il dizionario di
Merlino
come i bambini vedono il mondo
Dalla periferia della scuola italiana spesso emergono progetti di grande valore pedagogico. Un esempio di questo è sicuramente lesperienza didattica fatta dalle insegnanti Fiorella Toni e Maddalena Zanfanti insieme ai bambini e alle bambine della scuola dellinfanzia statale di Ponte Uso, in Comune di Sogliano al Rubicone (FC).
L esperienza è stata una vera e propria ricerca alla scoperta delle conoscenze e delle competenze linguistiche dei bambini e delle bambine alletà di 3, 4 e 5 anni. La documentazione meticolosa del percorso didattico è divenuta un vero e proprio libro, uscito per le edizioni Macro di Cesena, dal titolo Il dizionario di Merlino - come i bambini vedono il mondo -Gianfranco Zavalloni
Dalla premessa delle insegnanti
Tutto è cominciato per gioco.....
Un giorno di ottobre abbiamo fatto trovare ai bambini, sul ciliegio della scuola, un personaggio : un merlo, costruito utilizzando materiale di recupero.
E' scattatto da subito quel bellissimo gioco, che forse solo i bambini sanno fare, che collega, con un filo sottile, realtà e fantasia: l' uccello è stato portato a scuola ,gli è stato dato un nome, "Merlino", gli è stato fatto un nido, una casa, ecc.., e poco dopo i bambini si sono posti il problema che Merlino doveva apprendere la nostra lingua e che sarebbero stati loro, giorno per giorno, ad insegnargliela....
Così è nato il "Dizionario di Merlino".
Di tutto questo lavoro, (chiamarlo ricerca sarebbe presuntuoso), l' aspetto più vistoso è sicuramente quello comico e ironico che suscitano certe espressioni simpatiche, buffe e divertenti che i bambini hanno usato, anche se crediamo sarebbe riduttivo fermarsi a questo, senza tentare analisi e riflessioni più profonde.
L' uso che i bambini hanno fatto del linguaggio è essenzialmente un uso logico : dare lo stesso significato a parole con assonanza fonetica (parole che hanno lo stesso suono ), a parole con desinenze uguali ( parole che terminano con le stesse sillabe ), a parole che si assomigliano per diminutivi, vezzeggiativi, a parole in rima, ecc..
Una ulteriore riflessione scaturisce dalla constatazione che i bambini hanno utilizzato in prevalenza un lessico familiare : parole che sentono pronunciare spesso dai genitori, dai nonni, parole in dialetto, parole che ci fanno capire che il bambino vive in un determinato contesto, luogo di esperienza concreta.
Ancora, l' influenza dei mass- media : frequenti le " interferenze linguistiche " che abbiamo ritovato soprattutto per quello che riguarda il linguaggio pubblicitario che i bambini sanno sapientemente "infilare" ovunque.
Il linguaggio, poi, è risultato essere occasione di creatività, di assurdo, di novità : è il caso del " conio " di nuove parole, " inedite ", che i bambini hanno messo in atto come ipotesi di soluzione a problemi.
Infine, ci sembra utile sottolineare l' essenza, il motivo di fondo di tutto questo lavor: portare il bambino sempre e comunque ad essere critico nei confronti del sapere e ad interagire con esso in maniera più personale ed originale possibile.
E ciò, è stato fatto soprattutto stimolando il bambino a riflettere, a porsi interrogativi problematici, ad esprimere conoscenze già acquisite attraverso l' esperienza e supposizioni su quanto ancora non ha sperimentato, a rivedere, modificare, integrare, quanto sa e quanto suppone, ad interpretare e a sistemare i dati emersi dalla verifica di determinate ipotesi, nel confronto coi compagni e con l' insegnante attraverso dialoghi, dibattiti e discussioni, orientandosi verso forme di ragionamento più articolate, verso combinazioni e relazioni che costruiscano un progresso, una "conoscenza ".
Le insegnanti
Toni Fiorella
Zanfanti Maddalena
email: gbernucci@libero.it
Dalla introduzione
Attenti a quel ciliegio
C' era un albero vicino alla scuola dell' infanzia di Ponte Uso a Sogliano al Rubicone. La sua corteccia era lucida, castana, e qualche striscia si staccava dal resto della corteccia.In aprile sui rami comparivano i fiori bianchi, poi anche le foglie verdi.Le bimbe e i bimbi della scuola vedevano questo spettacolo.
Nel tempo delle vacanze, in luglio, al posto dei fiori c' erano i frutti maturi, di colore rosso brillante : erano ciliege, proprio ciliege, non visciole, o amarene, o marasche.
Il nostro albero era dunque un ciliegio, e sui suoi rami in estate venivano uccelli per nutrirsi dei frutti di colore rosso brillante. Alcuni di questi uccelli si distinguevano per le penne nere e lucide, e per i becchi gialli, e quando aprivano gli occhi mostravano gli orli gialli delle loro pàlpebre : erano merli. Tiuk-tiuk..., duk-duk..., gridava un merlo perchè si avvicinava un tipo sospetto e voleva dire agli altri merli di stare attenti. Quando il pericolo era lontano, tui-tu...tututitu...cantavano i merli, e stridevano, e fischiavano in coro, facendo la festa alle ciliegie.
C' era un merlo piccolo sul ciliegio vicino alla scuola dell' infanzia di Ponte Uso a Sogliano al Rubicone.
Non gridava, non cantava, non strideva, non fischiava, e non faceva festa alle ciliegie, era piccolo ma era un merlo : tutti nella scuola lo chiamarono Merlino.
Lo chiamavano, lo richiamavano per nome : Merlino, Merlino. Lui non rispondeva. Allora pensarono di fare un esperimento, una prova un tentativo. Una persona, una maestra, diceva una parola, una parola qualsiasi. Un' altra persona, una bimba o un bimbo diceva che cosa voleva dire, secondo lei, questa parola. Chissà se Merlino imparava che cosa voleva dire questa parola, chissà se Merlino imparava a dire questa parola.
Si ascoltavano le voci di Lorenzo, Luca, Erika, Clarissa, Mattia, Rebekka, Vanessa, Giulia, Eleonora, Maria Teresa, Denise, Daniele, Filippo, Irene, Gianni. Si ascoltavano le voci di tutti.
Una volta una maestra disse chiosco, e tutti insieme dissero è dove si compra la piadina.
Una volta una maestra disse abbaglio, e Lorenzo da solo disse è un cane che abbaglia.
Adesso non venite a dirmi che Lorenzo era in errore, che si era sbagliato. Lorenzo lavorava più con gli orecchi, e lavorava meno con gli occhi, perchè sapeva bene ascoltare, non sapeva ancora bene leggere.
Facciamo un esperimento, una prova, un tentativo.
Chiudiamo gli occhi, teniamo aperti gli orecchi. Ascoltiamo una voce, la voce dice abbaglio. Questo suono di una voce somiglia a un altro suono di voce: abbàio.
Se Lorenzo si è sbagliato, si è sbagliato di poco. A ogni modo, sbagliando s'impara.
Se poi qualcuno insiste nel dire che Lorenzo era in errore, noi gli diremo che è un caso di assonanza fonetica.
Un' altra volta una maestra disse certosino e un bimbo disse Certosino Galbani, è lo stracchino.
Adesso non tornate a dirmi che questo bimbo era in errore, che, che si era sbagliato. Prima di tutto a questo bimbo veniva in mente la pubblicità, fatta con le immagini, le figure, e poi anche con le parole. Non gli era stata ancora presentata l' immagine di un frate del monastero di Chartreuse, della Certosa presso Grenoble in Francia.
Se poi qualcuno insiste nel dire che questo bimbo era in errore, noi gli diremo che è un caso di interferenza linguistica, dovuta alla pubblicità.
Un' altra volta ancora, quando una maestra disse argilla, a Clarissa venne subito in mente Argìa, e Clarissa disse l' Argìa sta a Montetiffi, è l' amica della mia nonna.
Nella loro caccia alle parole queste bimbe e questi bimbi cercavano vicino a casa, prima ancora di cercare lontano da casa :cercavano dentro la casa, prima di cercare fuori casa. E trovavano la nonna e l' Argìa, più importanti dell' argilla.
A Montetiffi l' Argìa era pronta a mostrare l' argilla, e la terra più utile per fare la piastra necessaria a cuocere bene la piadina.
Se poi qualcuno insiste ancora nel dire che questa bimba era in errore, noi gli diremo che è un caso di lessico familiare.
C' era un albero, c' era un merlo, c' era una scuola, e in questa scuola continuava il lavoro. Parlavano, e qualcuno scriveva le parole, le cose dette.
Pensavano sempre a Merlino, mentre Merlino stava in silenzio. Facevano una raccolta, una collezione di voci, di nomi, di tèrmini: facevano un vocabolario, il Vocabolario di Merlino.
Non c' erano qui tutte le voci contenute nei Vocabolari grandi: non c' era a, la vocale da pronunciare con le labbra aperte e la lingua in una posizione di ripos ; non c' era la parola zuzzurullone, utile per dire a qualcuno di non fare lo zuzzurullone, e di mettere la testa a posto.
Però c' erano qui definizioni, spiegazioni, precisazioni preziose come perle preziose, introvabili nei Vocabolari grandi, in quello del Tommaseo o in quello della Crusca, in quello dell' UTET o in quello del Devoto o dell' Oli.
Onda, disse la maestra. Massa che in estensione di acqua si solleva alternativamente sul livello di quiete, dicevano il Devoto e l' Oli.
E' del mare, disse Maria Teresa ; è l' acqua, che fa le capriole, soggiunse Erika.
Adesso come a moscacieca cerchiamo in qua e là: bacio, caccia, debole ébano, facile, gabbia. Scavalchiamo per un momento altre parole, come giocando a cavallina :handicappato, idea, labbro, macchia, nascere. Prendiamo altre parole, come si prende una palla di stracci, per vedere come sanno rotolare nei discorsi : obbedire, pace, quercia, racchetta. Facciamo un girotondo con salato, tacere, ubbidiente. Come frecce di carta con la cerbottana, possiamo rilanciare vagabondo, zafferano per vedere l' effetto di questo rilancio.
Il cerchio gira, e noi ritorniamo ad abbaglio, forse a un cane lupo, o più probabilmente ai fari di un' automobile.
Giochiamo con il Vocabolario di Merlino.
Giochiamo e impariamo, se non lo sapevamo ancora, che dietro ogni volto di bimba o di bimbo salgono e scendono molti pensieri, si raccolgono molte idee.
Quando viene il momento giusto, pensieri e idee ci sono comunicati, ci sono domandati, ci sono
offerti : con le espressioni del volto e con i gesti, con le parole e con i silenzi.
Il Vocabolario di Merlino ci aiuta a fare in modo che il momento giusto sia adesso, che molte parole, insieme con le espressioni del volto, e i gesti, e i silenzi, ci dicano pensieri e idee : ci facciano sempre più amici.
Merlino, merlo piccolo trovato sul ciliegio, tace.
Qualcuno dice : chi tace acconsente, Merlino tace perchè è d' accordo.
Un altro dice : chi tace dice niente, Merlino tace perchè dice niente.
Scolare e scolari scoprono che Merlino è fatto di stoffa scura, non è fatto di ossa, di carne, di penne, come molti altri merli.Forse un giorno Merlino non sarà più sul ciliegio, e neppure nella scuola ; sarà trovato su un altro albero, vicino a un' altra scuola, per un' altra avventura.Ma i Vocabolario di Merlino, a ogni modo, ci fa amici di prima.
Professor Giovanni Catti
Università di Bologna
I bambini della scuola di Ponte Uso
Il dizionario di Merlino
come i bambini vedono il mondo -
Macro edizioni
via Savona 66
47023 Diegaro di Cesena (FC)
http://www.macroedizioni.it
Per contattare la scuola:
Istituto Comprensivo di Sogliano al Rubicone
Piazza Matteotti
47030 Sogliano al Rubicone (FC)
tel. 0541.948631