A scuola senza fotocopie


DISEGNO CREATIVO O FOTOCOPIA RIPETITIVA. Il disegno è sicuramente uno dei primi linguaggi utilizzati dall’uomo. Pensiamo ai disegni realizzati 17.000 anni fa nelle grotte di Lascaux, in Francia. Oppure i “camuni”, cioè i graffiti sulle rocce della Val Camonica. Sono tracce di uomini che nella “preistoria” hanno marcato e segnato la “loro” storia. Pensiamo anche a quella forma originalissima di alfabeto “geroglifico” che ci è stato lasciato in eredità dagli antichi egizi. Le stupende stilizzazioni egizie di teste umane, animali vari, uccelli, piante e fiori... ci fanno assaporare contemporaneamente il gusto della scrittura e del disegno. Potremmo continuare e arrivare all’arte moderna, passando per le civiltà del prima e del dopo Cristo. La tradizione cristiana ci ha lasciato alcune forme di pittura che sono, nel contempo, la rappresentazione popolare della “parola di Dio”. Pensiamo alle immagini di Giotto nelle chiese di Assisi o ai mosaici delle basiliche ravennati. E questo solo restando ad alcuni esempi italiani.

Il disegno nell’esperienza del bambino. Ciò che accade nella storia degli uomini, accade nella storia di ogni singolo uomo. Se avessimo la pazienza di osservare un bambino dal primo anno di vita alla maturità, vedremmo ripercorrere nella sua esperienza rappresentativa l’esperienza dell’umanità. Scarabocchi, graffiti, cerchi, linee, croci, semplici icone... fino ad arrivare a un “di-segno” definito e preciso. E avremo così modo di capire che ogni bambino rappresenta la realtà in cui è immerso. Tutti i bimbi e le bimbe con cui ho lavorato in questi anni sono arrivati a ciò. Purtroppo quello che spesso accade nella scuola dell’obbligo è invece un processo inverso. Si passa da una capacità spontanea di rappresentare il nostro intorno e le nostre fantastiche proiezioni a una costrizione pittorica che uccide la voglia e il piacere di disegnare. E così la maggioranza degli adulti giunge ad allontanarsi dal disegno. Molte volte, durante corsi di formazione o aggiornamento, alla domanda rivolta agli insegnanti sulla loro abilità pittorica, rispondono in maniera lapidaria: “Non sono capace di disegnare”. Quando poi, spontaneamente, qualcuno di noi – da adulto – disegna qualcosa su un foglio di carta, poiché il livello di capacità rappresentativa è rimasta alla fase degli 11-13 anni, tenderà a riprodurre quei disegni che faceva da ragazzino. È così che anche in questo campo – purtroppo spesso grazie alla scuola – nasce una netta distinzione fra il “volgo” e il “tecnico”, fra la “gente comune” e gli “artisti”.

Fotocopie e schede, ovvero la morte dell’espressione artistica. L’introduzione massiccia nelle scuole della fotocopiatrice e di quella che io definisco “didattica per schede” sta contribuendo all’annullamento delle capacità artistiche dei ragazzi. Oggi, fin dalla scuola d’infanzia, passando per le primarie, e giungendo alle secondarie, si fa un uso spropositato (direi quasi spregiudicato) delle fotocopie. Sono fotocopie di tutti i tipi: immagini in sequenza che devono essere ritagliate e ricomposte, disegni già fatti da colorare, testi da completare con la parola, il numero o la frase giusta. Quelli che un tempo erano divertenti giochi, come ad esempio un labirinto da percorrere con la matita o piccole aree puntate da colorare per ottenere un’immagine precisa, oggi sono divenuti una vera e propria ossessione dei bambini. Alcuni genitori mi hanno anche riferito dello stress subito dai figli quando anche al catechismo si sono ritrovati una scheda da colorare. Nella scheda fotocopiata da colorare c’è essenzialmente l’uccisione della creatività, soprattutto quando queste divengono gli unici momenti di espressione artistica del bambino. Dov’è finita l’originalità, la creatività, l’unicità? Chiunque ha a che fare con una scuola dell’infanzia capisce perfettamente se la strada che si sta percorrendo in quella scuola va nella direzione dell’assassinio della creatività: se c’è uno stress di questo genere. Basta osservare i prodotti artistici dei bambini appesi sui muri. Se ci troviamo di fronte a delle repliche, a delle clonazioni dello stesso disegno, è sicuro che lì esiste il pericolo dello stress da fotocopia. Alle scuole primarie questo si capisce soprattutto dai quaderni. Fatevi dare da alcuni bambini i loro quaderni e apriteli. Ci si accorge subito se in quella classe viene incentivata l’originalità dei bambini oppure si tende alla “pedagogia della fotocopia”.

Disegnare in maniera originale. L’architetto, ecologista e artista Friedensreich Hundertwasser, nel 1949, a San Gimignano, dipinge I girasoli, un quadro volontariamente realizzato in maniera semplice. Con quel dipinto vuol dimostrare (e ci riesce) che “tutti possono dipingere”. È importante porre i bambini e le bambine nelle condizioni di esprimersi al meglio, perché poi un giorno, anche da adulti, possano avere il piacere di dipingere. Per questo bisogna fare un’attenta ricerca sui materiali utilizzabili. Il supporto su cui si disegna, sia esso cartoncino, legno, tela, cartone o fogli di carta è fondamentale, come sono importanti gli strumenti e i materiali utilizzati nonché la loro qualità: gessetti, pastelli, carboncini, chine, tempere, acquerelli, acrilici, oli, matite, pennelli e pennini possono essere di qualità diversissime. Una buona attrezzatura costa sicuramente di più, ma se insegniamo ai bambini e alle bambini a curarla e conservarla bene, avranno sicuramente una durata non breve. Col tempo la scelta di materiali di qualità si rivela un risparmio, oltre a essere una maniera per incentivare “buoni risultati” nei lavori degli scolari. Anche per noi adulti è utile fare un itinerario d’avvicinamento al disegno. Aboliamo la gomma e il segno a matita che delimita il disegno e prendendo in mano qualsiasi strumento da disegno, lasciamo viaggiare liberamente la nostra mano. Non preoccupiamoci della resa. Se ci può essere d’aiuto pensiamo all’esperienza di grandi artisti che hanno ripercorso l’itinerario artistico dei bambini: Picasso, Mirò, Chagall, Kandinskj, Pollock, Baj… Passiamo per primi noi educatori e insegnanti attraverso quest’esperienza e scopriremo così quanto sia inutile dire a un bambino: “Dovevi disegnare così...; ma guarda che hai sbagliato il colore...”. Ci verrà poi spontaneo disegnare quanto ci è attorno: case, monti, fiumi, alberi, persone, tramonti, sogni. È il disegno dei luoghi di vita in cui siamo immersi.


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