la scuolacreativa

Ho collaborato con alcuni genitori di Montepetra, a Sogliano al Rubicone,
per favorire la rinascita della scuola locale. Questi genitori hanno presentato
nei primi giorni del 2001, alla scuola pubblica, ai genitori e alle amministrazioni locali il


PROGETTO SCUOLA MONTEPETRA

1. PREMESSA

Siamo un gruppo di genitori e di insegnanti che desiderano per i loro figli e i loro alunni una scuola interessante, coinvolgente, vitale, consapevoli di non dover delegare alla scuola l’educazione e l’istruzione dei nostri figli, bensì di dover creare per loro una "rete" di opportunità educative di cui la scuola è una parte.

Da tempo ci incontriamo per confrontarci e scambiarci riflessioni e osservazioni sul mondo della scuola; per orientarci e dare forma a questa nostra esigenza abbiamo coinvolto alcuni dirigenti ed esperti disponibili a sostenerci nella realizzazione di un progetto educativo/didattico.

Tale progetto presenta caratteristiche ben precise che hanno le loro radici in quella riflessione pedagogica che pone il bambino al centro dell’azione educativa (Claparede, Piaget, Freinet, Lodi) ed è nostra volontà impegnarci all’interno della scuola statale, perché convinti che nell’autonomia scolastica ci sia la reale possibilità di differenziare le offerte formative.

Si tratta di riproporre la riflessione sulla didattica come punto centrale della qualità della scuola: non tanto il "cosa" si fa, ma il "perché" e il "come" si fa.

La realizzazione di un ambiente significante in cui l’apprendimento si realizza, in primo luogo, come risposta ai bisogni e agli interessi dell’individuo. Tutto questo significa una scuola su misura, funzionale e attiva per realizzare la quale è necessario ripensare l’edificio organizzativo scolastico attuale aprendolo alla possibilità di scelte creative fondate sulla condivisione tra genitori, insegnanti, dirigenti e amministratori.

Qui di seguito elenchiamo per punti gli elementi fondamentali del nostro progetto, per poi svilupparli nelle pagine successive.

NO

SI’

  • ai programmi come centro della didattica
  • al modulo
  • alla frammentarietà del sapere
  • alle schede didattiche
  • ai libri di testo
  • ai voti e alle schede di valutazione
  • all’etica del risultato e della prestazione
  • alla competizione esasperata
  • alle classi numerose
  • alla burocrazia vincolante
  • alla separazione scuola-famiglia
  • all’apprendimento astratto
  • allo stare sempre in aula
  • ai compiti a casa
  • ai tanti quaderni
  • agli orari pomeridiani
  • alla fretta

  • al bambino come centro dell’azione educativa
  • al maestro unico
  • all’unitarietà del sapere
  • all’uso della fantasia e al prodotto personale originale
  • all’apertura verso i tanti libri e alle ricerche personali
  • alla gratificazione e all’auto-valutazione
  • alla libertà di essere quello che si è senza l’ansia di essere valutati e misurati
  • alla collaborazione
  • al numero ridotto di alunni e alla pluriclasse
  • agli apprendimenti occasionali
  • al coinvolgimento delle famiglie e alla loro condivisione del progetto educativo-didattico
  • all’uso delle mani; spazio alle arti e alle tecnologie semplici
  • all’esperienza e al fare per sapere
  • al movimento, al gioco e alla vita all’aria aperta
  • a vivere intensamente il proprio territorio
  • ai compiti creativi al quaderno a righe e a quadretti
  • a orari mattutini
  • alla calma
  • alla continuità con la scuola materna di Romagnano


2. IL BAMBINO AL CENTRO

Non il bambino che si adegua ai programmi ma il bambino come programma

Non una scuola di massa, per tutti, necessariamente uniformatrice, ma una scuola di tutti, una scuola che entra all’interno di ogni bambino e diventa adatta ad ogni bambino.

Il problema educativo comprende due termini: la cosa da insegnare e colui al quale deve essere insegnato! E’ tempo di occuparci di coloro per i quali si pensa i programmi siano fatti.

Ciascun fanciullo ha un suo ritmo di sviluppo; la didattica deve sapersi adattare a questo ritmo.

La scuola incentrata sulla creatività del bambino e sulle sue dinamichesocio-affettive.

La scuola che desideriamo dare ai nostri bambini sarà una scuola fondata sull’interesse, attiva, serena, tranquilla, funzionale, in cui gli impellenti bisogni di crescita dei fanciulli vengano soddisfatti attraverso una ricerca continua, e gli insegnanti diventeranno con loro dei ricercatori sempre in continua evoluzione.

La scuola dell’attività non può e non deve essere la scuola della confusione e del caos. Se un’attività è veramente funzionale, ossia promossa da un interesse reale del bambino e non da motivi esterni, l’attività sarà proficua dal lato culturale. Ci sentiamo,perciò, di proporre una scuola "concreta" che cala la spontaneità del bambino, i suoi bisogni e i suoi interessi nel suo concreto mondo affettivo, entro la prospettiva di un sano realismo.

3. IL MAESTRO

In una società tanto complessa ed eterogenea è quanto mai vivo nei bambini il bisogno di sicurezza; il maestro quindi, è prima di tutto punto di riferimento necessario per le naturali dinamiche socio-affettive del bambino.

Il maestro da unitarietà e coerenza a tutto il lavoro

Il maestro coordina le attività, gli interventi, le esperienze, valorizzando tutte le espressioni individuali del bambino.

Con il maestro unico i rapporti diventano solidi, i tempi sono distesi, i bambini sereni e sicuri, non disorientati dalle molteplici figure di oggi.

Nella quotidiana relazione affettiva con gli alunni, il maestro modella le proprie qualità educative in rapporto alle esigenze psicologiche dei bambini.

Il maestro è un punto di riferimento forte che garantisce una scuola fondata sulla conoscenza del bambino, verità elementare che oggi abbiamo dimenticato. E’ possibile, infatti, conoscere i fanciulli in una organizzazione modulare?

I maestro conosce gli interessi e i bisogni dei bambini e li trasforma in "interessi-guida"; non insegna la scienza, ma provoca il sorgere di problemi e pone questioni inerenti ai bisogni vitali; non esige "ripetizione" di ciò che ha esposto ma lascia che gli alunni trovino da sé la soluzione.

4. LA VALUTAZIONE

Dopo la scuola materna il bambino, in prima elementare, scopre le prime valutazioni. Si comincia a dare un voto a tutto ciò che prima era fatto per gioco, con passione. Compaiono i "bravo" "bravissimo" oppure i "distinto" "sufficiente" ecc. Quali sono le conseguenze?

  • I bambini cominciano a fare qualsiasi attività non per piacere ma per dovere, con l’aspirazione ( o l’ansia ) del bel voto.
  • Gli insegnanti si "stressano" e si accaniscono in prove di verifica che attestino il grado di apprendimento e di prestazione dei bambini.
  • In molti genitori inizia la rincorsa al bel voto, innescando fenomeni di competizione.

Abolire il voto significa provare strategie di cooperazione didattica o di tutoraggio che possono far scomparire la concorrenza e la competizione fine a se stessa.

Niente voti ma ALTO TASSO DI AUTOREMUNERAZIONE cioè una grande gratificazione personale in ciò che si fa, si ascolta, si vive, per scoprire, ciascuno, la propria via di autoaffermazione.

5. A SCUOLA SENZA FOTOCOPIE

E’ paradossale questa nostra situazione in cui aumentano le pagine dei libri e dei sussidiari e, nel contempo, c’è bisogno di fotocopiare da altri libri e incollare sui quaderni.

La diffusione dei quadernoni anziché dei più comodi quaderni è senza dubbio dovuta a questa esigenza.

Ritagliare, incollare, compilare, colorare è diventato un lavoro

molto frequente, se non quotidiano, per i nostri bambini a scuola. Bisognerebbe chiedere loro quanto questo lavoro li rende felici.

In una scuola che pone al centro della didattica gli interessi, i bisogni e le espressioni originali di ciascun individuo le fotocopie non servono.

Non ultima, la preoccupazione della quantità di toner (sostanza chimica altamente nociva) che i nostri bambini respirano aprendo i loro quaderni con decine di fotocopie.

6. A SCUOLA CON QUADERNO A RIGHE E A QUADRETTI

L’organizzazione modulare porta a settorializzare il sapere con la compilazione di un numero di quadernoni che va da un minimo di 5 a un massimo di 14 ( e speriamo che lo sia davvero!)

Meditando sui 14 quaderni ci sembra si tratti di accanimento didattico in cui molto tempo è dato per eseguire e poco per pensare e capire, a scapito di quella convivialità operosa che è sempre stata la prerogativa della scuola elementare.

Il sapere non è a compartimenti stagni, non è divisibile in quaderni; partiamo da questa semplice scelta per impostare una vera interdisciplinarità.

Un paradosso! Oggi, all’esame di maturità, è richiesta agli studenti la prova interdisciplinare…. Prova di fronte alla quale professori e maturandi hanno risposto con perplessità e incompetenza. Come si può pretenderla, infatti, da studenti ai quali fin dai sei anni è stato proposto un "sapere" suddiviso in materie?

Il quaderno diventa uno strumento per registrare le proprie esperienze, ricerche, pensieri, disegni….. un diario di viaggio.

Un unico sapere, un bambino unico, un unico quaderno.

7. I COMPITI A CASA

Quanto attiene a compiti predefiniti come esercizi e problemi da risolvere, temi da svolgere e altro, dovrebbe essere svolto interamente nelle ore di lezione.

Diamo ai bambini indicazioni circa attività culturali che verranno riprese a scuola:

  1. disegni
  2. inchieste di gruppo
  3. fotografie
  4. ricerca di materiali
  5. giochi di abilità
  6. raccolta di dati
  7. ascolto di musica
  8. lettura di romanzi
  9. compiti inventati
  10. esperimenti scientifici

Sviluppiamo, con compiti creativi, il piacere di fare e l’attenzione a ciò che ci è attorno.

8. A SCUOLA SENZA LIBRI DI TESTO

Diceva Freinet che i libri di testo abbrutiscono. Spazio alla creazione dei libri e dei giornalini scolastici.

Esiste un problema di lettura e non di libri di testo; superiamo il limite del libro di testo e della lettura strumentale per una lettura funzionale, dettata dall’interesse. La lettura, infatti, è un fatto esistenziale e non un fatto della scuola. A ogni bambino va fornito il materiale giusto per la sua lettura personale.

Esiste un linguaggio oggettivo, concettuale e difficile dei sussidiari al quale il bambino deve adattarsi disamorandosi, spesso, al libro e rifugiandosi nella facile fruizione del video.

Ferrier: " La scuola è meglio che non abbia libri di testo. L’insegnamento orale, suggestivo, adattato volta per volta è il migliore."

Lodi: " La nostra è ancora una scuola trasmissiva il cui strumento primario resta il libro di testo unico per tutti i bambini, come se si potesse considerare studio quello che si fa su un solo libro, invece di avere a disposizione la biblioteca."

Lodi: " Garanzia di questa scuola sono i "programmi’ che di fatto sono diventati i libri di testo nei quali, ordinate per materie, sono le nozioni da studiare. Basta uno sguardo a tali manuali per capire come essi siano compilati senza tenere in nessun conto i tempi e i modi dell’apprendimento dei bambini."

L’amore per il lavoro a scuola significa forti motivazioni che partono dal reale vissuto, quindi non dai libri di testo uguali per tutti i bambini, in cui si trova un miscuglio incoerente di scienza e di fede, di ragione e di assurdo, di bene e male, di verità e di errore; di esperienza umana e di rivelazione divina.

La normativa della scuola elementare consente, per la realizzazione di particolari progetti, di non adottare libri di testo utilizzando l’equivalente cifra per l’acquisto di libri per la biblioteca.

9. LA PLURICLASSE

La pluriclasse è una realtà che offre all’insegnante la possibilità di operare qualsiasi esperimento di classe aperta;

La pluriclasse favorisce l’interazione fra i bambini e libera il maestro dalla tentazione di inadeguate lezioni frontali.

La pluriclasse è la possibilità di impostare le attività scolastiche per liberi gruppi che possono svolgere qualsiasi tipo di programma.

Per sua stessa natura la pluriclasse favorisce al massimo l’insegnamento e l’apprendimento individualizzato.

Nella pluriclasse il "cooperative-learning" è realtà di tutti i giorni, arricchimento prezioso per il mondo psico-affettivo del bambino perché il confronto in classe non avviene tra soli coetanei ma tra bambini "più grandi" e bambini "più piccoli" i quali imparano, gli uni a specchiarsi in una fase della loro crescita già avvenuta, e gli altri a proiettarsi in un loro prossimo futuro.

La pluriclasse è tutto questo ma è anche di più, perché essendo i contributi diversificati, è un luogo dove il bambino è costantemente stimolato dal punto di vista cognitivo.

10. FAMIGLIA E SCUOLA: UNA CONDIVISIONE IRRINUNCIABILE

Questo progetto nasce come condivisione di ideali tra genitori, insegnanti, dirigenti e amministratori.

Le famiglie non delegano alla scuola l’educazione dei propri figli ma si impegnano perché la scuola dello Stato sia luogo di vitali relazioni tra genitori-figli-insegnanti-territorio-società.

Le famiglie collaborano con l’insegnante e intervengono nelle attività scolastiche fino a coprire il 15/20% dell’orario.

I genitori diventano insegnanti specialisti in laboratori di vario genere:

  • falegnameria
  • erboristeria
  • musica
  • ceramica
  • argilla
  • pittura

I genitori partecipano a periodici incontri con l’insegnante per concordare l’itinerario educativo-didattico.

11. A SCUOLA PER CREARE

Esercitare la creatività significa valorizzare l’esperienza del bambino per mezzo dell’immaginazione come forza che progetta, verifica, elabora, crea in ogni campo di studio, dalla matematica alla linguistica, alle scienze.

Messi in condizione di esprimersi in libertà con ogni possibile tecnica, i bambini possono recuperare lo stato ideale della prima infanzia, dove la ricerca è gioco che porta alla conoscenza, arrivando a lavorare con gioia e producendo cultura.

Esercitare la creatività significa restituire al bambino l’uso sincronizzato delle mani, della mente e della fantasia.

La scuola si trasforma e diventa il più possibile laboratorio articolato di attività manuali che realizzano progetti di ogni tipo: dal giocattolo all’impianto elettrico al mosaico.

….e prima di arrivare all’uso del computer divertiamoci ad imparare attraverso le tecnologie semplici.

12. UNA SCUOLA….SEMPLICEMENTE VITA

L’educazione non è preparazione alla vita; è semplicemente vita, deve fondarsi sulla legge del bisogno, trasformando i fini futuri, che guardano al programma scolastico, in interessi presenti per il fanciullo.

L’educatore riprende il vissuto del bambino in ogni forma espressiva che porti alla coscienza di sé, come continuo stimolo di crescita perché egli costruisca armonicamente la propria personalità.

Se diventare scolaro significa che invece di scoprire e ragionare deve ascoltare, invece di creare deve ripetere, il bambino si troverà a disagio, si annoierà ed è probabile che assumerà atteggiamenti di rifiuto verso la scuola.

Il bambino non è un vuoto da riempire, ma è ristrutturazione continua di un pieno che si è cominciato a formare sin dall’inizio della vita.

Facciamo crescere la conoscenza di ciascuno attraverso l’esperienza diretta e la ricerca, in un continuo rapporto con se stessi, gli altri, l’ambiente, il territorio.

13. A SCUOLA NEL TERRITORIO

Il processo di osmosi con il territorio sarà continuo perché necessario.

E’ attraverso la ricerca organizzata, ampliata e approfondita che il bambino, con i suoi coetanei, in un gioco di conoscenze sempre più complesso si rende conto della rete intricata ma coerente di relazioni fra le cose e le persone del territorio, dei problemi piccoli e grandi della sua società.

Il territorio è tante cose: un libro grande e aperto. C’è il libro della natura, del lavoro, delle energie, dell’economia, dei bisogni materiali e spirituali della gente, dell’arte.

Il territorio diventa "scuola’, assolve al suo compito primario di contribuire a rigenerare in un processo continuo le cellule vitali della società e rispetta il diritto di ogni bambino di essere parte viva di un organismo che cresce e si trasforma.

L’ambiente sarà censito in modo da poterne considerare e valutare tutte le potenzialità in funzione di diverse ed interessantissime ricerche:

  • le monete antiche
  • i mobili antichi
  • gli attrezzi da lavoro
  • documenti antichi e carteggi, diari
  • relazioni sui mestieri e sui costumi di vita in via di estinzione
  • ascolto di testimonianze dirette
  • allestimento di mostre.

14. L’ORTO-GIARDINO BIOLOGICO A SCUOLA

Organizzare un orto-giardino biologico a scuola è un’esperienza altamente educativa.

Coltivare un orto significa:

  • imparare i modi, i momenti e le qualità adatte per seminare
  • seguire con cura i singoli prodotti attendendo ai bisogni di acqua e al controllo dei vari parassiti
  • conoscere le combinazioni e le rotazioni giuste fra le varie piante.

Coltivare un orto biologico significa educare alla salute, alla salvaguardia dell’ambiente, alla corretta alimentazione; il bambino imparerà che è ancora possibile stabilire un contatto fraterno con la terra e che essa dona frutti meravigliosi senza dover ricorrere a veleni chimici e a sfruttamenti intensivi.

L’agricoltura biologica offre una risposta a queste esigenze rimettendo in discussione, in nome di un più equilibrato modo di produrre, i principi su cui si basa l’agricoltura chimico-industriale. Il valore della terra va conservato e per valore intendiamo fertilità in un tempo prolungato e rispetto dell’equilibrio eco-biologico.

Legato a quest’esperienza verrà impostato un lavoro sul riciclaggio dei rifiuti. I rifiuti organici saranno portati a scuola anche dai bambini, per vederli trasformati in humus prezioso per gli ortaggi o come cibo per gli animali.

Per la realizzazione di un orto biologico si prevede l’ampliamento del terreno circostante la scuola e il coinvolgimento di uno o più anziani del territorio.

L’orto biologico a scuola offre ai bambini l’opportunità di capire la reale provenienza di frutta e verdura consumate quotidianamente.

Estremamente educativo è apprendere che la natura ha ritmi suoi, tempi e condizioni da rispettare per poter godere dei suoi frutti.

In un’epoca in cui l’uomo si allontana dal suo ambiente perché non ne dipende più, crediamo fortemente che la scuola sia uno dei luoghi privilegiati in cui il bambino si tuffa nella sua terra, impara a conoscerla e ad amarla. Quando un bambino viene allontanato dalla sua realtà di vita e chiuso in un’aula pensando che solo attraverso i libri arrivi a conoscere se stesso e il mondo, gli si fa violenza, lo si corrompe e non lo si educa.

15. LA SCUOLA-FATTORIA

Scuola-fattoria è l’iniziativa di allevare alcuni animali da cortile all’interno del giardino della scuola.

Insieme all’orto biologico, la cura degli animali da cortile consente ai bambini di inserirsi nei cicli produttivi e biologici dettati dalla ciclicità della natura.

Con gli animali si gioca, si vive, si osserva, si tocca, si vincono paure, si vivono gioie quotidiane, si lavora, si accudisce, si impara il ciclo della vita.

Prendersi cura di animali, con il sostegno di alcuni anziani del territorio, significa assumere responsabilità e atteggiamenti di cooperazione e di condivisione tra i bambini.

Scuola-fattoria è riavvicinare i bambini alla vita della campagna, fonte del nostro sostentamento, consci che, in un’epoca di massiccia industrializzazione, questo rapporto rischia di andare perduto.

16. A SCUOLA….COME GIOCARE

Il bisogno primordiale e vitale del bambino è giocare.

I giochi servono a conoscere il carattere dei bambini e nel gioco essi sviluppano sentimenti altruisti e di solidarietà.

Ogni gioco ben fatto si trasforma in lavoro, come ogni lavoro in gioco.

L’educazione diventa attraente nella misura in cui sa sfruttare le situazioni ludiche.

Giochi all’aperto, giochi da tavolo, le carte, canzoni, filastrocche, girotondi per imparare giocando.

17. IL MODULO NON E’ PER IL BAMBINO

Consideriamo il modulo come l’organizzazione ideale per l’esaltazione dei programmi ministeriali con la conseguente settorializzazione del sapere diviso per materie.

Il modulo comprende un minimo di 3 insegnanti ma può arrivare anche a 6-7 figure docenti…quali le conseguenze?

  • con una tale pluralità di figure non si favorisce la serenità dei bambini ( che alla fine dell’anno non hanno neppure memorizzato l’orario) ma il loro disorientamento
  • essi devono rapportarsi a troppi adulti diversi e spesso divisi per ragioni personali o per incomprensioni di natura pedagogico-didattica

Nel modulo ogni insegnante non trascorre mai più di 2 ore consecutive con i bambini….quali le conseguenze?

  • la fretta
  • l’uso indiscriminato di fotocopie che accelerano il lavoro
  • la preoccupazione e la tensione dell’insegnante di non riuscire a fare quello che deve
  • le lezioni che diventano più rigide e dove i bambini spesso eseguono solo ciò che viene prescritto
  • la messa al bando di tutte quelle attività che "fanno perdere tempo": un gioco improvvisato, un disegno, una passeggiata, una conversazione
  • maggiori difficoltà a dedicare energie ai bambini in difficoltà
  • la necessità di interrompere il lavoro perché il "tempo è scaduto"

La pluralità delle figure docenti, inoltre favorisce:

  • la frammentazione del sapere suddiviso in materie
  • l’uso di un cospicuo numero di quadernoni per separare e sezionare anche all’interno della stessa area (quadernone dei testi e quadernone delle regole grammaticali!)
  • l’uso quasi esclusivo dei libri di testo per leggere e studiare
  • l’attribuzione di notevoli quantità di compiti per casa.

Concludendo, non ci sembra possibile che l’organizzazione modulare abbia i requisiti per creare quell’ambiente e quelle circostanze favorevoli in cui i germi delle facoltà industriose e delle vocazioni presenti nel bambino possano manifestarsi.

18. A SCUOLA PER STARE BENE

Seppellito per troppe ore nel banco, il corpo perde la sua capacità operativa che tanta parte aveva avuto nella primissima infanzia come strumento di esplorazione, per lasciare posto alla testa. Una testa nella quale si introducono tante cose ma non il concetto che la salute è il risultato dell’equilibrio psicofisico.(M.Lodi)

Cosa ne pensano i ragazzi dei luoghi scolastici?

Si direbbe tutti il male possibile….

Lo star bene in un posto è fondamentale per avere un rapporto positivo con il luogo stesso e con gli altri che lo abitano.

Anche l’arredamento scolastico deve rispondere all’esigenza di offrire un ambiente armonioso e funzionale perché le facoltà di bambini e insegnanti siano positivamente stimolate.

Ripensiamo l’ambiente e gli arredi della scuola perché essa sia in ogni particolare luogo di apprendimento e di benessere, dal banco ai mobili, dai colori alle luci.

L’ambiente della scuola dovrà essere progettato per prevedere spazi di attività di ricerca e di osservazione, piani di lavoro, contenitori vari, pannelli divisori e strutture mobili. Inoltre spazi per catalogare, archiviare, conservare, documentare i lavori svolti (scaffali, schedari ecc.).

19. CONTINUITA’ CON LA SCUOLA MATERNA DI ROMAGNANO

A SCUOLA A MONTEPETRA

Non si può negare che gli ampi spazi della campagna, dominati da quegli elementi che suscitano un interesse innato nel bambino (campi, prati, alberi, ruscelli, animali…) costituiscano il luogo privilegiato per un’autentica esperienza di vita.

In campagna il bambino vive la sua corporeità più liberamente, può avvertire suoni e rumori, vedere colori di un ambiente naturale in grado di donare preziose risonanze interiori. Il contatto quotidiano con questi elementi della natura favorisce nel bambino lo sviluppo di una psico-affettività armonica ed equilibrata, ispirata alla serenità.

Una scuola che abbia come suo criterio ispiratore il contatto con la natura, che offra spazi di silenzio come occasione di ascolto più profondo di se stessi e dell’ambiente, che sia luogo dove il bambino può esternare tutti i suoi "perché" e i suoi interessi oltre ad avere l’occasione di svolgere attività creative, si pone come una scuola a misura di bambino, calibrata sulle capacità e potenzialità di ciascun alunno.

Montepetra è un luogo ideale per realizzare un’esperienza scolastica viva e audace, in cui il bambino possa sperimentare un rapporto globale con il suo ambiente di appartenenza.

Nel paradiso di natura in cui sorge la scuola di Montepetra Bassa è davvero possibile dare spazio agli aneliti di libertà, curiosità, avventura e conoscenza che fanno del bambino un piccolo esploratore.

20. SOGGETTI DA IMPEGNARE

Dai 6 ai 25 bambini: gli alunni provengono da Montepetra Bassa e da Romagnano (vicina frazione sotto il comune di S. Agata Feltria), e dal territorio circostante.

Insegnanti: 1 insegnante a orario intero

1 insegnante a orario parziale

1 ortolano: un pensionato del territorio remunerato dall’amministrazione di Sogliano al R., al quale verrà affidata la coltivazione degli ortaggi e la cura degli animali.

Genitori: tutti i genitori parteciperanno attivamente alla realizzazione dell’itinerario educativo-didattico e dei laboratori.

Specialisti legati alle attività realizzate nei laboratori.

Insegnanti di madrelingua: la lingua straniera sarà insegnata attraverso il dialogo con insegnanti di madrelingua (inglese e tedesco)

21 MEZZI E STRUMENTI DA UTILIZZARE

2 AULE (esistenti)

1 AULA PER BIBLIOTECA, LETTURA, RICERCHE (esistente)

ORTO (non esistente)

PICCOLO IMPIANTO ZOOTECNICO (non esistente)

AREA SCOPERTA (esistente da ampliare)

LOCALE ATELIER PER ATTIVITA’ CREATIVE (esistente)

LOCALE PER LABORATORI E ATTIVITA’ ARTIGIANALI VARIE (falegnameria, ceramica, argilla, pittura, scultura, lavorazione delle erbe, cucina..)

BIBLIOTECA (esistente in parte, da integrare)

MACCHINA FOTOGRAFICA (non esistente)

TELECAMERA CON VIDEOREGISTRATORE E APPARECCHIO TELEVISIVO (non esistente)

MICROSCOPIO (non esistente)

ATTREZZATURA NECESSARIA PER LA REALIZZAZIONE DEI LABORATORI

22. CONDUZIONE DEL PROGETTO SOTTO IL PROFILO DIDATTICO

Vogliamo affrontare la didattica in un’ottica interdisciplinare. Essa è principalmente l’ottica del bambino e cioè i modi specifici del suo apprendimento che, per avere un rilievo interdisciplinare, deve ispirarsi a criteri di rispetto di alcuni fondamentali principi che sono elementi comuni riguardanti l’apprendimento di tutte quante le materie.

La PARTENZA DAL VISSUTO è un criterio di metodica interdisciplinare. Si parte dal vissuto non soltanto per studiare l’ambiente; si parte dal vissuto per fare aritmetica, storia, lingua, scienze, pittura.

Un altro criterio di apprendimento del metodo interdisciplinare è l’UNITA’ DI APPRENDIMENTO LEGATA SEMPRE AD UN EVENTO: il tema non sarà un esercizio ma sarà legato ad un evento; il bambino vive con grande emozione le vicende della sua vita e queste possono essere trasferite in chiave di attività espressive. Anche il problema di aritmetica non sarà staccato da un contesto di quotidianità, di vissuto. Così dicasi per la geografia, la storia, le scienze. Non si parte dalla freddezza della pagina ma dagli occhi del bambino che si incontra con un fatto, una entità del proprio ambiente.

Un altro dato che riguarda la metodica interdisciplinare è l’OSSERVAZIONE DIRETTA CON CAMPO CIRCOSCRITTO.

Non si studia tutto, ci si rapporta con un fatto reale che suscita emozione. L’osservazione sarà sempre a campo circoscritto, in tutte le materie. Il bambino deve essere stimolato a descrivere non tutto il mondo ma qualcosa di preciso. Il bambino deve imparare a confrontare i propri mezzi visivi con un dato della realtà racchiuso in un campo circoscritto. La descrizione all’inizio sarà una fotografia delle cose o un esercizio enumerativo ma arriverà il momento della interiorizzazione, dell’osservazione con implicanze di tipo affettivo e narrativo.

Un altro aspetto di questa metodica è l’ESPRESSIONE DELLE RISONANZE AFFETTIVE DELL’IMPATTO CON LA REALTA’. La manipolazione, l’esperienza dell’autoprassi sono fondamentali e profondamente formative; non può essere dato tutto dal di fuori al bambino. Come educatori vorremmo portare il bambino a scoprirsi come individuo ricco di potenzialità originali!

La MANIPOLAZIONE DELLA REALTA’ è importantissima e significa prendere coscienza diretta della realtà in termini di aritmetica, di scienze, di geografia, di storia….Arriva il momento in cui si passa dalla raccolta selvaggia dei dati alla loro sistematizzazione, elaborazione, problematizzazione.

I Nuovi Programmi richiamano l’attenzione dei docenti sulla grande importanza dell’ambiente nell’educazione e nell’istruzione, nell’acculturazione della gente e, nel nostro caso, dei bambini. Il primo compito è quello di FAR RIVIVERE L’AMBIENTE. Si fa rivivere l’ambiente attraverso la conoscenza, il contatto con il passato tramite la memoria storica attestata in ogni località da una serie molto ricca di reperti e di testimonianze. E’ lo studio della storia. Esso ha una sua difficoltà intrinseca; studiosi ragguardevoli hanno affermato che lo studio della storia non si addice al bambino. Questo per motivi piuttosto comprensibili: per esempio la difficoltà di dominare intellettualmente il tempo (difficoltà esistente anche per gli adulti) e di capire i nessi di causa-effetto. Il bambino non è tagliato per la storia, il bambino è tagliato per le storie! Si può partire dalla testimonianza diretta del tempo vissuto; invece di parlare delle guerre si considera il proprio ambiente, perché nel proprio ambiente ci sono le MICROSTORIE. Quando il bambino sarà diventato adulto, si accorgerà che nella storia del borgo, di quella donna o di quell’uomo c’è la risonanza della storia universale. La nostra vallata, il nostro paese sono un universo proprio perché dominate da queste storie. Dobbiamo saperle scegliere e naturalmente proporle ai bambini fra quelle che hanno degli elementi in grado di illuminare la loro emotività, il loro interesse. Si può arrivare ai reperti archeologici ma si comincia sempre dalle storie che possono essere ascoltate direttamente da alcune persone del luogo. In questo modo il bambino sarà avviato a costruire la propria identità culturale come presa di coscienza della realtà in cui vive. La costruzione storica del bambino si identifica con la penetrazione sua nella realtà dell’oggi e dell’ambiente in cui vive. Questa costruzione deve poggiare su una forte esperienza del suo presente, perché il bambino entra nel tempo storico rivivendo le storie ascoltate col pensiero, ed il pensiero diventa elaborazione artistica, pittura, racconto, elaborazione fotografica.

STORIA e GEOGRAFIA sono inizialmente inseparabili. La geografia sarà subito antropizzata, nel senso che si farà cogliere al bambino l’immediato rapporto fra l’ambiente e l’uomo e si tenterà una lettura di questo rapporto. Ad esempio l’acqua, tutto ciò che rappresenta l’acqua per l’uomo; i terreni, la qualità dei terreni (profondi, piani, scoscesi, secchi, freschi), il clima, la qualità degli insediamenti: questa è la geografia. Conoscere gli effetti di questo rapporto in maniera diretta significa non avere bisogno neppure del libro per studiare la geografia dell’Africa, per sapere come vive l’uomo nell’Africa o come vive l’uomo nelle regioni del nord. Se il bambino ragiona, osserva, problematizza i dati, se il bambino riesce a capire il rapporto fra la vita e il suo ambiente, non farà fatica a capire e ad intuire le conseguenze di questa interazione (i prodotti della pianura, della montagna, i benefici della presenza di acqua…).

Anche per quanti riguarda l’ARITMETICA e la MATEMATICA si partirà dall’esperienza del bambino. Il problema di aritmetica, ad esempio, dovrebbe essere il problema del quotidiano senza soluzione di continuità. Come esiste il "diario" in cui si annotano le vicende della propria vita, il bambino può tenere un "diario aritmetico"; tutte le vicende dell’ambiente, dal punto di vista scientifico, dell’alimentazione, delle superfici che uno percorre, sulle quali si gioca o che deve misurare, tutto questo universo tradotto in termini aritmetici. Il problema è una serie ininterrotta di approcci con la realtà e non vogliamo separare l’operazione, la regola, il sistema metrico decimale da un contesto funzionale. Anche l’aritmetica deve servire ad esprimere il proprio mondo, questa volta contato, quantificato, misurato.

Anche per le ATTIVITA’ DI TIPO FIGURATIVO e LINGISTICHE valgono i criteri precedentemente sottolineati. Si comincerà dal vissuto del bambino, dalle sue osservazioni e dalla spontaneità del testo libero. I protagonisti delle sue composizioni di lingua dovranno sempre essere il bambino e il suo ambiente. Bisogna, infatti, permettere al bambino di assumere un atteggiamento di lettura dell’ambiente come raccolta di dati che si danno a noi per i loro colori, per la loro sonorità; il bambino che è tutto occhi e tutto orecchi fa propri questi doni della natura. L’importante è che egli si autoproduca, che abbia una prova di autoaffermazione. Il bambino sarà invitato a scrivere per se stesso, non per l’insegnante, perché tutto ciò che facciamo per noi stessi ci dà la coscienza di esserci e rinforza la nostra affettività. Il bambino che si afferma in queste attività è un bambino che diventa buono, che non diventa aggressivo. Quanto più uno si afferma, non sugli altri ma nei confronti di quello che fa, tanto più egli cresce in maniera tranquilla e serena. Dobbiamo permettere al bambino di assumere questo atteggiamento di lettura libera, un po’ disadorna, anche un po’ disarticolata; da queste nozioni si arriverà alle cognizioni e pian piano alla conoscenza. Attraverso l’osservazione, la narrazione e la ricerca, i dati della conoscenza vengono sistematizzati e successivamente interiorizzati, cioè il sapere non è più nozione ma elemento della personalità, la cultura diventa condotta. Gradualmente, senza forzate precocizzazioni si arriverà alla visione critica della realtà.

Ampio spazio sarà dato alla DRAMMATIZZAZIONE nei suoi tre momenti: narrativo, cognitivo e critico. Soprattutto interessante e coinvolgente per i bambini sarà la drammatizzazione narrativa in cui essi daranno voce e gesti ad un fatto vissuto (si potranno costruire testi di vera e propria conoscenza di un personaggio storico, di un santo, di una persona che ha dato contributi culturali al territorio…).

La LETTURA non prende l’avvio da un testo unico uguale per tutti ma viene messo a disposizione dei bambini una biblioteca ricca di materiale didattico per la consultazione e lo svolgimento delle letture personali. Desideriamo allestire una fornita biblioteca in grado di contenere il materiale più vario che possa soddisfare le diverse esigenze dei bambini e che possa diventare CENTRO CULTURALE DI LETTURA per tutto il territorio. La lettura prenderà avvio dall’esperienza, dalla vita vissuta; per i più piccoli, superata la fase dell’alfabetizzazione, si tratterà di trovare o di inventare piccoli brani vicini ai loro interessi e alle loro esperienze (i giochi, la famiglia, le favole, gli animali e l’orto della scuola). La lettura non sarà assunta come una dura disciplina di pensieri slegati dalla vita del bambino e da cogliere con la vista dalle pagine di un anonimo libro, ma un gioco stimolante per svolgere il quale anche lo sforzo (pur necessario) non sarà avvertito. Imparare a leggere risponde a un preciso bisogno di scoperta dell’individuo, perciò riteniamo che la lettura debba essere funzionale a questa esigenza e debba sempre essere sostenuta da motivazioni ludiche e conoscitive. In tal modo garantiremo lo sviluppo del PIACERE DI LEGGERE, l’acquisizione delle capacità strumentali e uno spedito sviluppo culturale dei bambini che troveranno nella lettura la vera maestra, lo strumento privilegiato per arricchire la propria intelligenza.

Aggiungiamo, infine, che siamo fortunati ad operare in campagna perché abbiamo la possibilità, fuori dai libri, di immergerci nella ricca serie di fenomeni semplici della natura di fronte ai quali chiedersi un’infinita serie di "perché". Si può cominciare da una ricognizione nell’ambiente dal punto di vista faunistico, floristico e indicare quei fenomeni che suscitano maggior curiosità nei bambini. Le piante e i loro nomi, i loro meccanismi di difesa, la vita degli animali stanziali, alcuni spunti di etologia che gli stessi contadini del luogo possono offrire fanno capire come le specie animali e vegetali si sono adattate all’ambiente e come sanno trarne tutti i benefici che servono alla loro vita. Sarà di grande importanza, all’interno di questo affascinante itinerario di SCIENZE, lo studio delle erbe essendo la nostra zona ricchissima di erbe officinali spontanee. Si darà così il via alla loro raccolta, manipolazione, trasformazione ed utilizzazione (per la realizzazione di questo laboratorio possiamo contare su genitori esperti del campo). Ecco che la scuola diventa un piccolo universo in cui si vivono esperienze, in cui si vive la vita.

23. BIBLIOGRAFIA

"La scuola e i diritti del bambino" di M. Lodi, Ed. Einaudi

"Benessere a scuola" di E. Malagigi, Ed. Ecologicamente

"Descolarizzare la società" di I. Illich, Ed. Mondadori

" Maestro in campagna" di E. Satanassi, Ed. MacroEdizioni

" I problemi della pedagogia e della filosofia" di Giugni-Pieretti, Ed. Città Nuova

" I ragazzi felici di Summerhill" di A.S.Neill, Ed. Red

" La scuola ecologica" di G. Zavalloni, Ed. Macro

Montepetra gennaio 200