|
È ormai innegabile: nel mondo della scuola si stanno contrapponendo
due modi di far pedagogia. Da una parte abbiamo i professori universitari,
i pedagogisti che potremmo definire ufficiali. Sono coloro che hanno
fatto del lavoro accademico il loro impegno unico e primario. Per sapere
chi sono è sufficiente aprire le guide alle facoltà universitarie
di quelle che un tempo erano facoltà di magistero, poi divenuti
scienze dell'educazione, a cui si è aggiunta ora la cosiddettaformazione.
Oggi, per prepararsi ad essere insegnanti (i futuri maestri e le future
maestre, nonché professori e professoresse) della scuola, è
stato istitutito il Corso di Laurea in Scienza dell'Educazione e della
Formazione. In queste guide trovate le discipline, i professori e poi
i libri di testo per affrontare le prove desame. Sono i libri
che in questi mesi la maggior parte dei concorrenti ai concorsi ordinari
o riservati (quelli per i precari) hanno dovuto consumare. Un businnes
da miliardi. Oggi una collega di scuola materna mi diceva che nel settore-scuola
delle librerie di Rimini non cè più alcun libro.
Pochi si azzardano infatti a portare, nelle cosiddette bibligrafie per
il concorso, i materiali vivi, le esperienze vissute e semmai documentate
con opuscoli o librettini sponsorizzati da qualche azienda o banca locale
e stampati nelle piccole tipografie del posto.
Non più dall'alto verso il basso, ma dal basso verso l'alto
Io credo sia giunto il tempo di far salire sulle cattedre universitarie
delle facoltà di scienze delleducazione gli insegnanti
che lavorano sul campo, coloro che tutti i giorni si sperimentano nel
rapporto educativo con gli allievi: bimbi, bimbe, ragazzi e ragazze.
È giunto poi il tempo di pensare ad una pedagogia induttiva,
ad una riflessione educativa che tragga i fondamenti dal fare, dallesperienza
educativa. In questo caso si opererà in controtendenza alla concezione,
tuttora in gran parte presente, di scuole di pensiero filosofico-pedagogiche
che elaborano, e conseguentmente impongono, modelli culturali e soprattuto
didattico-normativi da somministare poi nella scuola. È
il caso di constatare e affermare che è praticamente impossibile
avere scuole che adottano metodi e strategie didattiche
che fanno riferimùento a scuole di pensiero pedagogiche. Come
è possibile ricreare le condizioni che sono state vissute fra
la fine degli anni 50 e i primi degli anni 60, ad esempio,
a Barbiana. I volti di quei ragazzi e il volto di don Lorenzo Milani
restano unici e irripetibili. Sono i volti di migliaia di insegnanti
che in questi decenni e che ancor oggi fanno la scuola italiana con
picchi interessantissimi di eccellenze. Purtroppo sono i luoghi e i
volti che spesso non hanno mai trovato lopportunità di
salire le cattedre universitarie, ne mai sono stati invitati o citati
nei volumi universitari. Scopro ad esempio in questi giorni il grande
valore di un maestro (oggi ultraottantenne) di Santarcangelo che ha
operato nella scuola elementare della frazione di Bornaccino dagli anni
50 agli anni 70. Di lui cè per fortuna traccia
nel libro oggi introvabile dal titolo Arte per gioco (la
prima edizione che ebbe poco successo si titolava Arte per nulla).
Questo maestro, il maesto Moroni, che una Università statunitense
avrebbe voluto, come docente, quando mai è stato citato nelle
storie della pedagogia? O nei volumi della didattica?
I volti dell'arcipelago delle didattiche:
persone, luoghi, tempi
Sembra giunto il tempo di cambiare questa impostazione elitaria. Oggi
anche nel mondo accademico, grazie soprattutto allimpegno dellamico
professor Paolo Perticari e allinstancabile lavoro del fratello
professor Giovanni Catti, si affrontano le tematiche del cosiddetto
Arcipelago delle didattiche. A questo mondo accademico, sensibile e
spesso coinvolto nellesperienza didattica, si uniscono le energie
che salgono dal basso che che stanno portando a quella che viene definita
lautoriforma gentile (cioè soft, dolce..). Possiamo trovare
un bellesempio di ciò nel bel libro curato, fra i tanti,
dal professore bolognese Guido Armellini: Buone Notizie dalla
scuola Pratiche Editrice. Questo della didattica è sicuramente
oggi un punto centrale della qualità della scuola. E coloro che
operano nella scuola lhanno capito perfettamente: non è
tanto il cosa si insegna in italiano, ma è il come, è
il clima che si viene a creare in quella precisa classe, con quei precisi
ragazzi, in quel precismo momento. Per citare - a memoria - nuovamente
Lorenzo Milani, ...non è tanto il latino da conoscere,
quanto conoscere bene Pierino.... Il lavoro che cercheremo di
fare anche dalle pagine di Cem Mondialità, in questo prossima
annata, sarà quello di dare un volto alle tante isole dellarcipelago
delle didattiche. Capire dove sono queste isole, capire chi ci vive
e cosa si sta facendo
e capire come queste isole non debbano rimanere
distaccate dale altre dellarcipelago. Spesso sono isole decentrate
sul territorio, arroccate nelle valli delle nostre montagne, ma sono
isole ricche di esperienza, di umanità, di cultura.
Rimini 2000 |