LA SCUOLA IN BRASILE FRA COLONIALISMO E DEMOCRAZIA
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Quindi, in estrema sintesi, il sistema scolastico brasiliano è così organizzato: 1. EDUCAZIONE DI BASE - Obbligatoria e gratuita e gestita dai Comuni e dagli Stati - EDUCAZIONE INFANTILE - È suddivisa in: - INSEGNAMENTO FONDAMENTALE - È l’unione della nostra scuola primaria e secondaria di primo grado, per un totale di 9 anni. Il primo anno è definito “alfabetizzazione” e poi ci sono i restanti otto. È con la Legge n. 11.274 del 2 giugno 2006, che questo periodo viene stato esteso, progressivamente, a nove anni. Prima era di otto. 2. INSEGNAMENTO MEDIO (SUPERIORI) - È l’equivalente della nostra scuola secondaria di 2° grado. La gestione è a cura dello Stato (che nel sistema federale brasiliano equivale, come si diceva prima, alle nostre Regioni). La durata totale è di 3 anni. L’insegnamento ha un curriculum unico e non prevede la suddivisione, come in Italia, in Licei, Istituti Tecnici e Istituti professionali. Questa suddivisione avviene in un momento successivo, dove lo studente può scegliere un ambito di cosiddetta formazione professionale o un ambito di carattere universitario, che di seguito sintetizziamo. 3. ISTRUZIONE PROFESSIONALE 4. ISTRUZIONE SUPERIORE (UNIVERSITÀ) - Equivale alla nostra Università. In Brasile, l'istruzione superiore è strutturata in cinque ambiti: ALCUNE QUESTIONI APERTE Ciò premesso, e vista l’organizzazione complessiva e complessa del sistema scolastico brasiliano, credo sia importante mettere a fuoco alcuni punti critici, con particolare attenzione a quella che possiamo definire “scolarizzazione di base” e tenendo presente soprattutto l’ambito pubblico. SCUOLE DISCRIMINANTI - Uno dei problemi fondamentali che la scuola brasiliana deve ancora risolvere è la questione della discriminazione sociale e razziale. In evidente contrasto con i principi costituzionali, mutuati in gran parte dalla Costituzione Italiana e dalla tradizione giuridica del diritto romano, il Brasile ha seguito, negli ultimi decenni, gli Stati Uniti d’America (USA), con un sistema che distingue nettamente fra scuola pubblica (frequentata da allievi provenienti dalle classi sociali popolari) e scuola privata (dove trovano spazio le elite delle classi medio alte). La storia della scuola pubblica brasiliana ricalca le tappe storiche del Brasile (dal colonialismo, all’impero alla repubblica). Ma anche scuola pubblica, inizialmente, è stata una scuola rivolta alla “elite” brasiliana. È solo a partire dagli anni ’20 e ’40 del secolo scorso che il Brasile si pone il problema (senza di fatto risolverlo) di essere una scuola pubblica rivolta a tutti gli strati sociali della popolazione. La stragrande maggioranza di presenza di popolazione agricola ha fatto si che i governanti del paese non sentissero l’esigenza di scolarizzare l’intera popolazione del paese. Come in tutto il mondo, l’idea era che “per fare i contadini non è necessario frequentare alcuna scuola”. D’altro lato c’era però la richiesta, che derivava dalla istituzione e formazione del nuovo stato brasiliano, di cosiddette “professioni liberali” (legate al diritto, alla medicina, alla amministrazione…ecc.). Questo ha generato una separazione storica fra una classe elitaria (scolarizzata) che amministra il paese e una stragrande maggioranza di popolazione che oltre a non poter accedere ad un livello minimo di scolarizzazione, non possiede nemmeno un livello minimo di beni sociali. Negli anni ’60 nascono in questo ambito movimenti di lotta (influenzati dalle realtà europee) che però vengono fortemente contrastati dalla dittatura militare (1964-1985). Ma paradossalmente è la stessa Costituzione Federale del periodo dittatoriale che prescrive “il diritto alla educazione”, enfatizzando soltanto il principio della “gratuità” (gli 8 anni della scuola di base) e non quello della “obbligatorietà”. Gli ampi strati della popolazione che vivono in condizioni precarie e di totale povertà (un livello di vita senza accesso a beni come la casa, i servizi sanitari, il cibo…) impedisce di fatto la scelta di utilizzare il servizio scolastico pubblico, anche se gratuito. La Costituzione Federale del 1988, dopo la caduta del regime militare, è anche frutto della presa di coscienza maturata nei movimenti rivendicativi dei diritti minimi e in questo senso l’educazione viene prescritta come un “diritto” (art. 205 e 208 della Costituzione Brasiliana). Ora, all’interno della lista dei 10 diritti sociali sanciti della nuova costituzione, l’educazione assume il primo posto e vengono ribaditi i due principi fondamentali della “gratuità” e della “obbligatorietà”, per tutti quelli che hanno da 6 a 14 anni, in linea con il documento UNESCO, “Educação Para Todos” sottoscritto anche dal Brasile . BOCCIATURA E ANALFABETISMO - A partire dalla introduzione della nuova Costituzione appare immediatamente un problema. È il problema di una scuola classista che, in Italia, ha ben messo in evidenza l’uscita, nel 1967, il libro “Lettera a una professoressa”, scritto da Don Lorenzo Milani e dai ragazzi della scuola di Barbiana. Emerge la grande difficoltà con cui buona parte della popolazione infantile brasiliana entra nel mondo scolastico. La mancanza di risorse sociali, culturali, economiche e linguistiche impediscono, di fatto, l’inserimento pieno in una scuola che, pur se definita democratica, ha modelli di insegnamento e di valutazione rivolti all’elite brasiliana. Da qui i programmi - introdotti in vari stati fra cui il Minas Gerais - cosiddetti di “correzione dei flussi”, in cui il sistema scolastico ha cercato per accelerare gli apprendimenti e di abbattere le diversità culturali. Si è passati da un sistema con un modello organizzato a “ seriazione” (anno per anno) ad un sistema concepito con un “modello per cicli”. Il ciclo presuppone che i bambini abbiamo ritmi di apprendimento differenziati e quindi il passaggio fra il primo e il secondo anno avviene automaticamente senza incappare nella promozione o bocciatura. Un modello, per capirci, simile a quello introdotto da pochi anni, anche nella scuola primaria italiana, dove sono stati aboliti gli esami e dove non esiste praticamente la bocciatura. Così, l’autonomia scolastica a livello di stati, favorisce queste soluzioni che tendono ad abbattere i livelli di discriminazione ancora presenti in Brasile e dove si lavora sulla “autostima” degli allievi. GLI INSEGNANTI - Pur dentro questa strategia di democratizzazione e diffusione a tutti i livelli sociali, un grande problema della scuola brasiliana, rimane la questione della preparazione professionale degli insegnanti. Siamo di fronte ad un corpo insegnanti impreparato, poco formato, con strategie didattiche molto limitate. Per quel è la mia conoscenza di questi due anni in Brasile, non esistono movimenti di insegnanti che attuino una riflessione pedagogico-didattica adottando anche pratiche didattiche condivise e confrontate. Esiste una sola realtà minimamente organizzata, l’ANPED, Associazione Nazionale PostUniversitaria e Ricerca in Educazione (http://www.anped.org.br). Tutto questo, se si esclude il grande contributo di Paulo Freire e della cosiddetta Pedagogia degli Oppressi, che comunque è stata indirizzata storicamente alla formazione e alfabetizzazione dei giovani e degli adulti e non ha investito il mondo brasiliano della formazione scolastica di base o superiore. I riferimenti psico-pedagogici di carattere generale sono, per buona parte dei docenti, Piaget, Vygotsky e a livello brasiliano Miguel Arroyo (Professore della Universidade Federal de Minas Gerais, Facoltà di Educazione). Ma nella pratica il modo di far scuola resta estremamente tradizionale, basato su apprendimenti di carattere nozionistico e con un linguaggio spesso poco appropriato al mondo infantile. MONOLINGUISMO E ABITUDINE AL LIBRO - Il Brasile è un paese “monolinguista”. Solo recentemente si sono introdotte la lingua inglese, spagnola (in ragione delle sviluppo del grande mercato latinoamericano: il MercoSud) e francese. Storicamente la tradizione coloniale di stampo cattolico (a differenza del nord America segnato profondamente dalla presenza protestante) ha portato ad un uso limitato alla sola gerarchia ecclesiale delle letture e interpretazioni bibliche, che, oltretutto, fino a pochi decenni fa, erano in latino. Da qui il poco “amore per il libro e la lettura” che immediatamente si nota entrando in una scuola brasiliana, soprattutto di carattere pubblico. Siamo in un ambito quindi prevalentemente di tradizione “orale”. Si nota questa grande differenza, oggi, quando le persone che frequentano le chiese protestanti, immediatamente apprendono ad avere confidenza con la lettura dei testi biblici e la loro divulgazione. È abbastanza comune, nelle piazze pubbliche latinoamericane, incontrare laici che ad alta voce leggono e interpretano brani della bibbia, padroneggiando la parola e dando dimostrazione che “la parola è potere!” A tal proposito vorrei evidenziare il grande successo che sta avendo in questi anni la diffusione in Minas Gerais e in parte del Brasile del quotidiano “Super”, caratterizzato per articoli brevi, poche pagine e prezzo di vendita estremamente accessibile. Costa 0,25 Reais quando un quotidiano generalmente costa 1 Real. Questa operazione denota il bisogno di accedere alla informazioni e conoscenze delle classi più popolari del Brasile, per le quali (così come accade per i libri) il costo elevato è un vero impedimento. Gli stessi docenti spesso hanno poca abitudine al libro e alla lettura personale. ANALFABETISMO, VESTIBULAR, QUOTE - Oggi l'analfabetismo riguarda, in Brasile, circa 14 milioni di persone. A questo si aggiunge una buona percentuale di analfabetismo di ritorno o “funzionale” della popolazione scolastica. Racconta Silvia Alberti (casco bianco del ProgettoMondo Mlal di Recife - www.casamelotto.org.br) impegnata in un progetto di sostegno, nelle scuole pubbliche del Nordest. Vi sono grandi disparità tra le regioni e fra i vari gruppi etnici. Molti bambini iscritti, inoltre, ripetono l’anno o abbandonano gli studi. L'incapacità del sistema scolastico di assicurare la scolarizzazione universale e la sua grande dispersione sono da imputare soprattutto a motivi di carattere socio-economico e alle difficoltà della scuola di rispondere alle esigenze dei gruppi più sfavoriti. Il sistema scolastico brasiliano è fondato sulla gestione privata delle scuole che, con le loro rette costosissime, per i più poveri rappresentano un sogno proibito. Una realtà che colpisce più direttamente la scuola dell’obbligo ma che si riflette anche nell’ambito degli studi superiori e accademici. Per accedere agli istituti di istruzione superiore pubblici o privati è necessario superare un esame di ammissione denominato “vestibular”. Tale prova è cruciale per la futura ammissione degli studenti alla Università. Questo esame di ammissione è una prova difficile e richiede una preparazione non indifferente e la maggior parte gli studenti frequenta corsi pre-vestibular, incentivando per questo un grande mercato, un vero e proprio businness. Le università private hanno rette astronomiche. Quelle pubbliche sono invece gratuite, ma il loro numero è ridotto e l’accesso è condizionato dal superamento, per l’appunto, di questo esame di selezione: vero è propria ossessione per gli studenti. La preparazione al "vestibular", avviene attraverso spesso dei corsi privati, estremamente costosi, che le fasce più povere non sono assolutamente in condizione di poter pagare. Oggi in Brasile è stato introdotto ufficialmente e di discute molto sull’ENEM, cioè l’Esame Nazionale di Insegnamento Medio. É questo uno strumento, una forma politica per ridurre le diseguaglianze sociali a livello scolastico. Le Università possono quindi sostituire il Vestibular con il riconoscimento dell’ENEM, un esame di carattere pubblico, democratico, che può essere fatto in qualsiasi scuola (pubblica o privata) e che le Università (sia pubbliche che private) possono adottare come prova di accesso, in sostituzione del “vestibular”. Le scuole private oggi temono questo esame proprio perché richiede altri parametri e rischia di far crollare tutto il mercato di cui si accennava sopra. Un’altra forma di democratizzare del sistema scolastico brasiliano è quella determinata dalla Legge Federale che prevede un sistema di “quote”. L’accesso al sistema universitario prevede cioè, per legge, una percentuale di posti riservati agli afro-discendenti. Una misura minima, spesso contestata dai fautori della “meritocrazia”, per evitare di “fare parti uguali fra diseguali”. Gianfranco Zavalloni Per la stesura di questo articolo mi sono valso anche delle informazioni suggerite dalla Prof.ssa Solange Carli Auxiliadora Souza della Università Federale di Ouro Preto (UFOP). Docente in “Disciplinas de formação de professores para as licenciaturas de pedagogia, letras, história, química e musíca”. Coordinatrice del sottoprogetto PED-PEDAGOGIA, Progetto di Stimolo alla Docenza della UFOP.
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