LETTERA APERTA AI COLLEGHI
(con cui ho salutato il Collegio Docenti di Sogliano al Rubicone)
Cari colleghi
della scuola materna, elementare e medie, quello che il 31 agosto si concluderà per me è il 28° anno di servizio. Ho trascorso con Voi 15 di questi anni, poco più della metà. Considerando il mio impegno educativo nello scoutismo è questo per me il 32° anno di lavoro con il mondo dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza. Tutto quello che ho imparato lo devo ai bambini e alle bambine, ai colleghi e a tutti coloro con cui ho lavorato insieme. Le teorie pedagogiche lette sui libri le ho sempre verificate sul campo, alla luce della pratica scientifica per eccellenza che è il “per prova ed errore”.
Devo molte esperienze anche all’intuito o meglio all’istinto, pratica tipicamente femminile, che ho appreso nei lunghi anni di convivenza con le colleghe della scuola materna.
Pur cercando fedeltà nelle radici e nelle tradizioni ho sempre rifuggito il “si è sempre fatto così!”, consapevole che la flessibilità e l’originalità di ognuno di noi richiede anche che si “possa creare un precedente”.
Quando mi sono accorto di sbagliare o qualcuno me lo ha fatto notare sono “tornato indietro” e non mi sono vergognato di ammettere davanti agli altri l’errore…… sull’onda della importante riflessione di Giovanni XXIII che nella Pacem in Terris distingue nettamente l’errore dall’errante. E ho voluto questo anche per i ragazzi, per i più difficili, per coloro che non sapevano stare alle regole.
Mi considero un direttore didattico/preside/dirigente scolastico contadino. Tutti coloro che scelgono di lavorare nella scuola dovrebbero avere a mio parere uno spirito contadino. Il contadino non fa un lavoro ti tipo teorico, per produrre il nostro cibo quotidiano si “sporca le mani”. Fa cioè un lavoro pratico. Prepara il terreno, usa attrezzi semplici ma efficaci, sa che da solo non può fare nulla se non ci sarà il calore del sole e la fertile presenza dell’acqua. Semina semi che fra di loro sono tutti diversi. Ogni seme scende con una radichetta sul terreno e con un germoglio si eleva verso il cielo.
Sognare con le radici. Quasi tutte le piante quando partono hanno la dimensione di pochi millimetri per poi estendersi e divenire foglie, rami, fiori, arbusti e alberi… e dare infine frutti. Ci sono piante che fanno tutto questo con una linearità esemplare. Ci sono piante che restano ferme per anni e sembrano bloccate, morte…poi improvvisamente sprigionano tutta la loro energia. Le piante ammalate non si devono abbattere, vanno curate e daranno così anche loro i frutti.
Ci sono piante che in qualche anno “non legano” (legare è il termine usato dai contadini per esprimere che il fiore darà frutto, ma è lo stesso termine che usa la volpe del Piccolo Principe per esprimere il rapporto educativo e di amicizia) e che l’anno dopo danno frutti in abbondanza. In campagna esiste la biodiversità: non è così forse anche nelle nostre scuole. Avete mai trovato un bambino identico ad un altro? Chi di voi ha figli nati dall’amore col vostro partner, sa come anche due fratelli, anche se gemelli, hanno temperamenti e caratteri diversi. Per questo sono sempre stato contro le teorie valutative certe e oggettive. Dice Don Milani: come è possibile fare parti uguali fra diseguali. E lo stesso criterio l’ho usato con Voi: ho chiesto e forse preteso di più da chi intuivo avesse ricevuto di più e avesse più talenti non tanto da spendere o da vantare, ma da “mettere a servizio degli altri”. Sempre il Priore di Barbiana ci ricordava che l’unica soluzione per gli svogliati è quella di dare loro uno scopo. Per noi adulti qual è lo scopo della scuola, del nostro lavoro di insegnanti? Fare con i nostri fratelli più piccoli un tratto di strada insieme, consapevoli che in alcuni sentieri noi siamo già passati e che quindi potremo fare incontri significativi.
E per tornare alla metafora del contadino vorrei qui pesantemente contestare la teoria tipicamente industriale della parcellizzazione del nostro lavoro in ore. Come contesto la fredda divisione in discipline, ma ricerco una globalità delle conoscenze (pensiamo all’idea di Università che invece di unire spezzetta il sapere in particelle minime) così contesto l’idea che il nostro lavoro debba configurarsi in 18-24-25 ore settimanali più le ore aggiuntive di insegnamento o funzionali all’insegnamento. E contesto l’idea che qualcuno possa per questo percepire più o meno retribuzione. Come ho detto in un recente incontro con i sindacati, come DS io devo auspicare che tutti i miei insegnanti siano “eccellenti” e che quindi diano il massimo…altrimenti ci avvieremo verso una suddivisione fra docenti di serie A e di serie B. E questo sarà devastante nei confronti della scuola, delle famiglie e dei ragazzi. Questo non significa che fra di noi ci siano competenze, capacità e attitudini ed esperienze diverse. Io non sono più quel maestro che prese servizio a Gambettola il 9 settembre del 1980. Ecco allora il senso del lavorare insieme, del progettare e del confrontarsi insieme. Ho espresso la maggior parte delle mie convinzioni nel libro LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA di cui faccio dono ad ogni plesso. Quando nel 1984 sono approdato a Sogliano, in maniera forse spudorata chiesi ad Direttore Pandolfini di poter andare a Managua, in Nicaragua, ritardando così la presa di servizio. Gastone capì la mia passione e mi lasciò andare. Così ho sempre fatto con Voi, incentivando ognuno di Voi a tirar fuori il meglio, le passioni, i Vostri interessi, le Vostre competenze.
Devo dirVi grazie di cuore per questo Vostro impegno.
Vi ringrazio personalmente anche se a volte il continuo cambiamento mi ha impedito di conoscerVi tutti e frequentarVi uno per uno.
Oggi ho saputo di essere stato assegnato al ruolo di dirigente scolastico presso il consolato di Belo Horizonte, in Brasile, località in cui dovrò trovarmi a settembre.
Il mio vecchio amore per l’America Latina è improvvisamente rispuntato.
Ho deciso di accettare, consapevole che “se il seme non muore non da i suoi frutti” e che il nostro lavoro è stato un umile seminare. E così, forse, altri potranno raccogliere i frutti.
Scusatemi se in questi anni mi sono soffermato di più sulle riflessioni pedagogiche e didattiche dedicando meno impegno alle questioni burocratiche e amministrative. È il mio limite.
Buon lavoro.
Grazie
Gianfranco Zavalloni
25 giugno 2008
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