ADESSO VIENE IL BELLO di Christoph Baker |
Gli ecologisti hanno provato e riprovato ad argomentare le buone ragioni di un ripensamento filosofico che riporti l'uomo ad un ruolo meno pesante, meno invasivo, meno violento. Il problema è che si è sempre provato di usare le "armi" dell'avversario, le armi della razionalità. Allora non ci può sorprendere che finora queste ragioni non abbiano realmente scalfito le certezze di chi continua indisturbato a spingere sull'acceleratore della crescita quantitativa. Forse abbiamo sbagliato approccio. Forse bisogna proprio lasciare perdere i tentativi di convincimento dell'altro attraverso i suoi mezzi. Qui, si tratta di sorprendere, di stupire, di sconvolgere le regole dominanti. A partire di una denuncia precisa: questa modernità crea bruttezza. Dovunque uno si gira, si imbatte in qualche obbrobrio. Non vi è quasi più una città al mondo che non sia caduta sotto l'orrore della cementificazione. Lasciamo stare qui i discorsi soggettivi sull'architettura moderna. Ma basta girare nelle strade di qualsiasi città vittima di un ammodernamento urbanistico dagli anni cinquanta in poi. Palazzi e immobili grigi tristi sporchi dopo solo qualche anno. Scuole ospedali uffici pubblici che somigliano tutti a carceri e caserme. E non voglio neanche menzionare qui l'entità dello scempio compiuto in certe regioni d'Italia con la proliferazione dei capannoni e delle fabbrichette (lo chiamavano "il miracolo"). Dove un ciuffo d'erba è un ricordo sbiadito su una cartolina postale impolverata sopra al pensile. Per un Italiano d'adozione, risulta difficile comprendere come abbiano fatto i nipoti e pro-nipoti di Leonardo, Michelangelo, Botticelli e Bernini a permettere lo scempio del Bel Paese. Quale cortocircuito ha permesso che si rovinassero interi paesaggi con colate di cemento? Quale perversione ha sancito il trionfo dell'orrore laddove per secoli si è cercato solo l'equilibrio e l'armonia? Perché all'entrata di quasi ogni paesello ci debbano essere orrende palazzine di quattro piani col tetto piatto e gli infissi in alluminio? In questo scempio c'è molto di più di sola ignoranza. L'evidenza architettonica è emblematica di un menefreghismo e di un egoismo senza precedenti. Ognuno fa come gli pare, infischiandosene di come una propria azione possa influire sulla comunità. Gli altri s'arrangino come mi sono arrangiato io. E viva l'intraprendenza individuale! Ho anche negli occhi le famigerate banlieue francesi, quelle che "bruciarono" alcuni anni fa. Siete mai stati in posti come quelli? Una incommensurabile tristezza accoglie l'abitante ogni volta che esce di casa. Torri di cemento in mezzo a colate di asfalto con il tentativo di sedare la cattiva coscienza degli amministratori e dei politici con scheletrici alberelli che stentano a produrre una foglia all'anno, ma che vengono accatastati come "verde urbano". Di verde nelle banlieue, c'è solo l'età dei futuri ribelli senza una causa. Questo è stato il famoso e gettonato sviluppo economico e sociale dell'occidente. Quello che l'occidente è andato a esportare nel mondo. Un modello avvilente che trasforma gli essere umani in anonimi zombie parcheggiati nelle zone ombra di una meravigliosa scintillante modernità. Per ogni insegna illuminata da colori fluorescenti, c'è un disgraziato che muore in fondo ad una fogna lurida che non figura sui piani di recupero del comune, perché semplicemente non esiste sulle mappe del comune. Non c'è bisogno di Dante per capire cos'è un girone infernale... La bruttezza che accompagna il quotidiano di troppi milioni di essere umani è forse una dei fattori più incisivi nella creazione di una civiltà della violenza e della sopraffazione. Se alzi lo sguardo e vedi solo edifici orrendi e terreni abbandonati, discariche infinite di spazzatura e di sogni infranti, perché dovresti credere in un indomani migliore? Grazie a quale miracolo dovresti volere bene alla vita e agli altri? So bene che è facile parlare di ecologia se si è in una vallata del senese a contemplare filari di vigne con i cipressi stagliati contro un cielo azzurro profondo. Vai a fare l'ecologista in mezza ad una banlieue, in mezza alla desolazione, in mezzo all'odio e all'indifferenza. Eppure non si può fare un discorso per solo privilegiati. Non si può neanche cadere per l'ennesima volta nella trappola che dice che la protezione della natura deve aspettare l'avvento di una civiltà più giusta, deve aspettare che l'uomo abbia risolto i problemi dell'organizzazione della società. Bisogna invece ripartire proprio dalla Natura. Bisogna ripartire dalla bellezza, dall'estetica. La materia prima è tantissima. Anzi è un miracolo che ci sia ancora tanta bellezza in questo mondo malandato. Bellezza naturale come bellezza artefatta. Bellezza fuori come bellezza dentro. Bellezza eclatante come bellezza nascosta. Basta aprire gli occhi, le orecchie, le braccia e il cuore ed ecco la bellezza pronta ad invaderci, a commuoverci, a sconvolgerci. Difficile a volte capire dove finirà la bellezza. A chi non è capitato di essere travolto dalla bellezza di un luogo, di una situazione, di una musica, di una persona? E sentire il proprio cuore come uscire dal petto per celebrare la vita, per cantare l'inno alla gioia? Davanti agli occhi ho l'immagine dell'Abbazia di Sénanque, vicino a Gordes in Provenza. Resa famosa dai campi di lavanda che a giugno dipingono di viola la vallata che dorme ai piedi dell'abbazia cistercense. Lì, puoi fissare un dettaglio del frontespizio come abbracciare l'intero panorama mozzafiato dove è cullata la vecchia chiesa. I colori della foresta, delle pietre scolpite, dei campi di lavanda, del cielo, compongono una sinfonia naturale che non ti può lasciare indifferente. In questo quadra incantevole, c'è la storia della Terra, dell'Uomo, del matrimonio fra i due quando a guidare la mano vi è l'amore e anche forse il mistero di partecipare alla creazione e al creato. Fate caso, raramente le abbazie cistercensi si trovano in posti brutti, ma neanche qualunque. Allora ti viene da pensare che quei benedetti monaci dovevano avere un altissimo senso dell'estetica. Che se era un Dio a guidarli, questo Dio amava la bellezza. E mentre stai lì a guardare, ad assorbire, a contemplare, ecco che si fa strada nel più profondo dell'anima una idea di felicità, di pace, di gioia. Perché la bellezza agisce come un unguento su una piaga, come l'acqua gelida su una scottatura, come una carezza su un corpo da troppo tempo solitario. Essere commossi è la chiave di un approccio pacifico con la Natura. E da lì che può partire una rifondazione filosofica del nostro stare al mondo. Tutto si tiene. L'emozione non può esistere senza la bellezza, ma anche la bellezza per noi umani non avrebbe senso se non ci facesse volare in alto nelle braccia della felicità. In questa interdipendenza sta il segreto della vita. Ed è un segreto che ci da forza, che ci conforta e che ci accompagna. Siamo noi che troppo spesso lo ignoriamo e ci ritroviamo allora a sprofondare nella bassezza, nei torvi calcoli d'interesse, nelle ansie di protagonismo. Dimentichiamo la forza della bellezza e ci chiudiamo in noi stessi come in una gabbia. Come se alla fine dei conti, avessimo paura di essere felici. Come se la bellezza potesse portarci ad essere ancora più vulnerabili. È un nonsenso. Te lo dice il tuo corpo, ogni vena e ogni poro, che stai bene quando sei felice e quando vivi la bellezza di un luogo, di un incontro, di un ricordo. è un sentimento istintivo. Allora perché lo offuschiamo? Perché lasciamo che venga travolto da pensieri foschi o da falsi moralismi? Una prima risposta potrebbe essere che tradiamo i nostri sentimenti più belli e nobili, perché nessuno ci ha insegnato a proteggerli. Infatti, tutto il discorso sulla bellezza e sull'estetica non ha futuro se non si accompagna anche di una seria operazione educativa. Non basta un sentimento se si deve scontrare con una educazione priva di qualsiasi capacità di insegnare l'estetica. Oggi purtroppo la scuola non insegna un tubo in questo senso. I nostri figli vanno a scuola per quindici anni, e raramente gli si danno strumenti per avvicinarsi al bello. Qualche lezioncina di flauto dolce o qualche descrizione di un quadro di Della Francesca non può nascondere il vuoto abissale di insegnamento che strida con il patrimonio estetico che sta lì a portata di mano in questo incredibile paese che è l'Italia, dove l'UNESCO ha individuato la meta del patrimonio universale dell'umanità! Ci vuole tanto per aprire le aule scolastiche a tutta quella bellezza? Perché per esempio, gli alunni romani non sono portati più spesso a spasso per la città eterna alla scoperta di coinvolgenti testimonianze di arte, architettura, storia e umanità? È chiaro che se non si danno degli elementi di lettura ai ragazzi, questi non potranno - salvo in casi miracolosi - individuare di che cosa è fatta la bellezza. Ma la voglia e l'interesse stanno in ogni bambino. Basta venirgli incontro. Sarebbe ora che la scuola (e la politica ovviamente) si rendessero conto che se vogliamo "salvare il pianeta", bisogna travolgere l'insegnamento tradizionale e aprire i curriculum alle nuove sfide di una educazione ecologica seria. Ecologia, etica ed estetica potrebbero rappresentare il nuovi punti di riferimento della pedagogia. Potrebbero contribuire alla formazione di una nuova generazione che abbia interiorizzato il senso dell'essere umani e la maniera di relazionarsi con le altre forme di vita. Ci sono tante evidenze che la scuola è un luogo fantastico per seminare e raccogliere idee nuove e comportamenti diversi. Molti anni fa, nel Maine, fecero un referendum per il riciclaggio dei rifiuti. Era il 1964. Una rivista mensile che descrive le bellezze del paesaggio di questo meraviglioso stato americano, scrisse un editoriale che diceva più o meno: "Non ci occupiamo mai di politica. Ma in questo caso, vogliamo da oggi dichiarare il nostro impegno a favore del riciclaggio e della protezione dell'ambiente, che porteremo avanti per i prossimi trent'anni. Perché solo quando una generazione intera è cresciuta con una nuova mentalità, possiamo essere sicuri di avere imparato la lezione". Oggi, nel Maine non trovi neanche una cicca per terra ed è impressionante vedere come ogni cittadino porti i vari sacchetti dei rifiuti differenziati alla discarica, dove c'è una container per ogni tipo di rifiuto, e dove alla fine del giro puoi portarti a casa un bel sacco di concime organico proveniente dalla stessa discarica... È fondamentale questa idea della "generazione intera" che cresce con una nuova mentalità. è qui che dobbiamo investire. è qui che dobbiamo insistere. Le chiacchiere dei politici, dei banchieri, delle casalinghe o dei bidelli lasciano il tempo che trovano. Non c'è più tempo a disposizione per sbagliare strategia. è con i ragazzi che si deve iniziare l'inversione di rotta. è con loro e grazie a loro che si potrà forse dimissionare dalla visione folle di questa modernità. Gli adulti si levino di mezzo se non possono dare una mano, cantava Bob Dylan in "The times they are a-changing". Gli adulti si facciano un grandissimo esame di coscienza su come nel quotidiano con i loro comportamenti, le loro attitudini, le loro abitudini, fregano in partenza i bambini, dandogli un esempio cattivissimo di come stare al mondo. Un bambino non chiede mica la strada da seguire, non studia le opzioni, le alternative. Vede quello che c'è davanti agli occhi e lo imita. Genitori stressati, figli stressati. Genitori egoisti, figli egoisti. Genitori ignoranti, figli ignoranti. E così via. Facciamo entrare la bellezza nelle scuole. Apriamo tutte le finestre, tutte le porte, tutti i cancelli. Lasciamo che entrino profumi e musiche leggere, colori e venti nuovi. Che lo stupore diventi il primo gradino di una scalata verso un senso dell'estetica permanente. Che sia dato spazio alla spontaneità delle emozioni e alla vena creativa. Perché è nel momento che uno tenta di creare il bello, che appare in tutta la sua forza il legame vitale fra un individuo e l'immensità della vita. Partecipare al bello, ballare con il bello, innamorarsi del bello, non mai più tradire il bello: ecco il programma pedagogico più urgente da attuare con e per i nostri figli. Suonerà anche buonista tutto quel parlare di estetica, ma lo preferisco mille volte a qualsiasi discorso cinico, razionale o semplicemente disfattista. Ne ho le scatole piene di ghigni e arroganti scuotimenti di testa, nella serie: "ma smettila di stare nelle nuvole. La vita è una battaglia, dura, impietosa, massacrante. Altro che bellezza!". Non voglio più ignorare i gridi della mia anima che miracolosamente ancora viva lancia un allarme dopo l'altro. Dove vai, Christoph? Cosa fai? Perché ti lasci sopraffare da tanto schifo? Svegliati! Lotta contro l'orrore e la miseria, che cominciano sempre dentro prima di essere trasmessi nelle cose che uno fa'. Raccogli a piene mani nei ricordi della tua vita tutte le cose belle, stupende, sorprendenti, sconvolgenti che ti hanno fatto quello che sei, e butta fuori tutte le convenzioni, le regole, i compromessi che lentamente ti uccidono! Un quadro di Chagall, una poesia di Emily Dickinson. Un Don Quijote di Giacometti, un Cristo di Rouault. Un nocturne di Chopin, una fuga di Bach. Il Golfo di Napoli, il Monte Bianco. Quéribus, Ostia Antica. Il Piccolo Principe, il Rapporto al Greco. Un violoncello, una chitarra. Cantare, ballare. Giovanna la danzatrice del ventre, Elizabeth la pianista. Non obbligatoriamente questo elenco interessa al lettore, ma era solo per ricordarmi in questo preciso momento gli elementi che insieme a mille altri compongono l'incredibile mosaico che è una vita, la vita di un uomo, di un piccolo granello di sabbia, di un niente. Un niente che contiene però tutto. Che bello! |