piedi, camminando lentamente
Più lenti, più profondi, più dolci
I sentieri che partono da scuola e le loro radici

11. Dal copia-incolla alla semplificazione
L’avvento della fotocopiatrice incide nel metodo di “far ricerca”
Il copia-incolla da Dvd, Cd-rom e Internet
La ricerca, un metodo che ha bisogno di tempo

12. Disegno creativo o fotocopia ripetitiva
Il disegno nell’esperienza del bambino
Fotocopie e schede, ovvero la morte dell’espressione artistica
Disegnare in maniera originale

13. Apprendere attraverso le mani
Le abilità manuali, un’esperienza fondamentale per l’apprendimento
Le opportunità manuali dell’esperienza ludica
Il lavoro creativo
Abilità manuali che favoriscono la crescita personale
Rivalutare gli strumenti e le tecnologie tradizionali

14. Il voto e l’ansia da prestazione
La freccia e il traguardo
L’introduzione del giudizio e dei voti
Abolire i voti e imparare a porci le domande giuste

15. Piuttosto che bocciare preferisco sbocciare
Insufficiente, sufficiente, buono, distino, ottimo… e poi discontinuità
Fa quel che può, quel che non può, non fa!
Tu bocci? Io sboccio!

16. Banchi e sedie per stare bene a scuola
Si è sempre fatto così
Perché banchi e sedie ergonomici a scuola?
La cattedra, gli armadietti e altro ancora

17. La ricreazione e il cortile della scuola
Il diritto inalienabile alla ricreazione

18. La Legge 626, la sicurezza e il coraggio di osare

19. I compiti a casa e per le vacanze
Accanimento didattico o esperienza di studio personale?
Una riflessione a partire dall’esperienza personale
Molto, poco o niente compiti? Il problema è la qualità
“Che vacanze sono se abbiamo un sacco di compiti da fare?”

20. Pluriclassi e piccole scuole
La scuola di una minuscola parrocchia di montagna
Far mente locale, ovvero le piccole scuole
La pluriclasse non vuol dire serie B
La scuola come diga sociale

21. La questione quaderni: da 19 a 2
Dieci discipline, diciannove quadernoni
Una soluzione concreta: due quaderni o anche uno solo

22. La certificazione di qualità
Che significa sistema nazionale di valutazione?
Il marchio di qualità CBS
Morale della favola: il Certificato di Buon Senso

23. Del progettare insieme fra insegnanti
Il lavorare insieme
Il conoscere con chi si lavora
Il saper esplorare il contesto
L’avere motivazioni, sensibilità, idee

24. Fare strada insieme
È maestro colui che sa creare legami
Saper far vedere più punti di vista
Un tratto di strada e una mensa condivisa
Gli esami: ripetere nozioni o esprimere un proprio pensiero?

25. Documentazione: uno strumento di qualità
Le tracce

26. Calligrafia: l’arte della bella scrittura
Pennino, inchiostro e cannetta
Motricità fine e creazione del pensiero
A scuola col computer e col pennino
Pennino o penna stilografica

27. Orti didattici per rallentare con la natura
Orti di pace, cortili naturali
Braccia rubate all’agricoltura
Per il diritto alla contadinanza
Chi scrive i sussidiari?

28. Il locale nell’era del globale
Le arti creative di un territorio
Poesie, romanzi, pittura, musica e lingua “locali”
6000 lingue locali: un esempio di biodiversità
Scelte concrete per un’economia locale
Musei etnografici: luoghi di memoria e d’identità

29. Fare la lotta… per educare alla nonviolenza
Da piccolo
Educatore scout
Maestro alla scuola d’infanzia
L’esperienza da dirigente scolastico

30. Le esche educative
L’esca educativa: un orsacchiotto in giro per il mondo
Bambole per viaggiare
La valigia della memoria

31. L’arte di calcare la scena
Fantozzi e il Powerpoint
L’uso sbagliato di tecnologie moderne
Comunicare in maniera semplice ed efficace

32. Le cartelline dei convegni
La pubblicità alla banca locale
Un’alternativa alle cartelline per abituarci ad appuntare

33. Ridere a scuola fa bene
Non prendersi troppo sul serio
Saper ridere insieme delle cose semplici, banali e difficili
L’errore creativo
Le occasioni per ridere, a partire dal teatro

34. L’amplesso scolastico
Il linguaggio scolastico che favorisce fraintendimenti
Sigle, acrostici e sistemi per non far capire

35. I bambini, i cimiteri e il boscosanto
La civiltà e il culto dei morti
A proposito della cremazione
La proposta ecologica di riciclare i morti: il boscosanto

Appendici

1. Decalogo per una buona scuola
2. Il manifesto dei Diritti naturali di bimbi e bimbe
Riferimenti bibliografici e siti internet

Edizione EMI, Bologna giugno 2008