2. IL BAMBINO AL CENTRO
Non il bambino che si adegua ai programmi
ma il bambino come programma
Non una scuola di massa, per tutti,
necessariamente uniformatrice, ma una scuola di tutti, una scuola
che entra allinterno di ogni bambino e diventa adatta ad ogni
bambino.
Il problema educativo comprende due
termini: la cosa da insegnare e colui al quale deve essere insegnato!
E tempo di occuparci di coloro per i quali si pensa i programmi
siano fatti.
Ciascun fanciullo ha un suo ritmo
di sviluppo; la didattica deve sapersi adattare a questo ritmo.
La scuola incentrata sulla creatività
del bambino e sulle sue dinamichesocio-affettive.
La scuola che desideriamo dare ai
nostri bambini sarà una scuola fondata sullinteresse,
attiva, serena, tranquilla, funzionale, in cui gli impellenti bisogni
di crescita dei fanciulli vengano soddisfatti attraverso una ricerca
continua, e gli insegnanti diventeranno con loro dei ricercatori sempre
in continua evoluzione.
La scuola dellattività
non può e non deve essere la scuola della confusione e del
caos. Se unattività è veramente funzionale, ossia
promossa da un interesse reale del bambino e non da motivi esterni,
lattività sarà proficua dal lato culturale. Ci
sentiamo,perciò, di proporre una scuola "concreta"
che cala la spontaneità del bambino, i suoi bisogni e i suoi
interessi nel suo concreto mondo affettivo, entro la prospettiva di
un sano realismo.
3. IL MAESTRO
In una società tanto complessa
ed eterogenea è quanto mai vivo nei bambini il bisogno di sicurezza;
il maestro quindi, è prima di tutto punto di riferimento necessario
per le naturali dinamiche socio-affettive del bambino.
Il maestro da unitarietà e
coerenza a tutto il lavoro
Il maestro coordina le attività,
gli interventi, le esperienze, valorizzando tutte le espressioni individuali
del bambino.
Con il maestro unico i rapporti diventano
solidi, i tempi sono distesi, i bambini sereni e sicuri, non disorientati
dalle molteplici figure di oggi.
Nella quotidiana relazione affettiva
con gli alunni, il maestro modella le proprie qualità educative
in rapporto alle esigenze psicologiche dei bambini.
Il maestro è un punto di riferimento
forte che garantisce una scuola fondata sulla conoscenza del bambino,
verità elementare che oggi abbiamo dimenticato. E possibile,
infatti, conoscere i fanciulli in una organizzazione modulare?
I maestro conosce gli interessi e
i bisogni dei bambini e li trasforma in "interessi-guida";
non insegna la scienza, ma provoca il sorgere di problemi e pone questioni
inerenti ai bisogni vitali; non esige "ripetizione" di ciò
che ha esposto ma lascia che gli alunni trovino da sé la soluzione.
4. LA VALUTAZIONE
Dopo la scuola materna il bambino,
in prima elementare, scopre le prime valutazioni. Si comincia a dare
un voto a tutto ciò che prima era fatto per gioco, con passione.
Compaiono i "bravo" "bravissimo" oppure i "distinto"
"sufficiente" ecc. Quali sono le conseguenze?
- I bambini cominciano a fare qualsiasi
attività non per piacere ma per dovere, con laspirazione
( o lansia ) del bel voto.
- Gli insegnanti si "stressano"
e si accaniscono in prove di verifica che attestino il grado di
apprendimento e di prestazione dei bambini.
- In molti genitori inizia la rincorsa
al bel voto, innescando fenomeni di competizione.
Abolire il voto significa provare
strategie di cooperazione didattica o di tutoraggio che possono far
scomparire la concorrenza e la competizione fine a se stessa.
Niente voti ma ALTO TASSO DI AUTOREMUNERAZIONE
cioè una grande gratificazione personale in ciò che
si fa, si ascolta, si vive, per scoprire, ciascuno, la propria via
di autoaffermazione.
5. A SCUOLA SENZA FOTOCOPIE
E paradossale questa nostra
situazione in cui aumentano le pagine dei libri e dei sussidiari e,
nel contempo, cè bisogno di fotocopiare da altri libri
e incollare sui quaderni.
La diffusione dei quadernoni anziché
dei più comodi quaderni è senza dubbio dovuta a questa
esigenza.
Ritagliare, incollare, compilare,
colorare è diventato un lavoro
molto frequente, se non quotidiano,
per i nostri bambini a scuola. Bisognerebbe chiedere loro quanto questo
lavoro li rende felici.
In una scuola che pone al centro
della didattica gli interessi, i bisogni e le espressioni originali
di ciascun individuo le fotocopie non servono.
Non ultima, la preoccupazione della
quantità di toner (sostanza chimica altamente nociva) che i
nostri bambini respirano aprendo i loro quaderni con decine di fotocopie.
6. A SCUOLA CON QUADERNO A RIGHE
E A QUADRETTI
Lorganizzazione modulare porta
a settorializzare il sapere con la compilazione di un numero di quadernoni
che va da un minimo di 5 a un massimo di 14 ( e speriamo che lo sia
davvero!)
Meditando sui 14 quaderni ci sembra
si tratti di accanimento didattico in cui molto tempo è dato
per eseguire e poco per pensare e capire, a scapito di quella convivialità
operosa che è sempre stata la prerogativa della scuola elementare.
Il sapere non è a compartimenti
stagni, non è divisibile in quaderni; partiamo da questa semplice
scelta per impostare una vera interdisciplinarità.
Un paradosso! Oggi, allesame
di maturità, è richiesta agli studenti la prova interdisciplinare
.
Prova di fronte alla quale professori e maturandi hanno risposto con
perplessità e incompetenza. Come si può pretenderla,
infatti, da studenti ai quali fin dai sei anni è stato proposto
un "sapere" suddiviso in materie?
Il quaderno diventa uno strumento
per registrare le proprie esperienze, ricerche, pensieri, disegni
..
un diario di viaggio.
Un unico sapere, un bambino unico,
un unico quaderno.
7. I COMPITI A CASA
Quanto attiene a compiti predefiniti
come esercizi e problemi da risolvere, temi da svolgere e altro, dovrebbe
essere svolto interamente nelle ore di lezione.
Diamo ai bambini indicazioni circa
attività culturali che verranno riprese a scuola:
- disegni
- inchieste di gruppo
- fotografie
- ricerca di materiali
- giochi di abilità
- raccolta di dati
- ascolto di musica
- lettura di romanzi
- compiti inventati
- esperimenti scientifici
Sviluppiamo, con compiti creativi,
il piacere di fare e lattenzione a ciò che ci è
attorno.
8. A SCUOLA SENZA LIBRI DI TESTO
Diceva Freinet che i libri di testo
abbrutiscono. Spazio alla creazione dei libri e dei giornalini scolastici.
Esiste un problema di lettura e non
di libri di testo; superiamo il limite del libro di testo e della
lettura strumentale per una lettura funzionale, dettata dallinteresse.
La lettura, infatti, è un fatto esistenziale e non un fatto
della scuola. A ogni bambino va fornito il materiale giusto per la
sua lettura personale.
Esiste un linguaggio oggettivo, concettuale
e difficile dei sussidiari al quale il bambino deve adattarsi disamorandosi,
spesso, al libro e rifugiandosi nella facile fruizione del video.
Ferrier: " La scuola è
meglio che non abbia libri di testo. Linsegnamento orale, suggestivo,
adattato volta per volta è il migliore."
Lodi: " La nostra è ancora
una scuola trasmissiva il cui strumento primario resta il libro di
testo unico per tutti i bambini, come se si potesse considerare studio
quello che si fa su un solo libro, invece di avere a disposizione
la biblioteca."
Lodi: " Garanzia di questa scuola
sono i "programmi che di fatto sono diventati i libri di
testo nei quali, ordinate per materie, sono le nozioni da studiare.
Basta uno sguardo a tali manuali per capire come essi siano compilati
senza tenere in nessun conto i tempi e i modi dellapprendimento
dei bambini."
Lamore per il lavoro a scuola
significa forti motivazioni che partono dal reale vissuto, quindi
non dai libri di testo uguali per tutti i bambini, in cui si trova
un miscuglio incoerente di scienza e di fede, di ragione e di assurdo,
di bene e male, di verità e di errore; di esperienza umana
e di rivelazione divina.
La normativa della scuola elementare
consente, per la realizzazione di particolari progetti, di non adottare
libri di testo utilizzando lequivalente cifra per lacquisto
di libri per la biblioteca.
9. LA PLURICLASSE
La pluriclasse è una realtà
che offre allinsegnante la possibilità di operare qualsiasi
esperimento di classe aperta;
La pluriclasse favorisce linterazione
fra i bambini e libera il maestro dalla tentazione di inadeguate lezioni
frontali.
La pluriclasse è la possibilità
di impostare le attività scolastiche per liberi gruppi che
possono svolgere qualsiasi tipo di programma.
Per sua stessa natura la pluriclasse
favorisce al massimo linsegnamento e lapprendimento individualizzato.
Nella pluriclasse il "cooperative-learning"
è realtà di tutti i giorni, arricchimento prezioso per
il mondo psico-affettivo del bambino perché il confronto in
classe non avviene tra soli coetanei ma tra bambini "più
grandi" e bambini "più piccoli" i quali imparano,
gli uni a specchiarsi in una fase della loro crescita già avvenuta,
e gli altri a proiettarsi in un loro prossimo futuro.
La pluriclasse è tutto questo
ma è anche di più, perché essendo i contributi
diversificati, è un luogo dove il bambino è costantemente
stimolato dal punto di vista cognitivo.
10. FAMIGLIA E SCUOLA: UNA CONDIVISIONE
IRRINUNCIABILE
Questo progetto nasce come condivisione
di ideali tra genitori, insegnanti, dirigenti e amministratori.
Le famiglie non delegano alla scuola
leducazione dei propri figli ma si impegnano perché la
scuola dello Stato sia luogo di vitali relazioni tra genitori-figli-insegnanti-territorio-società.
Le famiglie collaborano con linsegnante
e intervengono nelle attività scolastiche fino a coprire il
15/20% dellorario.
I genitori diventano insegnanti specialisti
in laboratori di vario genere:
- falegnameria
- erboristeria
- musica
- ceramica
- argilla
- pittura
I genitori partecipano a periodici
incontri con linsegnante per concordare litinerario educativo-didattico.
11. A SCUOLA PER CREARE
Esercitare la creatività significa
valorizzare lesperienza del bambino per mezzo dellimmaginazione
come forza che progetta, verifica, elabora, crea in ogni campo di
studio, dalla matematica alla linguistica, alle scienze.
Messi in condizione di esprimersi
in libertà con ogni possibile tecnica, i bambini possono recuperare
lo stato ideale della prima infanzia, dove la ricerca è gioco
che porta alla conoscenza, arrivando a lavorare con gioia e producendo
cultura.
Esercitare la creatività significa
restituire al bambino luso sincronizzato delle mani, della mente
e della fantasia.
La scuola si trasforma e diventa
il più possibile laboratorio articolato di attività
manuali che realizzano progetti di ogni tipo: dal giocattolo allimpianto
elettrico al mosaico.
.e prima di arrivare alluso
del computer divertiamoci ad imparare attraverso le tecnologie semplici.
12. UNA SCUOLA
.SEMPLICEMENTE
VITA
Leducazione non è preparazione
alla vita; è semplicemente vita, deve fondarsi sulla legge
del bisogno, trasformando i fini futuri, che guardano al programma
scolastico, in interessi presenti per il fanciullo.
Leducatore riprende il vissuto
del bambino in ogni forma espressiva che porti alla coscienza di sé,
come continuo stimolo di crescita perché egli costruisca armonicamente
la propria personalità.
Se diventare scolaro significa che
invece di scoprire e ragionare deve ascoltare, invece di creare deve
ripetere, il bambino si troverà a disagio, si annoierà
ed è probabile che assumerà atteggiamenti di rifiuto
verso la scuola.
Il bambino non è un vuoto
da riempire, ma è ristrutturazione continua di un pieno che
si è cominciato a formare sin dallinizio della vita.
Facciamo crescere la conoscenza di
ciascuno attraverso lesperienza diretta e la ricerca, in un
continuo rapporto con se stessi, gli altri, lambiente, il territorio.
13. A SCUOLA NEL TERRITORIO
Il processo di osmosi con il territorio
sarà continuo perché necessario.
E attraverso la ricerca organizzata,
ampliata e approfondita che il bambino, con i suoi coetanei, in un
gioco di conoscenze sempre più complesso si rende conto della
rete intricata ma coerente di relazioni fra le cose e le persone del
territorio, dei problemi piccoli e grandi della sua società.
Il territorio è tante cose:
un libro grande e aperto. Cè il libro della natura, del
lavoro, delle energie, delleconomia, dei bisogni materiali e
spirituali della gente, dellarte.
Il territorio diventa "scuola,
assolve al suo compito primario di contribuire a rigenerare in un
processo continuo le cellule vitali della società e rispetta
il diritto di ogni bambino di essere parte viva di un organismo che
cresce e si trasforma.
Lambiente sarà censito
in modo da poterne considerare e valutare tutte le potenzialità
in funzione di diverse ed interessantissime ricerche:
- le monete antiche
- i mobili antichi
- gli attrezzi da lavoro
- documenti antichi e carteggi,
diari
- relazioni sui mestieri e sui costumi
di vita in via di estinzione
- ascolto di testimonianze dirette
- allestimento di mostre.
14. LORTO-GIARDINO BIOLOGICO
A SCUOLA
Organizzare un orto-giardino biologico
a scuola è unesperienza altamente educativa.
Coltivare un orto significa:
- imparare i modi, i momenti e le
qualità adatte per seminare
- seguire con cura i singoli prodotti
attendendo ai bisogni di acqua e al controllo dei vari parassiti
- conoscere le combinazioni e le
rotazioni giuste fra le varie piante.
Coltivare un orto biologico significa
educare alla salute, alla salvaguardia dellambiente, alla corretta
alimentazione; il bambino imparerà che è ancora possibile
stabilire un contatto fraterno con la terra e che essa dona frutti
meravigliosi senza dover ricorrere a veleni chimici e a sfruttamenti
intensivi.
Lagricoltura biologica offre
una risposta a queste esigenze rimettendo in discussione, in nome
di un più equilibrato modo di produrre, i principi su cui si
basa lagricoltura chimico-industriale. Il valore della terra
va conservato e per valore intendiamo fertilità in un tempo
prolungato e rispetto dellequilibrio eco-biologico.
Legato a questesperienza verrà
impostato un lavoro sul riciclaggio dei rifiuti. I rifiuti organici
saranno portati a scuola anche dai bambini, per vederli trasformati
in humus prezioso per gli ortaggi o come cibo per gli animali.
Per la realizzazione di un orto biologico
si prevede lampliamento del terreno circostante la scuola e
il coinvolgimento di uno o più anziani del territorio.
Lorto biologico a scuola offre
ai bambini lopportunità di capire la reale provenienza
di frutta e verdura consumate quotidianamente.
Estremamente educativo è apprendere
che la natura ha ritmi suoi, tempi e condizioni da rispettare per
poter godere dei suoi frutti.
In unepoca in cui luomo
si allontana dal suo ambiente perché non ne dipende più,
crediamo fortemente che la scuola sia uno dei luoghi privilegiati
in cui il bambino si tuffa nella sua terra, impara a conoscerla e
ad amarla. Quando un bambino viene allontanato dalla sua realtà
di vita e chiuso in unaula pensando che solo attraverso i libri
arrivi a conoscere se stesso e il mondo, gli si fa violenza, lo si
corrompe e non lo si educa.
15. LA SCUOLA-FATTORIA
Scuola-fattoria è liniziativa
di allevare alcuni animali da cortile allinterno del giardino
della scuola.
Insieme allorto biologico,
la cura degli animali da cortile consente ai bambini di inserirsi
nei cicli produttivi e biologici dettati dalla ciclicità della
natura.
Con gli animali si gioca, si vive,
si osserva, si tocca, si vincono paure, si vivono gioie quotidiane,
si lavora, si accudisce, si impara il ciclo della vita.
Prendersi cura di animali, con il
sostegno di alcuni anziani del territorio, significa assumere responsabilità
e atteggiamenti di cooperazione e di condivisione tra i bambini.
Scuola-fattoria è riavvicinare
i bambini alla vita della campagna, fonte del nostro sostentamento,
consci che, in unepoca di massiccia industrializzazione, questo
rapporto rischia di andare perduto.
16. A SCUOLA
.COME GIOCARE
Il bisogno primordiale e vitale del
bambino è giocare.
I giochi servono a conoscere il carattere
dei bambini e nel gioco essi sviluppano sentimenti altruisti e di
solidarietà.
Ogni gioco ben fatto si trasforma
in lavoro, come ogni lavoro in gioco.
Leducazione diventa attraente
nella misura in cui sa sfruttare le situazioni ludiche.
Giochi allaperto, giochi da
tavolo, le carte, canzoni, filastrocche, girotondi per imparare giocando.
17. IL MODULO NON E PER
IL BAMBINO
Consideriamo il modulo come lorganizzazione
ideale per lesaltazione dei programmi ministeriali con la conseguente
settorializzazione del sapere diviso per materie.
Il modulo comprende un minimo di
3 insegnanti ma può arrivare anche a 6-7 figure docenti
quali
le conseguenze?
- con una tale pluralità
di figure non si favorisce la serenità dei bambini ( che
alla fine dellanno non hanno neppure memorizzato lorario)
ma il loro disorientamento
- essi devono rapportarsi a troppi
adulti diversi e spesso divisi per ragioni personali o per incomprensioni
di natura pedagogico-didattica
Nel modulo ogni insegnante non trascorre
mai più di 2 ore consecutive con i bambini
.quali le conseguenze?
- la fretta
- luso indiscriminato di fotocopie
che accelerano il lavoro
- la preoccupazione e la tensione
dellinsegnante di non riuscire a fare quello che deve
- le lezioni che diventano più
rigide e dove i bambini spesso eseguono solo ciò che viene
prescritto
- la messa al bando di tutte quelle
attività che "fanno perdere tempo": un gioco improvvisato,
un disegno, una passeggiata, una conversazione
- maggiori difficoltà a dedicare
energie ai bambini in difficoltà
- la necessità di interrompere
il lavoro perché il "tempo è scaduto"
La pluralità delle figure
docenti, inoltre favorisce:
- la frammentazione del sapere suddiviso
in materie
- luso di un cospicuo numero
di quadernoni per separare e sezionare anche allinterno della
stessa area (quadernone dei testi e quadernone delle regole grammaticali!)
- luso quasi esclusivo dei
libri di testo per leggere e studiare
- lattribuzione di notevoli
quantità di compiti per casa.
Concludendo, non ci sembra possibile
che lorganizzazione modulare abbia i requisiti per creare quellambiente
e quelle circostanze favorevoli in cui i germi delle facoltà
industriose e delle vocazioni presenti nel bambino possano manifestarsi.
18. A SCUOLA PER STARE BENE
Seppellito per troppe ore nel banco,
il corpo perde la sua capacità operativa che tanta parte aveva
avuto nella primissima infanzia come strumento di esplorazione, per
lasciare posto alla testa. Una testa nella quale si introducono tante
cose ma non il concetto che la salute è il risultato dellequilibrio
psicofisico.(M.Lodi)
Cosa ne pensano i ragazzi dei luoghi
scolastici?
Si direbbe tutti il male possibile
.
Lo star bene in un posto è
fondamentale per avere un rapporto positivo con il luogo stesso e
con gli altri che lo abitano.
Anche larredamento scolastico
deve rispondere allesigenza di offrire un ambiente armonioso
e funzionale perché le facoltà di bambini e insegnanti
siano positivamente stimolate.
Ripensiamo lambiente e gli
arredi della scuola perché essa sia in ogni particolare luogo
di apprendimento e di benessere, dal banco ai mobili, dai colori alle
luci.
Lambiente della scuola dovrà
essere progettato per prevedere spazi di attività di ricerca
e di osservazione, piani di lavoro, contenitori vari, pannelli divisori
e strutture mobili. Inoltre spazi per catalogare, archiviare, conservare,
documentare i lavori svolti (scaffali, schedari ecc.).
19. CONTINUITA CON LA SCUOLA
MATERNA DI ROMAGNANO
A SCUOLA A MONTEPETRA
Non si può negare che gli
ampi spazi della campagna, dominati da quegli elementi che suscitano
un interesse innato nel bambino (campi, prati, alberi, ruscelli, animali
)
costituiscano il luogo privilegiato per unautentica esperienza
di vita.
In campagna il bambino vive la sua
corporeità più liberamente, può avvertire suoni
e rumori, vedere colori di un ambiente naturale in grado di donare
preziose risonanze interiori. Il contatto quotidiano con questi elementi
della natura favorisce nel bambino lo sviluppo di una psico-affettività
armonica ed equilibrata, ispirata alla serenità.
Una scuola che abbia come suo criterio
ispiratore il contatto con la natura, che offra spazi di silenzio
come occasione di ascolto più profondo di se stessi e dellambiente,
che sia luogo dove il bambino può esternare tutti i suoi "perché"
e i suoi interessi oltre ad avere loccasione di svolgere attività
creative, si pone come una scuola a misura di bambino, calibrata sulle
capacità e potenzialità di ciascun alunno.
Montepetra è un luogo ideale
per realizzare unesperienza scolastica viva e audace, in cui
il bambino possa sperimentare un rapporto globale con il suo ambiente
di appartenenza.
Nel paradiso di natura in cui sorge
la scuola di Montepetra Bassa è davvero possibile dare spazio
agli aneliti di libertà, curiosità, avventura e conoscenza
che fanno del bambino un piccolo esploratore.
20. SOGGETTI DA IMPEGNARE
Dai 6 ai 25 bambini: gli alunni provengono
da Montepetra Bassa e da Romagnano (vicina frazione sotto il comune
di S. Agata Feltria), e dal territorio circostante.
Insegnanti: 1 insegnante a orario
intero
1 insegnante a orario parziale
1 ortolano: un pensionato del territorio
remunerato dallamministrazione di Sogliano al R., al quale verrà
affidata la coltivazione degli ortaggi e la cura degli animali.
Genitori: tutti i genitori parteciperanno
attivamente alla realizzazione dellitinerario educativo-didattico
e dei laboratori.
Specialisti legati alle attività
realizzate nei laboratori.
Insegnanti di madrelingua: la lingua
straniera sarà insegnata attraverso il dialogo con insegnanti
di madrelingua (inglese e tedesco)
21 MEZZI E STRUMENTI DA UTILIZZARE
2 AULE (esistenti)
1 AULA PER BIBLIOTECA, LETTURA, RICERCHE
(esistente)
ORTO (non esistente)
PICCOLO IMPIANTO ZOOTECNICO (non
esistente)
AREA SCOPERTA (esistente da ampliare)
LOCALE ATELIER PER ATTIVITA
CREATIVE (esistente)
LOCALE PER LABORATORI E ATTIVITA
ARTIGIANALI VARIE (falegnameria, ceramica, argilla, pittura, scultura,
lavorazione delle erbe, cucina..)
BIBLIOTECA (esistente in parte, da
integrare)
MACCHINA FOTOGRAFICA (non esistente)
TELECAMERA CON VIDEOREGISTRATORE
E APPARECCHIO TELEVISIVO (non esistente)
MICROSCOPIO (non esistente)
ATTREZZATURA NECESSARIA PER LA REALIZZAZIONE
DEI LABORATORI
22. CONDUZIONE DEL PROGETTO SOTTO
IL PROFILO DIDATTICO
Vogliamo affrontare
la didattica in unottica interdisciplinare. Essa è principalmente
lottica del bambino e cioè i modi specifici del suo apprendimento
che, per avere un rilievo interdisciplinare, deve ispirarsi a criteri
di rispetto di alcuni fondamentali principi che sono elementi comuni
riguardanti lapprendimento di tutte quante le materie.
La PARTENZA DAL
VISSUTO è un criterio di metodica interdisciplinare. Si parte
dal vissuto non soltanto per studiare lambiente; si parte dal
vissuto per fare aritmetica, storia, lingua, scienze, pittura.
Un altro criterio
di apprendimento del metodo interdisciplinare è lUNITA
DI APPRENDIMENTO LEGATA SEMPRE AD UN EVENTO: il tema non sarà
un esercizio ma sarà legato ad un evento; il bambino vive con
grande emozione le vicende della sua vita e queste possono essere
trasferite in chiave di attività espressive. Anche il problema
di aritmetica non sarà staccato da un contesto di quotidianità,
di vissuto. Così dicasi per la geografia, la storia, le scienze.
Non si parte dalla freddezza della pagina ma dagli occhi del bambino
che si incontra con un fatto, una entità del proprio ambiente.
Un altro dato
che riguarda la metodica interdisciplinare è lOSSERVAZIONE
DIRETTA CON CAMPO CIRCOSCRITTO.
Non si studia
tutto, ci si rapporta con un fatto reale che suscita emozione. Losservazione
sarà sempre a campo circoscritto, in tutte le materie. Il bambino
deve essere stimolato a descrivere non tutto il mondo ma qualcosa
di preciso. Il bambino deve imparare a confrontare i propri mezzi
visivi con un dato della realtà racchiuso in un campo circoscritto.
La descrizione allinizio sarà una fotografia delle cose
o un esercizio enumerativo ma arriverà il momento della interiorizzazione,
dellosservazione con implicanze di tipo affettivo e narrativo.
Un altro aspetto
di questa metodica è lESPRESSIONE DELLE RISONANZE AFFETTIVE
DELLIMPATTO CON LA REALTA. La manipolazione, lesperienza
dellautoprassi sono fondamentali e profondamente formative;
non può essere dato tutto dal di fuori al bambino. Come educatori
vorremmo portare il bambino a scoprirsi come individuo ricco di potenzialità
originali!
La MANIPOLAZIONE
DELLA REALTA è importantissima e significa prendere coscienza
diretta della realtà in termini di aritmetica, di scienze,
di geografia, di storia
.Arriva il momento in cui si passa dalla
raccolta selvaggia dei dati alla loro sistematizzazione, elaborazione,
problematizzazione.
I Nuovi Programmi
richiamano lattenzione dei docenti sulla grande importanza dellambiente
nelleducazione e nellistruzione, nellacculturazione
della gente e, nel nostro caso, dei bambini. Il primo compito è
quello di FAR RIVIVERE LAMBIENTE. Si fa rivivere lambiente
attraverso la conoscenza, il contatto con il passato tramite la memoria
storica attestata in ogni località da una serie molto ricca
di reperti e di testimonianze. E lo studio della storia. Esso
ha una sua difficoltà intrinseca; studiosi ragguardevoli hanno
affermato che lo studio della storia non si addice al bambino. Questo
per motivi piuttosto comprensibili: per esempio la difficoltà
di dominare intellettualmente il tempo (difficoltà esistente
anche per gli adulti) e di capire i nessi di causa-effetto. Il bambino
non è tagliato per la storia, il bambino è tagliato
per le storie! Si può partire dalla testimonianza diretta del
tempo vissuto; invece di parlare delle guerre si considera il proprio
ambiente, perché nel proprio ambiente ci sono le MICROSTORIE.
Quando il bambino sarà diventato adulto, si accorgerà
che nella storia del borgo, di quella donna o di quelluomo cè
la risonanza della storia universale. La nostra vallata, il nostro
paese sono un universo proprio perché dominate da queste storie.
Dobbiamo saperle scegliere e naturalmente proporle ai bambini fra
quelle che hanno degli elementi in grado di illuminare la loro emotività,
il loro interesse. Si può arrivare ai reperti archeologici
ma si comincia sempre dalle storie che possono essere ascoltate direttamente
da alcune persone del luogo. In questo modo il bambino sarà
avviato a costruire la propria identità culturale come presa
di coscienza della realtà in cui vive. La costruzione storica
del bambino si identifica con la penetrazione sua nella realtà
delloggi e dellambiente in cui vive. Questa costruzione
deve poggiare su una forte esperienza del suo presente, perché
il bambino entra nel tempo storico rivivendo le storie ascoltate col
pensiero, ed il pensiero diventa elaborazione artistica, pittura,
racconto, elaborazione fotografica.
STORIA e GEOGRAFIA
sono inizialmente inseparabili. La geografia sarà subito antropizzata,
nel senso che si farà cogliere al bambino limmediato
rapporto fra lambiente e luomo e si tenterà una
lettura di questo rapporto. Ad esempio lacqua, tutto ciò
che rappresenta lacqua per luomo; i terreni, la qualità
dei terreni (profondi, piani, scoscesi, secchi, freschi), il clima,
la qualità degli insediamenti: questa è la geografia.
Conoscere gli effetti di questo rapporto in maniera diretta significa
non avere bisogno neppure del libro per studiare la geografia dellAfrica,
per sapere come vive luomo nellAfrica o come vive luomo
nelle regioni del nord. Se il bambino ragiona, osserva, problematizza
i dati, se il bambino riesce a capire il rapporto fra la vita e il
suo ambiente, non farà fatica a capire e ad intuire le conseguenze
di questa interazione (i prodotti della pianura, della montagna, i
benefici della presenza di acqua
).
Anche per quanti
riguarda lARITMETICA e la MATEMATICA si partirà dallesperienza
del bambino. Il problema di aritmetica, ad esempio, dovrebbe essere
il problema del quotidiano senza soluzione di continuità. Come
esiste il "diario" in cui si annotano le vicende della propria
vita, il bambino può tenere un "diario aritmetico";
tutte le vicende dellambiente, dal punto di vista scientifico,
dellalimentazione, delle superfici che uno percorre, sulle quali
si gioca o che deve misurare, tutto questo universo tradotto in termini
aritmetici. Il problema è una serie ininterrotta di approcci
con la realtà e non vogliamo separare loperazione, la
regola, il sistema metrico decimale da un contesto funzionale. Anche
laritmetica deve servire ad esprimere il proprio mondo, questa
volta contato, quantificato, misurato.
Anche per le ATTIVITA
DI TIPO FIGURATIVO e LINGISTICHE valgono i criteri precedentemente
sottolineati. Si comincerà dal vissuto del bambino, dalle sue
osservazioni e dalla spontaneità del testo libero. I protagonisti
delle sue composizioni di lingua dovranno sempre essere il bambino
e il suo ambiente. Bisogna, infatti, permettere al bambino di assumere
un atteggiamento di lettura dellambiente come raccolta di dati
che si danno a noi per i loro colori, per la loro sonorità;
il bambino che è tutto occhi e tutto orecchi fa propri questi
doni della natura. Limportante è che egli si autoproduca,
che abbia una prova di autoaffermazione. Il bambino sarà invitato
a scrivere per se stesso, non per linsegnante, perché
tutto ciò che facciamo per noi stessi ci dà la coscienza
di esserci e rinforza la nostra affettività. Il bambino che
si afferma in queste attività è un bambino che diventa
buono, che non diventa aggressivo. Quanto più uno si afferma,
non sugli altri ma nei confronti di quello che fa, tanto più
egli cresce in maniera tranquilla e serena. Dobbiamo permettere al
bambino di assumere questo atteggiamento di lettura libera, un po
disadorna, anche un po disarticolata; da queste nozioni si arriverà
alle cognizioni e pian piano alla conoscenza. Attraverso losservazione,
la narrazione e la ricerca, i dati della conoscenza vengono sistematizzati
e successivamente interiorizzati, cioè il sapere non è
più nozione ma elemento della personalità, la cultura
diventa condotta. Gradualmente, senza forzate precocizzazioni si arriverà
alla visione critica della realtà.
Ampio spazio sarà
dato alla DRAMMATIZZAZIONE nei suoi tre momenti: narrativo, cognitivo
e critico. Soprattutto interessante e coinvolgente per i bambini sarà
la drammatizzazione narrativa in cui essi daranno voce e gesti ad
un fatto vissuto (si potranno costruire testi di vera e propria conoscenza
di un personaggio storico, di un santo, di una persona che ha dato
contributi culturali al territorio
).
La LETTURA non
prende lavvio da un testo unico uguale per tutti ma viene messo
a disposizione dei bambini una biblioteca ricca di materiale didattico
per la consultazione e lo svolgimento delle letture personali. Desideriamo
allestire una fornita biblioteca in grado di contenere il materiale
più vario che possa soddisfare le diverse esigenze dei bambini
e che possa diventare CENTRO CULTURALE DI LETTURA per tutto il territorio.
La lettura prenderà avvio dallesperienza, dalla vita
vissuta; per i più piccoli, superata la fase dellalfabetizzazione,
si tratterà di trovare o di inventare piccoli brani vicini
ai loro interessi e alle loro esperienze (i giochi, la famiglia, le
favole, gli animali e lorto della scuola). La lettura non sarà
assunta come una dura disciplina di pensieri slegati dalla vita del
bambino e da cogliere con la vista dalle pagine di un anonimo libro,
ma un gioco stimolante per svolgere il quale anche lo sforzo (pur
necessario) non sarà avvertito. Imparare a leggere risponde
a un preciso bisogno di scoperta dellindividuo, perciò
riteniamo che la lettura debba essere funzionale a questa esigenza
e debba sempre essere sostenuta da motivazioni ludiche e conoscitive.
In tal modo garantiremo lo sviluppo del PIACERE DI LEGGERE, lacquisizione
delle capacità strumentali e uno spedito sviluppo culturale
dei bambini che troveranno nella lettura la vera maestra, lo strumento
privilegiato per arricchire la propria intelligenza.
Aggiungiamo, infine,
che siamo fortunati ad operare in campagna perché abbiamo la
possibilità, fuori dai libri, di immergerci nella ricca serie
di fenomeni semplici della natura di fronte ai quali chiedersi uninfinita
serie di "perché". Si può cominciare da una
ricognizione nellambiente dal punto di vista faunistico, floristico
e indicare quei fenomeni che suscitano maggior curiosità nei
bambini. Le piante e i loro nomi, i loro meccanismi di difesa, la
vita degli animali stanziali, alcuni spunti di etologia che gli stessi
contadini del luogo possono offrire fanno capire come le specie animali
e vegetali si sono adattate allambiente e come sanno trarne
tutti i benefici che servono alla loro vita. Sarà di grande
importanza, allinterno di questo affascinante itinerario di
SCIENZE, lo studio delle erbe essendo la nostra zona ricchissima di
erbe officinali spontanee. Si darà così il via alla
loro raccolta, manipolazione, trasformazione ed utilizzazione (per
la realizzazione di questo laboratorio possiamo contare su genitori
esperti del campo). Ecco che la scuola diventa un piccolo universo
in cui si vivono esperienze, in cui si vive la vita.