Un Brasiliano in Italia
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Prima di tutto la ringrazio per avermi dato il suo tempo nel leggere queste righe. Mi sembra utile informarLa che mi trovo in Italia dall’aprile del 1994, con regolare permesso di soggiorno, prima come studenti lavoratore, ora per motivo familiare. Dal curriculum allegato ( o a libera richiesta) Lei potrà verificare come ho impiegato questi anni, gli obbiettivi già conseguiti ed i progetti avviati. Credo necessario, a questo punto, esporre per sommi capi la mia “vera storia” (sto scrivendo la mia autobiografia che uscirà in breve). A quella età mi sono allontanato dalla casa della mia famiglia(nello stato di Minas Gerais), e sono entrato in un vortice di illegalità passando per alcuni stati brasiliani sino ad arrivare a Rio de Janeiro, sperimentando i riformatori minorili e rischiando la mia stessa vita nello scontro tra bande armate nelle favelas di Rio de Janeiro. D’allora sono riuscito rinunciare a tutti i vizi immaginabile e con l’aiuto di alcune persone ho iniziato una nuova vita difficoltosa, ma onesta. Gli anni 1989 sino al 1992 furono decisivi per la mia crescita all’interno di una società che discrimina tuttora i suoi figli, soprattutto se sono negri o proveniente dalle favelas. Quando nel ’92 ci fu la conferenza dell’ONU sull’ambiente chiamata ECO92 a Manaus, fui invitato a parlare della mia storia come ragazzo della strada. Pian piano sto riuscendo, almeno nella legalità, a concludere il mio sogno per il quale sono rimasto in Italia. Quando arrivai, mi sono iscritto presso l’istituto magistrale per diventare un maestro ed essere un modello di sopravvivenza per i nostri figli, infatti, ho seguito tutte le tappe prima del cambiamento della legge, cioè, mi sono diplomato nel 1999, non avendo condizione di dare il concorso per le graduatorie nel 2000 perché non sono cittadino italiano ho fatto l’università di lingue e cultura italiana(lettere e filosofie) nella speranza che la legge potesse cambiare. Quando ho finito l’università pensavo di aver risolto il problema, ma nulla affatto, non potevo accedere ai concorsi perché non ero cittadino dell’Unione Europea. Il mio sogno comunque è rimasto nel cassetto, mi sono scritto nel 2004 presso la facoltà di lettere e filosofia presso l’Università di Perugia laureandomi nel 2007 in Scienze antropologiche, con specializzazione in Antropologia della Violenza e criminalità. Ora mi sono nuovamente informato sulla mia questione, ma presso l’ex provveditorato devo aspettare ancora, tuttavia sono felice perché la mia pratica per diventare cittadino comunitario è al ministero, ciò nondimeno, una risposta al mio problema così alcuni dicono, è di fare un’altra università, Scienze della formazione per avere l’abilitazione all’insegnamento. Molti sono i motivi per cui vorrei diventare un insegnate: in primo luogo perché ho scelto di vivere in questo paese che mi ha incoraggiato ad affrancarmi dal mio passato in Brasile, secondo: perché sarebbe per l’Italia una testimonianza di che questo paese sa integrare gli immigrati, dato che dovremo accettare, che una fetta molto consistente di figli di immigrati vanno nelle nostre scuole. Nelle mie ricorrenti visite in Brasile, partecipo a trasmissioni per proporre iniziative a favori dei giovani brasiliani, sono molte le mie idee che ancora oggi sono le basi di alcuni progetti in Brasile, soprattutto per i bambini di strada ed i ragazzi nelle favelas coinvolti nel traffico di droga e nelle guerriglie fra le bande. A Perugia ho fondato una associazione culturale “volontarios Sem Fronteiras” il cui scopo è aiutare mediante adozione a distanza e volontariato in luogo le famiglie brasiliane ad evitare che i propri ragazzi cadono nella trappola dell’illegalità in cui io stesso sono rimasto invischiato. Nel contempo avendo potuto godere di circostanze favorevoli sono riuscito ed entrare in varie organizzazioni di respiro internazionale, collegate alle Nazione Unite, di cui faccio parte tuttora come membro volontario all’ONU di Ginevra dell”IUAES” International Union of Anthropology and Ethnological Sciences”. Inoltre con la mia ONG sono riuscito a siglare un accordo con l’Università per Stranieri di Perugia, e quella di Bologna finalizzato ad offrire ai giovani laureandi un’esperienza di volontariato internazionale attraverso stage formativi e conoscenza della vera realtà brasiliane, ed operano nella difesa dei diritti dei bambini svantaggiati in alcune favelas della città carioca, evidentemente lontano dalle mete turistiche. Per concludere, io sono uno come tanti, ma ho dentro una esperienza ricca che certifica che più integrazione di questa, secondo me no c’è, inoltre oggi, con due lauree in tasca, ed appesa al muro, almeno per il momento (spero), faccio magazziniere presso un supermercato noto a Cesena con tutto il rispetto nell’essere un magazziniere, perché tutti i lavori onesti sono dignitosi, ma non è giusto dopo tutto questo mio percorso formativo trovarmi in questa situazione, che se continua sarò costretto cambiare il mio destino. Mi rivolgo a Lei per informarLa del mio caso, e di dirLe che potrei benissimo essere una testimonianza per molte altre persone, quando parliamo di “integrazione nel vostro paese”. Io ritengo che la mia storia di vita non debba essere sprecata, posso si, essere utile nella formazione di tanti ragazzi che forse iniziano a prendere la strada che ho preso in passato e conosco bene. Informo, inoltre, che ho formato una famiglia a Cesena, con una Psicologa Italiana, da questa regolare unione è nato nostro figlio Matteo colui che mi sta dando gioia per vincere l’incertezza del mio futuro in questa nazione che tanto AMO, e non saranno i casi isolati, che stanno accadendo, a pregiudicare il mio rapporto col questo popolo, che è il mio popolo. Gli “ITALIANI” Dr. Valdo Bonfim cf21jovem@yahoo.com Per contattare Valdo:
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